Pearl Harbor: storia e cronologia dell'attacco giapponese

Pearl Harbor: storia e cronologia dell'attacco giapponese A cura di Bianca Dematteis.

Storia e cronologia dell'attacco giapponese alla flotta statunitense di stanza a Pearl Harbour il 7 dicembre 1941. Questo evento determinò l'ingresso del Giappone e degli U.S.A. nella Seconda guerra mondiale.

1Attacco giapponese a Pearl Harbor: le premesse

Attacco di Pearl Harbor: esplosione alla Naval Air Station
Attacco di Pearl Harbor: esplosione alla Naval Air Station — Fonte: getty-images

L’attacco del 7 dicembre 1941 da parte dell’aviazione giapponese alla flotta statunitense di stanza a Pearl Harbour, un porto dell’isola Oahu alle Hawaii, segna uno spartiacque nella storia del secondo conflitto mondiale. Questa aggressione determina infatti un ampliamento dei fronti di guerra e l’ingresso del Giappone e degli Stati Uniti in un conflitto che fino al dicembre 1941 aveva coinvolto prevalentemente l’Europa. 

L’aggressione avvenne senza che il Giappone avesse preventivamente dichiarato guerra agli Stati Uniti. Pearl Harbour fu tuttavia l’atto finale di una tensione sempre maggiore che si consumava tra le due potenze ormai da anni

2Cause della tensione tra Giappone e U.S.A.: espansionismo del Giappone e alleanza con Germania e Italia

Negli anni successivi alla fine della Prima guerra mondiale, il Giappone divenne la potenza asiatica più forte. L’economia conobbe infatti una forte crescita. Il Paese, per quanto scarseggiasse di materie prime, fu caratterizzato da un notevole sviluppo dell’industria. 

Dalla fine degli anni Venti la politica giapponese vide l’emersione di forze di destra, autoritarie, imperialiste. Esse tendevano inoltre a giustificare la loro volontà di espansione nelle aree del Pacifico con ideologie razziste. A partire dagli anni Quaranta, con l’avallo dell’imperatore Hirohito, la destra costituì un regime a partito unico, segnato da un forte anticomunismo, da una politica imperialistica aggressiva e da un autoritarismo che lo avvicinò sempre di più alla Germania e all’Italia

Patto Anticomintern, 1936. Il segretario Joachim von Ribbentrop firma l'accordo tedesco-giapponese contro l'Internazionale comunista (Comintern)
Patto Anticomintern, 1936. Il segretario Joachim von Ribbentrop firma l'accordo tedesco-giapponese contro l'Internazionale comunista (Comintern) — Fonte: getty-images

Tale vicinanza era già stata suggellata dal Patto Anticomintern firmato a Berlino dalla Germania e dal Giappone il 25 novembre del 1936. Nel 1937 anche l’Italia entrò all’interno di questo organismo che aveva come obiettivo quello di contrastare l’internazionale comunista e l’azione dell’Unione Sovietica

Il passo successivo nell’avvicinamento tra Giappone, Germania e Italia fu compiuto, nuovamente a Berlino, nel settembre del 1940 quando venne firmato il Patto Tripartito, con cui venne ufficialmente sancita un’alleanza di natura militare e politica tra i tre Stati. 

Frattanto, il Giappone era già impegnato in una serie di conflitti, determinati dalla volontà di acquisire l’egemonia nel Pacifico sud-orientale per conquistare nuovi territori e sostituirsi alle potenze occidentali nel controllo di numerose colonie. Dal 1937 il Giappone era in guerra contro la Cina e nel 1941 attaccò l’Indocina francese. L’espansionismo giapponese preoccupava sia gli Stati Uniti (che avevano il controllo delle Filippine), sia gli interessi inglesi nel Pacifico. La loro reazione fu quindi immediata e si concretizzò nel blocco delle esportazioni al Giappone. La rottura tra questi Paesi era dunque ormai prossima. 

