Oskar Schindler: biografia | Video

Di Maria Carola Pisano.

Oskar Schindler: biografia e storia della Schindler's List, con cui l'imprenditore salvò tra i 1000 ed i 1300 ebrei dall'olocausto

OSKAR SCHINDLER

Oskar Schindler, che tutti conosciamo grazie al film Schindler's List, è stato un imprenditore tedesco, ricordato per aver salvato durante la Seconda guerra mondiale più di 1200 ebrei dallo sterminio nazista. Chi era davvero, e come ha fatto a salvare così tante persone? 

Oskar Schindler, biografia. Video a cura di Andrea Borello
Oskar Schindler, biografia. Video a cura di Andrea Borello — Fonte: redazione

Oskar Schindler nacque il 28 aprile del 1908 in Repubblica Ceca, da una famiglia tedesca. I suoi vicini di casa ed amici di famiglia erano ebrei. Cresciuto, egli intraprese gli studi tecnici, da cui fu espulso nel 1924 per aver falsificato una pagella. Si sposò, ma anche se i due non divorziarono, il matrimonio fu fallimentare e i due non ebbero figli. Nel 1932 fu arrestato più volte per ubriachezza, oltre ad intraprendere una relazione extraconiugale che gli diede due figli.

Sprovvisto di grandi risorse economiche si avvicinò al partito nazista Cecoslovacco e nel 1938 diventò una spia tedesca. Per questo fu arrestato dal Governo Cecoslovacco e condannato a morte. Si salvò per un pelo, grazie all’occupazione nazista dei Sudeti. Nel 1939 si iscrisse al partito nazista, con una promettente carriera nella Gestapo e molti contatti nella Gestapo, la polizia segreta di Hitler.

Si trasferì poi a Cracovia, in Polonia, dove rilevò una fabbrica di utensili da cucina in fallimento. Il suo contabile di fiducia era un ebreo conosciuto in Cecoslovacchia. Egli iniziò ad assumere solo operai ebrei, che gli fornivano mano d’opera a basso costo. Nel 1941 riconvertì la produzione della fabbrica nel settore bellico. Intanto inziavano i primi duri rastrellamenti a Cracovia. Migliaia di ebrei venivano picchiati per strada e portati in un campo di concentramento poco distante, Krakov-Plazow. Grazie alle buone relazioni con il comandante del campo Schindler riuscì a far trasferire 900 ebrei dal campo alla sua fabbrica.

Con l’invasione dell’Armata Rossa, cioè l’esercito russo, però i tedeschi iniziarono ad uccidere tutti gli ebrei rimasti nei campi e nelle fabbriche per cui Schindler scelse di trasferire tutti i “suoi ebrei” in un’altra fabbrica in Cecoslovacchia, in segreto, salvando tutte le loro vite.

Terminata la guerra, Schindler, che non aveva mai rivelato a nessuno queste sue attività, dovette fuggire dalla Germania in quanto ex appartenente al Partito Nazista. Si rifugiò in Argentina, nascondendosi per alcuni anni, fino a quando nel 1958 scoprì che si era scoperto che aveva salvato centinaia di persone. Fece allora ritorno in Germania dove fu accolto con tuggli gli onori e decorato con la Croce al Merito di I Classe della Repubblica Federale Tedesca. Andò anche in Israele, dove fu accolto da 220 dei “suoi” sopravvissuti.

Da allora visse tra Germania ed Israele, ma senza riuscire più ad avviare alcuna attività imprenditoriale e sostenuto dai fondi di alcuni degli ebrei che aveva salvato. Morì nel 1974, otto anni dopo essere stato inserito nell’elenco dei Giusti tra le Nazioni. Venne sepolto in un piccolo cimitero cattolico, a Gerusalemme, come egli aveva espressamente chiesto prima di morire.

Nel corso della guerra, Schindler fece redigere varie liste degli ebrei che tentò di salvare dall'Olocausto, sempre col pretesto di assumerli come manodopera per la fabbrica. Tra le più importanti, c'è una lista di 1117 nomi, che fu conservata da uno dei sopravvissuti. L'ultima lista invece, risale al 18 aprile 1945 e fu ritrovata per caso nel 1999 in una valigia che Schindler stesso aveva dimenticato a casa di una coppia di amici: contiene 801 nomi.

La storia di Schindler venne scoperta da Keneally, un celebre scrittore australiano, che la trasformò in un libro di successo, da cui nel 1993 venne tratto il film Schindler's List, diretto da Steven Spielberg. Il regista, visto il successo del film ha deciso di usare parte degli incassi per creare la Fondazione Visuale dei Sopravvissuti della Shoah, che raccoglie le testimonianze  audio-video di circa 52.000 sopravvissuti. Spielberg, inoltre, non è stato pagato per questo film. Ha rifiutato di accettare lo stipendio dicendo che sarebbero stati “soldi di sangue”.

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