Naturalismo, Verismo e Realismo: caratteristiche, protagonisti e confronto

Naturalismo, Verismo e Realismo: caratteristiche, protagonisti e confronto A cura di Claudia Papaleo.

Verismo, Naturalismo e Realismo a confronto. Caratteri generali, filosofia, arte e letteratura. Il contesto storico, i temi e la visione degli autori più importanti dei tre movimenti europei

1Il Realismo

 Charles Dickens (1812-1870)
Charles Dickens (1812-1870) — Fonte: getty-images

L’epoca del grande romanzo realista, su cui influisce in seguito la nascita del Naturalismo francese e del Verismo italiano, è da collocarsi nella seconda metà dell’Ottocento, riservando una particolare attenzione al panorama inglese e a quello russo.  

1.1L’Inghilterra dell’età vittoriana

L’Inghilterra guidata dalla Regina Vittoria, al potere dal 1837 al 1901, si distingue per il rapidissimo sviluppo industriale, per le profonde trasformazioni tecnologiche e sociali, e per il trionfo della borghesia e dei suoi valori. L’atmosfera dell’epoca è segnata dal culto della scienza, dalla fiducia per il progresso e dalla morale puritana, che impone un’educazione ferrea ai fanciulli e ostacola ogni accenno ai piaceri sessuali nella vita sociale, come nella cultura. 

I grandi processi in atto, come lo spirito che li accompagna, vengono rappresentati, realisticamente, dalla narrativa. Il caso più significativo è quello di Charles Dickens (1812 – 1870)

1.2Charles Dickens

L’autore destina le proprie opere al popolo e questo determina la configurazione dei suoi romanzi, caratterizzati da intrecci solidi, con complicazioni e colpi di scena, da sentimentalismo, situazioni melodrammatiche, tendenza al pittoresco e dall’umorismo caricaturale. Allo stesso tempo, la possibilità di raggiungere il grande pubblico fa sì che Dickens si senta investito dal compito di veicolare idee attraverso la letteratura.  

La sua produzione, di conseguenza, si carica di ambizioni sociali e illustra i più gravi problemi della realtà del tempo: lo sfruttamento del lavoro minorile, la scuola repressiva, l’affarismo inumano, il predominio del denaro, l’ipocrisia e la miseria dei ceti popolari nelle grandi città industriali

Un esempio tra tutti, a testimonianza di questa poetica, è David Copperfield (1850), in cui si racconta la storia di un giovane che, rimasto orfano, e vittima della persecuzione di un patrigno sadico, che lo obbliga a lavorare in un magazzino di Londra, diventa maturo sia nei rapporti sentimentali, che in quelli con la società e il lavoro. 

1.3La Russia zarista

Fëdor Dostoevskij (1821-1881)
Fëdor Dostoevskij (1821-1881) — Fonte: getty-images

Anche in Russia, come in Inghilterra, si assiste al fiorire della narrativa realistica, ma su uno sfondo sociale ben diverso da quello inglese. Qui a regolare la società è una monarchia assoluta e dispotica, che esercita un controllo severo anche sulla cultura. Il Paese è poi enormemente arretrato, con un’economia essenzialmente agricola, e privo di una classe borghese imprenditoriale.    

È su questo sfondo che s’inserisce lo scontro tra due generazioni: quella della vecchia Russia tradizionalista e quella dei giovani intellettuali che rifiutano l’assetto vigente, tra cui spiccano Dostoevskij (1821 – 1881) e Tolstoj (1828 – 1910), i due più grandi romanzieri dell’epoca.  

1.4Fëdor Dostoevskij

Alla base dei grandi romanzi dostoevskiani si riconoscono una serie di temi costanti e tormentati: il male che è nell’uomo, la libertà da ogni morale se viene a mancare l’idea di Dio, e la possibilità di aderire alle ragioni dell’umanità. Profondissimo, nello scrittore, è il senso della doppiezza della psiche umana, in cui si agitano impulsi opposti, irrazionali e conflitti impossibili da placare.

Dostoevskij: considerato una delle grandi figure della letteratura russa
Dostoevskij: considerato una delle grandi figure della letteratura russa — Fonte: getty-images

Questo spiega la tensione esasperata, allucinata, che percorre l’opera dell’autore e il fatto che la narrazione, in essa non sia oggettiva, come accade nel realismo occidentale, ma soggettivizzata, per esprimere al meglio la coscienza lacerata e febbrile dei personaggi

Le vicende si svolgono tendenzialmente in pochi giorni ricchi di avvenimenti, in cui l’autore ripropone gli schemi del romanzo d’appendice e della letteratura poliziesca: assassinii crudeli e misteriosi, violenze, intrighi, colpi di scena, passioni travolgenti, tracolli economici e improvvise fortune, di cui sono protagonisti ladri, prostitute dai cuori generosi, ubriaconi e relitti che si compiacciono di raggiungere l’abiezione.

