Penelope nell'Odissea: significato, riassunto e mito

Di Redazione Studenti.

Penelope: significato del nome, riassunto e mito della moglie di Odisseo, che con la tela intrattenne i proci fino al ritorno del re a Itaca

Penelope, significato del nome e storia

Penelope e Odisseo
Penelope e Odisseo — Fonte: getty-images

Il nome Penelope deriva dal termine greco πηνέλοψ, anatra, simbolo frequente su coppe antiche e in sepolcri, che indica una dea protettrice. Tuttavia l'etimologia è dubbia: secondo altre ipotesi il nome sarebbe correlato al greco πηνη, che sta per filo o gomitolo + ωψ, occhio. Secondo altri potrebbe essere addirittura un nome pre-greco.

Penelope è figlia di Icario, re dell’Attica, e della naiade Peribea; secondo altre versioni, invece, sarebbe figlia di Icario e Policaste, figlia di Ligeo, re dell’Arcarnaia. Infine c’è una terza tradizione, attestata solamente da un’allusione di Aristotele, secondo cui Penelope sarebbe figlia di Icadio di Corfù.

Sulle circostanze del matrimonio fra Penelope e Odisseo esistono due versioni ufficiali presso i mitografi:

  • Fu grazie a Tindaro, desideroso di ricompensare Odisseo per un buon consiglio, che Icario acconsentì ad accordare la figlia in sposa all’eroe
  • Penelope fu il premio di una gara di corsa vinta da Odisseo.

Penelope, mitologia

Penelope è considerata da sempre simbolo di una fedeltà incrollabile, che la porta ad aspettare il marito che tutti credevano morto per vent’anni, sola nella conservazione dell’unità della famiglia, e nella direzione dell’oikos, rimasto senza uomini: il figlio Telemaco, infatti, sta appena iniziando a dare i segni di una certa maturità e Laerte, l’anziano padre di Odisseo, è ormai infermo.

Ma Penelope personifica anche le radici ideali dell’uomo: la casa, il luogo di ritorno ciclico alle origini e la patria stessa. Si può considerare l’equivalente femminile di Odisseo, eroina di una società ideale non più bellicosa (come nell’Iliade), ma che finalmente si gloria delle proprie vittorie. In questa società finalmente la donna gode di una grande considerazione: non viene apprezzata solo per la bellezza, ma anche per l’intelligenza e il dinamismo. La regina di Itaca non mostra solo intelligenza, ma anche la stessa astuzia del marito, quando riesce a ideare lo stratagemma della tela.

Penelope è inoltre il polo verso cui tende il racconto di Odisseo, e filo conduttore dell’intera Odissea, poiché tutte le avventure del marito sono motivate dalla volontà di tornare a Itaca. Il rapporto che lega Odisseo a Penelope è di integrazione, ma anche di distanziamento:

  • Integrazione, perché durante gli anni d’assenza da casa non lo abbandona mai la nostalgia,
  • Distanziamento perché a differenza di Penelope, lui non le resta fedele.

L’infedeltà di Odisseo, però, serve a far risaltare ancora di più il suo amore nei confronti della moglie nel momento in cui, per esempio, rifiuta da Calipso il dono dell’immortalità.

… qui resteresti con me a custodire questa dimora,
e saresti immortale, benché voglioso di vedere
tua moglie, che tu ogni giorno desideri.”

“Dea possente, non ti adirare per questo con me: lo so
bene anche io, che la saggia Penelope
a vederla è inferiore a te per beltà e statura:
lei infatti è mortale, e tu immortale e senza vecchiaia.
Ma anche così desidero e voglio ogni giorno
Giungere a casa e vedere il dì del ritorno. (…)

(V, vv. 208-210, 215-220)

Calipso, così come Circe, ha la funzione sì di ritardare il ritorno dell’eroe a Itaca, ma allo stesso tempo di mitizzare la figura di Penelope.

Nausicaa rappresenta invece un momento lieto per Odisseo, il primo dopo tante avversità, un presagio della fine dei suoi dolori. È attratta non tanto dalla bellezza, ma dalla personalità di Odisseo, e fa capire che è proprio questa qualità che spinge Penelope ad essergli fedele.

Nonostante il sentimento provato da Odisseo nei confronti della moglie sia certamente uno dei più forti, se non il più forte, di qualsiasi eroe omerico verso la propria compagna, è ben diverso da quello con cui viene ricambiato. Per Penelope, Odisseo è il centro di tutto: è per lui che passa vent’anni della sua vita sola, nonostante lo stesso Odisseo, prima di partire, l’avesse autorizzata a sposarsi nuovamente e trasferisrsi nella casa del suo nuovo marito, una volta che Telemaco fosse stato grande abbastanza da poter gestire da solo la reggia di Itaca.

