L’Olanda del 1600: libertà civili e religiose nella Repubblica delle Province Unite

L’Olanda del 1600: libertà civili e religiose nella Repubblica delle Province Unite A cura di Bianca Dematteis.

L'Olanda del 1600 visse un periodo di incredibile sviluppo economico e culturale che la portò a diventare una delle massime potenze economiche e commerciali d'Europa. In quel secolo il paese visse un boom demografico ed economico.

1Il secolo d'oro

Mercato a Rotterdam, Paesi Bassi 1694
Mercato a Rotterdam, Paesi Bassi 1694 — Fonte: getty-images

L’Olanda visse nel corso del Seicento un periodo di straordinario sviluppo economico e culturale, divenendo una delle massime potenze finanziarie e commerciali d’Europa.

Gli storici, per identificare questo periodo di fioritura, hanno identificato gli anni tra il 1560 e il 1670 come il “Secolo d’oro”.

Amsterdam, la città principale dell’Olanda, divenne il centro in cui più di altri si dispiegò questa crescita, misurabile anche in un notevole incremento demografico: la città passò dall’avere 30mila abitanti, per lo più pescatori, nel 1560, a 150mila abitanti nel 1650.

2L'indipendenza dalla Spagna

I Paesi Bassi erano nel Cinquecento composti da 17 province. A Sud, l’attuale Belgio, era predominante la religione cattolica; nell’area settentrionale, oggi i Paesi Bassi, si era invece diffuso il calvinismo. L’Olanda era la provincia più prospera dell’area settentrionale. 

Tutti i territori erano dominati dalla Spagna, potenza con la quale le popolazioni dei Paesi Bassi entrarono presto in conflitto per ottenere margini di autonomia sempre maggiori. 

Tra XVI e XVII secolo, la storia dell’Olanda e delle terre vicine fu infatti segnata da una serie di lotte e ribellioni contro la Spagna

Una battaglia tra navi olandesi e spagnole sull'Haarlemmermeer (1629) in un dipinto di Hendrik Cornelisz Vroom
Una battaglia tra navi olandesi e spagnole sull'Haarlemmermeer (1629) in un dipinto di Hendrik Cornelisz Vroom — Fonte: getty-images

Dopo anni di scontri e tensioni, le aree meridionali si unirono nell’Unione di Arras nel 1579 e restarono sotto la corona spagnola; le province settentrionali, invece, si unirono nell’Unione di Utrecht, città olandese, e dichiararono la loro indipendenza dalla Spagna nel 1581.

L’indipendenza delle sette Province del Nord fu riconosciuta solo nel 1648.

Tra il 1581 e il riconoscimento ufficiale dell’indipendenza, gli scontri tra Spagna e Province Unite non vennero meno. Nel 1609 i due territori giunsero a una tregua di dodici anni.

In questi anni le Province Unite conobbero una crescita finanziaria, economica, culturale senza pari e in particolare l’Olanda divenne tra le regioni più ricche e potenti d’Europa.

A questa crescita contribuì anche l’arrivo di mercanti protestanti ed ebrei che dalle regioni del Sud decisero di trasferirsi nelle aree settentrionali per poter sfuggire al controllo della Spagna.

3L'organizzazione dello Stato

Le Province Unite erano unite in una federazione che comprendeva:

  1. Olanda
  2. Zelanda
  3. Utrecht
  4. Frisia
  5. Groninga
  6. Gheldria
  7. Overijssel

Ogni provincia era governata da un’assemblea elettiva. Al vertice vi erano due figure:

  • il Pensionario (un governatore con poteri civili) che veniva stipendiato con una sorta di pensione di denaro pubblico;
  • lo Stadhouder (un governatore militare).
Il Congresso di Utrecht, Paesi Bassi
Il Congresso di Utrecht, Paesi Bassi — Fonte: getty-images

A capo di tutte le singole Province e di questi poteri autonomi vi erano gli Stati generali federali, la cui sede era a l’Aia, importante città olandese soprattutto dal punto di vista politico. L’organizzazione degli Stati generali ricalcava quella in vigore nelle singole Province.

A capo di tale assemblea vi erano infatti un Gran Pensionario e un Stadhouder generale. Ad essi competevano le decisioni che riguardavano l’intera federazione, il primo aveva competenze in ambito civile, il secondo relativamente all’attività militare. Il Gran Pensionario e lo Stadhouder erano provenienti dalla Provincia dell’Olanda, la più importante e rilevante a livello economico tra le sette.

All’interno di queste istituzioni i ceti più rappresentati erano quelli dominanti: non solo i grandi proprietari terrieri, provenienti dalle famiglie nobili, ma soprattutto i mercanti. Proprio questi ultimi divennero i soggetti che contribuirono allo sviluppo delle Province.

È da notare che nel Seicento le forme di governo più diffuse in Europa erano le monarchie di stampo assolutistico.

In queste regioni invece le cariche politiche erano elettive. A fare la differenza nell’accesso al potere non erano i natali, ma la capacità di fare affari, di distinguersi per il successo professionale che si era raggiunto.

Tale situazione fece sì che la società olandese fosse caratterizzata da una forte mobilità: potevano diventare influenti e avere un ruolo politico anche coloro che, pur avendo umili origini, erano poi riusciti a farsi strada nel commercio e nell’economia delle città, acquisendo denaro e prestigio.

