Odissea: trama e commenti sui personaggi

Di Redazione Studenti.

Odissea: trama e commenti sui personaggi del poema omerico. Focus su alcuni episodi e protagonisti del testo di Omero. Riassunto e spiegazione

Odissea: caratteristiche generali

L'Odissea racconta il lungo viaggio di ritorno di Odisseo, uno dei principali eroi della guerra di Troia, a Itaca, la patria sospirata e attesa da cui il protagonista di trova a restare distante per ben dieci anni, affrontando pericoli e personaggi di ogni sorta.

L'Odissea appartiene a un genere vero e proprio: rientra infatti nel ciclo troiano dei nòstoi, i ritorni in patria degli eroi, dopo il lungo assedio di Troia. Quello di Odisseo non è infatti l'unico viaggio che viene narrato: ci sono anche i ritorni di Nestore, Menelao, Agamennone, Aiace.

A questo primo filone si intreccia il tema dell'avventura, sorto e diffuso nel Mediterraneo orientale prima del 2000 a.C., e costituito dai racconti dei naviganti. Si tratta di narrazioni principalmente incentrate sul meraviglioso, l'orrido e il mostruoso, il caso straordinario, la magia, la follia.

Odisseo: chi è

La grande differenza fra i due poemi omerici, l'Iliade e l'Odissea, è che mentre l'Iliade ha un solo tema centrale - la guerra - e molti personaggi ugualmente rilevanti, l'Odissea presenta una grande varietà di temi ma un grande unico personaggio centrale, che è il fulcro del poema.

Odisseo rappresenta una nuova figura di uomo, molto più sfaccettato e multiforme degli eroi classici cui siamo abituati. L'astuzia proverbiale con cui lo si cita non è una semplice furbizia, ma una sorta di acutezza mentale, tutt'altro che negativa. Odisseo è ingegnoso, e grazie alla sua intelligenza riesce a venire fuori dalle situazioni più pericolose, a volte anche più della stessa guerra.

La sua principale caratteristica è quella di sapersi adeguare di volta in volta alle nuove situazioni che incontra nel suo lungo viaggio.

Ulisse e i compagni sulla nave
Ulisse e i compagni sulla nave — Fonte: getty-images

La metis

Il tratto distintivo di Odisseo è la metis, una forma particolare di intelligenza fatta di perspicacia, intuizione, capacità di analisi, lungimiranza, esperienza, perizia tecnologica.

La metis è una forma di intelligenza acuta e capacità di utilizzare le parole giuste nelle giuste circostanze, la bravura di saper dosare registro e toni adatti alla situazione e all'interlocutore.

La sete di conoscenza

Odisseo - non a caso una delle figure letterarie più riprese anche nel corso dei secoli, da Dante a Joyce - rappresenta il desiderio di superare le primitive credenze irrazionali e ampliare le proprie esperienze nel mondo.

In una più ampia visione, il poema rappresenta la forte spinta verso la conoscenza non di un solo individuo, ma dell'intera sua epoca, che metteva finalmente in discussione la rigida struttura aristocratica che Omero presenta nell'Iliade.

Il trattenimento

Odisseo è però anche oggetto solo apparentemente passivo di quello che viene definito "trattenimento", ossia di quegli impedimenti ed ostacoli che si pongono tra lui e il ritorno a Itaca, ritardandolo

Nei fatti Odisseo riesce sempre a neutralizzare gli elementi di contrasto, autocontrollandosi, rinunciando anche a soluzioni più gratificanti: si pensi solamente alla possibilità di essere reso immortale dalla ninfa Calipso, o vivere nel piacere con Circe. Eppure il rientro in patria è l'unica cosa che Odisseo spera di realizzare: in una visione più ampia Odisseo si mostra capace di progettare a lungo termine, lavorando per raggiungere i suoi obiettivi, per quanto lontani.

