Otto von Bismarck: biografia e pensiero politico del “Cancelliere di ferro”

Otto von Bismarck: biografia e pensiero politico del “Cancelliere di ferro” A cura di Michele Tommasi.

Biografia e pensiero politico di Otto von Bismarck, politico tedesco, Primo ministro del regno di Prussia e promotore della nascita dell'Impero tedesco di cui diventò il cancelliere nel 1871.

1Introduzione

Otto von Bismarck, 1894
Otto von Bismarck, 1894 — Fonte: getty-images

Otto von Bismarck fu Primo ministro della Prussia e poi Cancelliere dell’Impero tedesco dal 1862 al 1890. Nel panorama della politica europea dell’800, la figura di Bismarck si staglia come un gigante in grado di coprire con la sua ombra tutte le altre: il “Cancelliere di ferro” - questo il suo soprannome - fu in grado di stravolgere la politica europea e di condizionarne l’andamento per quasi mezzo secolo con la sua sola presenza e con le sue qualità di grande diplomatico e di politico scaltro e spregiudicato

Sotto la sua guida, e grazie alla sua abilità, la Germania raggiunse l’agognata unificazione nazionale nel 1871; in questa e in altre circostanze Bismarck dimostrò tutta l’efficacia della sua realpolitik; Bismarck si impose soprattutto come uomo politico di idee fortemente conservatrici e autoritarie, impegnando tutti i mezzi a sua disposizione per il raggiungimento degli obiettivi che nel corso del tempo si prefissò, verso la direzione ultima di rendere grande la Germania attraverso l’espressione di una politica di potenza nazionale

2La formazione e l’ascesa politica

Otto von Bismarck, 29 luglio 1890
Otto von Bismarck, 29 luglio 1890 — Fonte: getty-images

Otto von Bismarck nasce a Sconhausen, non lontano da Berlino, il 1° aprile del 1815: il padre è un ufficiale dell’esercito prussiano che possiede diverse proprietà terriere mentre la madre discende da una famiglia di burocrati statali. Bismarck appartiene quindi per nascita agli Junker, ovvero quella ristretta e compatta casta di aristocratici, fortemente conservatori, la cui presenza in Prussia è di vitale importanza per lo stato prussiano, visto che sono proprio questi a fornire da sempre buona parte dei ranghi dell’esercito e della burocrazia statale. 

Nel 1822 Bismarck si trasferisce con la madre a Berlino e inizia lì la sua formazione: negli anni della sua giovinezza frequenta gli ambienti altolocati della politica prussiana, mentre completa gli studi in legge prima di prestare un anno di servizio militare obbligatorio come ufficiale. Finito il servizio di leva Bismarck torna ad occuparsi delle proprietà familiari, ma già allora inizia a dimostrare una spiccata attitudine per la diplomazia e la politica, che gli varranno di lì a poco incarichi di rilievo nella macchina statale prussiana.

Nel 1847 Bismarck partecipa agli Stati provinciali, assemblea locale dove si guadagna una crescente notorietà tra i conservatori reazionari; l’anno seguente la Prussia, come gran parte delle nazioni europee, viene interessata dai moti rivoluzionari, che vedono Bismarck in prima linea tra i politici ostili a qualunque cambiamento sociale. Alla fine del 1848 Bismarck si guadagna un posto nel parlamento nazionale prima di ricevere il primo incarico diplomatico andando a rappresentare la Prussia in seno alla Confederazione germanica. Nel 1859 però l’ascesa al trono prussiano di Guglielmo I, ostile alle idee reazionarie, fanno sì che Bismarck interrompa il suo incarico, venendo inviato prima a S. Pietroburgo e poi a Parigi come diplomatico

Tuttavia nel settembre del 1862 è lo stesso Guglielmo I a richiamare urgentemente Bismarck nella capitale: a Berlino è in corso una difficile crisi politica vista l’opposizione del parlamento prussiano alla riforma dell’esercito e Guglielmo I ritiene che solo Bismarck abbia l’autorità e la fermezza per risolvere la situazione. Nominato primo ministro, Bismarck si imporrà sul parlamento portandolo allo scioglimento e varando la contestata riforma voluta dal sovrano, mentre lui stesso manterrà la carica ottenuta, conservando il potere per i successivi 28 anni.

3Bismarck e l’unificazione tedesca

Divenuto Primo ministro prussiano, Bismarck individuò da subito come principale obiettivo della sua politica il raggiungimento dell’unificazione tedesca, rendendo chiari, con la metafora del “sangue e ferro” - ovvero con una decisa politica estera di espansione militare -  i mezzi con il quale avrebbe ottenuto il risultato e sconfitto i suoi nemici. Ad ostacolare i piani del Cancelliere erano soprattutto l’Austria e la Francia, da sempre ostili alla formazione di uno Stato unitario di lingua tedesca, mentre ad appoggiare l’ambiziosa politica di Bismarck erano sia gli Junker che una nuova borghesia prussiana legata al forte sviluppo industriale di quegli anni.   

