Ossi di seppia: spiegazione e analisi dello stile della raccolta di poesie di Montale

Di Redazione Studenti.

Spiegazione e analisi dello stile di Ossi di seppia di Eugenio Montale. Riassunto dei temi della raccolta e confronti con altri poeti

OSSI DI SEPPIA

Ossi di seppia è una raccolta di poesie di Eugenio Montale
Ossi di seppia è una raccolta di poesie di Eugenio Montale — Fonte: getty-images

Sul titolo della raccolta di Eugenio Montale sono state formulate diverse ipotesi. Quella più accreditata è che gli “ossi di seppia”, residui calcarei di molluschi che il mare deposita sulla spiaggia, alludano a una condizione vitale impoverita, ridotta all’aridità e all’inconsistenza. La terra per Montale sarebbe quindi una sorta di esilio psicologico.

Un’altra teoria è che il titolo sia metafora del lavoro del poeta: proprio come il mare leviga gli ossi di seppia, il poeta leviga la sua poesia per giungere all’essenziale.

Questa raccolta rappresenta il primo Montale, quello ancora molto attaccato alla Liguria, sua terra natale. Importanti per lui sono stati i soggiorni a Monterosso, un luogo che viene spesso celebrato nella raccolta pubblicata la prima volta nel 1925 e poi nel 1928.

Gli Ossi sono divisi in quattro sezioni:

  • Movimenti
  • Ossi di seppia
  • Mediterraneo
  • Meriggi e Ombre ,

In apertura del volume si trova In Limine e in chiusura Riviere.

Nella raccolta si nota:

  • Un certo avvicinamento alla filosofia di Schopenhauer, per la visione della realtà come parvenza e sogno;
  • Un avvicinamento alle correnti in opposizione al positivismo;
  • Il legame con la poesia dannunziana, attraverso cui è necessario inizialmente passare per poi poterla superare, ma di cui successivamente Montale rifiuterà la sensualità, il vitalismo panico e l’intonazione aulica;
  • L’avvicinamento a Pascoli per la scelta di temi semplici e quotidiani e parzialmente per lo stile;
  • L'avvicinamento  a Gozzano e all’esperienza del crepuscolarismo.

I temi fondamentali della raccolta sono:

  • La condizione di “osso di seppia” del poeta, che quando la vita si impoverisce vita non può più attingere al sublime e deve ripiegare su realtà minime e marginali;
  • Il tema dell’aridità, presente nella descrizione del paesaggio ligure;
  • Il muro, allegoria dell’impossibilità dell’uomo di attingere alla vita piena.
  • L’eterno ritorno, per cui il continuo ritorno del tempo su se stesso è una prigione per l’uomo
  • Il tema dell'immoto andare, per cui l’uomo si illude di muoversi ma resta immobile.

La prigionia dell'uomo provoca la frantumazione dell’anima e quindi la perdita di identità. Il soggetto si sente in completa disarmonia con il resto del mondo: l’adesione completa al ritmo del cosmo era stata possibile solo nell’infanzia ma ora, nell’età matura, resta solo il rimpianto. L’arsura esteriore diventa arsura interiore, e dunque male di vivere.

OSSI DI SEPPIA, TEMI

L’unico modo di fuggire da questo male di vivere è attraverso uno stoico distacco dal mondo. Il poeta, che assume un punto di vista simile a quello di Leopardi, si pone però alla ricerca di uno spazio, un anello debole, che consenta di uscire dalla prigionia esistenziale e attingere al “nulla” che si cela dietro alla parvenza della realtà.

Per Montale la poesia non è più capace di arrivare all’essenza profonda della realtà di attingere all’assoluto, né tantomeno riesce a dare messaggi positivi o certezze di qualunque tipo.

Montale non usa più il linguaggio analogico in corrispondenza con la natura, ma una poetica degli oggetti che vengono citati nella poesia come equivalenti della condizione interiore del poeta o concetti astratti. La poetica degli oggetti tende a creare un rapporto razionale con il mondo: gli oggetti a cui Montale fa riferimento restano sempre oggetti umili e dimessi.

Gli ossi di seppia si caratterizzano per i suoni aspri, i ritmi rotti e anti-musicali e per l’andamento a volte prosastico. Montale inoltre usa il verso libero, ma spesso utilizza anche l’endecasillabo.

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