… e quando vedi spuntare la barba al ragazzo,
sposa chi vuoi, lasciando questa casa.”

(XVIII, vv. 269-270)

E quando parla del marito lontano, dice:

… Oh se una morte così mite la pura Artemide subito
ora mi desse, perché io non consumi ancora la vita
con animo afflitto, rimpiangendo le tante virtù
del caro marito, perché tra gli achei eccelleva.”

(XVIII, vv. 202-205)

Odisseo, invece, quando durante il viaggio auspica il ritorno, lo fa dicendo “… rivedere gli amici e tornare/ all’alta casa e alla terra dei padri”. Se Penelope è dunque totalmente presa da Odisseo, lui considera anche altri valori: gli affetti, la patria. D’altro canto, poiché Penelope implicitamente simboleggia anche queste cose, il ricordarle e il desiderarle lo porta inevitabilmente a ricordare e desiderare la moglie.

Il rapporto fra Penelope e Odisseo è particolarmente evidente alla fine del poema, quando l’eroe fa finalmente ritorno ad Itaca.

Quando la nutrice Euriclea sale verso la stanza superiore dal megaron per svegliare Penelope e annunciarle che Odisseo è tornato, la regina inizialmente mostra irritazione, non credendo alla notizia:

Balia cara, ti resero folle gli dei, (…)
Per quale motivo mi burli, che ho l’animo così addolorato
per dirmi queste stoltezze (…) ?
(XXIII, vv. 11, 15-16)

In seguito è presa da un impulso istintivo di gioia:

… Disse così ed essa gioì e, saltata dal letto,
abbracciò la vegliarda …
(XXIII, vv. 32-33)

Ma alla gioia segue un pianto deluso e amareggiato: Penelope, fino all’ultimo, resta incredula. Non osa neanche pronunciare il nome di Odisseo, se non per esprimere la certezza che sia morto o per ricordare il giorno della sua partenza, mentre Euriclea, ormai sicura del ritorno, lo nomina in continuazione.

Ulisse e Penelope: frasi d'amore

Odisseo e Calypso
Odisseo e Calypso — Fonte: ansa

Finalmente, avviene l’incontro tra i due.
La descrizione di Omero ricalca simbolicamente i valori che i due hanno rappresentato all’interno del poema:

  • Penelope va a sedere presso la parete che sta di fronte al focolare, vicino alla fiamma che ha conservato viva per vent’anni, come il suo amore;
  • Odisseo, invece, sta in piedi appoggiato ad una solida colonna, come a sorreggere la casa.

L’animo di Penelope può sembrare duro ma in realtà è turbato, sconvolto. Il figlio Telemaco le rimprovera quella che a lui sembra freddezza; Penelope gli risponde allora che non è durezza di cuore che le impedisce slanci d’affetto nei confronti del “presunto” Odisseo, ma incredulità, stupore.

“Madre matrigna, che hai un cuore duro,
perché stai lontana così da mio padre, non ti siedi
al suo fianco e non chiedi e domandi?

“Figlio mio, nel petto il mio animo è attonito
e non posso parlare né fare domande
o guardare dritto il suo volto. (…)
(XXIII, vv. 97-99, 105-107)

Infine Penelope viene persuasa dai “segni” che le dà Odisseo, i quali, egli dice:

…sono nascosti agli altri
e che noi due soli conosciamo…
(XXIII, vv. 109-110)

e piangendo butta le braccia al collodi Odisseo, lo bacia in viso e gli prende le mani, come aveva desiderato fare durante gli anni di lontananza: in entrambi sorge un bisogno di pianto liberatorio, pianto già anticipato da Penelope all’annuncio di Euriclea.

Dall’amore tempestoso e combattuto si passa dunque all’amore dolce e coniugale: Atena provvede ad allungare la notte seguente all’incontro fra i due in modo che possano raccontarsi liberamente tutto ciò che è loro accaduto. Esprimono rimpianto per la passata giovinezza, consolazione per essere finalmente insieme, il piacere di sentire le loro voci dopo tanto tempo e la serenità che ha portato Odisseo, garantendo la sicurezza della casa.

Penelope rievoca la sua sventura, e Odisseo espone una sintesi retrospettiva dei propri errores, senza tralasciare di confessarle i momenti di infedeltà: Penelope, però, capisce che queste “parentesi” non dipendevano direttamente dal marito, ma erano le tappe di un più ampio disegno ordito dagli dei.