Odissea, struttura e trama

Odissea deriva dal nome del protagonista, Odisseo, parola ancora di origine incerta: secondo alcuni studiosi pensano deriverebbe dal greco "odùssomai" (odiare), sia perché l'eroe è oggetto di odio delle divinità che ne ostacolano il ritorno, sia perché lui stesso odia i Proci. L'Odissea viene solitamente divisa in tre parti:

  • i libri di Telemaco o Telemachia
  • i libri del ricordo
  • i libri del ritorno ad Itaca.

La prima parte, che dura quattro libri, racconta la vita di Telemaco e Penelope, figlio e moglie di Odisseo. Itaca è occupata da principi usurpatori, i Proci, mentre l'eroe è assente.

La seconda parte, dal V al XII libro, comprende la narrazione delle decennali peripezie.

La terza parte, dal XIII al XXIV libro, narra il rientro ad Itaca di Odisseo e la vendetta sui Proci .

La Telemachia

L'antefatto è la guerra di Troia, che all'epoca dei fatti narrati è finita ormai da dieci anni. Nonostante ciò, Odisseo non ha potuto ancora fare ritorno in patria. Il poema si apre con uno sguardo all'isola di Itaca, dove telemaco e penelope sono prigionieri nella loro reggia, invasa dai Proci, i pretendenti di Penelope per la successione al governo dell'isola.

Penelope riesce a ritardare le nozze attraverso un inganno: promette infatti che sposerà uno dei pretendenti sono quando avrà terminato di tessere il telo funebre per il vecchio padre di Odisseo, Laerte. Il telo, però, non si conclude mai: di notte infatti Penelope disfa il lavoro fatto durante il giorno.

Telemaco, convinto che il padre sia ancora vivo, consigliato dalla dea Atena, che protegge Odisseo lungo il suo cammino, si mette in viaggio per cercarlo. Prima il giovane va da Nestore a Pilo, poi a Sparta da Menelao: scopre da lui che Odisseo Ë vivo, ma trattenuto su un'isola lontana dalla ninfa Calipso che lo vorrebbe suo sposo.

I libri del ricordo

Sono circa otto anni che Odisseo è prigioniero della ninfa Calipso, nell'isola di Ogigia, ai confini del mondo.

Gli dei, finalmente, su sollecitazione di Atena, decidono di lasciare libero l'eroe di riprendere la via del ritorno. Odisseo costruisce una zattera e salpa. Naviga per diciassette giorni, quando Poseidone, dio del mare, per vendicare il figlio Polifemo, accecato da Odisseo e dai suoi compagni, scatena una violenta tempesta che travolge la zattera: Odisseo finisce in mare ed è solo grazie all'intervento della dea Atena se può arrivare a nuoto, nudo e quasi privo di sensi, sulla spiaggia dell'isola di Scheria dove viene accolto da Nausicaa, la figlia di Alcinoo re dei Feaci, che lo conduce alla reggia del padre. Odisseo rivelerà la sua identità durante una cena presso la reggia. Qui parte il racconto di Odisseo.

I Lotofagi, i Ciclopi

Nel libro IX ha inizio un lungo flash-back, durante il quale Odisseo narra al pubblico dei Feaci, attento e affascinato, le sue travagliate peripezie dal momento della partenza da Troia.

Dopo essere giunto nelle terre dei Ciconi, Odisseo è costretto a fuggirne per la ferocia degli abitanti. Ripresa la via del mare, lo coglie una terribile tempesta e l'eroe trova rifugio nel paese dei Lotofagi, i mangiatori di loto, un fiore che fa perdere la memoria e fa vivere una vita senza affanni. Cancellato ogni ricordo del passato, i compagni di Odisseo, in preda a una sorta di stordimento, dimenticano il ritorno.

Superata questa prova e rimessosi in mare, Odisseo finisce sull'isola delle Capre e da qui nella tana del ciclope Polifemo, un enorme gigante con un solo occhio, che divora alcuni dei suoi uomini. Odisseo riesce ad accecarlo attraverso un inganno, e fugge nuovamente con i suoi uomini. Poseidone, da quel momento, lo perseguiterà.