Un esempio fra tutti è quello di Delitto e castigo (1866), in cui si racconta la storia di Raskolnikov, un giovane provinciale, povero studente a Pietroburgo, che uccide una vecchia usuraia e la sorella, convinto che alcuni uomini, alla luce della loro superiorità, possano violare le leggi morali, spingendosi fino all’assassinio.

1.5Lev Tolstoj

Lev Tolstoj
Lev Tolstoj — Fonte: getty-images

La ricerca spirituale che caratterizza i romanzi di Tolstoj non produce mai una predicazione astratta, ma si riversa in figure corpose e vitali che si trovano al centro di narrazioni dalla forte carica drammatica. Queste figure, e gli ambienti in cui si muovono, mostrano al lettore la totalità del reale e la difficoltà, di fronte alla complessità del mondo, di dare un senso all’esistenza.

È il caso, per citare uno dei libri più importanti dell’autore, di Anna Karenina (1877), un romanzo di ampia struttura che ha al centro due coppie animate e piegate da esigenze spirituali contrastanti, tra ciò che è socialmente e moralmente accettabile e ciò che invece non lo è.

2Il Naturalismo

Hippolyte Taine (1828-1893): esponente di punta del Positivismo e il principale teorico del Naturalismo
Hippolyte Taine (1828-1893): esponente di punta del Positivismo e il principale teorico del Naturalismo — Fonte: getty-images

Il Naturalismo si afferma in Francia negli anni Settanta del 1800 e trova il proprio retroterra culturale e filosofico nel Positivismo: il movimento di pensiero che si diffonde dalla metà del secolo come espressione ideologica della nuova organizzazione industriale della società borghese, dello sviluppo della ricerca scientifica e delle applicazioni tecnologiche.  

Il Positivismo porta poi al rifiuto di ogni visione di stampo religioso, metafisico o idealistico e alla convinzione che la realtà sia il risultato di forze materiali, fisiche, chimiche e biologiche regolate da leggi che possono essere spiegate attraverso la scienza.  

Sul piano letterario il Naturalismo trae le sue basi teoriche e le sue formule da Hippolyte Taine (1828-1893). Il pensatore s’ispira a un rigoroso determinismo materialistico e afferma che i fenomeni spirituali siano dati dalla fisiologia umana e dall’ambiente fisico in cui l’uomo vive

Lo studioso applica queste concezioni alla letteratura che, a suo avviso, deve assumersi il compito di analizzare scientificamente il reale, sulla base di tre principi: l’influenza della razza, dell’ambiente e del contesto storico

Il romanzo, in particolare, va considerato come una grande inchiesta sull’uomo, su tutte le varietà, tutte le situazioni, tutte le fioriture e degenerazioni della natura umana

In tal senso Taine indica come modello di scrittore scienziato Balzac (1799-1850), che con la Commedia umana (1831-1850) – composta da 137 opere, tra romanzi, saggi e novelle - aveva restituito al lettore un quadro grandioso e sorprendente della società francese nell’età della Restaurazione.   

Insieme a Balzac, un altro modello letterario della scuola naturalista è certamente Gustave Flaubert (1821 – 1880) con Madame Bovary (1857), il romanzo con cui l’autore esprime al meglio la sua teoria dell’impersonalità, secondo la quale l’artista deve approcciarsi alla propria opera come Dio alla creazione, ovvero essere invisibile e onnipotente, in modo che non lo si veda mai, ma lo si senta ovunque. L’Arte, quindi, deve innalzarsi al di sopra dei sentimenti personali e delle suscettibilità soggettive, così da assumere la precisione delle scienze fisiche.   

2.1Emile Zola

Emile Zola (1840-1902)
Emile Zola (1840-1902) — Fonte: getty-images

L’esigenza di trasformare il romanzo in uno strumento scientifico, volto a rappresentare la realtà in tutte le sue forme, viene sposata da Emile Zola (1840-1902), lo scrittore che ha dato la sistemazione più compiuta alle teorie naturaliste, fino a diventare il caposcuola del movimento grazie alle sue opere, che di queste teorie rappresentano la massima realizzazione.  

Le idee che fanno da fondamenta alla produzione letteraria zoliana sono raccolte nel volume Il romanzo sperimentale (1880). Con questo testo l’autore sostiene che il metodo sperimentale delle scienze, applicato dapprima ai corpi inanimati, e poi ai corpi viventi, debba essere applicato anche alla sfera spirituale, agli atti intellettuali e alle passioni dell’uomo.

