Ocse: bocciare fa male agli studenti e allo stato

Di Barbara Leone.

L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ritiene che bocciare gli studenti possa avere molte ripercussioni negative sia per il futuro dei giovani che per le casse dello Stato

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

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Le bocciature a scuola sono dannose, non soltanto per gli studenti che devono ripetere l'anno scolastico, ma anche per le casse dello stato. E' questa la conclusione della ricerca sul Programma di valutazione dei sistemi educativi (Pisa) effettuata dall'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Secondo il rapporto pubblicato dall'associazione, infatti, il 13% dei giovani di 15 anni è stato bocciato almeno una volta a scuola, il 7% alle elementari, il 6% alle medie ed il 2% al liceo. Le bocciature possono avere effetti negativi sia nei giovani che nelle spese sostenute dal governo: "il ritardo di un anno a entrare nel mondo del lavoro, infatti, comporta un aggravio al sistema economico di una nazione". Ogni bocciatura costa in media tra 10.000 e 15.000 dollari all'anno allo stati (in Italia si parla di circa 8.000 euro). Nei sistemi scolastici di tutto il mondo, quindi, occorrerebbe una maggiore elasticità. Ed i professori dovrebbero pensarci bene prima di bocciare uno studente.

SERVONO CORSI DI RECUPERO PERSONALIZZATI

Piuttosto che far ripetere l'anno scolastico, gli istituti dovrebbero organizzare, per gli studenti che hanno problemi in determinate materie, corsi di recupero personalizzati o altre misure di sostegno per aiutarli a colmare le loro lacune e a raggiungere il livello di apprendimento degli altri studenti della classe. Avere un alto numero di bocciati non migliora, infatti, la "performance scolastica" degli studenti: "Nei paesi in cui un maggior numero di studenti ripete gli anni scolastici, la performance globale tende ad essere inferiore e il background sociale ha un impatto maggiore sui risultati di apprendimento". Infatti la bocciatura tende a rafforzare le disuguaglianze, in quanto "emargina ancora di più quei bambini o ragazzi con problemi scolastici. I ragazzi che devono ripetere l'anno non vengono quasi mai seguiti individualmente, perdono fiducia in se stessi e si allontanano dallo studio". Il livello di bocciati cambia comunque da paese a paese. In Italia la media è del 18%. In Francia e Belgio supera il 30%, nel Regno Unito e in Finlandia è inferiore al 3% ed in Giappone è vicina allo 0%.

TRASFERIRE GLI STUDENTI DA UNA SCUOLA ALL'ALTRA NON AIUTA
Un altro problema a livello educativo ed economico è dato inoltre dalla tendenza a far trasferire gli studenti che non hanno ottenuto buoni risultati in altre strutture scolastiche. Metodo che "tende ad essere associato con una segregazione nel sistema scolastico, in cui gli studenti che provengono da contesti avvantaggiati finiscono in scuole con risultati migliori mentre quelli di origini svantaggiate finiscono in scuole peggiori". In paesi come Australia, Finlandia, Islanda, Irlanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo e Regno Unito, il 3% degli istituti consiglia il cambio di scuola agli studenti che vanno male. La percentuale sale al 40% in paesi come Colombia, Indonesia, Giordania, Qatar e Romania. L'Austria invece ha annunciato che dal prossimo anno scolastico saranno abolite le bocciature e questo potrebbe portare ad un miglioramento dell'efficienza scolastica.

IL MINISTRO E' PER LE BOCCIATURE

Il Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, si è sempre dichiarata contraria ad una scuola troppo "buonista": "Sono contraria ad una scuola modello '68 che non distingue chi si impegna e merita dai lavativi, che promuove tutti senza differenze". Meglio bocciare, quindi, piuttosto che promuovere chi non se lo merita.

HA RAGIONE IL MINISTRO?