Educazione e pedagogia al tempo della Scolastica: caratteristiche e protagonisti

Educazione e pedagogia al tempo della Scolastica: caratteristiche e protagonisti A cura di Bianca Dematteis.

Educazione e pedagogia al tempo della Scolastica, ovvero contenuti e metodi di insegnamento, protagonisti, correnti filosofiche e teologiche delle scuole medievali

1La scolastica: definizione e tratti generali

San Tommaso d'Aquino
San Tommaso d'Aquino — Fonte: getty-images

L’origine del termine “scolastica” è da individuarsi nella parola latina scholasticus con la quale ci si riferiva a chiunque avesse un determinato ruolo all’interno delle scuole. Con questo termine si è soliti indicare:
- contenuti e metodi di insegnamento caratteristici delle scuole medievali;
- le correnti filosofiche e teologiche proprie del Medioevo

Più in generale, si può definire la scolastica come il complessivo sistema di pensiero e dell’organizzazione del sapere diffusi nell’Europa cristiana dal IX secolo all’avvio dell’Umanesimo e del Rinascimento, epoca in cui il termine assunse una connotazione negativa, poiché impiegato per criticare un metodo eccessivamente supino e acritico rispetto alle fonti. 

Alla base della Scolastica vi è una costante riflessione sulla fede, sul ruolo della ragione nella conoscenza della verità rivelata, sulla dinamica tra fede e razionalità, sui limiti degli strumenti conoscitivi dell’uomo cristiano che si appresta a conoscere la rivelazione e il messaggio di Dio. 

La scolastica rappresenta un periodo particolarmente fecondo di riflessione pedagogica: all’interno delle università, i grandi intellettuali tematizzano il problema dell’educazione e della formazione che il buon cristiano deve perseguire. 

2Caratteri generali dell'istruzione

Dal punto di vista pedagogico, e in particolare, rispetto al metodo di insegnamento si possono notare alcune tendenze generali:   

1. l’insegnamento è strutturato intorno alla lectio (lettura) e alla disputatio (discussione). La lettura dei testi di riferimento, accompagnata dall’approfondimento e dal commento, insieme alla discussione tra allievi e maestri sono i momenti salienti della lezione all’interno delle università.   

2. L’insegnamento dei dogmi della religione cristiana sono alla base del processo di formazione; tuttavia, con il passare degli anni, l’insegnamento prevede una maggiore apertura verso questioni legate allo studio delle scienze naturali, della filosofia politica, dell’etica. Le discipline sono organizzate nel trivio (grammatica, retorica, logica) e nel quadrivio (aritmetica, geometria, fisica, musica).   

3. Tra i principali autori letti e studiati compaiono: Aristotele e Platone, per ciò che concerne la filosofia classica, la patristica e Sant'Agostino.   

3La riflessione pedagogica durante la scolastica: movimenti e intellettuali

La riflessione pedagogica è imperniata sui modi e sui contenuti da trasmettere per permettere la conoscenza della verità rivelata e del messaggio cristiano. La religione, la formazione del buon cristiano, le vie per accedere a ciò che è considerata la verità cristiana sono le tematiche principali affrontate e dibattute in seno alla Scolastica. Qui di seguito sono riportate le posizioni dei più influenti movimenti e filosofi che parteciparono al dibattito sull’educazione. 

3.1Francescani e domenicani

La riflessione sull’educazione e sulle possibilità conoscitive dell’uomo coinvolge i due più importanti ordini mendicanti: francescani e domenicani. Essi partecipano al grande dibattito, tipico del XIII e XIV secolo, sulla contrapposizione tra fede e ragione e su quale fosse la via, razionale o mistica, per accedere alla conoscenza di Dio. In particolare:  

  • i francescani ritengono che la fede superi, sia in se stessa sia per le possibilità conoscitive, la ragione e gli strumenti razionali messi in atto dall’uomo. Solo seguendo una via mistica l’uomo può ascendere nella conoscenza di dio;
  • i domenicani ribadiscono la priorità della razionalità come strumento conoscitivo della verità rivelata.

3.2Pietro Abelardo

Pietro Abelardo
Pietro Abelardo — Fonte: getty-images

Il filosofo e teologo Abelardo, vissuto tra il 1079 e il 1142, docente di prestigio e voce fondamentale della Scolastica, è un riferimento per ciò che concerne la riflessione sulla pedagogia in questa epoca e sulla formazione dell’uomo come essere autonomo, razionale, capace di un pensiero critico. Nelle sue opere, sia nel suo testo autobiografico – Historia calamitatum mearum – sia nell’Epistolario, emerge un ruolo decisivo ricoperto dalla razionalità umana e dalla volontà dell’uomo di ricercare e conoscere la verità rivelata.  

Una delle sue opere più importanti, in particolare per ciò che concerne il metodo, è il Sic et non. Al centro di questo testo, finalizzato all’educazione dei giovani che si accingono a studiare la teologia, è il metodo da seguire per raggiungere la verità e per approcciarsi alle diverse teorie proposte dai Padri della Chiesa.  

