Pietro Aretino: biografia e opere

Pietro Aretino: biografia e opere A cura di Antonello Ruberto.

Biografia e opere di Pietro Aretino, famoso poeta e drammaturgo italiano del 1500 autore, tra gli altri, dei Sonetti lussuriosi, Dubbi amorosi e La cortigiana

1Biografia: la singolare vita di Pietro Aretino

Ritratto di Pietro Aretino, 1527
Ritratto di Pietro Aretino, 1527 — Fonte: getty-images

Pietro nasce ad Arezzo il 20 aprile del 1492. Il suo cognome è fittizio ed è soltanto un omaggio alla sua città natale: difatti delle sue origini si sa poco anche perché lui stesso le tiene nascoste, ma si dice che sia figlio di una cortigiana e di un calzolaio.  

In ogni caso Pietro viene al mondo in un anno che, per l'Europa e l'Italia è uno spartiacque: gli stati regionali italiani si dimostrano deboli e disuniti di fronte al Regno di Francia e all'Impero asburgico, ma allo stesso tempo fiorisce la grande cultura cortigiana e le arti come la pittura, la scultura e l'architettura raggiungono vette espressive ineguagliate, mentre la diffusione della stampa a caratteri mobili inventata da Gutemberg propizia la diffusione dei libri come mai prima nella storia dell'umanità.  

Dopo un periodo giovanile trascorso a Perugia dove compone le sue prime poesie giovanili in stile petrarchesco, si trasferisce a Roma nel 1517, prima a servizio di Agostino Chigi e poi del cardinale Giulio de' Medici. Nei suoi primi anni a Roma è noto soprattutto per lo scrivere pasquinate per farsi beffe di papa Adriano VI, eletto successore dell'energico Leone X. Questi componimenti satirici e corrosivi gli creano non pochi problemi, al punto che è costretto a lasciare la città e a girovagare per l'Italia fino quando, nel 1523, il suo antico signore Giulio de' Medici viene eletto papa col nome di Clemente VII.  

Tornato a Roma riprende la sua attività letteraria: è di questo periodo la prima redazione manoscritta de La Cortigiana, una commedia in cui gli intrecci amorosi sono assai ricchi di allusioni sessuali ed in cui viene dipinta una Roma, la città in cui si svolgono i cinque atti, preda del caos e, come dice uno dei protagonisti, teatro di una buffa commedia che si svolge quotidianamente sotto gli occhi degli spettatori. 

Una scena della Cortigiana, commedia di Pietro Aretino
Una scena della Cortigiana, commedia di Pietro Aretino — Fonte: getty-images

L'Aretino è anche autore, in questo periodo, di sedici Sonetti lussuriosi a tema erotico che accompagnano altrettante tavole dell'incisore Marcantonio Raimondi. Il tono fortemente licenzioso dei sonetti e delle illustrazioni attirano l'ira del potente vescovo Gian Matteo Giberti che nell'estate del 1525 lo fa accoltellare da un suo sicario. 

L'Aretino sopravvive a stento e in quell'anno decide di abbandonare Roma per sempre. Nel 1527 si trasferisce a Venezia dove passa il resto della sua vita. La Serenissima è un centro culturale particolarmente attivo perché gode di una forte indipendenza dalla censura papale ed è uno dei principali centri di diffusione in Italia del libro stampa: difatti qui hanno sede alcune tra le più importanti aziende editoriali del periodo. 

Qui comincia la parte più intensa della produzione letteraria dell'Aretino, segnata da scritture e pubblicazioni continue dei più diversi generi: dall'opera teatrale al dialogo fino alle opere di argomento religioso. Una quantità ed una varietà di opere che si spiega con la volontà dell'Aretino di costruire una forte immagine di sé stesso per affermarsi come scrittore indipendente, in grado di vivere dei guadagni che gli provengono dalla pubblicazione delle sue opere; un'indipendenza che si misura anche nelle continue satire verso la Chiesa ed i vari signori dell'Italia cinquecentesca e che gli valgono la fama di «flagello dei principi», oltre che le simpatie di Carlo V e di Francesco I di Francia. Muore a Venezia nel 1556.  

2Pietro Aretino: l'immagine di uno scrittore di successo

Ritratto di Pietro Aretino, 1649, realizzato da Ottone Hamerani
Ritratto di Pietro Aretino, 1649, realizzato da Ottone Hamerani — Fonte: getty-images

Spesso gli scrittori si sono costruiti un’immagine pubblica, più o meno letteraria, più o meno fedele alla realtà, attraverso le raccolte epistolari: un esempio maiuscolo di questo modo di fare sono le Epistole di Petrarca, in cui il poeta dà un’immagine letteraria della sua esperienza di vita. Pietro Aretino compie un'operazione molto simile quando decide di dare alle stampe le sue Lettere: si tratta di una raccolta epistolare di ben sei volumi, il primo dei quali viene pubblicato nel 1537 e l'ultimo nel 1557, un anno dopo la morte dello scrittore. 

