Partiti, sindacati e la Seconda Internazionale: storia e significato

Partiti, sindacati e la Seconda Internazionale: storia e significato A cura di Federico Goddi.

Significato e storia della Seconda Internazionale. Cosa sono e come nascono i partiti politici ed i sindacati, caratteristiche e idee

1Una linea d’analisi ancora valida

Il socialismo: poster di Vrij van Zegel
Il socialismo: poster di Vrij van Zegel — Fonte: getty-images

La Seconda Internazionale ha rappresentato un ambito di studio privilegiato per la storiografia sul movimento operaio. Nel secondo dopoguerra il dibattito si è incentrato sugli aspetti inediti della partitica e sulla prassi sindacale, dividendosi tra sostenitori della continuità con le precedenti esperienze del movimento operaio e fautori di una ricostruzione incentrata sul nodo delle particolarità nazionali. 

Dobbiamo a George Haupt, storico francese d’origine ebraico-ungherese, autore de La Seconda Internazionale (1969), il superamento di una dicotomia che scontava un male comune: un’idea di ricostruzione storica squisitamente istituzionale, incapace d’individuare le linee problematiche di un percorso storico complesso.

Al classico rapporto dialettico tra classe operaia e le sue espressioni istituzionali, Haupt sostituì un’analisi delle mentalità e degli effettivi comportamenti degli operai, intrecciandola allo studio delle ideologie e dei programmi, unita all’individuazione dei protagonisti principali.

Un rivoluzionario russo alza una bandiera rossa davanti a una folla di lavoratori in un poster per il Primo Maggio, una tipica festa socialista
Un rivoluzionario russo alza una bandiera rossa davanti a una folla di lavoratori in un poster per il Primo Maggio, una tipica festa socialista — Fonte: getty-images

Negli anni della Seconda Internazionale gli operai erano un gruppo socialmente identificabile che spendeva l’esistenza in sobborghi, non condividendo semplicemente il lavoro, ma gusti e abitudini. La separazione di quel mondo dal resto della società aveva contribuito allo sviluppo di una coscienza di classe unitaria.

Le esigenze di aggregazione sociale generate dagli orari di lavoro e dai bassi salari stimolarono altresì la formazione di organizzazioni sindacali moderne, che stravolsero la dimensione corporativa del mestiere preferendole quella dei sindacati d’industria su scala nazionale. Da quel momento, l’orizzonte dei compiti dei sindacati si estese alla contrattazione collettiva, al negoziato per la riduzioni delle ore di lavoro e allo sciopero per ottenere trattamenti salariali migliori.

Tra le suggestioni ancora valide dell’opera di Haupt, la più importante è rintracciabile nell’aver indicato una delle chiavi interpretative in un’epoca storica caratterizzata da elementi comuni a tutti i paesi europei: l’imperialismo, il decentramento del potere globale, la conseguente unificazione del mercato mondiale e, non ultima, l’acquisizione di un ruolo attivo nell’economia da parte dello Stato e la sua conseguente tendenza ad allargare le proprie potenzialità attraverso riforme politiche e sociali.

Una parte importante del volume è dedicata alla socialdemocrazia tedesca, che giocò un ruolo fondamentale nell’Internazionale sia sotto l’aspetto politico sia sul versante organizzativo. Nel partito tedesco è lucidamente rintracciato il modello di sviluppo del movimento operaio nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, contrassegnato dal sorgere dei partiti di massa, dalla distinzione tra l’organizzazione sindacale e i partiti contrapposti alle istituzioni delle democrazie parlamentari. 

È nell’enorme distanza - non sempre consapevole o limpidamente espressa dai leaders del movimento - tra un’ideologia intransigente e una pratica riformista incline al compromesso, che si inserì un attendismo rivoluzionario quasi messianico da parte di un movimento operaio che non seppe, e in taluni casi non volle, resistere ai venti di guerra. 