3La posizione degli Stati Uniti: l’isolazionismo, la guerra ideologica e la Carta Atlantica

I mesi che precedettero l’aggressione giapponese alla flotta statunitense di Pearl Harbour videro un impegno sempre crescente degli Stati Uniti da un punto di vista economico e diplomatico a favore delle forze che contrastavano il nazismo e il fascismo.   

Una svolta determinante che intervenne nel corso del 1941 si ebbe con l’incontro tra il presidente americano Franklin Delano Roosevelt e il primo ministro inglese Winston Churchill nell’isola canadese di Terranova e la firma della Carta Atlantica.

Roosevelt e Churchill
Roosevelt e Churchill — Fonte: ansa

Tale importante documento, realizzato nell’agosto del 1941, venne redatto in un momento in cui gli Stati Uniti non avevano ancora abbandonato il loro isolazionismo, posizione che implicava la loro astensione dalla partecipazione diretta al conflitto. 

La Carta Atlantica esplicitava l’appartenenza al campo antifascista anche degli Stati Uniti, sebbene non fosse ancora previsto un impegno militare diretto. La Carta Atlantica fu un passo fondamentale per la definizione ulteriore degli schieramenti, per l’esplicitazione sempre più netta del carattere ideologico della guerra e la sua stesura fu finalizzata anche a stabilire alcuni cardini di politica estera che avranno un ruolo importante nel secondo dopoguerra.  

Attacco di Pearl Harbor: una piccola barca salva i marinai della USS West Virginia
Attacco di Pearl Harbor: una piccola barca salva i marinai della USS West Virginia — Fonte: getty-images

La prossimità tra Inghilterra, e le altre forze in campo contro l’Asse, e gli Stati Uniti era tuttavia precedente alla firma della Carta Atlantica e si era in primo luogo manifestata da un punto di vista economico: già nel marzo del 1941 era stata fatta approvare la legge Affitti e prestiti tramite la quale gli Stati Uniti contribuivano all’economia e allo sforzo bellico dei Paesi in lotta contro le forze dell’Asse, senza però intervenire direttamente nella guerra. 

A essere sostenuta economicamente fu in primo luogo l’Inghilterra, impegnata nel conflitto contro la Germania e l’Italia. Nella primavera del medesimo anno gli Stati Uniti avevano poi rotto le relazioni di tipo diplomatico con la Germania, l’Italia e il Giappone. Dopo l’incontro di Terranova, la tensione tra Stati Uniti e Giappone stava ormai raggiungendo i suoi massimi livelli

4Il 7 dicembre 1941: l’attacco a Pearl Harbour e l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto

Attacco giapponese a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941
Attacco giapponese a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941 — Fonte: getty-images

L’ingresso degli Stati Uniti e del Giappone direttamente nel conflitto nei due schieramenti opposti fu determinato da un evento specifico: l’aggressione dell’aviazione giapponese alla flotta statunitense di stanza nel porto naturale di Pearl Harbour il 7 dicembre 1941.

Gli Stati Uniti erano stati in grado di prevedere un eventuale attacco da parte delle forze giapponesi, ma non erano riusciti a identificare il luogo e la data in cui questo sarebbe accaduto. L’aggressione colse dunque di sorpresa e impreparati gli statunitensi. L’attacco avvenne al mattino del 7 dicembre e senza alcuna preventiva dichiarazione di guerra.

Isoroku Yamamoto: ammiraglio giapponese. Ideatore e organizzatore dell’attacco alla base statunitense di Pearl Harbour
Isoroku Yamamoto: ammiraglio giapponese. Ideatore e organizzatore dell’attacco alla base statunitense di Pearl Harbour — Fonte: getty-images

La scelta di Pearl Harbour fu strategica: in questo porto naturale dell’isola hawaiana di Oahu vi era una importante base della flotta statunitense. L’attacco, a cui il Giappone lavorava sin dall’inizio del 1941, venne progettato dall’ammiraglio Isoroku Yamamoto. L’aggressione giapponese durò circa un’ora e dieci minuti e venne effettuata al mattino con tre attacchi uno di seguito all’altro. 