Odisseo e Circe
Odisseo e Circe — Fonte: getty-images

Eolo, i Lestrigoni, Circe

Odisseo riceve dal dio dei venti Eolo, nume a lui propizio, un otre in cui sono rinchiusi tutti i venti sfavorevoli alla navigazione. Alcuni suoi compagni, credendo che nell'otre ci siano dei tesori, lo aprono e liberano i turbini furiosi che, come impazziti, scatenano una terribile tempesta. Invano Odisseo chiede nuovamente aiuto al dio Eolo; il signore dei venti lo caccia dalla sua isola galleggiante. Le sue navi finiscono così sulle coste dei Lestrigoni, cannibali feroci che distruggono molte imbarcazioni e divorano quasi tutti i suoi compagni.

La sua nave, con ormai pochissimi uomini, riesce ad approdare all'isola di Eea, luogo stregato e inquietante, che apparentemente è deserto, ma in realtà è abitato dalla maga Circe, circondata da strani lupi e leoni. Circe, con un incantesimo, trasforma gli uomini in animali: i compagni di Odisseo vengono tramutati in porci, e solo Odisseo riesce a sottrarsi all'incantesimo. Grazie al dio Ermes, poi, Odisseo riuscirà ad invertire l'incantesimo di Circe.

Dopo un anno di permanenza presso l'isola di Circe, Odisseo, incitato dai compagni, ricomincia a pensare al ritorno. Prima della partenza Circe lo induce a scendere nel regno dei morti per consultare l'indovino Tiresia. Tra le ombre del passato, Odisseo incontra gli antichi guerrieri che hanno combattuto insieme a lui sotto le mura di Troia: Agamennone, ucciso dalla moglie, Aiace, Achille, che rimpiange la vita perduta in cambio della gloria.

Le Sirene, Scilla e Cariddi, Calipso

Grazie ai preziosi consigli della maga Circe, Odisseo supera la prova delle Sirene dal canto inebriante, l'insidia di Scilla e Cariddi, e arriva finalmente all'isola di Trinacria, dove i suoi compagni, affamati, si cibano dei buoi sacri al dio Sole, che chiede vendetta a Zeus. Quando Odisseo riprende la navigazione, Zeus manda una spaventosa tempesta che uccide tutti i suoi marinai, distruggendo anche la sola nave rimasta. odisseo è l'unico superstite: viene sbattuto dalle onde sulla spiaggia della lontana isola di Calipso, che lo trattiene presso di sé per circa otto anni, offrendogli perfino l'immortalità in cambio del suo amore. Il resto si ricollega a quanto raccontato precedentemente.

Odisseo termina la sua narrazione a notte fonda, lasciando commossi tutti gli ascoltatori.

I libri del ritorno

Odisseo uccide i proci
Odisseo uccide i proci — Fonte: getty-images

II re dei Feaci, Alcinoo, mette a sua disposizione di odisseo una nave, perché possa tornare a Itaca.

I Feaci lasciano l'eroe, ancora addormentato, sulla spiaggia di Itaca. Al risveglio gli appare Atena, sotto le spoglie di un giovane pastore; la dea gli svela che l'isola e la sua dimora sono occupate dai Proci, pretendenti prepotenti e irriverenti.

Il travestimento e la prova dell'arco

Atena lo consiglia di travestirsi da mendicante per non essere subito riconosciuto dai Proci e poter meglio architettare la vendetta. Odisseo si reca presso la capanna del fedele guardiano Eumeo, cui egli si rivela. Qui trova anche il figlio Telemaco, avvisato del ritorno del padre proprio dalla stessa dea.

