Il passaggio dal latino al volgare italiano

Di Redazione Studenti.

Come si è passati dal latino al volgare italiano? Quali sono i momenti da tenere a mente per capire l'evoluzione del linguaggio? Storia e schema

DAL LATINO AL VOLGARE

Il cantico delle creature di San Francesco d'Assisi è una delle prime testimonianze di volgare italiano
Il cantico delle creature di San Francesco d'Assisi è una delle prime testimonianze di volgare italiano — Fonte: getty-images

Fino a quando l’autorità imperiale di Roma resta salda, il latino si configura come la lingua ufficiale di tutto l’Impero.

La caduta dell’Impero Romano (476 d.C.) porta scombussolamenti anche sul piano linguistico e porta immediatamente alla rottura dell’unità linguistica.

Nel V secolo il latino comincia a cambiare: abbiamo un latino scritto (classico) ad uno orale. Ma mentre lo scritto lo usano solo pochi letterati, il popolo conosce solo la lingua parlata, più semplice.

Dal V al X secolo, lo scritto latino rimane lo stesso e prende il nome di Latino medioevale.

Il latino orale, invece, evolve e inizia a differenziarsi in diversi parlati, che definiamo “volgari” da latino vulgus ( = popolo).

I volgari si differenziano per zone linguistiche in:

  • Volgare occitanico
  • Volgare umbro
  • Volgare siciliano
  • Volgare catalano

Dall’XI secolo al XIII questi volgari vengono messi per iscritto, mentre il latino scritto continua la sua evoluzione.

Nascono le prime letterature, prima in Francia e Spagna, poi in Italia (i primi scritti significativi sono del XIII secolo).

In Italia si svilupparono maggiormente il volgare umbro, il volgare toscano e quello siciliano. Tra questi volgari sarà il toscano ad emergere sugli altri. Questo perché la Toscana sarà uno dei centri più sviluppati dell’epoca, con importanti autori che renderanno florida la produzione letteraria.

In Italia, per la lingua scritta, si utilizzerà o il latino o il volgare toscano che finirà per diventare, nel XIII secolo, la lingua italiana.

LETTERATURA IN VOLGARE

Chi legge testi e libri e chi produce cultura fino all’XI secolo sono i chierici, i religiosi: il resto della società non si interessa alla letteratura.

Dopo l’XI secolo, con lo sviluppo delle città, si allarga il cerchio delle persone che desiderano conoscere la cultura, purché sia comprensibile.

Al fianco dei chierici compaiono quindi uomini comuni.

Col passaggio dall'età comunale a quella delle signorie, gli intellettuali diventano coloro che stanno accanto ai signori.

Iniziano quindi a comparire le figure di intellettuali come professione.      

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