Oscar Wilde: vita e opere

Oscar Wilde: vita e opere A cura di Teresa Bosica.

Biografia e opere di Oscar Wilde, esponente dell’estetismo inglese. Analisi de il Ritratto di Dorian Gray e L’Importanza di Chiamarsi Ernesto

1Oscar Wilde: vita e opere

Oscar Wilde
Oscar Wilde — Fonte: ansa

Oscar Wilde nacque a Dublino nel 1854 in una famiglia benestante (suo padre era un celebre chirurgo, sua madre una scrittrice e una donna piuttosto eccentrica). Wilde fu uno studente brillante, frequentò il Trinity College di Dublino e durante i suoi studi mostrò una personalità anticonformista: non era molto popolare tra i suoi compagni di studio e neanche tra i suoi insegnanti, preferiva rimanere da solo a leggere soprattutto i classici.

In seguito vinse una borsa di studio all’Università di Oxford, dove divenne popolare per la sua eccentricità, la sua arguzia e le sue brillanti conversazioni.  Mentre era a Oxford, divenne discepolo di Walter Pater e della sua teoria Arte per Amore dell’Arte che influenzò profondamente la sua vita e le sue opere.  

Da Pater imparò che l’arte non aveva uno scopo didattico e morale, adottò uno stile di vita basato sull’estetismo e cominciò a comportarsi e a vestire in modo stravagante: indossava calze di seta, giacche di velluto, pantaloni al ginocchio, strane cravatte e spesso passeggiava portando tra le mani un giglio o un girasole. Wilde era piuttosto esibizionista e quando si trasferì a Londra, ricevette molti inviti dall’alta società londinese perché la gente era completamente affascinata dalle sue argute affermazioni.  

Oscar Wilde viaggiò molto, andò in Italia, in Grecia e negli Stati Uniti per tenere un ciclo di conferenze sui Preraffaelliti e gli esteti. Famosa la sua frase alla dogana americana I have nothing to declare but my genius (Non ho niente da dichiarare tranne il mio genio). Quando tornò in patria, sposò Constance Lloyd ed ebbero due figli.

Negli anni ’80 del XIX secolo scrisse una serie di racconti come The Canterville Ghost (Il Fantasma di Canterville -1887), The Happy Prince and Other Tales (Il Principe Felice e Altri Racconti -1888) che scrisse per i suoi figli, e il suo unico romanzo The Picture of Dorian Gray (Il Ritratto di Dorian Gray - 1891), in cui espresse le sue teorie estetiche. Oscar Wilde scrisse anche molte opere teatrali di successo tra cui la tragedia Salomè (1892) e commedie come Lady Windernere’s Fan (Il Ventaglio di Lady Wintermere - 1893), A Woman of No Importance (Una donna senza Importanza - 1893), An Ideal Husband (Un Marito Ideale - 1895) e The Importance of Being Earnest (L’Importanza di Chiamarsi Ernesto - 1895). 

Sia Salomé sia Il Ritratto di Dorian Gray danneggiarono la sua reputazione poiché alla prima non fu permesso di essere rappresentata a Londra per oscenità e fu invece rappresentata in Francia dalla famosa attrice Sarah Bernhardt, e il romanzo fu considerato immorale. Wilde era immensamente popolare ma le cose cominciarono a volgere al peggio quando iniziò una relazione omosessuale con il giovane Lord Alfred Douglas soprannominato “Bosie”

Oscar Wilde con Lord Alfred Douglas nel 1893
Oscar Wilde con Lord Alfred Douglas nel 1893 — Fonte: getty-images

Il Marchese di Queensberry, il padre di Bosie, lo accusò di omosessualità, considerata un’offesa criminale al tempo. Oscar Wilde fu processato e fu condannato a due anni di lavori forzati nella prigione di Reading Gaol. In questi anni scrisse due opere importantissime, The Ballad of Reading Gaol (La Ballata del carcere di Reading - 1898) sulla sua esperienza in prigione, e una lunga lettera autobiografica a Lord Alfred Douglas, De Profundis (1897), pubblicata postuma nel 1905. 

Quando uscì di prigione, Wilde era un uomo finito. Aveva perso tutto, anche la moglie e i figli, inoltre l’opinione pubblica era contro di lui. Decise di lasciare l’Inghilterra e si trasferì a Parigi sotto un altro nome, Sebastian Melmoth. Qui morì di meningite nel 1900. Gli ultimi anni della sua vita furono veramente difficili e spesso dovette fare affidamento sull’aiuto economico dei pochi amici che gli erano rimasti fedeli.