Le forze americane subirono il danneggiamento di

  • otto corazzate (tre di queste furono affondate);
  • tre incrociatori;
  • più di duecento aerei
  • tre cacciatorpediniere.

In questa circostanza morirono più di tremila uomini. L’attacco venne condotto da ingenti forze giapponesi. Alla fine di questa aggressione, rivelatasi un successo per le forze nipponiche, le perdite del Paese dell’Estremo Oriente riguardavano circa trenta aerei e cinque sommergibili.

A non essere colpite furono le portaerei americane che in quel momento non erano presenti nella base di Pearl Harbour. Questa circostanza fu gravida di conseguenze perché proprio le portaerei americane furono fondamentali per le successive battaglie degli Stati Uniti nel Pacifico.

5Le conseguenze dell’attacco di Pearl Harbour

L’aggressione e la mancata dichiarazione di guerra da parte del Giappone agli Stati Uniti, avvenuta solamente quando l’attacco era già in corso, colpirono moltissimo l’opinione pubblica americana. La reazione fu immediata: il presidente americano Roosevelt, ormai al suo terzo mandato, dichiarò guerra al Giappone l’8 dicembre. In questi due giorni, dunque, gli schieramenti del conflitto si allargarono ulteriormente. Il Giappone rappresentò un sostegno fondamentale per la Germania e l’Italia. Le aree del conflitto, parimenti, si estesero e l’Oceano Pacifico divenne un nuovo fronte di guerra. 

L'ammiraglio Husband Kimmel, il comandante della Flotta del Pacifico al momento dell'attacco di Pearl Harbor
L'ammiraglio Husband Kimmel, il comandante della Flotta del Pacifico al momento dell'attacco di Pearl Harbor — Fonte: getty-images

L’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto fu seguito dalle dichiarazioni di guerra contro di essi da parte della Germania e dell’Italia. Il Giappone si mostrò sin da subito una potenza estremamente aggressiva. L’Impero nipponico mirava a conquistare i territori dell’Oriente in mano ai colonizzatori occidentali. Pearl Harbour fu così solo la prima di una serie di aggressioni e attacchi che consentirono a questa potenzia asiatica di conquistare nel volgere di alcuni mesi importanti territori nell’area del Pacifico.

Già il 10 dicembre 1941 i giapponesi attaccarono Capo Kuantan, nella Malesia britannica. Entro la primavera del 1942 erano passate sotto il controllo giapponese: 

  • la Malesia e la Birmania britanniche;
  • l’Indonesia olandese;
  • le Filippine che fino ad allora erano sotto il controllo degli Stati Uniti.

L’avanzata giapponese riuscì a essere fermata solo a partire dal maggio 1942. Gli Americani riuscirono infatti a vincere e a bloccare le truppe nipponiche nel Pacifico grazie a una serie di battaglie fondamentali avvenute: 

  • Nel Mar dei Coralli (tra l’Australia e la Nuova Guinea) nel maggio 1942;
  • Alle isole Midway (comprendenti alcune isole nella parte settentrionale delle Hawaii) tra il 4 e il 6 giugno 1942;
  • Nel febbraio del 1943, nell’isola di Guadalcanal (facente parte dell’arcipelago delle Salomone in Melanesia).
L'ammiraglio Chester Nimitz a Pearl Harbor, con i suoi aiutanti di campo, in onore della loro vittoria navale a Midway Island (1942)
L'ammiraglio Chester Nimitz a Pearl Harbor, con i suoi aiutanti di campo, in onore della loro vittoria navale a Midway Island (1942) — Fonte: getty-images

Con queste vittorie, gli Stati Uniti bloccarono l’avanzata giapponese nel Pacifico. Tali successi vanno inseriti in un quadro più ampio: proprio a partire dal 1942 ebbero inizio una serie di sconfitte a danno dell’Asse che furono decisive per il prosieguo del conflitto.  

Il 2 settembre 1945 arrivò la resa del Giappone dopo che il 6 e 9 agosto gli americani avevano sganciato la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.