Pedagogia del Novecento: modelli, scuole, correnti di pensiero

Pedagogia del Novecento: modelli, scuole, correnti di pensiero A cura di Bianca Dematteis.

Pedagogia del Novecento e modelli pedagogici: teorie, autori, scuole e correnti di pensiero. Principi fondamentali del pensiero pedagogico

1Introduzione

Il primo Novecento, attraversato da eventi storici cruciali - la Prima Guerra mondiale, l’avvento del comunismo, del fascismo e del nazismo - fu un periodo particolarmente fecondo per la riflessione sull’educazione e sul ruolo della scuola. Nel dibattito pedagogico possono essere individuate, tra le principali, cinque correnti di pensiero

2Pedagogia: attivismo e scuole nuove

Friedrich Wilhelm Foerster (1869-1966): filosofo e pacifista tedesco, 1915
Friedrich Wilhelm Foerster (1869-1966): filosofo e pacifista tedesco, 1915 — Fonte: getty-images

L’attivismo è una corrente pedagogica che si sviluppa tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento; connessa alla psicologia, si concretizza nell’esperienza delle scuole nuove (diffuse particolarmente negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale).  

I principi fondamentali:  
- il bambino e le sue inclinazioni sono posti al centro dell’attività educativa;
- il fanciullo è riconosciuto come un soggetto attivo;
- l’attività manuale è la pratica educativa fondamentale;
- l’educazione deve essere globale e consentire uno sviluppo armonico di tutte le facoltà del bambino;
- gli interessi individuali e le motivazioni di ciascuno sono alla base della costruzione del progetto educativo;
- l’apprendimento deve muovere dalla realtà che circonda il bambino e incentivare la socializzazione;
- l’antiautoritarismo.

Le prime scuole nuove furono create da Cecil Reddie in Inghilterra a partire dal 1889. Si diffusero poi ampiamente in tutta Europa.   

I principali riferimenti teorici sono Ovide Decroly, Edouard Claparède, Adolphe Ferrière e Maria Montessori. In Europa, Roger Cousinet e Célestin Freinet rappresentano l’esito più maturo di questa corrente pedagogica.   

In Italia, tra le pratiche di educazione attiva più note vi sono quelle rappresentate dalla Casa dei bambini di Maria Montessori e l’asilo di Mompiano creato dalle sorelle Agazzi

3La pedagogia negli Stati Uniti: John Dewey (1859-1952)

John Dewey è considerato tra i maggiori pedagogisti del suo tempo. Fu un esponente di primo piano della scuola progressiva – termine con cui si indicano le esperienze di rinnovamento didattico realizzate negli Stati Uniti a cavallo tra le fine dell’800 e i primi anni del Novecento – e teorico del pragmatismo e dello strumentalismo. Rientra tra gli esponenti dell’attivismo

Il suo pensiero pedagogico è fortemente intrecciato con la riflessione filosofica. Tra i principi fondamentali sui quali si struttura la sua concezione educativa, troviamo:  

  • l’esperienza è il punto di partenza di ogni forma di conoscenza e deve essere alla base dell’educazione del bambino;
  • progetto educativo e contesto sociale sono strettamente connessi: l’individuo da educare è un individuo sociale e l’educazione deve essere colta nella sua dimensione sociale. Alla scuola, una comunità in miniatura, spetta il compito di educare un fanciullo che sappia vivere e partecipare alla vita democratica e collaborare con gli altri attori sociali; la scuola stessa deve organizzarsi come una istituzione democratica;
  • il fare è centrale nell’educazione ed è alla base del suo pragmatismo; in particolare, ci deve essere continuità tra scuola, ambiente, lavoro.
  • la scuola deve porre al centro il fanciullo e imparare a conoscerne gli interessi e le capacità. L’attività educativa deve essere costruita attorno al gioco, ad attività pratiche e manuali (come il cucire e il cucinare) e gradualmente devono essere inserite le scienze e le lingue;
  • la pedagogia deve essere connessa alla sociologia e alla psicologia.