2Una galassia in espansione: sindacati e partiti nell’Internazionale

Negli anni a cavallo tra i due secoli nacquero potenti confederazioni sindacali nazionali che riunivano sigle di categoria e organizzazioni territoriali, come le Bourses du travail francesi o le Camere del lavoro italiane. In quegli anni i sindacati furono riconosciuti per legge nell’occidente europeo e nel 1901 germogliò una Federazione sindacale internazionale con sede ad Amsterdam. 

Karl Marx (1818-1883): teorico sociale, politico ed economico tedesco
Karl Marx (1818-1883): teorico sociale, politico ed economico tedesco — Fonte: getty-images

Quest’articolazione ruotò attorno a un fenomeno di fondo, consistente nel consolidarsi delle distinzioni tra due ambiti essenziali e tra loro complementari del moderno movimento operaio: l’organismo sindacale e il partito politico. A partire dagli anni ’70, comparvero questi ultimi che si concepivano come sezioni di un unico partito internazionale.

Tra queste strutture, ancora effimere e deboli, un ruolo di spicco fu assunto dal Partito socialdemocratico tedesco, nato nel ’75 dalla fusione dell’Associazione generale degli operai e il Partito socialdemocratico dei lavoratori, di orientamento marxista. In breve tempo l’organizzazione assunse il ruolo guida del movimento operaio europeo, riuscendo grazie a grandi battaglie elettorali ad ottenere l’abrogazione delle leggi tedesche antisocialiste. 

È proprio in questa fase, e precisamente nel 1889, che nacque a Parigi una nuova associazione – nota come Seconda Internazionale – sorta tra i ben auguranti auspici di una giornata lavorativa di otto ore e della proclamazione del Primo maggio quale giornata mondiale di lotta. Caratteristica dell’Internazionale era una struttura federativa dei partiti nazionali autonomi che adottarono un’ideologia politica socialista non omogenea, in costante tensione tra riformismo e aspirazioni rivoluzionarie.  

Eduard Bernstein: teorico e politico socialdemocratico tedesco, 1903
Eduard Bernstein: teorico e politico socialdemocratico tedesco, 1903 — Fonte: getty-images

Con l’accrescersi del peso politico di questa contraddizione, si sviluppò un forte dibattito teorico specie in seno alla socialdemocrazia tedesca, testimoniato dal volume I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia (1899), firmato da uno tra i massimi esponenti dell’Internazionale, Eduard Bernstein, fautore di una politica di riforme graduali in alleanza con le forze borghesi. Le tesi furono tacciate di revisionismo e respinte dal numero uno dell’Internazionale, Karl Kautsky.   

È da rilevare che le differenziazioni interne al movimento operaio furono spesso sfruttate dai governi europei (liberali e non) per facilitare l’integrazione dei socialisti nelle logiche parlamentari, rendendone inoffensive le tendenze più radicali. Emblematiche sono le esperienze in Gran Bretagna e Russia

Nel primo caso, una florida economia imperiale aveva favorito lo sviluppo di un imponente movimento operaio, contribuendo a posizionarlo su una linea moderata e non socialista. La Fabian Society, e successivamente l’Independent Labour Party, nato nel 1893, nonostante un programma socialista legalitario, non riuscì a influenzare il proletariato britannico.

Solo con la fine del ’90, a causa di un offensiva padronale che mise a rischio il riconoscimento dei diritti sindacali, le Trade Unions reagirono dotandosi di una rappresentanza sindacale: il Labour Party, che infranse il bipartitismo britannico sostituendosi ai liberali nell’eterna contesa con i conservatori.

Vladimir Lenin
Vladimir Lenin — Fonte: ansa

Nella Russia zarista, l’inesistenza di qualsiasi tutela legalitaria, favorì invece lo sviluppo di partiti rivoluzionari. Nella contesa a viso aperto contro l’autocrazia si distinse Vladimir Uljanov, detto Lenin, la cui azione provocò una scissione della socialdemocrazia russa (1903) tra “bolscevichi” e “menscevichi” (maggioritari e minoritari). In quel contesto gli esiti non potevano che essere rivoluzionari: una prima volta nel 1905, ed una seconda, ben più rilevante nel 1917. 

