Neutralisti e interventisti: schema

Di Redazione Studenti.

Neutralisti e interventisti in Italia: schema sui due schieramenti che si formarono con lo scoppio della prima guerra mondiale

NEUTRALISTI E INTERVENTISTI: SCHEMA

Neutralisti e interventisti: schema
Neutralisti e interventisti: schema — Fonte: getty-images

Allo scoppio della prima guerra mondiale l’Italia dichiarò la propria neutralità e la maggioranza della popolazione era contraria all’entrata in guerra. Il paese, comunque, era diviso in due schieramenti opposti, quali: neutralisti e interventisti.

CHI ERANO I NEUTRALISTI?

I neutralisti erano una larga maggioranza della popolazione e comprendevano:

  • i liberali giolittiani, credevano come Giolitti che: la guerra sarebbe stata lunga e che l’Italia non era pronta perché non aveva ancora smaltito le scorie della guerra di Libia; non entrando in guerra le industrie nazionali avrebbero potuto rifornire entrambi gli schieramenti traendone profitti maggiori; in cambio della neutralità l’Austria avrebbe concesso all’Italia le famose terre irredenti.
  • I cattolici, papa Benedetto XV afferma che i costi sarebbero gravati sui poveri e a guerra iniziata fa un appello per la pace incondizionata.
  • I socialisti seguaci di Turati, sostenevano le idee del papa e rimanevano in linea con i principi della Seconda Internazionale.

INTERVENTISTI: CHI ERANO

Dall’altra parte dello schieramento c’erano gli interventisti, la minoranza della popolazione, che volevano l’entrata in guerra a fianco dell’Intesa:

  • Re, un’eventuale vittoria avrebbe consolidato il suo potere;
  • Salandra, con l’entrata in guerra avrebbe potuto scavalcare il parlamento dando maggiori poteri all’esecutivo e sopprimendo alcune libertà civili;
  • Nazionalisti, è importante intervenire perché in ogni caso l’Italia ci avrebbe guadagnato qualcosa, tra i nazionalisti c’è anche D’Annunzio;
  • Futuristi: tra cui Marinetti;
  • gruppi di industriali che dalla guerra avrebbero tratto vantaggi economici, procurando armi, armature e altre cose utili agli approvvigionamenti.

Inoltre, tra gli interventisti c’erano i democratici, fazioni di sinistra che per ragioni di partito ritenevano giusta l’entrata in guerra dell’Italia, tra cui:

  • Irredentisti,
  • socialisti riformisti (Bonomi e Bissolati), che già avevano appoggiato la guerra di Libia, pensavano che questa guerra avrebbe messo fine a tutto l’imperialismo,
  • socialisti rivoluzionari (Ferri, Cabriola), estrema sinistra socialista, vedevano la guerra come l’anticamera della rivoluzione perché in guerra vanno i proletari che quando torneranno non avranno nulla da perdere e saranno pronti alla rivoluzione,
  • Gaetano Salvemini, faceva parte del partito socialista, posizione simile a quella dei socialisti riformisti,
  • Mussolini, pur essendo un socialista rivoluzionario è neutrale inizialmente, ma successivamente cambia idea e diventa interventista utilizzando come propaganda il giornale “Avanti”, fino a quando viene espulso dal partito e dal giornale perché va contro gli ideali del partito. Mussolini diventa direttore del Popolo d’Italia, finanziato dalla Francia.

PERCHÉ L’ITALIA È ENTRATA IN GUERRA?

Antonio Salandra inizia ad avere contatti segreti con le due triplici alleanze per vedere chi offriva di più, prevalse l’Intesa e il 26 aprile del 1915 il ministro degli interni Sonnino stipulò il Patto di Londra con il quale l’Italia si impegnava ad entrare in guerra nel giro di un mese e in caso di vittoria avrebbe ottenuto Istria, Dalmazia, terre irredenti, Valona e parte del patrimonio coloniale tedesco.

Stipulato questo patto, all’insaputa di tutti, il governo si presentava in parlamento con una mozione che prevedeva la scissione dalla T.A. e l’entrata in guerra a fianco dell’Intesa. Venne subito stoppata da una contro mozione di Giolitti: Salandra dà le dimissioni davanti al Re ma egli invece di accettarle rimanda in parlamento Salandra a chiedere la fiducia e motiva la scelta dicendo che sta dando ascolto all’opinione pubblica che voleva entrare in guerra (anche se in realtà erano una minima parte). Temendo una crisi di governo, giolittiani e cattolici votano la fiducia a Salandra e l’Italia entra in guerra dichiarando guerra all’Austria, comandati dal generale Cadorna (disciplina ferrea, motiva i soldati con il terrore), Italia che parte svantaggiata perché a valle mentre austriaci a monte.