Leggendo queste epistole emerge in maniera chiara e netta il desiderio del loro autore di rivolgersi al pubblico dei suoi lettori offrendo loro un autoritratto d'autore. Questa operazione è evidente nella Lettera a Lodovico Dolce che compare nella prima raccolta di epistole. 

In essa l'Aretino definisce i parametri della sua poetica, partendo innanzitutto dal presupposto che la creazione poetica sia il prodotto di una naturale ispirazione che si deve esprimere in maniera gioiosa e vitale e, pertanto, non dev'essere soggetta, né può, alle limitazioni formali tipiche dello stile neoclassico. In questo modo l'idea poetica che viene espressa si conforma come fortemente anticlassica e lontana dagli stili rinascimentali

Sonetti lussuriosi di Pietro Aretino, con illustrazioni di Giulio Romano
Sonetti lussuriosi di Pietro Aretino, con illustrazioni di Giulio Romano — Fonte: ansa

Ma in questa lettera viene anche orgogliosamente manifestata l'indipendenza dello scrittore dalle corti: egli stesso se ne dichiara libero e lontano, e le rifiuta «in eterno». Tuttavia questo è un rifiuto che va capito bene. L'estrema vicinanza ai più influenti cardinali romani durante il periodo romano, infatti, dimostra che il suo non è un rifiuto netto, ma che va interpretato. 

Il suo obiettivo è quello di manifestare una netta distanza dalla corte ma ponendosi, di fatto, in una relazione dialogica con essa ma dall'esterno, assumendo il ruolo di intellettuale libero il cui parere, proprio in virtù di questo status, ha più valore. Si tratta di un modo di fare ambiguo e scivoloso, che ha però avuto successo, vista la fama raggiunta ed il favore ricevuto dai grandi regnanti di Francia e d'Asburgo. 

3Opere di Pietro Aretino

La diffusione del libro a stampa riduce tempi e costi della produzione libraria e fa letteralmente esplodere il mercato del libro: le nuove stamperie possono proporre ai lettori libri di buona qualità e dei più vari argomenti a prezzi accessibili. Pietro Aretino sfrutta questa nuova opportunità dedicandosi alla scrittura di opere delle più varie

Tuttavia la maggior parte delle sue opere letterariamente più significative risalgono al periodo romano. De La Cortigiana e dei Sonetti lussuriosi si è già accennato ma, accanto ad essi, sono da menzionare i Dubbi amorosi, scritti poco dopo i Sonetti.  

Si tratta di una raccolta di 31 componimenti poetici ciascuno dei quali inerente ad un “dubbio”, cioè un problema riguardante situazioni amorose di mogli, mariti e prostitute che hanno il sesso come unico oggetto di discussione: ogni dubbio viene brevemente illustrato, ed ogni componimento si chiude con una massima su come risolvere ognuno di questi problemi. L'opera suscita scalpore non solo per l'argomento, scandaloso ed assolutamente nuovo per l'epoca, ma anche perché associa la sessualità al concetto di amore, un sentimento al centro della letteratura rinascimentale, ma che lo intendeva solo in chiave sentimentale e platonica.  

Pier Luigi Farnese
Pier Luigi Farnese — Fonte: getty-images

Del periodo veneziano fa invece parte l'unica tragedia mai scritta dall'Aretino: l'Orazia. Si rifà ad un episodio della mitologia latina: lo scontro tra i tre Orazi di Roma ed i tre Curiazi di Alba Longa, vinto dall'ultimo degli Orazi rimasti in vita. Terminata la sfida, il vincitore torna a Roma accolto con tutti gli onori ma scopre che sua sorella, Celia, era segretamente innamorata di uno dei fratelli Curiazi morto in battaglia. Lui è stupefatto e Celia è inconsolabile, così prende la terribile decisione di uccidere la sorella, cosa che gli fa guadagnare il disprezzo di tutto il popolo romano.  

La tragedia viene pubblicata per la prima volta nel 1546, cioè nel pieno del periodo veneziano dell'Aretino, che però la dedica al Pier Luigi Farnese, figlio di papa Paolo III, ulteriore testimonianza dell'ambiguità dello scrittore nei confronti delle corti e dei loro signori.