Di qui la letteratura e la filosofia devono entrare a far parte delle scienze facendo del romanzo un’esperienza scientifica aperta al pubblico. Il romanziere-scienziato, ha il compito, in sostanza, di osservare il temperamento umano per poi farlo agire in determinate situazioni, così da verificare lo sviluppo delle passioni e il modo in cui l’ambiente le modifica. 

"La verità è in marcia e nulla la fermerà": una dichiarazione fatta da Emile Zola (1840 - 1902) durante il caso Dreyfus, 1894
"La verità è in marcia e nulla la fermerà": una dichiarazione fatta da Emile Zola (1840 - 1902) durante il caso Dreyfus, 1894 — Fonte: getty-images

Queste teorie prendono corpo, in particolare, nell’opera più importante di Zola, I Rougon-Macquart, storia naturale e sociale di una famiglia sotto il secondo Impero. Si tratta di un ciclo di romanzi pubblicati tra il 1871 e il 1893, in cui l’autore racconta la società francese del secondo Impero attraverso le vicende dei membri di una famiglia. 

In questo modo, infatti, l’autore può soddisfare il suo bisogno primario: muoversi in tutti gli strati della società e in tutti i suoi ambienti più distintivi: quelli mondani e aristocratici, quelli politici, artistici, letterari, fino ai sobborghi operai, i mercati generali, i grandi magazzini la borsa, le campagne e le miniere. 

3Il Verismo

In Italia, l’immagine di Zola e le sollecitazioni del Naturalismo francese vengono assimilate e ripensate soprattutto da Giovanni Verga (1840-1922), che le traduce concretamente nelle proprie opere.  

Questa traduzione accoglie l’influenza dell’approccio scientifico applicato al romanzo, ma soltanto nella forma, ovvero nella maniera con cui l’artista dà vita alle sue figure e dispone i propri materiali espressivi. Questa maniera, alla base del verismo italiano, viene riassunta nel principio dell’impersonalità.

Giovanni Verga
Giovanni Verga — Fonte: ansa

Nello specifico, secondo Verga la rappresentazione artistica deve conferire al racconto l’impronta di una cosa realmente avvenuta, col supporto di una solida documentazione. Non è sufficiente, d’altra parte, che ciò che viene raccontato sia reale e documentato. 

Più di questo lo scrittore deve narrare per fa sì che il lettore si trovi faccia a faccia col fatto nudo e crudo. Perché questo avvenga chi scrive deve eclissarsi, non apparire mai nel testo con le sue riflessioni, reazioni e spiegazioni soggettive. Al contrario l’autore deve calarsi completamente nella pelle dei personaggi, al punto da trasmettere l’impressione che l’opera si stia facendo da sé, con passo spontaneo, del tutto naturale. 

Perché l’effetto sia credibile, per introdurre il lettore nel mezzo degli avvenimenti, l’opera non deve contenere degli antefatti o tracciare un profilo dei personaggi, del loro carattere e della loro storia. Verga ammette che all’inizio questo può creare una certa confusione, ma è anche convinto che, andando avanti, e conoscendo i protagonisti, il lettore finirà con l’orientarsi, vivendo l’illusione completa della realtà e la totale assenza dell’artificiosità letteraria. 

3.1Giovanni Verga

L'amante di Gramigna di Verga. Illustrazione
L'amante di Gramigna di Verga. Illustrazione — Fonte: getty-images

L’autore esprime le sue teorie, come Zola, con la pubblicazione di una serie di romanzi, Il ciclo dei vinti, di cui fa parte quello che a oggi è considerato il suo libro più importante: I Malavoglia (1881). Con il ciclo Verga vuole delineare la fisionomia della vita italiana moderna, passando in rassegna tutte le classi: i ceti popolari, la borghesia di provincia e l’aristocrazia.  

Ad accumunare tutte le narrazioni è il principio della lotta per la sopravvivenza, che interessa tutta la società umana. Quest’ultima, infatti, è dominata da conflitti d’interesse, che determina il trionfo dei più forti sui più deboli, i vinti, per meglio dire, che l’autore sceglie come oggetto della narrazione.  

Ne I Malavoglia, il romanzo che inaugura il Ciclo, il movente dell’attività umana che produce la fiumana del progresso riguarda i più bassi bisogni materiali, in quelle basse sfere in cui il meccanismo sociale è meno complicato e può quindi essere osservato con maggiore precisione.  

Il romanzo rappresenta la vita di un mondo rurale e arcaico, regolato da ritmi di vita che seguono il ritorno ciclico delle stagioni e da una visione della realtà che si fonda sulla saggezza antica dei proverbi. Pure, non si tratta di un universo fuori dalla storia, tanto che la narrazioni si pone come obiettivo quello di raccontare come questo sistema arcaico, penetrato da essa, all’indomani dell’Unità d’Italia, finisca col perdere il proprio equilibrio, la propria compattezza e la propria fede nelle concezioni astrali.