Odi et amo: testo, significato e analisi del Carme 85 del poeta latino Gaio Valerio Catullo

ODI ET AMO DI CATULLO: SIGNIFICATO

Catullo e Lesbia
Catullo e Lesbia — Fonte: getty-images

Odi et amo è l’incipit e il titolo del carme 85 e significa letteralmente “Odio e amo”. Esso rappresenta l’epigramma più noto di tutto il Liber (una raccolta di poesie in vario metro) di Catullo. Il carme 85 è composta da un solo distico elegiaco che, nella sua brevità ed essenzialità, racchiude tutto il mondo interiore di Catullo.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Come tutta la poesia di Catullo, tali versi appaiono spontanei ma in realtà sono oggetto di un grande lavoro di limatura di ogni dettaglio da parte del poeta: in questi due versi sono presenti sette verbi e tre congiunzioni, un solo pronome e nessun aggettivo. La presenza di tanti verbi e congiunzioni sottolinea che tutte le azioni sono contemporanee nell’animo del poeta e per questo egli è ancora più tormentato.

ODI ET AMO: ANALISI

L’ossimoro odi et amo rappresenta la massima espressione del dissidio interiore e del travaglio amoroso di Catullo: da un lato l’amore per Lesbia e dall’altro lato l’odio per i suoi tradimenti e, dunque, la consapevolezza che Lesbia non rappresenti il suo amore spirituale.

Nell’avverbio interrogativo quare è presente l’intero dubbio che il poeta si pone: Catullo è consapevole dell’incapacità di rispondere razionalmente alla sofferenza che sente nella sua interiorità.

Un altro termine chiave è excrucior, posto alla fine del carme. E’ portatore di un’immagine fortemente drammatica: Catullo che è tormentato – fino ad essere messo in croce – dalla sua stessa sofferenza.

Il carme 85 rivela un’accorta disposizione sintattica: sia all’apertura che alla chiusura dei versi sono poste due coppie di verbi legati dalla congiunzione coordinante; queste coppie di verbi rappresentano gli estremi di un chiasmo i cui medi sono le due subordinate e l’opposizione dei verbi faciam, che sottolinea la consapevolezza di trovarsi all’interno di una sofferenza, e fieri che contiene la sensazione di quanto tale sofferenza sia incontrollabile da parte del poeta. L’effetto ottenuto sul lettore è quello dell’immedesimazione e dell’empatia.

Nella semplicità e nella nudità dei due versi che compongono il testo, si evidenziano sia la difficoltà di una relazione profonda e corrisposta con l’amata, sia la solitudine del poeta: se nel primo verso il poeta accenna ad un dialogo (requiris) con Lesbia, nel secondo verso tale tentativo di relazione cade. Tutto si risolve attraverso risposte interiori (nescio, sentio, excrucior) che forniscono l’immagine dell’impossibilità di una relazione e di una risposta esplicita alla sua amata: l’unica soluzione è quella di una sofferta e solitaria risposta dentro se stesso.