2Il Ritratto di Dorian Gray – la trama

La tomba di Oscar Wilde al Père Lachaise di Parigi
La tomba di Oscar Wilde al Père Lachaise di Parigi — Fonte: getty-images

Il Ritratto di Dorian Gray è la storia di un ricco giovane di cui il pittore Basil Hallward, completamente affascinato dalla sua bellezza, dipinge il ritratto. Nello studio di Basil Dorian incontra l’esteta Lord Henry Wotton, una sorta di diavolo tentatore che con i suoi discorsi sulla fugacità della giovinezza e della bellezza influenza il giovane a tal punto che, rendendosi conto che la bellezza del ritratto durerà in eterno mentre lui diventerà vecchio, esprime il desiderio che i segni del trascorrere del tempo e della sua esperienza non si mostrino sul suo volto ma sul ritratto. 

Dorian e Lord Henry Wotton diventano amici, e sotto la cinica influenza di Wotton il giovane inizia a condurre una vita edonistica e dissoluta, provocando grande sofferenza in chi gli sta vicino, in particolare nella fidanzata, l’attrice Sybil Vane, che rifiutata da Dorian si toglie la vita. Dopo questo evento, il protagonista nota che sul volto del ritratto appare un’espressione cinica e crudele e man mano che la sua vita peccaminosa procede, il ritratto diventa sempre più orribile recando i segni della sua anima corrotta. 

Dorian nasconde il dipinto in soffitta perché nessuno lo possa vedere. Dopo molti anni lo mostra a Basil e subito dopo lo uccide per impedirgli di rivelare il suo segreto. Con il passare del tempo l’uomo si rende conto dell’orrore delle sue azioni: decide allora di distruggere il quadro e iniziare una nuova vita, ma nel momento in cui trafigge il ritratto con un coltello, provoca anche la sua morte. Magicamente il ritratto ritorna alla sua perfezione originale e Dorian diventa irriconoscibile. Infatti, i suoi servitori, attirati dalle sue urla strazianti, accorrono nella stanza dove trovano un uomo morto sul pavimento con un coltello nel cuore, che riescono a riconoscere solo grazie ai suoi anelli. 

2.1La dottrina estetica e il significato allegorico del romanzo

Il nome di Oscar Wilde è strettamente legato alla corrente dell’estetismo: egli fu la perfetta incarnazione del dandy, un uomo elegante e raffinato che viveva la propria vita come un’opera d’arte, alla ricerca del piacere e scioccando la gente con affermazioni scandalose.

L’unico romanzo di Oscar Wilde, Il Ritratto di Dorian Gray, è l’espressione perfetta delle sue idee estetiche e la Prefazione è considerata il Manifesto dell’Estetismo inglese. Infatti contiene le famose citazioni di Wilde Tutta l’arte è completamente inutile, oppure Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto.

Quando Il Ritratto di Dorian Gray fu pubblicato, fu considerato un libro immorale che scioccò i lettori vittoriani, i quali credevano che lo scopo dell’arte fosse di educare la gente ma Wilde dichiarò che la bellezza era il suo unico scopo e la morale non aveva importanza. Il protagonista del romanzo, Dorian Gray, conduce una vita scandalosa e peccaminosa all’insegna dell’edonismo, si dedica solo al perseguimento del piacere e le sue azioni provocano la morte di tre persone.

Egli pagherà con la morte i suoi peccati alla fine del romanzo. In questo senso possiamo affermare che, anche se Oscar Wilde sostiene che l’arte non ha un fine didattico, il romanzo termina con un insegnamento morale. La storia narrata è una versione del mito del Faust che vende l’anima al diavolo in cambio del sapere illimitato. Nel caso di Dorian la sua anima è intrappolata nel ritratto che invecchia al suo posto, recando i segni dei suoi peccati mentre Dorian resta giovane e bello.   

Il ritratto rappresenta la parte oscura della personalità di Dorian, testimonia la sua corruzione morale, è il suo doppio e il protagonista lo nasconde in una stanza segreta della sua casa perché non vuole che gli altri vedano la sua vera essenza, ma alla fine vuole liberarsene e lo trafigge con un pugnale provocando indirettamente la sua morte. Il ritorno del quadro alla sua originaria bellezza e la trasformazione di Dorian in un essere ripugnante, mostrano chiaramente le teorie di Wilde sull’arte, cioè che l’arte rende tutto eterno.

