Pensiero politico nell'800: liberalismo, democrazia, socialismo

Pensiero politico nell'800: liberalismo, democrazia, socialismo A cura di Francesco Gallo.

Pensiero politico, movimenti, ideologie e correnti nell’800. Significato e caratteristiche di liberalismo, democrazia e socialismo nell’Europa del 1800

1Il pensiero politico liberale nell'800

Benedetto Croce, teorico di una filosofia del Liberalismo
Benedetto Croce, teorico di una filosofia del Liberalismo — Fonte: getty-images

Le premesse del pensiero politico liberale si trovano nella storia europea già a partire dal Rinascimento e dalla Riforma, fino alle Rivoluzioni del Settecento: quella americana e quella francese. La lotta per la libertà religiosa e le dichiarazioni dei diritti prevedevano come condicio sine qua non la libertà di coscienza e di pensiero politico, di espressione e di associazione. I cittadini dovevano inoltre essere uguali di fronte alla legge e Dio.  

A livello politico il Liberalismo nasce dunque come un movimento per riconoscere all’individuo un valore autonomo all’interno della società e per limitarvi l’azione dello Stato. Ecco perché nell’Ottocento si oppone all’assolutismo dinastico e anche alla democrazia giacobina, non riconoscendo alla Rivoluzione francese i traguardi politici, così poco aderenti alla realtà della trasformazione industriale.

Proprio in Francia il Liberalismo nasce dall’opposizione fra la libertà com’era concepita dall’antichità classica e la libertà moderna. Il filosofo e storico parigino Alexis de Tocqueville accetta il dato ineluttabile della democrazia, che presto o tardi avrebbe prevalso nella storia occidentale. Ciò nonostante pone delle riserve sugli effetti del livellamento sociale ed economico dati dall’industrializzazione e dal nuovo modello inglese di sistema sociale.

Il Liberalismo inglese, infatti, nasce proprio come espressione della nuova classe in ascesa per l’espansione commerciale e industriale del paese. Intorno a ciascun individuo aleggiava una sfera di assoluta libertà, su cui né altri individui, né la collettività stessa potevano esercitare un controllo. D’altronde, Tocqueville aveva già avuto modo di studiarne il “modello” negli Stati Uniti. Nella nazione di recente formazione il principio della sovranità popolare si era potuto sviluppare senza ostacoli e senza alcun dispotismo. 

Le ragioni di questo “successo”, però, stavano essenzialmente nel decentramento amministrativo, ovverosia comuni, contee e singoli Stati si autogovernavano. Il pensatore francese non mancò tuttavia di evidenziare anche i gravi difetti della democrazia americana, come la tendenza allo strapotere della maggioranza, il conformismo di massa e il piatto materialismo.

Il filosofo inglese John Stuart Mill
Il filosofo inglese John Stuart Mill — Fonte: getty-images

Anche il filosofo inglese dell’Ottocento John Stuart Mill temeva gli effetti dell’egualitarismo livellatore: una società in cui tutti fanno le stesse cose, vanno negli stessi posti, hanno le medesime aspirazioni e possiedono gli stessi diritti è una società nella quale sarà sempre più difficile che si formino personalità originali e creative

In Italia negli ultimi anni dell’Ottocento il Liberalismo trovò una formulazione teorica nelle opere del Giurista siciliano Gaetano Mosca e poi di Benedetto Croce che elaborerà dopo la Prima guerra mondiale una versione filosofica del pensiero politico liberale, fondamentale punto di riferimento per gli intellettuali che non si riconoscevano nel fascismo.   

2Pensiero politico socialista: definizione e principi

Karl Marx, che portò il socialismo ad una piena maturità politica
Karl Marx, che portò il socialismo ad una piena maturità politica — Fonte: ansa

Storicamente il Socialismo è considerato una dottrina politica, o anche un’ideologia, che mira a una riorganizzazione della società su basi collettivistiche e secondo principi di uguaglianza, contrapponendosi alla moderna concezione individualistica della vita umana. L’obiettivo è dunque quello di creare un nuovo ordine politico in grado di eliminare o almeno ridurre le disuguaglianze sociali attraverso la socializzazione dei mezzi di produzione e una distribuzione delle risorse economiche meno sbilanciata.  

