Il pensiero politico di John Locke: riassunto

Il pensiero politico del filosofo John Locke: confronto con la teoria di Filmer, differenze tra il carattere costruttivo e quello critico

Il pensiero politico di John Locke: riassunto
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John Locke

John Loche, pensiero politico
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John Locke è stato uno dei più importanti filosofi politici della storia, noto soprattutto per la sua teoria del governo e della società basata sulla libertà individuale e sul contrattualismo. Nel suo lavoro più famoso, "Two Treatises of Government", Locke ha sostenuto che il potere politico deriva dal consenso dei governati e che i governi hanno il dovere di proteggere i diritti naturali dei cittadini, tra cui la vita, la libertà e la proprietà privata. Le sue idee hanno avuto un impatto significativo sulla filosofia politica moderna e sono state utilizzate per giustificare movimenti di liberazione e lotta per i diritti civili in tutto il mondo. 

John Locke: pensiero politico

Le opere di Locke in cui tratta di politica sono i Due trattati sul governo (1690), con cui viene posto il fondamento dello stato liberale (divisione e controllo dei poteri e libertà individuali). Quest'opera ha due caratteri: Critico e Costruttivo.

Carattere critico

Il testo è stato composto come risposta alle idee espresse dal patriarca di Robet Filmer. Questo personaggio sosteneva che i sovrani avessero il diritto divino al potere assoluto, il quale non potesse essere revocato. Secondo Filmer, Adamo fu il primo ad assumere il potere assoluto sulla sua famiglia e lo trasmise ai suoi discendenti, ovvero i re del XVII secolo.

All'epoca, l'Inghilterra era governata da una monarchia costituzionale, in cui il potere era diviso tra il re e il parlamento, composto da due rami: i Tory, che rappresentavano il potere assoluto, e i Whig, che rappresentavano il potere liberale.

Locke confuta la teoria di Filmer con due affermazioni:

  1. Il potere politico è diverso da quello esercitato sulla famiglia, nello stato di natura uomini, donne e bambini sono uguali, è soltanto il consenso del popolo che fonda il potere politico.
  2. Se Adamo avesse concesso il potere ai suoi discendenti non si capirebbe perché ci sono tanti re quando il suo discendente dovrebbe essere solo uno, per questo afferma che il potere deriva solo dal popolo.

Carattere costruttivo

Lo stato di natura era caratterizzato da uomini tutti uguali perché hanno lo stesso diritto: la sopravvivenza, il diritto alla  vita, alla libertà, alla felicità e alla proprietà (che deriva dal lavoro). La legge di natura impone il rispetto dei diritti degli altri.

Il liberalismo politico

Per Locke l'uomo non è totalmente egoista, ma è un misto tra egoismo e altruismo. Inoltre, secondo lui, nello stato di natura c'è una guerra ma non è continua e non è generalizzata. Per il filosofo le leggi di natura sono inadatte e quindi lo stato di natura non funziona quando ognuno si fa giustizia da sé e il potere di applicarle è di un singolo. Il suo stato di natura è caratterizzato dalla disuguaglianza tra gli uomini causata dalla nascita della moneta e del diritto alla proprietà, in quanto il baratto non dava ricchezza perché i beni di natura erano deteriorabili.
Anche per Locke lo stato nasce da un contratto tra i singoli e il sovrano.

Il sovrano ha i poteri di fare le leggi, di applicarle e di giudicare le controversie. Inoltre, si impegna a garantire i diritti naturali, se non mantiene il patto può essere cacciato, ma l'errore deve essere grave, continuativo e collettivo, per potersi ribellare.

Lo stato garantisce la libertà: nello stato perché si mantiene la pace, cosa impossibile nello stato di natura. Dallo stato perchè lo stato non può interferire in alcuni ambiti: educazione dei figli, libertà di coscienza(pensiero, parola, religione e opinione), proprietà ossia lo stato non deve intervenire in ambito economico. Locke classifica le forme di governo in base al numero di detentori del potere: democrazia, oligarchia e monarchia.
Per Locke il potere legislativo è il potere supremo in quanto rappresenta e custodisce la volontà collettiva. La legge naturale e il mandato della società pongono tre limiti al potere legislativo:il legislatore emana le leggi solo per il bene pubblico, tutto ciò che riguarda lo stato riguarda l'individuo ma non il contrario, le leggi dovranno essere promulgate in forma costituzionalmente legittima.

Il potere esecutivo presiede nell'esecuzione delle leggi ed è sempre in atto. Il potere federativo si occupa delle relazioni con gli altri stati. Locke teorizza la divisione e l'equilibrio dei poteri vista come unica garanzia costituzionale per i diritti del popolo.

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