Pasolini e il Neorealismo: tema

Di Redazione Studenti.

Spunti per una riflessione utile allo svolgimento di un tema su "Pier Paolo Pasolini e il Neorealismo". Cenni biografici, il pensiero e le opere dell'intellettuale tra i più poliedrici del Novecento.

Tema su Pasolini e il Neorealismo

Pasolini nel 1965
Pasolini nel 1965 — Fonte: getty-images

La figura di Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922 – Roma 1975) si caratterizza per il suo anticonformismo linguistico e ideologico. Egli esordì come poeta, versi poi raccolti ne “La meglio gioventù” e successivamente venne l’opera in versi “Le ceneri di Gramsci”, prima testimonianza della sua peculiarità linguistica.      
Tra le opere in versi degne di nota ci sono “La religione del mio tempo”, “Trasumanar e organizzar” e, ancora  “Scritti corsari” e “Lettere luterane”, in cui affronta con tono critico e polemico i più disparati temi e problemi della società a lui contemporanea. Un brillante Pasolini lo ritroviamo anche nei romani: “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”, che segnano il culmine della sua attività narrativa.         

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Ragazzi di vita e Una vita violenta

I due romanzi descrivono, in un linguaggio reinventato tra gergo e dialetto romanesco, la vita delle borgate e l’emarginazione del sottoproletariato romano.    
Postumo, nel novembre del 1992, è uscito “Petrolio”, una sorta di “spezzone” di romanzo fiume, incompiuto e frammentario, di circa cinquecento pagine. D’obbligo un cenno all'attività cinematografica di Pasolini, che diresse diversi film tra i migliori del cosiddetto “filone d’autore”.
Il suo esordio come regista avviene nel 1961 con “Accattone”, ambientato nel mondo del sottoproletariato romano, al quale seguono “Mamma Roma” e “La ricotta”, della medesima ambientazione.  

Girò poi molti altri film, tra i quali “Il Vangelo secondo Matteo”, “Il Decameron”, “Salò e le 120 giornate di Sodoma”. Nel cinema, come in letteratura, le tematiche affrontate da Pasolini restano legate all’impegno civile e alle maggiori problematiche ideologiche, politiche e psicologiche del suo tempo.        
A metà degli anni ’50, quando la prospettiva di poter combattere le ingiustizie e modificare gli eventi attraverso l’impegno letterario viene avvilita dalla nuova realtà dei fatti, che schiaccia e fagocita tutto in nome del profitto e della logica industriale in ripresa, il Neorealismo si arrende al declino e i narratori prendono le strade più diverse, avviandosi verso nuovi dissidi interiori rispetto a ciò che accade intorno a loro.

Si parla di involuzione a causa del neocapitalismo, ma in realtà questa condanna filo marxista non sembra soddisfacente, poiché se da un lato la forte industrializzazione ha apportato tante conseguenze negative, dall’altro non si può nascondere che abbia migliorato le condizioni di vita di tutti i ceti sociali.   
Storici e critici, inoltre, ascrivono la causa della crisi a motivazioni interne alla letteratura ed ai suoi cultori: il declino naturale di alcune tematiche troppe volte ripetute e spontaneamente esauritesi, e nuove esigenze che ne scaturiscono. Già se ne possono riscontrare dei cenni negli anni ’30:

  • il tedio;
  • il tormento esistenziale;
  • l’isolamento;

Questi elementi portano verso una difficoltà comunicativa: tutto ciò si alimenta prendendo forme più nitide, con il fenomeno dell’industrializzazione e del consumismo che provocano una ancor più grande alienazione dell’essere umano.

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