Il romanzo può anche essere interpretato come una critica della società vittoriana poiché l’apparente bellezza del protagonista non riflette la sua bellezza interiore e il ritratto (il suo doppio) rappresenta il suo lato oscuro e la cattiva coscienza della borghesia vittoriana. Se interpretiamo il romanzo in questo senso, possiamo affermare che Il Ritratto di Dorian Gray è un libro che insegna una morale contrariamente a quanto affermato dallo scrittore.  

3L’Importanza di Chiamarsi Ernesto

la locandina di L'importanza di chiamarsi Ernesto, in scena al Globe Theatre di Londra nel 1939
la locandina di L'importanza di chiamarsi Ernesto, in scena al Globe Theatre di Londra nel 1939 — Fonte: getty-images

L’Importanza di Chiamarsi Ernesto è la più famosa commedia di Oscar Wilde. Racconta di due giovani appartenenti all’alta società londinese, Algernon Moncrieff e John Worthing, noto anche come Jack. Entrambi conducono una doppia vita: Algernon finge di avere un amico malato di nome Bunbury a cui va a fare “visita” quando vuole evitare di partecipare a eventi mondani; Jack vive nell’Hertfordshire, dove fa da tutore a Cecily, la giovane nipote di Thomas Cardew, ora morto, che ha adottato Jack quando era bambino. Jack è un ricco proprietario terriero e finge di avere un fratello spendaccione e scapestrato di nome Ernest, nome che usa quando si reca a Londra.

Jack è innamorato della cugina di Algernon, Gwendolen, una ragazza elegante e sofisticata, e le propone di sposarlo. La ragazza accetta perché ha sempre desiderato sposare un uomo di nome Ernest poiché Ernest è un nome davvero rispettabile. Lady Bracknell, la madre della ragazza, inizialmente approva il matrimonio ma cambia idea quando scopre che Jack è in realtà un trovatello che Thomas Cardew aveva trovato in una borsa di cuoio abbandonata a Victoria Station ventotto anni prima. In seguito la scena si sposta nella casa di campagna di Jack, dove arriva Algernon e, in assenza di Jack, finge di essere suo fratello Ernest.

Algernon e Cecily s’innamorano a prima vista, Algernon le propone di sposarlo e Cecily accetta perché anche lei ha sempre sognato di sposare un uomo di nome Ernest. A questo punto della storia entrambe le ragazze credono di essere fidanzate a un uomo di nome Ernest. Tutto ciò causerà una serie di equivoci. Intanto Lady Bracknell arriva nella casa di campagna di Jack per riportare a Londra sua figlia che si era recata dal fidanzato.

Qui incontra Miss Prism, l’istitutrice di Cecily, che un tempo aveva lavorato per sua sorella ed era poi sparita con il suo nipotino in fasce, la donna rivela di averlo riposto accidentalmente in una borsa di cuoio lasciata a Victoria Station, si scopre quindi che Jack è in realtà il fratello di Algernon e che il suo vero nome è proprio Ernest. La commedia termina con il matrimonio delle due coppie.

La regina Vittoria
La regina Vittoria — Fonte: getty-images

3.1L’Importanza di Chiamarsi Ernesto – temi principali

L’Importanza di Chiamarsi Ernesto fu rappresentata per la prima volta nel 1895 e fu un grande successo. L’opera, una commedia di costume, è una satira dell’ipocrisia e del moralismo della società vittoriana che attribuiva grande importanza alle apparenze. I temi più importanti dell’opera sono il matrimonio e il denaro.

Quando Algernon e Jack parlano di matrimonio, si chiedono se si tratti di una questione d’affari o di passione, per Lady Bracknell il matrimonio è chiaramente una questione di affari, per lei la posizione sociale e la ricchezza contano più dell’amore. L’opera è caratterizzata da dialoghi brillanti, paradossi, equivoci e come è evidente dal titolo stesso, giochi di parole tra le due parole “Earnest” che significa onesto e il nome Ernest che in inglese si pronunciano allo stesso modo. In realtà nessuno dei personaggi dell’opera dice la verità soprattutto i due protagonisti Algernon e Jack.                                                     

Provo molto piacere ad ascoltarmi: è uno dei miei piaceri più intensi. Ho spesso lunghe conversazioni con me stesso, e sono talmente bravo che a volte non capisco nemmeno una parola di ciò che dico.

Oscar Wilde