Neorealismo letterario: significato, storia, esponenti

Neorealismo letterario: significato, storia, esponenti A cura di Antonello Ruberto.

Storia e significato del Neorealismo letterario, la corrente letteraria che ha tra i suoi esponenti Calvino, Primo Levi, Pasolini, Pavese, Ungaretti, Pirandello ed Elsa Morante

1Il Neorealismo: significato

Luchino Visconti. Venezia, 1956. E' considerato uno dei padri del Neorealismo italiano
Luchino Visconti. Venezia, 1956. E' considerato uno dei padri del Neorealismo italiano — Fonte: getty-images

Con il termine Neorealismo si indicano una serie di tendenze presenti nel campo artistico e letterario europeo fin dagli anni ’20 del Novecento.   

In Italia il termine viene usato per la prima volta nel 1941 per definire un film del regista Luchino Visconti, ma presto passa anche a definire una corrente letteraria formata da giovani autori quasi tutti cresciuti e formatisi sotto la dittatura fascista ma profondamente critici verso quell’esperienza politica ed i suoi aspetti culturali. Si tratta di intellettuali accomunati dall’interesse per la letteratura americana contemporanea e dal desiderio di allontanarsi dagli stili predominanti nel Ventennio in favore di una narrativa maggiormente dedita al racconto del mondo popolare e che utilizzi un linguaggio più immediato e diretto.   

In questo senso le prime esperienze di romanzo neorealista si possono far risalire agli anni ’20 e ’30, con Gli indifferenti di Moravia e Gente in Aspromonte di Alvaro, ma è solo con la fine del fascismo, la guerra e la nascita della nuova Italia che questa corrente raggiunge la maturità.   

2La figura di Elio Vittorini

Anna Magnani, l'icona del Neorealismo
Anna Magnani, l'icona del Neorealismo — Fonte: ansa

Uno dei ritratti più autentici di scrittore neorealista si ha con Elio Vittorini. Siciliano, classe 1908, Vittorini cresce nell’ambiente culturale fascista, affascinato dalla letteratura inglese e americana al punto da farsi traduttore in italiano di alcune opere di D.H. Lawrence, pubblica le sue prima prove letterarie negli anni Venti.  

La sua maturazione culturale lo porta però sempre più lontano dall’ambiente culturale fascista, al punto che la pubblicazione di un articolo antifranchista nel periodo della Guerra di Spagna gli vale l’espulsione dal partito fascista, cosa che lo fa definitivamente avvicinare al partito comunista, allora clandestino.  

Già in questi anni emerge l’ideale di Vittorini della cultura come mezzo di emancipazione per l’essere umano e quindi la necessità di una cultura libera e slegata dall’oppressione di apparati politici. Negli anni della guerra si divide tra il supporto attivo alle attività della Resistenza, di cui racconta nel romanzo Uomini e no, e l’attività di editorialista, che svolge curando per Einaudi la pubblicazione di un’antologia di scrittori statunitensi.  

Alla fine della guerra, nel 1945, Einaudi pubblica il primo numero de Il Politecnico, la rivista di cultura contemporanea da lui ideata e diretta. Convinto che la letteratura dovesse avere un ruolo autonomo rispetto all’azione politica, e non limitarsi al mero compito di fiancheggiatrice, Vittorini entra presto in polemica con la dirigenza comunista che lo induce a chiudere le pubblicazioni del Politecnico nel giro di due anni, e nel ‘61 lo scrittore lascia il partito.   

Da questo momento la sua attività culturale si concentra sulla creazione di collane di narrativa che hanno lo scopo di far conoscere nuovi autori: è proprio grazie ad iniziative del genere che i nomi di Italo Calvino e Beppe Fenoglio diventano noti al grande pubblico. L’attività editoriale non limita, però, quella del Vittorini scrittore che in questi anni dà alle stampe diversi romanzi. Sul piano della ricerca, dedica gli ultimi anni della sua vita ad indagare i modi della produzione culturale in una società industriale, ma questa ricerca si interrompe il febbraio del ‘66, quando Vittorini spira a Milano.   

