Parmenide: spiegazione del pensiero filosofico, biografia e opere

Parmenide: spiegazione del pensiero filosofico, biografia e opere A cura di Giulia Guadagni.

Pensiero filosofico di Parmenide di Elea, filosofo greco vissuto attorno al 515 a.C. e autore di Sulla natura e considerato tra i più importanti filosofi presocratici

1Vita e opera di Parmenide

Busto di Parmenide di Elea
Busto di Parmenide di Elea — Fonte: ansa

Non sappiamo quando esattamente nacque e morì Parmenide, ma siamo certi che visse a cavallo tra il VI e il V secolo a. C. e che era originario di Elea, in Magna Grecia (sulle coste dell’attuale Campania). I suoi più celebri discepoli furono Zenone e Melisso, che ricordiamo come rappresentanti della scuola eleatica.  

Sappiamo anche che Parmenide scrisse una sola opera, un poema in versi esametri intitolato Sulla natura di cui si sono conservati circa centosessanta versi, divisi in una ventina di frammenti.  

Il poema è diviso in tre parti: un proemio, una prima parte dedicata alla via della verità (aletheia) e una seconda dedicata alla via dell’opinione (doxa).  

Il protagonista del poema è Parmenide stesso, che nel proemio racconta di esser stato condotto al cospetto di una dea, la quale gli ha rivelato l’unica Verità, insegnandogli come distinguerla da apparenze e false conoscenze.

Parmenide separa in modo netto la verità (aletheia) dall’opinione (doxa). Ciò che è, la realtà, non si confonde in alcun modo con ciò che sembra, ciò che solamente appare. Si tratta di una posizione assai comune tra i filosofi (Platone la manterrà, distinguendo tra la vera conoscenza delle idee e l’imperfetta conoscenza delle copie), ma Parmenide ne propone una versione particolarmente radicale: verità ed errore non hanno alcunché in comune.

La dea svela a Parmenide quali sono le sole duevie” che si possono pensare:

  1. la via della Verità (aletheia) che (dice) «che è e che non è possibile che non sia»;
  2. l’altra (la via dell’opinione, doxa), che (dice) «che non è ed è necessario che non sia».

Solo la prima via permette di conoscere la Verità, mentre la seconda non consente di apprendere nulla, anzi, equivale a pensare il nulla, cioè a non pensare.

2Parmenide e la via della verità

Parmenide di Elea: filosofo greco antico
Parmenide di Elea: filosofo greco antico — Fonte: getty-images

La via della verità, secondo Parmenide, è percorribile solo «con raziocinio», «con la ragione» (logos). Qualsiasi altra fonte di conoscenza (anche i sensi) è ingannevole. Nonostante abbia scritto un poema, quindi un testo non argomentativo, Parmenide presenta le proprie tesi seguendo le regole della logica.

2.1I caratteri dell’essere

Applicando un ragionamento deduttivo a partire dall’assunto secondo cui «l’essere è, il nulla non è», Parmenide scopre alcune caratteristiche dell’essere. L’essere è: 

  • ingenerato e incorruttibile (altrimenti, prima di essere generato non-sarebbe-stato e dopo la corruzione non-sarebbe più);
  • omogeneo, cioè uguale in ogni sua parte (se comprendesse delle differenze sarebbe in un modo o per un aspetto e non-lo-sarebbe per un altro);
  • immobile (se si muovesse non-sarebbe più in un luogo in cui prima era);
  • atemporale (se no non-sarebbe più ciò che prima era);
  • indivisibile (altrimenti una sua parte non-sarebbe le altre);
  • finito (perché se fosse infinito mancherebbe di qualcosa).

Se l’essere è immobile, ingenerato, omogeneo e indivisibile, allora il movimento e i mutamenti che vediamo nel mondo sono solo illusioni. Secondo Parmenide, in realtà il mutamento non esiste, in verità niente cambia né si muove. 

3La via dell’opinione

Nei frammenti della seconda parte del poema che si sono conservati la dea espone a Parmenide «le opinioni dei mortali», cioè quella conoscenza delle apparenze a cui sola può aspirare chi non conosce la verità.