4L'economia: l'importanza del commercio e dei traffici internazionali

La prima legazione della Compagnia olandese delle Indie Orientali nei Paesi Bassi, 1602
La prima legazione della Compagnia olandese delle Indie Orientali nei Paesi Bassi, 1602 — Fonte: getty-images

Durante il Secolo d’oro, la crescita economica delle sette Province e in particolare dell’Olanda è da attribuirsi a diversi fattori.

Con grande spirito imprenditoriale, gli abitanti di queste regioni cercarono di conquistare al mare il maggior numero di terre creando dighe e canali. Molti canali divennero navigabili e permisero rapidi spostamenti di uomini e merci.

L’agricoltura andò via via specializzandosi. I mulini a vento, ancora oggi molto diffusi, permisero alla popolazione di ottenere energia, sfruttando la forza del vento. L’origine della ricchezza dell’Olanda è però da individuarsi principalmente nel commercio.

Famiglia olandese a New York, XVII secolo
Famiglia olandese a New York, XVII secolo — Fonte: getty-images

La città portuale di Amsterdam divenne uno dei centri economici più importanti a livello mondiale. Merci e capitali partivano e arrivavano in questa città. I mercanti di Amsterdam raggiungevano via mare porti lontanissimi per fare affari: Cina, India, Indonesia, le coste dell’America.

New York stessa venne fondata nel 1625 dagli olandesi: il primo nome che essi diedero a questa città fu infatti Nuova Amsterdam.

L’ingegneria navale si sviluppò notevolmente in queste terre e gli olandesi riuscirono a mettere in mare navi agili e veloci, ma con una notevole capacità di carico.

Essi inventarono le navi “fluyt” – flauto – che cominciarono a solcare le acque degli Oceani e del mare – in particolare il Baltico – portando aringhe salate, spezie, vino, manufatti, legno, tessuti e grano in giro per il mondo.

Gli olandesi riuscirono a ottenere il predominio nel commercio delle spezie, grazie ai traffici nell’Oceano Indiano, superando le altre potenze europee.

A conferma di questa supremazia sui mari e nel commercio mondiali, furono fondate:

  • nel 1602 la Compagnia delle Indie orientali;
  • nel 1621 la Compagnia delle Indie occidentali.
Adriana van Heusden e la figlia al nuovo mercato del pesce di Amsterdam, 1662 circa
Adriana van Heusden e la figlia al nuovo mercato del pesce di Amsterdam, 1662 circa — Fonte: getty-images

Una tale ricchezza derivante dai commerci su scala planetaria si tradusse in uno sviluppo delle banche e delle attività finanziarie: all’inizio del Seicento venne creata ad Amsterdam la banca Wisselbank e la borsa di questa città divenne tra le più importanti al mondo.  

L’essere in contatto con tante culture diverse con le quali era necessario comunicare per poter fare affari fu sicuramente tra i fattori che contribuirono a plasmare una mentalità aperta e abituata alle differenze culturali

5La società tra differenze e libertà

Costume tradizionale del cittadino dei Paesi Bassi del XVII secolo
Costume tradizionale del cittadino dei Paesi Bassi del XVII secolo — Fonte: getty-images

La società delle Province Unite non era omogenea: l’olandese era sì la lingua dominante, ma non l’unica e sebbene il calvinismo fosse diffuso, esso coesisteva con altre religioni.

Tra i calvinisti stessi erano scoppiati, nei primi due decenni del Seicento, forti dissidi, risolti esclusivamente con l’esclusione dalla vita politica e religiosa delle frange moderate del calvinismo a partire dal 1618.

Tali divisioni e lotte intestine non intaccano però il fatto che proprio le Province Unite e in particolare l’Olanda fossero le regioni europee dove i cittadini godevano delle maggiori libertà religiose e tolleranza.

Navi "flauto" olandesi
Navi "flauto" olandesi — Fonte: getty-images

L’Olanda era ormai da diversi decenni terra di approdo dei protestanti di tutta Europa. I Luterani, infatti, dal 1623 ottennero in queste terre la libertà di culto

Non solo, qui giunsero ebrei dalla penisola iberica e dall’Europa dell’Est, località dalle quali erano stati espulsi o perseguitati. Essi godevano di diritti impensabili in altri Paesi, tra i quali quelli fondamentali della libertà di culto o della possibilità di stampare i testi sacri. Inoltre, dopo la revoca dell’Editto di Nantes, moltissimi ugonotti giunsero in queste terre dalla Francia. 

Infine, non mancavano i cattolici che, ad Amsterdam, rappresentavano circa un settimo della popolazione. Per gli olandesi ognuno poteva praticare la propria religione o, addirittura, essere ateo.

Una realtà così culturalmente aperta e abituata alle differenze si rifletté in una libera circolazione delle idee e in uno sviluppo culturale notevole. La civiltà olandese, oltreché libera, era anche mediamente piuttosto colta. Il tasso di alfabetizzazione era molto alto e l’istruzione elementare obbligatoria.

Gli olandesi, inoltre, acquistavano e leggevano mol­­­ti libri e giornali: all’inizio del Settecento, solo nella città di Amsterdam, erano presenti quasi trecento librerie.