In questo volume, non solo lo studioso raccolse diversi testi patristici, ma sottolineò che per affrontarne la lettura, e sciogliere le contraddizioni che potevano sorgere nell’accostamento di diverse teorie, fosse necessario prestare attenzione alle singole parole e ai differenti significati associati ad esse. Solo un esame del contesto in cui una determinata parola compariva poteva aiutare a comprendere al meglio un testo e il messaggio che esso intendeva veicolare. 

3.3Ugo di San Vittore

Il teologo Ugo di San Vittore, maestro e priore dell’abbazia di San Vittore, nato alla fine dell’XI secolo, fu autore di diverse opere che influenzarono in maniera profonda la sua epoca. In campo pedagogico, è considerato fondamentale il Didascalicon. Il testo si occupa di indagare l’ambito delle sacre scritture, della teologia, delle arti liberali e della filosofia. Proprio quest’ultima disciplina è considerata in grado di armonizzare i vari campi del sapere, culminando nella teologia. 

Secondo questo teologo, fondamentale è seguire una via mistica per accedere alla conoscenza di Dio e della realtà. Tale via mistica è strutturata in tre momenti: 

  1. Cogitatio, il momento del pensiero; l’immagine di una determinata cosa è suscitata nell’uomo dalla memoria o dalla percezione sensoriale;
  2. Meditatio, traducibile con “meditazione”. È il momento in cui la mente riesce a sondare ciò che è sconosciuto;
  3. Contemplatio, la contemplazione. È l’atto con cui la conoscenza è raggiunta anche dall’anima.

Ugo di San Vittore, nei suoi scritti, diede inoltre risalto al ruolo della memoria come strumento di apprendimento ed estese le potenzialità della conoscenza anche ad ambiti pratici

3.4I maestri della scuola di Chartres

Nella città francese di Chartres si sviluppò una nota scuola, fondata da Fulberto di Chartres (960-1028), che raggiunse il suo massimo sviluppo nel XII secolo. Accanto ai tradizionali studi di teologia e filosofia, questa istituzione mostrò un inedito interesse anche per la scienza. A Chartres infatti si sviluppò una specifica attenzione per la conoscenza della natura, studiata non solo in termini allegorici, ma a partire dai nessi causali. Alla base di questo approccio vi era una forte valorizzazione di Platone e delle sue opere, in particolare del Timeo

3.5San Tommaso

San Tommaso d'Aquino
San Tommaso d'Aquino — Fonte: getty-images

Il sommo dottore della Scolastica rappresenta uno dei riferimenti intellettuali maggiori del Medioevo. Egli muove dal razionalismo di Aristotele. La ragione e la capacità razionale dell’uomo divengono gli strumenti di indagine privilegiati e valorizzati anche per la spiegazione della metafisica cristiana.   

Con il De Magistro, opera composta tra il 1256 e il 1259 mentre si trovava a Parigi, si occupò di descrivere il ruolo del maestro, cioè di colui che deve essere in grado di guidare gli allievi nel percorso di comprensione e di conoscenza della verità rilevata; il maestro deve essere in grado di stimolare i giovani e di svegliare le loro menti in modo che essi riescano non solo a estrapolare i principi primi della conoscenza che già possiedono, ma che possano organizzarli in una forma organica e armonica del sapere. 

In San Tommaso dunque il ruolo di un soggetto esterno, il maestro, è essenziale per la realizzazione del percorso educativo e per far sì che la conoscenza passi dall’essere in potenza all’essere in atto. San Tommaso riteneva che la conoscenza fosse uno strumento per avvicinarsi a Dio. Fondamentali nel processo educativo sono la razionalità, quindi l’azione della ragione e il dialogo. 

Nonostante la valorizzazione della razionalità nel processo conoscitivo, il domenicano riteneva che tra fede e ragione ci dovesse essere armonia e che fosse la prima a guidare la seconda nel percorso verso la scoperta e la comprensione della verità. 

3.6San Bonaventura da Bagnoregio

San Bonaventura da Bagnoregio nel suo studio (Bergamo, Accademia Carrara, XVI secolo)
San Bonaventura da Bagnoregio nel suo studio (Bergamo, Accademia Carrara, XVI secolo) — Fonte: ansa

Il ministro generale dell’ordine francescano e biografo di San Francesco, San Bonaventura da Bagnoregio (1217-1274) fu autore di diversi testi, tra i quali uno dei più noti è Itinerarium mentis in Deum.  

In questa opera egli sottolineò la priorità della via mistica, rispetto a quella razionale, per ascendere nella conoscenza di Dio. Ogni forma di sapere era, secondo San Bonaventura, assorbita dalla teologia che a sua volta era superata dalla fede. La conoscenza assumeva così la forma di un percorso mistico di conoscenza di Dio. Compito dell’insegnante era quello di guidare, stimolare, orientare i ragazzi in questo viaggio verso la verità della rivelazione e di dio. Nella sua opera egli condusse una costante critica ad Aristotele e si mostrò invece particolarmente aderente all’agostinismo.