Orale maturità 2020, percorsi: come collegare pandemie e covid-19 alle altre materie

Di Marta Ferrucci.

Un percorso ragionato per il colloquio della maturità che coinvolge diverse materie: italiano, storia, latino, greco, biologia, matematica... sul tema delle pandemie e dell'attuale covid-19.

Le pandemie nella storia: dalla peste al covid-19

Quest’anno l’esame di maturità si concretizzerà in un grande e conclusivo esame orale, un colloquio che varrà 60 punti e durante il quale il maturando si giocherà quasi tutte le sue carte. La tesina di maturità non è stata reintegrata in modo ufficiale ma molti docenti hanno chiesto ai loro studenti di sviluppare un percorso con cui  iniziare il colloquio, ovvero del materiale che coinvolga tutte le materie che aiuti lo studente a rompere il ghiaccio introducendo gli argomenti da lui portati.

La peste a Marsiglia del 1700
La peste a Marsiglia del 1700 — Fonte: getty-images

Qui di seguito proponiamo un percorso che coinvolge diverse materie sul tema delle pandemie, argomento più attuale che mai. La peste, le pandemie in generale, non sono solo una catastrofe sanitaria ma possono essere viste anche come una metafora morale, un male che si insinua subdolo e che devasta le popolazioni. Era così nell’antichità quando la peste veniva vista come una punizione divina ma ci sono anche conseguenze morali come l’indifferenza e il cinismo che scatena nelle persone che, pur vivendola collettivamente, si allontanano dai propri simili per isolarsi dal resto del mondo.
Le pandemie le incontriamo spesso nel corso della storia: ne hanno parlato antichi greci e latini, storici, scrittori e ovviamente scienziati. Ecco come collegare le diverse materie al tema della pandemia.

Storia: la pandemia Spagnola tra il 1918 ed il 1920, dopo la Prima guerra mondiale

Prima guerra mondiale
Prima guerra mondiale — Fonte: ansa

La spagnola è considerata la più grave forma di pandemia mai conosciuta che uccise, in 2 anni, tra i 50 ed i 100 milioni di persone in tutto il mondo, mietendo più vittime della guerra stessa. A differenza del covid-19, la Spagnola colpiva soprattutto individui sani e giovani perché produceva un’insufficienza respiratoria causata da una reazione eccessiva del sistema immunitario che, nei giovani, è particolarmente forte. I sintomi erano: tosse lancinante, febbre molto alta, ridotta frequenza cardiaca, febbre emorragica.
Un importante fattore che favorì la propagazione della pandemia a livello globale fu l'incremento dei viaggi grazie alla diffusione dei nuovi mezzi di trasporto.
La Spagnola fu devastante anche perché arrivo dopo il primo conflitto mondiale, tra popolazioni malnutrite, scarsa igiene e ospedali sovraffollati. A questo si aggiunse che i moderni sistemi di trasporto resero più facile spostarsi nel mondo e diffondere inconsapevolmente la malattia.

Italiano: la peste nera del 1348 a Firenze nel Decameron di Boccaccio

Boccaccio
Boccaccio — Fonte: ansa

Giovanni Boccaccio e il Decameron. L’autore nel suo Decameron descrive la peste di Firenze del 1348 e le sue tragiche conseguenze. La peste nera fa da sfondo alle 100 novelle che compongono l’opera.
(…) E non come in Oriente aveva fatto, dove a chiunque usciva il sangue del naso era manifesto segno d’inevitabile morte; ma nascevano nel cominciamento d’essa, a’ maschi e alle femmine parimente, o nell’anguinaia o sotto le ditella, certe enfiature, delle quali alcune crescevano come una comunal mela, altre come uno uovo, e alcune più e alcun’altre meno, le quali i volgari nominavan gavòccioli. E dalle due parti del corpo predette infra brieve spazio cominciò il già detto gavòcciolo mortifero indifferentemente in ogni parte di quello a nascere e a venire; e da questo appresso s’incominciò la qualità della predetta infermità a permutare in macchie nere o livide, le quali nelle braccia e per le coscie, e in ciascuna altra parte del corpo, apparivano a molti, a cui grandi e rade, e a cui minute e spesse. E come il gavòcciolo primieramente era stato, e ancora era, certissimo indizio di futura morte, così erano queste a ciascuno a cui venieno. A cura delle quali infermità né consiglio di medico, né virtù di medicina alcuna pareva che valesse o facesse prof itto; anzi, o che la natura del malore nol patisse, o che la ignoranza de’ medicanti (de’ quali oltre al numero degli scienziati, così di femine come d’uomini, senza avere alcuna dottrina di medicina avuta giammai, era il numero divenuto grandissimo) non conoscesse da che si movesse, e per conseguente, debito argomento non vi prendesse, non solamente pochi ne guerivano, anzi quasi tutti infra ’l terzo giorno dalla apparizione de’ sopraddetti segni, chi più tosto e chi meno, e i più senza alcuna febbre o altro accidente, morivano.(…)

Latino: la peste nel De rerum natura di Lucrezio

Lucrezio e De rerum natura. Nella parte finale del Libro VI il poeta e filosofo romano descrive gli effetti della peste che colpì l’Attica e Atene nel 430 a.C.. Gli studiosi si sono interrogati sul perché di un finale così tragico in un’opera che tragica, fino all’ultimo libro, non è. La morale è che la natura non premia e non punisce: gli uomini non possono pensare di stare al di sopra della natura, pretendendo che sia “costruita” a suo uso e consumo; solo lo stolto si lamenta di un fatto naturale come la morte e la rifugge oppure la cerca come fine dei suoi mali. Solo il saggio accoglie serenamente la natura così com’è.

Greco: la peste raccontata dallo storico Tucidide nella Guerra del Peloponneso

Tucidide
Tucidide — Fonte: getty-images

Tucidide e la Guerra del Peloponneso. Anche Tucidide, lo storico greco, racconta la peste di Atene del V secolo. «E i medici non erano capaci di combatterla, perché non la conoscevano. Infatti loro erano nella situazione di curarla per la prima volta… Fece la sua prima apparizione, a quanto si racconta, in Etiopia, oltre l’Egitto; poi dilagò anche nell’Egitto, in Libia e nella maggior parte del regno di Persia. In Atene piombò all’improvviso e i primi a subirne il contagio furono gli abitanti del Pireo...».
La peste di Atene come il coronavirus del 2020: rinchiusi nelle mura della città gli antichi greci allora, chiusi in casa e limitati negli spostamenti oggi. I sintomi sono descritti da Tucidide: starnuti, tosse violenta, dolori allo stomaco, fuoco nel corpo, piaghe e ulcere, bisogno continuo di acqua. Al termine della malattia si poteva diventare ciechi o perdere completamente la memoria,  al punto di non riconoscere la propria famiglia. Insieme alla peste dilagava la solitudine e il senso di smarrimento. 

Inglese: la peste di Londa del 1664 nel A journal of the plague year di Daniel Defoe

Daniel Defoe, A journal of the plague year. Nel 1772 lo scrittore Defoe scrive un diario dell'anno della peste che colpì Londra e parte dell'Inghilterra tra la fine del 1664 e l'inizio del 1666, una pandemia che nella sola capitale inglese provocò 100.000 morti, decimandone ¼ dell’intera popolazione. Nell’inchiesta, Defoe racconta la vita quotidiana ai tempi della peste ma si avvale anche di statistiche e archivi anagrafici delle parrocchie.

