Proemio dell'Odissea: testo, parafrasi, trama e analisi

Proemio dell'Odissea: testo, parafrasi, trama e analisi A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Testo, parafrasi, analisi, metrica e personaggi del proemio dell'Odissea, la parte iniziale dell'opera che svolge una funzione informativa sul tema che sarà trattato successivamente

1Proemio del Libro I dell’Odissea: testo

Calipso e Ulisse
Calipso e Ulisse — Fonte: getty-images

L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo
errò dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia;
di molti uomini le città vide e conobbe la mente,
molti dolori patì in cuore sul mare,
lottando per la sua vita e pel ritorno dei suoi.
Ma non li salvò, benché tanto volesse,
per loro propria follia si perdettero, pazzi!,
che mangiarono i bovi del Sole Iperίone,
e il Sole distrusse il giorno del loro ritorno.
Anche a noi di’ qualcosa di queste avventure, o dea, figlia di Zeus.

Allora tutti gli altri, quanti evitarono l’abisso di morte,
erano a casa, scampati dalla guerra e dal mare;
lui solo, che sospirava il ritorno e la sposa,

la veneranda ninfa Calipso, la splendida dea, tratteneva
negli antri profondi, volendo che le fosse marito.
E quando anche l’anno arrivò, nel girare del tempo,
in cui gli filarono i numi che in patria tornasse,
in Itaca neppure là doveva sfuggire alle prove,
neppure fra i suoi. Tutti gli dèi ne avevan pietà,
ma non Poseidone; questi serbava rancore violento
contro il divino Odisseo, prima che in patria arrivasse.

2Proemio del Libro I dell’Odissea: trama

Il poeta chiede alla Musa di ispirarlo nella narrazione delle vicende dell’eroe Odisseo, reduce dalla guerra di Troia. Ci è presentato il protagonista, Odisseo, o Ulisse alla latina. 

Veniamo a conoscenza del fatto che lui tornerà da solo perché i compagni sono stati sacrileghi. Ridotto in solitudine e naufrago Ulisse è stato tenuto prigioniero dalla bella ninfa Calipso (colei che nasconde). Questa situazione permane finché gli dèi, riuniti in assemblea, decidono che è giunto il momento che Ulisse torni in patria: Ermes viene inviato sull’isola Ogigia, l’isola di Calipso, per convincere quest’ultima a lasciarlo partire; Atena si reca invece ad Itaca, patria di Odisseo, dove, assunto l’aspetto di un antico ospite del re Laerte, predice a Telemaco che il ritorno del padre è ormai prossimo e gli consiglia di partire alla volta di Pilo e di Sparta in cerca di notizie sul suo destino. Telemaco comunica ai Proci (i principi di Itaca che da tempo occupano il palazzo di Ulisse) la sua intenzione di riunire l’indomani un’assemblea cittadina per costringerli ad andarsene; poi va a dormire, riflettendo sul progetto di viaggio suggeritogli da Atena. 

3Proemio libro I Odissea: parafrasi

Musa, raccontami l’uomo dalle molte astuzie, che moltissimo errò, dopo aver distrutto la sacra rocca di Troia; e vide e conobbe le città e i pensieri di molti uomini, e molti dolori dovette soffrire nel proprio animo vagando sul mare affinché salvasse la propria vita e il ritorno dei compagni. Ma neppure così riuscì a salvarli, pur lottando: quelli furono annientati a causa della loro empietà, sciocchi, poiché divorarono i buoi del Sole Iperione: fu questo a togliere loro il giorno del ritorno. Di queste imprese, in qualche modo, o dea, figlia di Zeus, raccontaci qualcosa. Allora tutti gli altri, – quanti fuggirono la profonda morte – erano in patria, ormai sfuggiti alla guerra e al mare; la divina ninfa Calipso tratteneva lui soltanto, invece, desideroso del ritorno e della moglie, splendida tra le dee, in grotte incavate, desiderando che fosse suo sposo. Ma quando appunto, con il passare degli anni, per lui giunse quello in cui gli dei stabilirono il suo ritorno in patria ad Itaca, neppure allora era sfuggito agli affanni anche con i suoi cari; e tutti gli dei lo compativano, eccetto Poseidone che serbava ancora per il divino Ulisse un profondo rancore prima che rientrasse in patria.