La prima contesa territoriale avvenne nel 1864 con la Danimarca per il controllo di due ducati a maggioranza tedeschi: Schleswig e Holstein. Ottenuta una rapida vittoria militare, Bismarck dimostrò subito che oltre all’uso della forza era in grado di utilizzare in modo spregiudicato la diplomazia, prima alleandosi con l’Austria e poi provocando la potenza asburgica sulla questione del controllo dei nuovi territori in modo da creare un casus belli per il futuro conflitto tra le due potenze.

Guglielmo I di Germania (1797-1888), settimo re di Prussia e primo imperatore tedesco
Guglielmo I di Germania (1797-1888), settimo re di Prussia e primo imperatore tedesco — Fonte: getty-images

Lo scontro tra Austria e Prussia si consumò nel 1866; ancora una volta l’abilità diplomatica di Bismarck fu decisiva nel portare dalla sua parte il neonato stato italiano, interessato ad annettere ai suoi territori il Veneto sotto il controllo austriaco. La guerra scoppiata nel giugno dello stesso anno durò appena 15 giorni, con la perfetta macchina militare prussiana che riuscì a sconfiggere duramente gli austriaci nella battaglia di Sadowa. A questo punto la vecchia confederazione tedesca a guida austriaca venne sostituita da una nuova confederazione a guida prussiana

L’ultimo ostacolo per l’unificazione tedesca era rimasta la Francia di Napoleone III, fino a quel momento rimasta neutrale ma sempre più preoccupata dall'aggressiva politica estera di Bismarck, deciso quanto prima a porre fine con un nuovo conflitto alla questione tedesca. L’opportunità si creò nel 1870 quando la questione della successione al trono spagnolo; nuovamente l’astuzia di Bismarck fu decisiva nel creare le condizioni adatte ad un nuovo successo prussiano

Il risultato fu raggiunto da Bismarck con il cosiddetto “stratagemma di Ems”: nell’estate del 1870 il Cancelliere rese pubblico un finto dispaccio diplomatico in cui si lasciava intendere che i colloqui diplomatici tra Francia e Prussia fossero stati bruscamente interrotti con un rude congedo dell’ambasciatore francese. Lo stratagemma aveva come obiettivo quello di provocare l’opinione pubblica francese e spingerla verso un conflitto con la Prussia, risultato pienamente ottenuto con la dichiarazione di guerra francese recapitata a Berlino il 19 luglio dello stesso anno.

Bismarck incontra i delegati francesi, Adolphe Thiers e Jules Favre, al Palazzo di Versailles, 26 febbraio 1871
Bismarck incontra i delegati francesi, Adolphe Thiers e Jules Favre, al Palazzo di Versailles, 26 febbraio 1871 — Fonte: getty-images

Forte della macchina bellica prussiana, Bismarck ottenne un nuovo e decisivo successo militare nella guerra franco-prussiana: la sconfitta francese, frutto di numerosi errori strategici, si consumò in particolare nella battaglia di Sedan combattuta tra il 31 agosto e il 2 settembre del 1870, che segnò il crollo dell’impero di Napoleone III. Con l’armistizio siglato nel gennaio del 1871 era così caduto l’ultimo ostacolo al disegno di unificazione nazionale tedesca perseguito da Bismarck.

Il 18 gennaio 1871, nella galleria degli specchi di Versailles, con una solenne cerimonia Guglielmo I fu proclamato imperatore di un nuovo stato unitario tedesco, alla cui guida permaneva, nelle vesti di cancelliere, il principale artefice dell’unificazione, ottenuta nel giro di pochissimo tempo con una completa affermazione militare. Il nuovo stato unitario vedeva la partecipazione di tutti gli stati tedeschi a guida prussiana, più quelli rimasti fuori dalla Confederazione del 1866. Nasceva così il Secondo Reich, che Bismarck avrebbe guidato come cancelliere per altri diciannove anni, fino al 1890.

4Bismarck alla guida dell’Impero tedesco

Proclamazione dell'Impero tedesco. Incoronazione di Guglielmo I come imperatore di Germania, 1871
Proclamazione dell'Impero tedesco. Incoronazione di Guglielmo I come imperatore di Germania, 1871 — Fonte: getty-images

Con la nascita dell’Impero tedesco emergeva una nuova potenza nel panorama europeo, in grado di competere sul piano economico e militare con nazioni di più antica fondazione come la Francia e la Gran Bretagna. Bismarck aveva ottenuto il risultato dell’unificazione soprattutto attraverso l’uso della forza, dimostrando tutta l’efficacia di una politica di potenza, ma una volta raggiunto il suo obiettivo inaugurò una nuova fase diplomatica volta all’equilibrio tra potenze e al mantenimento della pace nel vecchio continente.

