Pareva facile giuoco: testo e commento alla poesia di Eugenio Montale

Di Redazione Studenti.

"Pareva facile giuoco", componimento dalla raccolta Le occasioni (1928 - 1939). Testo e commento alla poesia di Eugenio Montale, a cura di Marco Nicastro.

Pareva facile giuoco: testo

La poesia Pareva facile giuoco di Eugenio Montale appartiene alla raccolta Le occasioni (1929 - 1939).

Pareva facile giuoco
mutare in nulla lo spazio
che m’era aperto, in un tedio
malcerto il certo tuo fuoco.
Ora a quel vuoto ho congiunto
ogni mio tardo motivo,
sull’arduo nulla si spunta
l’ansia di attenderti vivo.
La vita che dà barlumi
è quella che sola tu scorgi.
A lei ti sporgi da questa
finestra che non s’illumina.

Pareva facile giuco: commento

La raccolta Le occasioni, che contiene poesie scritte tra il 1928 e il 1939, presenta un’evoluzione rispetto ad Ossi di seppia, pur muovendosi nel solco di una sostanziale continuità tematica e stilistica. Il discorso però si fa più ermetico, la materia semantica più densa e oscura. È necessario quindi munirsi di pazienza e non lasciarsi scoraggiare anzitempo dalle difficoltà di interpretazione che si possono incontrare, accettando il fatto che, nonostante gli sforzi, alcuni passi o perfino intere poesie possano alla fine risultare comunque di difficile interpretazione. Credo infatti che un tale sforzo possa comunque rappresentare un’ottima occasione per esercitare le proprie capacità razionali e immaginative, specie per dei giovani lettori che iniziano ad affinare il proprio ragionamento e le proprie capacità critiche.

La centralità della figura femminile

Iniziamo dunque con la breve poesia che fa da proemio alla raccolta, poesia senza titolo ma che potremmo ben intitolare “Il balcone” (titolo, in realtà, della prima sezione delle Occasioni) proprio perché il senso dell'immagine finale del balcone è centrale non solo per questo componimento ma per l'intera raccolta.
La poesia, come detto, è difficile. Il poeta si rivolge a qualcuno che potrebbe essere una donna (almeno seguendo la versione ufficiale della critica) per il semplice fatto che immagini di donna compaiono spesso nelle Occasioni, costituendone un tema centrale, e che l'intera raccolta è dedicata a una donna, Irma Brandeis, studiosa americana di Dante con cui Montale ebbe una relazione sentimentale per alcuni anni e che conobbe proprio nel periodo in cui fu scritta questa poesia (siamo all’inizio degli anni Trenta del Novecento). Se pensiamo a tutto questo, il componimento potrebbe indicare un contrasto insanabile tra la condizione del poeta, arida e insufficiente («il tedio malcerto») e la vitalità di una donna, simboleggiata dal fuoco. Come si diceva, la critica ha sottolineato più volte la centralità della figura femminile nelle Occasioni (diverse poesie in effetti si riferiscono a donne realmente conosciute da Montale nel corso della sua vita), vista come un essere positivo, quasi salvifico, che dà speranza e si oppone al malessere interiore del poeta, secondo una concezione del femminile simile a quella degli stilnovisti del Duecento.

Tuttavia, memori del fatto che lo stesso Montale non amava chiarire troppo il senso dei propri componimenti e che considerava l'oscurità della poesia come una aspetto inerente al suo “mistero”, possiamo anche ipotizzare un'altra spiegazione del testo (sempre incerta) liberando la fantasia. Possiamo ad esempio immaginare che il poeta si rivolga non a una donna ma a sé stesso, a partire dalla constatazione del fatto che un aggettivo della poesia – «vivo» – è declinato al maschile.

  • Montale si rivolgerebbe nello specifico a quell'immagine di sé che un tempo aveva creduta vitale («il certo tuo fuoco») e che spera possa continuare a rimanere tale («l'ansia di attenderti vivo»);
  • ci dice che non è stato cosa facile cambiare («pareva facile giuoco»), diventare una persona arida dopo il periodo di speranza e di spensieratezza («lo spazio che m’era aperto») tipico della giovinezza.
  • Ma con la maturità («ogni mio tardo motivo») tutto converge verso il vuoto, e la speranza giovanile «nell'arduo nulla si spunta», cioè si affievolisce dinnanzi al non-senso della vita. La vita appare solo come un affacciarsi da una finestra buia – immagine che rimanda vagamente all'espressione del «vuoto alle mie spalle» di una poesia vista in precedenza – cioè un sopravvivere soli e senza punti di riferimento (al buio non ci si orienta facilmente) e in cui solo di tanto in tanto si scorge qualche barlume.
  • Da notare che al v. 10 il «tu scorgi» si riferisce chiaramente al poeta o, il che è lo stesso, a un interlocutore immaginario, a un lettore che possa identificarsi col poeta e la sua condizione.

L'ultima strofa: manifesto della raccolta poetica

L'ultima strofa è più chiara e costituisce anche il manifesto di questa seconda raccolta poetica: le occasioni che le danno il titolo rappresentano quelle rare circostanze in cui tutto sembra avere un senso o offrire all'uomo una possibilità di riscatto dalla condizione di aridità interiore. E anche il conoscere una donna “speciale”, in tal senso, può costituire uno di questi momenti, cosa che come detto costituisce uno dei temi dominanti della raccolta.
Da notare infine che lo sporgersi dalla finestra del poeta implica un osservare la vita più che viverla veramente. Non solo la vita è difficile da comprendere, ma il poeta si pone anche ad una certa distanza da essa, ma anche, al contrario, la vita risulta alla fine incomprensibile proprio per la distanza che il poeta pone tra se stesso e lei. In ogni caso, il poeta ormai disilluso sta alla finestra privo di punti di riferimento invece che vivere più pienamente, cosa possibile solo attraverso quell'adesione più spensierata alla realtà che un tempo aveva ritenuto possibile (simboleggiata appunto dall’immagine del fuoco «certo», cioè sicuro).

La metrica

Da un punto di vista prettamente formale, si tratta di una poesia molto regolare, costituita da tre strofe di ottonari tradizionali, a parte l’ultimo che è un ottonario ipermetro (cioè ha nove sillabe anziché otto). Potrebbe essere significativo questo dettaglio, perché cadendo l’accento sulla terzultima sillaba («s’illùmina») determina un lieve abbassamento di ritmo, come una depressurizzazione appena percepibile coerente col significato del verso, che si riferisce appunto alla perdita della speranza (perdita di tensione ritmica = perdita di speranza). Ci sono poi alcune rime esterne ai vv. 1 e 4, 6 e 8, mentre i vv. 10 e 11 sono caratterizzati da una rimalmezzo, che collega la parte finale del v. 10 alla metà circa del verso successivo («scorgi-sporgi»); infine ai vv. 9 e 12 (rima ipermetra con una sillaba in più: barlumi-illumina). Interessanti, a mio avviso, le coppie di rime giuoco-fuoco e motivo-vivo, che potremmo immaginare legate semanticamente nella mente del poeta:

  1. la vivacità/vitalità del fuoco è analoga a quella del giuoco;
  2. per sentirsi vivi serve un motivo. Montale sembra dirci che, o la vita è vivace e vitale come un gioco, oppure si attenua il suo senso e con esso la nostra motivazione a vivere.

LE POESIE DI "OSSI DI SEPPIA": TESTO E COMMENTO

Altre poesie contenute dentro Ossi di seppia e commentate da Marco Nicastro:

APPROFONDIMENTI SU MONTALE

Gli approfondimenti didattici su Montale che trovi dentro Studenti.it: