Oliver Cromwell e la prima rivoluzione inglese: cause e protagonisti

Oliver Cromwell e la prima rivoluzione inglese: cause e protagonisti A cura di Francesco Gallo.

Cause, battaglie e protagonisti della prima Rivoluzione Inglese combattuta tra il 1642 ed il 1651 e capeggiata da Oliver Cromwell che riuscì a smantellare il sistema feudale affermando il principio della sovranità popolare

1Il Seicento e la crisi del nuovo secolo

Elisabetta I, alla morte della quale succederà al trono Giacomo I, non altrettanto amato dal popolo
Elisabetta I, alla morte della quale succederà al trono Giacomo I, non altrettanto amato dal popolo — Fonte: getty-images

Terminata l’epoca elisabettiana, nel 1603 viene incoronato il nuovo re: Giacomo Stuart, con il nome di Giacomo I d’Inghilterra. Il successore di Elisabetta è uno scozzese, e la sua origine straniera, unita alla sua presunta omosessualità, lo rendono subito impopolare al popolo inglese. Qualcuno inventa addirittura un epigramma che recita: “Rex fuit Elisabeth, nunc est regina Jacobus” (Elisabetta fu re: ora è regina Giacomo). 

Appena salito al potere, deve fronteggiare due problemi fondamentali: l’economia e la religione. Pochi giorni dopo il suo arrivo, infatti, gli viene subito presentata una petizione che chiede più tolleranza per i puritani. Sul punto di accettarla, però, gli si rivoltano contro anche i cattolici che, da quel momento in poi, cercheranno di sollevarlo dal trono attraverso una serie di complotti. 

Quello del 5 novembre 1605 passerà alla storia come la Congiura delle polveri (Gunpowder Plot), un piano progettato con l’obiettivo di uccidere in un colpo solo il re, tutta la sua famiglia e gran parte dell’aristocrazia protestante, facendo esplodere la Camera dei Lord durante la cerimonia dello State Opening, che si sarebbe tenuta proprio quella sera. La congiura non va a buon fine, e il suo ideatore Guy Fawkes verrà imprigionato, impiccato e decapitato insieme ad altre persone implicate nella cospirazione.  

2Carlo I e gli anni della Tirannia

Carlo I Stuart
Carlo I Stuart — Fonte: ansa

Il generale malcontento nei confronti della corona cresce quando nel 1625 sale al trono Carlo I, figlio e legittimo successore di Giacomo. Deciso a intraprendere una condotta più aggressiva rispetto a quella del padre, e nel tentativo di guadagnarsi da subito il sostegno dei puritani, dichiara guerra alla Spagna e organizza una spedizione navale per soccorrere gli ugonotti a La Rochelle, dove sono assediati dai francesi.  

La spedizione è però un fallimento e il malumore generale arriva anche all’interno del Parlamento dove il re viene sottoposto a una Petizione di diritto, riassumibile in quattro punti, che gli impedivano:   

  • arresti arbitrari
  • tasse non approvate dal Parlamento
  • obbligo di alloggiare truppe
  • imposizione della legge marziale.

Il parlamento continua per molto tempo ad attaccare la sua politica, e nel frattempo crescono le manifestazioni popolari. Così nel 1629 Carlo I scioglie il Parlamento decidendo di governare senza il suo aiuto in un periodo che prenderà il nome di Tirannia degli Undici anni, ovvero il periodo di governo autonomo che va dal 1629 al 1640.    

In questo periodo di tirannia, tuttavia, non mancheranno alcune riforme utili volte a risanare il bilancio inglese. Dalla stipulazione della pace con Francia e Spagna all’ingresso della Ship money, una tassa il cui denaro viene destinato alla flotta da guerra, pur non essendo l’Inghilterra in guerra con nessuno. Per quanto contestatissima, sarà proprio questa tassa a dare inizio alla potenza navale inglese e a rimpinguare le semivacanti casse dello Stato. E così, alla fine degli anni Trenta, sembrava che anche l’Inghilterra degli Stuart, come la Francia di Richelieu o la Spagna di Olivares, fosse pronta ad avviarsi verso un regime di tipo assolutistico.  

Luigi XIV, il sovrano cui si collega per antonomasia il concetto di assolutismo monarchico
Luigi XIV, il sovrano cui si collega per antonomasia il concetto di assolutismo monarchico — Fonte: istock

Ma a deviare il corso degli eventi ci penserà, ancora una volta, una questione religiosa. Carlo I deve dapprima fronteggiare le proteste popolari, giunte fino a Westminster contro la Ship Money, ritenuta illegale vista l’assenza del Parlamento, e inoltre deve vedersela con la rivolta dei presbiteriani scozzesi con cui fallisce ogni tentativo di riconciliazione. Scoppia così la cosiddetta Guerra dei Vescovi, e Carlo è costretto a convocare di nuovo il Parlamento per ottenere i mezzi necessari a condurre le imminenti battaglie.   

Ma nel Parlamento gli avversari della politica del sovrano sono in numero maggiore e vengono sostenuti anche dalla pressione popolare. E mentre anche in Irlanda scoppia una rivolta cattolica, ponendo il problema su chi dovesse condurre la repressione, il parlamento cerca invece di costringere il monarca a cedere il controllo delle forze armate, che tradizionalmente gli spettava.

Carlo non può sopportare questo ulteriore affronto e così lascia la capitale, chiama a raccolta i sudditi a lui fedeli e prepara la vendetta. Nel 1642 ha inizio la guerra civile, che in un primo momento sembra volgere proprio a favore del re che può contare su una cavalleria valorosa. Ma il sostegno finanziario della City al parlamento e l’alleanza con gli scozzesi fanno ben presto pendere la bilancia dalla parte del parlamento, soprattutto grazie al valoroso comandante dell’esercito: Oliver Cromwell.    

3Oliver Cromwell e la prima rivoluzione inglese

Ritratto di Oliver Cromwell
Ritratto di Oliver Cromwell — Fonte: ansa

Nato ad Huntingdon nella contea del Cambridgeshire nel 1599 – ancora oggi considerato tra i dieci personaggi inglesi più importanti della storia – Oliver Cromwell cresce educato al calvinismo in una famiglia appartenente alla gentry, la piccola nobiltà agraria inglese. Il suo matrimonio nel 1620 con Elisabeth Bourchier, figlia di un ricco mercante di Londra, ne consolida la posizione economica.   

Poco meno che trentenne, però, attraversa una profonda crisi religiosa che lo spinge a diventare un fervente puritano, fermamente convinto del fatto che solo la fede sia in grado di guidare l’uomo nella vita privata e pubblica.

Compiuta una prima breve esperienza come parlamentare nel 1628, prima che questo venisse sciolto dal re, torna nel ricostituito Parlamento nel 1640, schierandosi apertamente contro l’assolutismo di Carlo I. Oliver Cromwell dichiara a gran voce di voler abbattere la diffusa corruzione di corte, creare un sistema fiscale sottoposto al controllo del Parlamento e di mirare a una più energica difesa degli interessi nazionali in politica estera.  

Per le sue decise e fiere posizioni, quando nel 1642 scoppia la guerra civile, lo ritroviamo a capo dell’esercito di insorti che comanderà con una disciplina ferrea. Da grande stratega militare, attraverso la riorganizzazione dell’esercito rivoluzionario, chiamato New model army, porterà in soli quattro anni i cavalieri del re alla totale disfatta.   

È il 1648. Nonostante la schiacciante vittoria, sono ancora in pochi a ritenere che si possa fare a meno della monarchia. E lo stesso Cromwell si dichiara favorevole all’accordo con il re sconfitto, purché si salvaguardino le conquiste della rivoluzione. Ma non c’è unanimità di vedute sul nuovo assetto politico e religioso. Il parlamento è favorevole a dare alla Chiesa una svolta presbiteriana a cui però si ribella chi vuole l’indipendenza delle singole religioni (cattolica esclusa) venutesi a creare durante lo scontro tra corona e parlamento in quel clima di relativa libertà. Tra questi ci sono i quaccheri (letteralmente “coloro che tremano di fronte a Dio”, quaker) e i battisti (che conferiscono il battesimo in età adulta).  

Nel frattempo, nel 1649 Carlo I viene condannato a morte ed è la prima volta che accadde nella storia dell’Europa in nome della sovranità popolare. Dopo la morte del re viene creato un Consiglio di Stato, soppressa la Camera dei Lord e proclamata la Repubblica con il nome di Commonwealth, al fine di governare per il “benessere comune” attraverso l’unione della corona di Inghilterra, Scozia e Irlanda.   

Cromwell a Drogheda, in Irlanda
Cromwell a Drogheda, in Irlanda — Fonte: getty-images

Scozzesi e irlandesi, però, non ci stanno — e in realtà non ci staranno mai — così le rivolte che scoppiano in seguito verranno sedate nel sangue da Cromwell che per questo motivo è ancora oggi ricordato in Scozia e Irlanda come una figura assai controversa. In particolare a causa della brutale repressione del 1649 durante l’assedio di Drogheda, quando la città viene espugnata con il massacro di quasi 3.500 persone. Questo episodio alimenterà per oltre tre secoli l’odio fra inglesi e irlandesi, così come quello fra cattolici e protestanti.

Oliver Cromwell invaderà anche la Scozia nel periodo 1650-1651, dopo che gli scozzesi avevano deliberatamente incoronato re d’Inghilterra Carlo II, figlio di Carlo I, in un tentativo di restaurazione monarchica. Cromwell sarebbe stato anche disposto a tollerare una Scozia indipendente, ma in quel momento è costretto a reagire quando gli scozzesi tentano di invadere a loro volta l’Inghilterra.   

Oliver Cromwell, da par suo, era meno ostile agli scozzesi, che erano in gran maggioranza di religione presbiteriana, che non ai cattolici irlandesi, e, quando si riferiva a loro, li definiva «Popolo di Dio, sebbene ingannati». Ciò tuttavia non gli impedirà di agire con spietatezza anche nei loro confronti. Sebbene inferiori di numero, i suoi veterani infliggeranno pesanti sconfitte agli scozzesi nella Battaglia di Dunbar, nel 1650 e nella successiva Battaglia di Worcester occuperanno anche il Paese. Da allora la Scozia è sotto il dominio inglese, rimanendo a lungo sotto occupazione militare, con una linea di fortificazioni che dividevano le Highlands dal resto del paese.   

4Gli ultimi anni di Cromwell

Una raffigurazione dell'esecuzione postuma di Oliver Cromwell e degli altri regicidi
Una raffigurazione dell'esecuzione postuma di Oliver Cromwell e degli altri regicidi — Fonte: getty-images

Nel 1651 viene promulgato l’Atto di Navigazione che riserverà alla madrepatria il commercio con le colonie nordamericane ammettendo nei porti inglesi solo navi britanniche. Un colpo diretto contro gli olandesi che aprirà di fatti la strada alle tre guerre navali anglo-olandesi iniziate nel 1652 e terminate nel 1674 e che finiranno per sancire la superiorità marittima britannica. In questo contesto Oliver Cromwell dichiara guerra alla Spagna, già duramente provata dal conflitto con i francesi, strappandole la Giamaica che poi diventerà il fulcro della tratta degli schiavi.  

Gli anni di Cromwell segnano la ripresa dell’espansione marittima inglese e inaugurano l’era dell’imperialismo britannico. La politica interna però mostra alcune crepe. Viene stilata in fretta e furia una carta costituzionale e Cromwell viene nominato Lord protettore di Inghilterra, Scozia e Irlanda unendo potere politico e militare.      

Gli anni successivi lo vedranno impegnato nel tentativo di consolidare le conquiste della rivoluzione e di dare al paese nuove istituzioni. Una serie di privilegi concessi alla nobiltà verranno soppressi, fu introdotta una relativa tolleranza religiosa (non però per i cattolici), ma nei successivi anni non gli riuscirà di dare al paese un’adeguata stabilità istituzionale.  

Nel 1657 il Parlamento gli chiederà di restaurare la monarchia assumendo lui stesso la corona, ma lui rifiuta. Alla sua morte gli succede il figlio Richard, il quale non si dimostrerà all’altezza dei propri compiti, tanto che nel 1660 verrà restaurata la monarchia degli Stuart

Preferisco un capitano malvestito ma che conosca e senta i motivi per cui combattere, piuttosto di uno di quelli che voi chiamate "gentiluomini" e che non sanno esser altro che un gentiluomo.