Consistenti orientamenti rivoluzionari si ebbero anche in paesi dove i processi di democratizzazione delle masse popolari furono più lenti, tra questi anche l’Italia, unico paese dove i socialisti ebbero un ruolo determinante anche nel mondo rurale.  

Bandiera rossa: simbolo del socialismo e del comunismo
Bandiera rossa: simbolo del socialismo e del comunismo — Fonte: istock

Un caso intermedio è rappresentato dalla Francia, in cui resisteva una forte tradizione rivoluzionaria derivate dal sentimento sempre vivo del 1789, che non la rese del tutto permeabile al marxismo che ebbe invece, pur tra innumerevoli frammentazioni, una larga diffusione in Italia, est Europa e Scandinavia. 

Nel caso francese, le differenti componenti socialiste si unificarono in un partito nazionale, Section Française de l’Internationale Ouvrière (SFIO) che dalle proprie tradizioni trasse un radicato sentimento nazionale osteggiato dal sindacato francese (Confédération Générale du Travail) che assunse orientamenti sindacalisti rivoluzionari, contrapponendo all’azione politica lo sciopero generale

Attraverso il mito dello sciopero generale, il sindacalismo esercitò un forte fascino sulla classe operaia dei paesi latini, legandosi anche alla tradizione anarchica, contribuendo alla forte radicalizzazione e alle aspirazioni di palingenesi sociale di alcune frange dell’Internazionale

3La fine della Seconda Internazionale

Non furono però le forme d’integrazione parlamentari a provocare il fallimento dell’Internazionale. Nel 1914, i deputati della SPD votarono a favore della guerra, sorprendendo i socialisti contrari al conflitto che lessero quel voto come un tradimento delle idee rivoluzionarie e internazionaliste.  

L’adesione alla guerra fu per la socialdemocrazia un’importante occasione per integrarsi in uno Stato che aveva sempre escluso le masse popolari tedesche, anche dopo le revoca delle leggi antisocialiste, il Reich continuò ad adottare nei confronti della socialdemocrazia un misto di tolleranza e repressione, consentendone l’esistenza ma negandole il riconoscimento politico e sociale a cui ambiva e facendo del suo isolamento il più efficace mezzo di condizionamento. Allo scoppio della guerra, i socialdemocratici tedeschi risolsero in senso positivo la questione della loro integrazione diretta nella comunità nazionale. 

La rivoluzionaria tedesca Rosa Luxemburg (1870-1919) che esercitò una notevole influenza sulla strategia e sul pensiero politico marxista
La rivoluzionaria tedesca Rosa Luxemburg (1870-1919) che esercitò una notevole influenza sulla strategia e sul pensiero politico marxista — Fonte: getty-images

L’entusiasmo con cui i militanti accolsero la decisione rafforzò il sentimento nazionale generale ed a molti parve che il proletariato fosse pienamente riconosciuto nella nazione tedesca. Col passare del tempo tuttavia, prendendo atto della situazione politica e sociale, l’aspetto riformistico si scontrò nuovamente con l’originaria impostazione rivoluzionaria rappresentata dalla filosofa Rosa Luxemburg.   

Il rapporto tra avanzamenti parziali e conquista del potere, in sostanza tra riforme e rivoluzione, non venne però chiarito e rimase una questione irrisolta nel movimento. Il sopraggiungere del conflitto mondiale ruppe gli indugi, cancellando definitivamente il congresso della possibile svolta (Vienna, agosto 1914).    

Il bellicismo aveva spazzato via il luogo dei grandi dibattiti teorici e ideologici che avevano animato i quadri del movimento operaio nei primi anni del Novecento. La questione restò a lungo irrisolta fin quando la rivoluzione d’ottobre portò riformisti e rivoluzionari ad una rottura definitiva.