Dewey si occupò, negli studi più tardivi, anche di educazione cognitiva e della creazione di un programma scolastico in cui le scienze, sia come argomenti da affrontare, sia come tematiche funzionali a insegnare un metodo di indagine, avessero un ruolo di primo piano. 

4Il neoidealismo e Giovanni Gentile

Benedetto Croce
Benedetto Croce — Fonte: getty-images

La corrente di pensiero più rilevante in Italia all’inizio del Novecento è il neoidealismo i cui esponenti di primo piano furono Benedetto Croce (1866-1952) e Giovanni Gentile (1875-1944). Quest’ultimo, intellettuale di riferimento per la prima metà del Novecento, fu voce autorevole anche in campo pedagogico.  

Gli interessi di Gentile in ambito pedagogico maturarono grazie anche alla sua esperienza di docente di filosofia sia nei licei che all’università. Tra i suoi scritti, in questo ambito:  

  • L’insegnamento della filosofia nei licei. Saggio pedagogico, 1900;
  • Sommario di pedagogia come scienza filosofica (1913-1914);
  • La riforma dell’educazione, 1920;
  • Educazione e scuola laica, 1921.

I principi fondamentali del pensiero pedagogico di Gentile sono: 

  • l’educazione corrisponde alla conoscenza della verità; la pedagogia è scienza dello spirito e non esiste distinzione tra pedagogia e filosofia;
  • l’insegnante ha un ruolo attivo nella formazione del fanciullo perché è responsabile dello sviluppo della sua coscienza e il rapporto tra maestro e allievo deve tendere a una unità spirituale; l’insegnante deve essere un uomo autorevole e di vasta cultura. La lezione, a differenza di ciò che pensavano i teorici delle scuole nuove, deve essere di tipo tradizionale con l’insegnante in cattedra e lezioni frontali;
  • il metodo è legato non all’oggetto di insegnamento, ma al soggetto.
  • arte e religione devono avere un ruolo importante nella formazione del bambino.

Gentile aderì al fascismo e fu Ministro della Pubblica Istruzione tra il 1922 e il 1924. Nel 1923 attuò una riforma della scuola italiana.  

Dal punto di vista del neoidealismo pedagogico, oltre a Gentile, furono esponenti di rilievo Ernesto Codignola e Giuseppe Lombardo Radice.  

5La pedagogia marxista nel primo Novecento

La pedagogia marxista è fondata su alcuni principi, comuni alle varie tradizioni nazionali:  

  • tra educazione e società deve esserci un rapporto dialettico;
  • l’educazione deve richiamarsi alla politica;
  • centralità del lavoro e della disciplina.

In questo periodo, tra le figure principali di questa corrente pedagogica, vi sono Makarenko e Gramsci.  

5.1Anton Semënovič Makarenko (1888-1939)

Anton Semenovyč Makarenko (1888-1939): pedagogista sovietico
Anton Semenovyč Makarenko (1888-1939): pedagogista sovietico — Fonte: getty-images

Tra l’avvento al potere di Lenin e l’inizio degli anni Trenta, in Unione Sovietica si gettarono le basi per un profondo rinnovamento della pedagogia. Tra gli esponenti più influenti di questo rinnovamento vi è Makarenko, considerato tra i massimi pedagogisti sovietici. Egli giunse a formulare una teoria pedagogica alla luce della sua lunga esperienza nelle scuole e negli istituti per ragazzi orfani e abbandonati o considerati da rieducare. Obbiettivo della sua educazione era creare l’uomo sovietico, educato a vivere e a partecipare alla società comunista.  

