Friedrich Nietzsche: opere, pensiero e filosofia

Di Redazione Studenti.

Friedrich Nietzsche, breve ritratto del filosofo tedesco che ha messo completamente in discussione il pensiero contemporaneo.

FRIEDRICH NIETZSCHE

Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche — Fonte: ansa

Intellettuale e pensatore prolifico, Friedrich Nietzsche è vissuto fra il 1844 e il 1900, chiudendo nei fatti il XIX secolo con un pensiero moderno e "di rottura" rispetto al passato, tanto da influenzare anche il pensiero filosofico successivo.

Il suo pensiero è generalmente diviso in due fasi.

  1. Wagneriana, con i concetti di apollineo e dionisiaco, della morte di Dio, della volontà di potenza e dell'Oltreuomo
  2. Illuministica, con i concetti di Spirito libero e Filosofia del mattino

Contro il pessimismo di Schopenhauer e in generale contro la visione pessimistica moderna (visione che potrebbe essere sintetizzata nella frase: la ragione quando illumina la vita scopre che essa o è male o non ha senso), Nietzsche oppone che: "Il pessimismo moderno è un’espressione dell’inutilità del mondo moderno, non già del mondo e dell’esistenza" (Nietzsche, La volontà di potenza, p. 48, Newton Compton)

NIETZSCHE FILOSOFIA RIASSUNTO

È così che fin dalla sua prima opera, La nascita della tragedia (1872), Nietzsche supera la visione pessimistica di Schopenhauer con una concezione "greca" e "tragica" della vita, tesa ad accettare pienamente "l’eterna gioia del divenire" di un "mondo sciolto e scatenato", libero cioè da ogni legge e da ogni valore che non sia riconducibile alla vita; un mondo nuovo che gli si presenta come "danza divina e divino capriccio".

Su un punto però Nietzsche non si discosta da Schopenhauer: quello che riguarda l’essenza costitutiva dell’uomo e in genere di ogni essere vivente. Per Schopenhauer era la volontà di vivere; Nietzsche la chiama volontà di potenza e, in definitiva, è la stessa cosa. Egli dice: "ogni volta che ho trovato un essere vivente ho anche trovato volontà di potenza". Ed è proprio sulla base di questa premessa e constatazione che egli procede poi ad una radicale opera di demistificazione, smascherando, in senso illuministico, gli aspetti più inquietanti e minacciosi dell’animale-uomo, per lungo tempo celati da uno strato rassicurante (ma anche falso e malato) di sistemi filosofici e concezioni religiose.

NIETZSCHE MORTE DI DIO

Tutta la storia della cultura e delle idee, se si eccettua la parentesi greca, dimostra, secondo Nietzsche, che l’uomo è un animale in decadenza, che non ama ma teme la vita, che apprezza ciò che è omogeneo, razionale, ordinato, mentre gli attributi della vita sono il contrario: rischio, disordine, insicurezza. Il cristianesimo poi è tra tutte le concezioni quella più lontana dalla vita: "schierato dalla parte di tutto ciò che è debole, miserevole e malriuscito" esso ci trasmette la diffidenza verso "la terra" (istinti, sessualità, passioni), svaluta come ingannevole la realtà del divenire e alternativamente addita un fantastico mondo dell’essere.

Ma l’epoca del cristianesimo è, secondo Nietzsche, ormai al termine e lo stesso Dio è morto e con lui sono tramontati i vecchi valori e le certezze che avevano accompagnato l’umanità per duemila anni.

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