Penelope, tela

penelope e Odisseo
penelope e Odisseo — Fonte: ansa

Quello fra Penelope e i proci non è amore: questo episodio è però rilevante per definire i sentimenti di Penelope, che nell’ingegnoso stratagemma della tela e nella tenace fedeltà, dimostra tutto il suo amore per Odisseo.

Ma chi erano i proci? Ci sono due ipotesi:

  • La prima li vede come esponenti della ricca borghesia mercantile che miravano al matrimonio con Penelope per sovvertire lo stato di monarchia vigente a Itaca;
  • La seconda, più largamente condivisa, come semplici aspiranti al governo di Itaca e possibili continuatori del regime monarchico.

I Proci non si comportavano correttamente nella reggia di Itaca: consumavano quanto prodotto nell’oikos senza ricambiare in alcun modo:

… non era questo una volta il costume dei pretendenti,
che volevano fare la corte ad una donna di nobile stirpe
e figlia di un ricco, e tra loro competere;
sono loro che portano i buoi e le pecore grasse
ai parenti della fanciulla per il convito, e danno splendidi doni:
ma non mangiano senza compenso la roba di un altro.”
(XVIII, vv. 275-280)

Peggio ancora, hanno nei confronti di Penelope e degli abitanti della reggia un rapporto di prevaricazione basato sulla superiorità numerica e sulla certezza che i pochi uomini di casa non hanno le risorse per fronteggiarli.

Penelope tiene con i proci un comportamento dignitoso e distaccato: addirittura ogni volta che li incontra lo fa coprendosi sempre il volto con uno scialle e si fa accompagnare dalle ancelle.

…ma comanda per me ad Autonoe ed Ippodamia
di venire, per stare al mio fianco dentro la sala.
Sola non vado tra gli uomini, perché mi vergogno.”
(XVIII, vv. 182-184)

Il sogno di Penelope

I pretendenti insistano perché la regina scelga uno di loro per convolare a nozze, ma Penelope ama ancora suo marito, e trova ogni modo per restargli fedele. Solo dopo vent’anni la sua decisione comincia a farsi più vacillante, così, quando ancora ignora che sotto le false spoglie di mendico è celato proprio Odisseo, gli parla e gli svela le sue angosce: continuare ad aspettare il ritorno dell’amato marito, o risposarsi perché i beni dell’oikos non vengano completamente dilapidati dai proci?

Nella stessa occasione racconta ad Odisseo un sogno fatto qualche notte prima e gli chiede una sua interpretazione: nel sogno le sue venti oche erano state assalite da una grande aquila che aveva spezzato il collo a tutte, uccidendole. Penelope allora piangeva ma veniva subito consolata dalle altre donne per la perdita. L’aquila stessa aveva dato una spiegazione a Penelope: le oche erano i proci e l’aquila Odisseo, che rivendicava i suoi diritti sulla casa.

Il sogno è stato successivamente interpretato da vari studiosi, e da questo è emerso un importante aspetto della personalità di Penelope: quello di una donna gratificata dal fatto di essere corteggiata dai pretendenti, tanto che nel sogno si rallegra di vedere le sue oche e si dispera della loro eliminazione.

E. Dodds nel libro I Greci e l’irrazionale fa riferimento ad un concetto di Freud: l'“inversione degli affetti”, secondo la quale nei sogni spesso si verificano situazioni che in stato di veglia vengono sentite come aberranti.

Penelope ormai ha perso quasi del tutto la speranza nel ritorno di Odisseo, ma continua a comportarsi come se dovesse tornare: per questo non si può parlare di alleanza fra i due quando Odisseo torna a casa senza farsi riconoscere, perché Penelope collabora senza saperlo alla vendetta, comportandosi come sempre. Il fatto che Odisseo non le sveli da subito la sua identità permette di apprezzare ancora di più la fedeltà di Penelope, che, ignara, lo aiuta ugualmente nei suoi propositi.

Bibliografia

Ecco i testi da cui è stato tratto il contenuto:

  • ODISSEA, Omero, a cura di G. Aurelio Privitera, Oscar Mondadori, Milano, 19911
  • OMERO ODISSEA CANTO XXIII, Giovanni Maina, Paravia, Torino, 19692
  • ENCICLOPEDIA DEI MTI, a cura di Carlo Cordié, Garzanti, Milano, 19901
  • DIZIONARIO DEI MITI LETTERARI, a cura di Pierre Brunel, Bompiani, Bergamo, 19951
  • PENELOPE RESTA IN CASA, Aristide Casolini, Loffredo Editore, Napoli, 19781
  • FEMMINILITÀ E RIBELLIONE, Renzo Ricchi, Vallecchi Editore, Firenze, 19871