4Metrica dell’Odissea

La magia di Circe. Scena dall'Odissea di Omero
La magia di Circe. Scena dall'Odissea di Omero — Fonte: getty-images

Prendiamo in esame i primi versi dell’Odissea per capire come funziona la metrica epica greca che poi i romani mutueranno. Il metro dell’epica antica è l’esametro dattilico: esametro vuol dire sei (esa) e misura (metron): l’esametro ha sei misure e ogni misura è composta da un piede; in questo caso il dattilo è il re, comanda lui, per questo diciamo esametro dattilico. Aggiungiamo che “dattilico” viene da “dàktylos”, dito. Se infatti osservi il tuo dito indice lo vedrai scomposto in una falange, una falangina e una falangetta. La prima sezione del tuo dito è lunga, le seguenti due sono entrambe più corte. E dunque: lunga, breve, breve. 

Ecco a te il dattilo che infatti ha tre misure che indichiamo in questo modo: — ∪ ∪.  Con ciò intendiamo la quantità delle sillabe, ossia la loro lunghezza o la loro brevità. Al dattilo può essere sostituito lo spondeo che invece è di due sillabe lunghe: — —. Perciò le due sillabe brevi sono sostituite da una lunga (∪ ∪ = —). Adesso dovresti intuire che la prima sillaba è sempre lunga e sempre accentata, sempre, mentre le due sillabe brevi del dattilo o la seconda lunga dello spondeo sono atone. Aggiungiamo che nell’esametro dattilico la quinta sede (il quinto piede) è sempre un dattilo (in uso arcaico era possibile anche avere lo spondeo, ma è molto raro: in quel caso si chiamerebbe “esametro spondaico”). Nell’ultima sede, la sesta, c’è un esametro catalettico, cioè tagliato. 

Lo schema finale allora è:   

— ∪ ∪ /— ∪ ∪ /— ∪ ∪ / — ∪ ∪ / — ∪ ∪ / — X   

T À-tata / TÀ-tata / TÀ-tata / T À-tata / T À-tata / TÀ-ta.   

È un ritmo molto camminato e incalzante, non è vero? Adesso andiamo ai primi due versi dell’Odissea – in Greco – per vederne un saggio pratico.   

Ἄˉνδρα˘ μοι˘ / ἔˉννε˘πε˘, / Μοῦˉσα˘, πο˘ / λύˉτρο˘πο˘ν, / ὃˉς μά˘λα˘ / ποˉλλὰ˘
πλάˉγχθη˘, ἐ˘/ πεὶˉ Τροίˉ / ηˉς ἱ˘ε˘ / ρὸˉν πτο˘λί˘ / εˉθρο˘ν ἔ˘ / πεˉρσε˘·  

Come puoi vedere la divisione in metrica non coincide con la divisione delle parole. Di seguito ecco tutto il proemio con la sua metrica. 