Grazie al “sistema bismarckiano”, con il Cancelliere a muovere i principali fili della diplomazia, l’Europa non venne interessata da conflitti dal 1871 al 1914; il trionfo diplomatico di Bismarck avvenne soprattutto al Congresso di Berlino del 1878, che vide la Germania essere la grande mediatrice tra tutti gli interessi delle altre nazioni europee. Nel 1882 Bismarck portò inoltre a compimento, insieme a Austria e Italia, la stipula della “Triplice Alleanza”, un importante accordo militare di difesa reciproca tra nazioni che avrebbe retto fino allo scoppio della Prima guerra mondiale

Congresso di Berlino, 1878. Il Cancelliere Bismarck tra i dignitari
Congresso di Berlino, 1878. Il Cancelliere Bismarck tra i dignitari — Fonte: getty-images

Grazie al nuovo clima internazionale, Bismarck potè dedicarsi alle questioni di politica interna: il nuovo stato tedesco rimaneva un sistema fortemente accentrato basato sulla collaborazione tra industriali e Junker dove iniziava a emergere anche di una conflittuale dialettica politica per la rappresentanza nel nuovo parlamento. Oltre ai partiti espressione delle classi sociali tradizionali si affacciavano nuovi soggetti come il Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), legato al movimento operaio socialista, e il Centro (Zentrum) che basandosi sul cattolicesimo diveniva espressione di importanti aree del paese come la Baviera.

Contro queste nuove forze Bismarck si impegnò a fondo con una politica autoritaria per mantenere l’asse della politica tedesca nelle mani del blocco conservatore: nei riguardi dei cattolici Bismarck inaugurò tra il 1872 e il 1875 il cosiddetto Kulturkampf, ovvero una serie di misure volte a rafforzare la laicità del nuovo stato - in particolare nella scuola - e a mettere sotto sorveglianza l’attività del clero cattolico. I risultati non furono però quelli sperati e la politica repressiva compattò maggiormente il blocco cattolico, al punto che nel 1887 Bismarck fu costretto a ritirare i provvedimenti più duri e ad adottare una legislazione più morbida.

Nel frattempo le preoccupazioni di Bismarck si rivolgevano alla crescita del socialismo in Germania, che con le sue agitazioni e il suo proselitismo tra le classi meno ricche rischiava di mettere in discussione l’ordine sociale conservatore e autoritario. Nel 1878, a seguito di due attentati contro l’imperatore, Bismarck si decise a varare una forte legislazione anti-socialista, limitando la libertà di stampa e di associazione oltre che sancendo dure pene per chiunque violasse l’ordine costituito, leggi che di fatto relegarono la SPD ad una condizione prossima alla clandestinità

Residenza di Otto von Bismarck in Rue de Provence, Versailles
Residenza di Otto von Bismarck in Rue de Provence, Versailles — Fonte: getty-images

Tuttavia insieme alle misure repressive Bismarck si impegnò nella realizzazione di riforme sociali che potessero contenere l’avanzata socialista: tra il 1883 e il 1889 il cancelliere varò una serie di leggi come l’obbligo di assicurazione per la malattia, la vecchiaia e gli infortuni per le classi lavoratrici, che da quel momento sarebbe state a carico dello stato tedesco e degli imprenditori. Riforme che seppur all’interno di un disegno autoritario erano obiettivamente molto avanzate per l’epoca e riuscivano nell’intento di creare un primo sistema di welfare state che sarebbe stato successivamente d’esempio per molti altri paesi.

Tuttavia, come successo per il movimento cattolico, l’obiettivo di contenere il socialismo non fu pienamente raggiunto dallo statista, visto che nel 1890 i socialisti raggiunsero il milione e mezzo di voti alle elezioni; nella stessa tornata le forze conservatrici di Bismarck subirono inoltre un notevole ridimensionamento. L’ostilità del nuovo imperatore Guglielmo II alla politica autoritaria di Bismarck fu l’ultimo passo prima che il Cancelliere fosse obbligato, dopo 28 anni, ad abbandonare il potere politico, ritirandosi a vita privata prima della morte avvenuta nel 1898 all’età di 83 anni.

    Domande & Risposte
  • Chi era Otto von Bismarck?

    Primo ministro della Prussia e poi Cancelliere dell’Impero tedesco dal 1862 al 1890.

  • Perché Bismarck viene chiamato il cancelliere di ferro?

    Perché fu in grado di stravolgere la politica europea e di condizionarne l’andamento con la sua sola presenza e con le sue qualità di grande diplomatico e di politico spregiudicato.

  • Perché Bismarck perde il potere?

    Per l'ostilità del nuovo imperatore Guglielmo II e per il ridimensionamento delle forze conservatrici di Bismarck nelle elezioni del 1890.