3Il Neorealismo ed il legame con la Resistenza e l'Italia del dopoguerra

Mario Rigoni Stern: 28.01.2002 Asiago (Italia)
Mario Rigoni Stern: 28.01.2002 Asiago (Italia) — Fonte: getty-images

Come già detto l’esperienza neorealista prende corpo negli anni Venti ed arriva ad una piena maturità nel dopoguerra: non si tratta di un caso. L’attenzione degli scrittori neorealisti per la quotidianità del mondo popolare esprime un ideale che è implicitamente democratico e, perciò, antifascista.   

Gran parte della letteratura neorealista si compone di racconti memoriali in cui gli autori raccontano, spesso in prima persona, le esperienze vissute durante la guerra sul campo di battaglia, o della loro adesione alla Resistenza, utilizzando toni asciutti che, stilisticamente, sembrano rielaborare il verismo di Verga.  

Un nome di spicco di questo approccio è quello di Mario Rigoni Stern, che nel Sergente nella neve racconta della tragica ritirata dell’ARMIR dal fronte russo dopo la battaglia di Stalingrado, un evento vissuto in prima persona dallo stesso scrittore.   

La rielaborazione letteraria della memoria personale segna anche la produzione letteraria di Beppe Fenoglio. Nato ad Alba nel ‘22, interrompe gli studi per la chiamata alle armi e, dopo l’8 settembre del ‘43, diventa partigiano. In opere come Primavera di bellezza, Il partigiano Johnny e Una questione privata l’esperienza autobiografica rielaborata diventa un modo per raccontare il mondo delle Langhe piemontesi, mentre la guerra partigiana diventa una scenografia nella quale si muovono personaggi che Fenoglio racconta nella pienezza delle loro contraddizioni.   

Altro grande narratore piemontese di questo periodo è Primo Levi. Nato a Torino da una famiglia di origine ebraica, allo scoppio della guerra entra nella Resistenza piemontese. Catturato, viene mandato nel lager nazista si Auschwitz.  

Di quella terribile esperienza parla nel libro Se questo è un uomo, in cui racconta le brutalità quotidiane del campo e la disperazione dei suoi prigionieri. In La tregua, invece, racconta della liberazione del campo da parte delle truppe sovietiche e del lungo viaggio di ritorno verso casa attraverso un’Europa ridotta in macerie dal conflitto appena terminato. Al di là del loro indubbio valore letterario, le opere di Levi si possono leggere come un’agghiacciante testimonianza della follia razzista del nazismo.  

4Rappresentanti del Neorealismo letterario: la figura di Cesare Pavese

Cesare Pavese
Cesare Pavese — Fonte: getty-images

Altro grande autore piemontese del periodo è Cesare Pavese. Egli non partecipa alla guerra partigiana, ma l’attenzione che dedica al mondo popolare e contadino ne fa l’esponente più importante del neorealismo dopo Vittorini, e gli dà un ruolo maiuscolo nella cultura italiana al passaggio tra gli anni ’30 e ’40. 

L’esigenza della scrittura ha come giustificazione la ricerca e l’autodefinizione personale dello scrittore in un processo di ricostruzione personale che prende piede dall’infanzia e dai luoghi in cui questa si è svolta, cioè le langhe albesi: nella memoria di Pavese queste diventano luoghi quasi mitici e sospesi dal normale fluire della storia, selvaggi e oscuri, ma in cui vivono persone semplici e lontane dai complessi artifici sociali della città. Questi temi, e quello della riflessione sul mito, sono affrontati negli ultimi romanzi di Pavese, scritti poco prima della sua morte. 

La casa in collina, che è probabilmente il suo capolavoro, narra le vicende di un professore che, proprietario di una casa in collina, vi si rifugia alla ricerca della solitudine e per sfuggire ai drammi della guerra. 

Più strettamente legato ai temi dell’infanzia e del mito è invece il suo ultimo romanzo, La luna e i falò: in quest’opera il protagonista, un emigrato ritornato dopo decenni nelle langhe della sua fanciullezza, intreccia il ricordo dei falò estivi accesi dai contadini con quelli, più recenti e violenti, causati dalla guerra. Pavese muore suicida nel 1950. 

5Guarda anche il video sulla letteratura del novecento