Ἄˉνδρα˘ μοι˘ ἔˉννε˘πε˘, Μοῦˉσα˘, πο˘λύˉτρο˘πο˘ν, ὃˉς μά˘λα˘ ποˉλλὰ˘
πλάˉγχθη˘, ἐ˘πεὶˉ Τροίˉηˉς ἱ˘ε˘ρὸˉν πτο˘λί˘εˉθρο˘ν ἔ˘πεˉρσε˘·
ποˉλλῶˉν δ' ἀˉνθρώˉπωˉν ἴ˘δε˘ν ἄˉστε˘α˘ καὶˉ νό˘ο˘ν ἔˉγνωˉ,
ποˉλλὰ˘ δ' ὅ˘ γ' ἐˉν πόˉντῳˉ πά˘θε˘ν ἄˉλγε˘α˘ ὃˉν κα˘τὰ˘ θυˉμόˉν,
5ἀˉρνύ˘με˘νοˉς ἥˉν τεˉ ψυˉχὴˉν καὶˉ νόˉστο˘ν ἑ˘ταίˉρωˉν.
ἀˉλλ' οὐˉδ' ὧˉς ἑ˘τά˘ρουˉς ἐˉρρύˉσα˘το˘, ἱˉέ˘με˘νόˉς πεˉρ·
αὐˉτῶˉν γὰˉρ σφε˘τέ˘ρῃˉσι˘ν ἀ˘ταˉσθα˘λί˘ῃˉσι˘ν ὄ˘λοˉντο˘,
νήˉπι˘οι˘, οἳˉ κα˘τὰ˘ βοῦˉς Ὑ˘πε˘ρίˉο˘νο˘ς Ἠˉε˘λί˘οιˉο˘
ἤˉσθι˘ο˘ν· αὐˉτὰ˘ρ ὁ˘ τοῖˉσι˘ν ἀ˘φείˉλε˘το˘ νόˉστι˘μο˘ν ἦˉμαˉρ.
10 τῶˉν ἁ˘μό˘θεˉν γε˘, θε˘άˉ, θύ˘γα˘τεˉρ Δι˘ό˘ς, εἰˉπὲ˘ καὶ˘ ἡˉμῖˉν.
ἔˉνθ' ἄˉλλοιˉ μὲˉν πάˉντε˘ς, ὅ˘σοιˉ φύ˘γο˘ν αἰˉπὺ˘ν ὄ˘λεˉθροˉν,
οἴˉκοι˘ ἔ˘σαˉν, πό˘λε˘μόˉν τε˘ πε˘φευˉγό˘τε˘ς ἠˉδὲ˘ θά˘λαˉσσαˉν·
τὸˉν δ' οἶˉοˉν, νόˉστουˉ κεˉχρηˉμέ˘νο˘ν ἠˉδὲ˘ γυ˘ναιˉκόˉς,
νύˉμφηˉ πόˉτνι˘' ἔ˘ρυˉκε˘ Κα˘λυˉψώˉ, δῖˉα˘ θε˘άˉωˉν,
15ἐˉν σπέˉσσιˉ γλα˘φυ˘ροῖˉσι˘, λι˘λαιˉο˘μέ˘νηˉ πό˘σι˘ν εἶˉναιˉ.
ἀˉλλ' ὅ˘τε˘ δὴˉ ἔ˘το˘ς ἦˉλθε˘ πε˘ριˉπλο˘μέ˘νωˉν ἐ˘νι˘αυˉτῶˉν,
τῷˉ οἱ˘ ἐ˘πεˉκλώˉσαˉντο˘ θε˘οὶˉ οἶˉκόˉνδε˘ νέ˘εˉσθαιˉ
εἰˉς Ἰ˘θά˘κηˉν, οὐˉδ' ἔˉνθα˘ πε˘φυˉγμέ˘νο˘ς ἦˉε˘ν ἀ˘έˉθλωˉν
καὶˉ με˘τὰ˘ οἷˉσι˘ φί˘λοιˉσι˘· θε˘οὶˉ δ' ἐ˘λέ˘αιˉρο˘ν ἅ˘παˉντεˉς
20νόˉσφι˘ Πο˘σειˉδάˉωˉνο˘ς· ὁ˘ δ' ἀˉσπεˉρχὲˉς με˘νέ˘αιˉνεˉν
ἀˉντι˘θέ˘ῳˉ Ὀ˘δυ˘σῆˉϊ˘ πά˘ροˉς ἣˉν γαῖˉα˘ν ἱ˘κέˉσθαιˉ. 

5Proemio libro I Odissea: analisi e personaggi

Nell’Aleph il grande Jorge Luis Borges scrive: «Omero compose l’Odissea; dato un tempo infinito, con infinite circostanze e mutamenti, l’impossibile è non comporre, almeno una volta, l’Odissea. Nessuno è qualcuno, un solo uomo immortale è tutti gli uomini» (Borges, L’Aleph, p. 19). Ulisse si farà infatti chiamare Nessuno nel celebre episodio di Polifemo. In cui incarna la lotta eterna dell’umanità contro le forze brutali della natura che ne impediscono il cammino.  

L’Odissea, essendo un poema del viaggio, è un poema del divenire, dell’erotismo, della continua ricerca dell’uomo che anela alla pace finale (alla casa natia) dopo aver superato le prove più incredibili. È il poema dell’uomo e questo fa nascere lo spirito romanzesco.  

Non certo per una semplice citazione Joyce farà dell’Odissea il modello del suo romanzo capolavoro Ulysses. La prima parola chiave che incontriamo in greco è “andra”, cioè uomo perché è un uomo il centro dell’intera narrazione e non più l’ira di Achille, sentimento funesto. 

Nota Privitera: 

«Alla società omerica, il furore guerriero di Achille, il suo strenuo senso dell’onore e della gloria, dell’amicizia e della vendetta, sembravano sublimi ma non risolutivi: l’ira di Achille, i suoi presupposti etici, le sue conseguenze militari e umane parevano, anzi, rovinose. Nel proemio dell’Iliade la sua ira è definita oulomene, «maledetta!, o – come di solito si traduce – «funesta». Non era invece esecrando, ed era anzi utile, il valore di Odisseo, il quale, ogni volta che le armi non bastavano, potenziava la sua forza, il suo coraggio, il suo consiglio con due qualità: la sagacia e la tecnica. L’Odissea prova e illustra questo assunto» (G. Aurelio Privitera, Il ritorno del guerriero – Lettura dell’Odissea, p. 28).