Tra i principi da lui promossi: 

  • la pedagogia è un processo dialettico, legato al contesto e alle circostanze in cui si attua; non deve essere considerata dogmatica;
  • il collettivo di lavoro è lo strumento educativo da privilegiare ed è un principio fondante della sua pedagogia; con collettivo intende l’insieme “finalizzato” degli allievi, non colti nella loro somma, ma come partecipi di una realtà in cui si condividono lavoro e responsabilità. L’intero collettivo, e non il singolo allievo, è da educare. Il collettivo è organizzato in un collettivo di fanciulli e in uno di insegnanti e all’interno sono individuabili diversi ruoli. È coordinato da un direttore.
  • il lavoro produttivo e la disciplina hanno un ruolo centrale nell’educazione e sono il riflesso della consapevolezza di far parte della società;
  • la famiglia è la dimensione da privilegiare per la prima educazione dei bambini.

5.2Antonio Gramsci (1891-1937)

L’intellettuale e politico comunista è una voce fondamentale per ciò che concerne la pedagogia marxista. Alcuni aspetti del suo pensiero pedagogico possono essere individuati: 

  • nella centralità della cultura, come istanza in grado di emancipare e liberare le masse;
  • nella scuola come istituzione formativa, esigente, per tutti;
  • nel consentire a chiunque di poter studiare, indipendentemente dalla classe sociale di provenienza.

6Il personalismo

Il pensiero cristiano, nel corso dei primi decenni del Novecento, è attraversato da una feconda riflessione in merito al suo ruolo in campo educativo. L’esperienza più nota, tra le molteplici che animano la pedagogia cristiana in questo inizio Novecento, è rappresentata dal personalismo. In base a questa prospettiva, la massima attenzione è rivolta alla persona umana, considerata: 

  • come un tutto, una realtà integrale e libera;
  • il fine di ogni organizzazione sociale o collettiva e non un mezzo.

L’educazione deve essere lo strumento grazie al quale l’uomo può estrinsecare e vivere secondo i valori spirituali; è un’azione di autocostruzione e di tensione verso la verità e l’etica. Il personalismo è un riferimento per il mondo educativo cristiano anche negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale

Emmanuel Mounier (1905-1950): filosofo francese. Francia, 1940
Emmanuel Mounier (1905-1950): filosofo francese. Francia, 1940 — Fonte: getty-images

Tra gli esponenti principali di questa corrente si possono annoverare: 

Emmanuel Mounier (1905-1950). È considerato tra le voci più influenti del personalismo. Di fronte alla crisi del suo tempo, egli immagina un uomo impegnato nella comunità, la cui unità è fondata sull’amore. L’intervento pedagogico è sinonimo di azione e deve mirare asuscitare”, estrinsecare e liberare, la persona, educandone la volontà e indirizzandola a una vita nella verità

Friedrich W. Förster (1869-1966). È fortemente critico verso la pedagogia tedesca e pone al centro della sua riflessione l’etica cristiana come principio fondante del carattere dell’uomo. Obbedienza, responsabilità, lavoro, impegno sociale sono i precetti da applicarsi nella pratica educativa. 

Jacques Maritain
Jacques Maritain — Fonte: ansa

Sergej Hessen (1887-1950). La sua opera fu particolarmente conosciuta in Italia nel corso degli anni Sessanta. Nel suo pensiero, la pedagogia è la disciplina che deve educare l’individuo a riconoscere e a seguire nella propria vita, in tutte le sue dimensioni, i valori spirituali. È promotore di una scuola unica e democratica

Jacques Maritain (1882-1973) è un riferimento fondamentale per il personalismo anche negli anni che seguono la Seconda Guerra Mondiale. Secondo Maritain, l’educatore deve saper rispettare l’intelligenza e la libera volontà del fanciullo al fine di valorizzare tutte le sue capacità e guidarlo nello sviluppo della sua persona. La disciplina deve orientare il ragazzo nell’adesione a una vita ispirata ai valori cristiani. Maritain si fece anche promotore della parità delle donne e si espresse a favore di un’educazione liberale, aperta a tutti ed estesa fino ai 18 anni.