La seconda parte del poema è più difficile da interpretare, perché i frammenti rimasti sono pochi e brevi. Ciò che è importante ricordare, però, è che Parmenide presenta i questi frammenti le migliori opinioni sulla physis che si possano formulare a partire da un’illusoria conoscenza fondata sui sensi e non sulla ragione. Queste opinioni, tuttavia, restano false, perché l’unica verità è «che è» e si tratta di una verità metafisica. Della physis, che è il mondo del mutamento e quindi delle apparenze, non si può dire alcunché di vero.

4Spiegazione e specificità della filosofia di Parmenide

La tesi parmenidea sull’impossibilità del mutamento è una rivoluzione rispetto alle posizioni degli altri filosofi presocratici, che avevano cercato di individuare l’arché, cioè proprio quell’elemento che si mantiene stabile al di là del mutamento. Ciò che cambia (per esempio una mela che prima è acerba e poi matura e marcisce) deve in qualche modo rimanere uguale (deve rimanere la stessa mela, che attraversa il processo di maturazione).

Ma in che senso è la stessa mela, cosa della mela rimane uguale? I filosofi si chiedevano proprio questo: cosa si mantiene stabile nei cambiamenti? Qual è il principio (arché) di tutte le cose? La tesi di Parmenide è rivoluzionaria proprio perché non individua l’arché come elemento determinato. L’essere parmenideo non è questo o quell’elemento specifico (per esempio l’acqua, come voleva Talete, o l’aperion, come sosteneva Anassimandro). L’essere semplicemente è, e basta, è assolutamente indeterminato. Dunque, il mutamento non esiste, cosa che non era immaginabile per i filosofi precedenti e che farà discutere a lungo i successivi.  

Secondo Parmenide i sensi (vista, tatto, udito) non sono fonti di conoscenza vera. Ciò che vediamo, tocchiamo e sentiamo è mera apparenza. Solo la ragione, o meglio solo la logica, conduce alla verità. È una tesi radicale, perché implica che il mondo in cui viviamo, nella sua infinita varietà di aspetti e nella sua incessante mutazione, non ha alcuna verità. È una tesi che può sembrare assurda, perché contraddice drasticamente il senso comune.

Talete
Talete — Fonte: getty-images

Non è forse evidente a chiunque che esiste differenza tra giorno e notte, fra un La e un Mi, fra un cappello e un paguro, fra una gara di nuoto e i numeri dispari? L’elenco potrebbe andare avanti all’infinito proprio perché viviamo in un modo popolato di differenze, un mondo molteplice. Parmenide prende posizione esattamente contro questa affermazione che ci pare così evidente, affermando che le differenze e il mutamento sono illusioni, apparenze.

Le differenze e i cambiamenti sono illusioni, cioè secondo Parmenide sono non-essere, e perciò impossibili. Solo l’essere è. Ma cos’è l’essere? Non c’è risposta a questa domanda nel poema di Parmenide. L’essere è, solo questo si può dire, perché se lo definissimo dicendo che l’essere è questo, o quello, di nuovo si presenterebbe la molteplicità e la differenza. Dunque, l’essere è, il nulla non è.

5L’eredità di Parmenide

Diversi filosofi successivi, anche alcuni filosofi contemporanei, hanno discusso le tesi di Parmenide: l’unicità dell’essere, e quindi la negazione della molteplicità, e l’assoluta impossibilità del non essere, e quindi delle differenze.

Platone, che nel dialogo a lui dedicato, il Parmenide, lo indica come un padre filosofico “venerando e terribile”, nel Sofista compie nei suoi confronti quello che chiama unparricidio”. Platone aveva bisogno di affermare l’esistenza di una qualche differenza fra le idee, che sono molteplici e non Una come l’essere parmenideo. Quindi, contro Parmenide, Platone afferma che una qualche forma di non-essere è possibile, un non essere che non sia il nulla, ma il diverso.