Penelope al telaio. Scena della mitologia greca
Penelope al telaio. Scena della mitologia greca — Fonte: getty-images

Ulisse è uomo polytropos – dai numerosi giri, dall’aggettivo polys “molto” e dal verbo trepein “girare”. È un uomo ricco di ingegno, astuto, capace di “volgere” a suo favore situazioni pericolose, capace di ingannare e di ingegnarsi per scovare soluzioni impreviste. Ma è anche l’eroe che desidera di tornare nella sua casa, tornare al suo talamo nuziale con la sposa, Penelope

C’è quindi un forte senso di dolore per la lontananza (nostalgia, ossia dolore del ritorno) e anche se a Ulisse vengono fatte promesse di immortalità (Calipso), di potere (Circe), di felicità (Nausicaa) o di oblio (i Lotofagi) è sempre più forte il desiderio di essere sé stesso, uomo magari limitato, mortale, ma pur sempre Ulisse, re di Itaca. 

È ancora forte l’amore per Penelope, nonostante siano molte le avventure amorose che Ulisse consuma (Calipso, Circe) o che gli vengono offerte (Nausicaa, presso la ridente corte dei Feaci). 

La seconda parola chiave che incontriamo è proprio il verbo “raccontami” (μοι˘ˉννε˘πε˘, moi énnepe), l’imperativo del poeta ordina alla musa secondo il Du Stil, il discorso in seconda persona. Dunque, se nell’Iliade abbiamo l’ira di Achille che deve essere cantata come straordinaria, qui abbiamo invece un uomo con la sua storia fatta di fatiche, tentazioni, cadute e imprese. 

In passato, quando ancora si era convinti che esistesse un unico Omero autore dei due grandi racconti, si riteneva che egli avesse composto l’Iliade nella giovinezza e l’Odissea nella maturità. È un’ipotesi sbagliata, come si è poi dimostrato, ma comunque suggestiva: è davvero diverso il tono della narrazione

L’Odissea è dolce e trasognata, piena di mistero e di avventura, cullata dal ritmo delle onde del mare “colore del vino”, il mare che è teatro del viaggio con le sue navigazioni ardite, gli incontri leggendari (come le Sirene o Scilla e Cariddi) e i tristi naufragi. 

Altro elemento essenziale è la sete di conoscenza del protagonista: “di molti uomini le città vide e conobbe la mente”, dice il poeta. Ulisse, come anche ce lo rappresenta Dante, è l’emblema della continua ricerca dell’uomo. È il desiderio di sapere e, direi di più, sapere per raccontare, per farsi lui stesso storia. Infatti Ulisse diventerà all’interno di questo poema, narratore di se stesso, complicando ulteriormente la trama con un elegante gioco di sovrapposizioni. 

Omero
Omero — Fonte: getty-images

I suoi compagni, invece, furono pazzi e non riuscirono a salvarsi. Da qui la rovina (la morte dei compagni) e poi l’arrivo all’isola di Ogigia dove Calipso tiene segregato Ulisse per sette lunghi anni

La ninfa è innamorata di lui e gli promette la vita eterna e l’eterna giovinezza. Tuttavia il ricordo di Penelope non smette di angustiare l’eroe: Penelope diventa metonimia della sua patria, Itaca. 

Tutto il proemio non è che un trailer dell’opera, in cui sono annunciati alcuni punti nevralgici: il viaggio da Troia, il naufragio, la follia dei compagni, Calipso, la prove finale che deve superare a Itaca (i Proci). 

Lo stile del proemio e di tutta l’opera mostra tutte le caratteristiche del genere epico: lessico formulare, epiteti, ricche espressioni aggettivali. Come l’Iliade, anche l’Odissea comincia in medias res, cioè direttamente nel racconto ma, a differenza di essa, non rispetta la fabula perché l’ordine cronologico delle azioni non viene rispettato. 

C’è invece nell’Odissea un sapiente intreccio che fa ampio uso di analessi (flashback): questo perché sarà proprio Ulisse, come già detto, uno dei testimoni diretti della sua stessa storia. 

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