Quando Odisseo arriva alla reggia, nessuno lo riconosce, tranne il vecchio cane Argo, che muore per la gioia di aver potuto rivedere il padrone. I proci, vedendolo nelle spoglie di mendicante, lo deridono e lo insultano: solo Penelope ha pietà dell'uomo, che annuncia alla donna il ritorno del marito. A questa notizia Penelope si commuove e ordina alla nutrice Euriclea di accogliere l'ospite e di accudirlo. La nutrice riconosce il suo padrone notando una cicatrice mentre gli fa il bagno. Odisseo, però, le chiede di non rivelare la sua identità.

Il giorno successivo Penelope, consigliata in sogno da Atena, propone ai Pretendenti una gara con l'arco: sposerà chi riuscirà a tendere l'arma che solo Odisseo sapeva maneggiare. Non solo: la freccia scoccata dovrà passare attraverso i fori di dodici asce. Nessuno dei Proci riesce nell'impresa, e quando il mendicante chiede di poter gareggiare, viene ancora insultato. Gli viene infine permesso di partecipare, e quando lo fa, riesce a vincere.

Da questo momento inizia la vendetta di Odisseo, che lancia una freccia contro Antinoo, il capo dei Proci, uccidendolo. Al segnale prestabilito anche Telemaco ed Eumeo sbarrano le porte e iniziano a scagliare le loro frecce. I proci e le ancelle infedeli vengono sterminati.

Dopo aver fatto purificare la sala del trono, Odisseo si presenta a Penelope, che lo mette alla prova, cercando di capire se conosca il segreto del loro letto nuziale. Odisseo mostra di sapere che è fissato ad un tronco d'ulivo. Di fronte a questa rivelazione, Penelope abbraccia commossa il suo sposo. Odisseo si reca poi dal vecchio padre Laerte e lo riconduce alla reggia, dove deve reprimere una rivolta scatenata dai parenti dei Proci.

La battaglia finisce con l'intervento di Atena, che riporta definitivamente la pace nell'isola di Itaca, riconciliando Odisseo con tutto il suo popolo.

Odissea: lingua e stile

L'Odissea presenta, rispetto all'Iliade, una struttura più articolata e complessa. La narrazione inizia in medias res, o per meglio dire, verso la fine della vicenda che vede protagonista Odisseo. Vengono narrate in presa diretta solo le vicende avvenute negli ultimi quaranta giorni della storia. Il narratore di I grado, esterno ai fatti, compare solo nella narrazione del viaggio di Telemaco alla ricerca del padre e nella conclusione delle vicende nell'isola dei Feaci, e ad Itaca.

Il tempo impiegato da Odisseo a narrare il suo viaggio, malgrado copra gran parte del poema, è concentrato in una sola notte.

Nell'arco di ogni episodio il meccanismo di suspense è perfetto: si concretizza in un crescendo della tensione narrativa man mano che si avvicina il punto critico della situazione, per poi dissolversi nello scioglimento finale: il linguaggio è fondamentale in questa operazione: passi descrittivi, narrativi e dialoghi vengono alternati in modo sapiente.

Voci narranti, flashback, prolessi

Oltre al lungo racconto di Odisseo, nel testo sono inserite numerose analessi, cioè racconti avvenuti precedentemente alla narrazione di base: è il pretendente Antinoo che riferisce lo stratagemma della tela di Penelope, o l'aedo Demodoco che, alla corte di Alcinoo, racconta la caduta e l'incendio di Troia.

Talvolta fanno la loro comparsa anche narratori di terzo grado: quando Odisseo scende nel mondo dei morti è Agamennone che inserisce la sua voce nel flashback dell'eroe e narra la sua tremenda morte per mano della moglie Clitemnestra, ed è Anticlea, la madre morta dell'eroe, che descrive al figlio cosa stia accadendo ad Itaca durante la sua assenza.

Numerose sono anche le prolessi, ossia le anticipazioni di casi ed eventi del futuro, che si mostrano come presagi, profezie, sogni premonitori. Il più ampio è quello dell'indovino Tiresia, che nell'oltretomba preannuncia ad Odisseo il futuro che lo attende.

Proemi a confronto:

Il podcast sull'Odissea

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