Orfeo ed Euridice: il mito greco e la versione di Latino

Di Marta Ferrucci.

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Orfeo ed Euridice, il mito

Quella di Orfeo ed Euridice è una delle leggende più famose della mitologia greca dove si  narra della straziante storia d’amore tra due giovani: il poeta e musicista Orfeo e la bellissima ninfa Euridice, protagonisti di una vicenda commovente che ha ispirato gli artisti di tutti i tempi tra cui Ovidio vita e opere, che ne parla nelle sue Metamorfosi.
I due giovani sono belli, innamorati e si sposano e fin qui tutto bene. Ma la ragazza è talmente bella che attira le attenzioni di Aristeo, figlio del dio Apollo e si sa, gli dei sono capricciosi. Un giorno, per sfuggire alle sue attenzioni, correndo sull’erba Euridice viene morsa da un serpente e muore. Orfeo cade nello sconforto e decide di scendere nel regno dei morti per riprendersi sua moglie. Scendere negli inferi per un mortale era molto rischioso ma Orfeo vuole convincere Ade e Persefone, rispettivamente re e regina di quel regno, a lasciar andare la ragazza.
Il giovane supera numerose difficoltà ma infine la sua storia commuove Persefone che gli consente di riportare nel regno dei vivi la sua amata, ma ad una condizione: nella risalita non si sarebbe mai dovuto voltare a guardare Euridice. Sembra facile, no? Eppure la storia non finisce bene.

Orfeo ed Euridice
Orfeo ed Euridice — Fonte: getty-images

Orfeo inizia la risalita verso la luce ed Euridice lo segue ma non conoscendo il patto che Orfeo ha fatto con i due sovrani del regno dei morti, lo chiama incessantemente. Orfeo vorrebbe voltarsi ma non lo fa. Finalmente però vede la luce e la fine di quel cammino straziante e decide di voltarsi ma Euridice è ancora indietro, è ancora negli inferi e così, ad un passo dall’avercela fatta, Orfeo ha rotto l’unica condizione che avrebbe consentito ai due di tornare insieme. Euridice scompare per sempre.
Qui di seguito trovate la versione in latino e la corrispondente traduzione in italiano della vicenda.

Orfeo ed Euridice: versione in latino

Orpheus, poeta lyrae sono clarus, etiam feras molliebat et saxa movebat. Cum Orpheo vitam beate nupta agebat, venusta nympha Eurydice. Olim autem coluber inter herbam occultus nympham necavit. Tum Orpheus, valde maestus, Inferorum reginae animum commovere temptavit atque ac nuptam ad vivos reducere. Ad Inferos descendit, ad Proserpinae solium accedit et lyra suaviter canit. Mortuorum umbrae undique accurunt; horrida monstra conticescunt, cessant damnatorum supplicia. Tandem Orpheus etiam Proserpinae animum commovet et Inferorum regina desiderium poetae exaudit: Orphei nuptam ad vivos remittet, sed poeta per viam respicere non debebit. Orpheus magno cum gaudio nuptam precedit; postea autem, desiderio impulsus, incaute respicit. Statim Inferorum regina feminam revocat. Orpheus flet atque plorat, sed frusta: nam Eurydice ad Inferos rursus remeat, ibique in perpetuum manebit.

Orfeo ed Euridice, la traduzione

Orfeo, poeta famoso per il suono della lira, ammansiva le bestie e scuoteva i massi. Con Orfeo viveva felicemente la moglie, la bella ninfa Euridice. Una volta una serpe nascosta fra l’erba uccise la ninfa. Allora Orfeo, estremamente afflitto, tentò di commuovere l’animo della regina degli Inferi e riportare la sposa in vita. Discese negli Inferi, arrivò nella casa di Proserpina e suonò soavemente la lira. Gli spettri dei morti accorsero da ogni parte; gli orridi mostri ammutolirono, cessarono i supplizi dei dannati. Alla fine Orfeo toccò anche l’animo di Proserpina e la regina degli Inferi esaudì il desiderio del poeta: riportò tra i vivi la sposa di Orfeo, ma il poeta non avrebbe dovuto voltarsi durante il tragitto di ritorno. Orfeo con grande gioia si pose davanti alla sposa; invece dopo, colpito da un desiderio, incautamente si girò indietro. Subito la regina degli Inferi richiamerà la donna. Orfeo piangerà e implorerà, ma inutilmente: Euridice tornerà di nuovo negli Inferi, e lì rimarrà per sempre.