Daniel Defoe
Daniel Defoe — Fonte: getty-images

La peste inizia nel 1663 in Olanda, paese con cui l’Inghilterra ha intensi scambi commerciali. A Londra i primi casi di morte per peste si registrano a dicembre del 1664. La pandemia prende velocità ma si registrano anche degli strani intervalli e Defoe ne individua le cause: per non dover far fronte alla quarantena, le famiglie che potevano permetterselo facevano registrare i propri morti come deceduti per malattie diverse dalla peste e questo, secondo Defoe, determina una vera e propria truffa dei numeri. Come accade anche oggi con il coronavirus, anche a Londra vennero chiusi i locali pubblici mentre restarono aperti forni e mercati. Questi saranno una grande fonte di contagi perché i commercianti, con i loro spostamenti, portano il contagio fuori città.
Tra gli effetti della peste c’è la disoccupazione ma anche la nascita di truffatori, indovini, venditori di amuleti che promettono di vendere rimedi infallibili. Ad un certo punto si inverte la tendenza  e chi era fuggito da Londra per scampare al contagio torna nella capitale nonostante l’epidemia non fosse finita. Esplode un nuovo picco. Nel frattempo i paesi vicini approfittano del vantaggio competitivo dato da un paese devastato dalla malattia. Solo nel 1666, 3 anni dopo l’inizio, l’epidemia può dirsi conclusa.

Matematica: crescita esponenziale e progressione geometrica

Le nozioni di crescita esponenziale e progressione geometrica sono fondamentali per comprendere il meccanismo di diffusione di un’epidemia e la sua evoluzione nel tempo. In particolare, il fattore R 0 (R con zero), che cambia da virus a virus e nel corso del tempo, è un esempio di progressione geometrica. Molti fenomeni fisici rispondono a funzioni matematiche di crescita esponenziale (si possono fare esempi attinti a molti ambiti della Fisica, che rispondono a leggi del tutto analoghe a quelle delle epidemie.  Il raccordo tra matematica - biologia – medicina è oggi fondamentale.

Biologia: la visione darwiniana delle pandemie come dinamiche biologiche selezioniste

In un percorso sulle pandemie si può trovare un collegamento con Darwin, il biologo naturalista e antropologi britannico. Un interessante spunto arriva da un articolo di Scienzainrete che propone una lettura di quanto sta avvenendo con il covid-19 secondo una teoria di epidemiologia evoluzionistica. Nell’articolo di Gilberto Corbellini  si legge che “Quel che il darwinismo prevede è una dinamica evolutiva per quanto riguarda il  rapporto tra la nostra specie e il virus, i cui esiti non sono predicibili e fluttueranno, come già sta accadendo con i ritorni di fiamma in Asia, per motivi che poco hanno a che vedere con le modalità di intervenire sulla trasmissione, che variano da paese a paese.

Darwin
Darwin — Fonte: istock

(…) Il principio che ispira questi studi è che l’evoluzione sanitaria delle epidemie e pandemie è controllata dalla selezione naturale reciproca tra agente infettivo e patogeno.(…) Lo scenario è quello di un grandioso evento darwiniano. La popolazione umana e quelle di altri mammiferi consentono, attraverso un recettore specifico (ACE2) al virus di entrare nelle cellule e di dar luogo a un’evoluzione replicativa nell’ospite, dal quale escono ed entrano in continuazione particelle virali mutate, ovvero quelle più efficienti nel trasmettersi e moltiplicarsi.(…) C’è un che di “grandioso”, avrebbe detto Darwin, in questa immagine della pandemia. Sarebbe importante cogliere l’opportunità, tragica, di interrogarci sui rapporti tra parassiti e ospiti in un quadro scientifico-culturale un po’ più ampio della numerologia quotidiano, cioè per arricchire la cultura in generale di idee più utili e verosimili di quello normalmente utilizzate e che si ascoltano nella comunicazione e divulgazione. Il grande genetista Theodosius Dobzhansky ripeteva che “niente in biologia ha senso se non alla luce dell’evoluzione”. Un detto che potrebbe essere così aggiornato: “niente in biologia, medicina e sanità pubblica (fermiamoci qui per ora) ha senso se non alla luce del pensiero darwiniano”.

Il video che ti spiega cos'è un'epidemia

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