Nell’Ottocento, con l’avvento e la diffusione della società industriale, il pensiero politico socialista ha attecchito in tutti i principali paesi europei. In Francia, per esempio, il primo a parlare di “socialismo” è stato Pierre Leroux dopo la Rivoluzione del 1830, mentre in Inghilterra le idee socialiste avevano cominciato a circolare già qualche anno prima grazie all’industriale Robert Owen. Il ragionamento di Owen era molto semplice: era inutile arrestare il progresso industriale e prendersela con le macchine; tuttavia era rischioso lasciare che a dettare tempi e modalità della produzione industriale fossero gli stessi proprietari delle industrie, a scapito dei lavoratori che vivevano come degli schiavi.  

Mentre Leroux attraverso il pensiero politico socialista dichiarava guerra a quello liberale, rivendicando la priorità dello Stato sull’individuo, Owen spostava l’attenzione sulla questione economica e sociale, ponendo al centro dei suoi interessi i problemi della classe operaia. Tuttavia, erano entrambi d’accordo sull’inadeguatezza delle numerose trasformazioni portate dalla Rivoluzione Francese. Oramai, infatti, nell’era dell’industrializzazione, il problema da porsi non era più quello di trovare la migliore forma di governo, bensì quello del miglior sistema di organizzazione sociale.

Per raggiungere questo obiettivo qualcuno pensava servisse un’insurrezione per il rovesciamento dell’ordine costituito e la successiva conquista del potere politico. Ma a dare a tutto il movimento un riconoscimento intellettuale e politico sarebbero presto arrivati Karl Marx e l’economista tedesco Friedrich Engels con i loro scritti come L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza e Lavoro salariato e capitale. Fu così che il Socialismo si avviò alla piena maturità politica con la nascita del Partito socialdemocratico tedesco, la Comune di Parigi e la Prima Internazionale.  

Il Socialismo attecchì ben presto anche in Italia, e già nel 1892 ci fu la nascita del Partito Socialista Italiano, fondato per dare voce alle masse popolari. Era d’ispirazione marxista e teorizzò la necessità della lotta politica per la conquista dei pubblici poteri. Alla fine del secolo a guidare il partito fu l’ala riformista guidata dal giovane avvocato milanese Filippo Turati, convinto della possibilità di una instaurazione pacifica e graduale del socialismo, nel quadro di un generale progresso economico dell’Italia.

3Pensiero politico democratico: definizione e significato di democrazia

Le libere elezioni politiche sono uno dei capisaldi delle moderne democrazie
Le libere elezioni politiche sono uno dei capisaldi delle moderne democrazie — Fonte: istock

La Democrazia nel suo significato letterale ha per referente la polis greca (la città-comunità), mentre invece la democrazia in epoca moderna si estende in uno Stato che raccoglie una vasta collettività di cittadini. E i cittadini di questo Stato esercitano, attraverso il suffragio universale, il principio della sovranità popolare. Questa sovranità popolare è di norma garantita da una Costituzione, lo strumento fondamentale dell’ordinamento democratico. In un vicendevole susseguirsi di diritti e doveri, i cittadini sono altresì liberi di esprimere il proprio dissenso e opposizione politica, nonché a partecipare alla competizione democratica tra le diverse forze politiche che si verranno a creare. 

A oggi non esiste di fatto alcun regime contemporaneo, qualunque sia la sua forma di governo, che non si definisca “democratico" almeno per qualche aspetto. Il che dimostra che il pensiero democratico è inteso anche nel mondo contemporaneo come valore universale.  

E questa condizione la si trova normalmente in alcuni parametri che si possono considerare come dei veri e propri prerequisiti minimi della democrazia:  

  1. L’esistenza di regole consensualmente accettate e valide per tutti
  2. L’esistenza di elezioni libere, periodiche e corrette, attraverso le quali sia data a tutti i cittadini la possibilità di concorrere alla formazione della volontà collettiva
  3. L’esistenza di una pluralità di gruppi politici organizzati
  4. L’esistenza di adeguati mezzi di tutela delle minoranze
  5. L’esistenza di meccanismi di controllo e di informazione.

L’uomo è per natura un animale politico.

Aristotele