Natalia Ginzburg: biografia, famiglia e libri

Natalia Ginzburg: biografia, famiglia e libri A cura di Antonello Ruberto.

Vita e libri di Natalia Ginzburg. Storia della scrittrice e politica italiana autrice, tra gli altri, di Lessico famigliare e Le piccole virtù

1Biografia di Natalia Ginzburg e storia della sua famiglia

Natalia Ginzburg, 1988: scrittrice e politica italiana
Natalia Ginzburg, 1988: scrittrice e politica italiana — Fonte: getty-images

Natalia Levi nasce a Palermo il 14 luglio del 1916 in una famiglia ebraica. Il padre, Giuseppe Levi, è un noto scienziato triestino che, una volta che il fascismo ha assunto la guida dell’Italia, assume posizioni fortemente antifasciste, motivo per cui, insieme ai fratelli di Natalia, viene imprigionato dal regime. La famiglia Levi si trasferisce a Torino quando Natalia è ancora bambina e frequenta le scuole, dove viene emarginata per il suo essere ebrea e figlia di un antifascista, ma già nell’adolescenza trova conforto nella scrittura.     

Le sue primissime prove letterarie risalgono all’inizio degli anni Trenta, quando sulla rivista Solaria vengono pubblicati i suoi primi racconti. Nel 1938 sposa Leone Ginzburg, grande letterato italiano, anch’egli ebreo, figlio di una famiglia di immigrati russi; Natalia prende il nome del marito, con il quale firma tutte le sue opere e diventa nota presso il grande pubblico. Grazie al marito stringe i contatti con i maggiori intellettuali antifascisti torinesi che, all’epoca, orbitavano attorno alla casa editrice Einaudi con la quale Leone collabora.     

Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale la situazione si fa ulteriormente difficile per Natalia e la sua famiglia, nel 1940 vengono mandati al confino in Abruzzo per motivi razziali e politici. Nonostante la situazione nel 1942 la Ginzburg dà alle stampe il suo primo romanzo, pubblicato dapprima con uno pseudonimo e poi, nel 1945, con il vero nome dell’autrice.    

Nel 1944 Leone Ginzburg viene torturato e ucciso dai fascisti nel carcere romano di Regina Coeli. Pochi mesi più tardi, quando la Capitale viene liberata dalle truppe anglo-americane, la Ginzburg vi si trasferisce e inizia a collaborare con al sede romana dell’Einaudi. Nel 1945 si trasferisce definitivamente a Torino dove si riunisce con i suoi figli.  

Nel 1950 si sposa con il professore di letteratura inglese Gabriele Baldini e comincia il periodo più prolifico per la sua produzione letteraria. Nel 1952 pubblica il suo terzo romanzo, Tutti i nostri ieri, cui fa seguito una raccolta di racconti nel 1957; nel 1963 vince il Premio Strega per Lessico famigliare. Alla fine degli anni ‘60 la Ginzburg affianca alla normale attività letteraria quella di collaboratrice sulle pagine culturali del Corriere della Sera, con un riscontro tale da farla diventare un punto di riferimento nel panorama culturale e letterario italiano.  

Giuseppe Pinelli. Il 15 dicembre 1969 l'anarchico muore misteriosamente durante un interrogatorio nella questura di Milano.
Giuseppe Pinelli. Il 15 dicembre 1969 l'anarchico muore misteriosamente durante un interrogatorio nella questura di Milano. — Fonte: ansa

Nel 1969, anno in cui muore anche il secondo marito, comincia anche il periodo del suo impegno politico più attivo: nell’Italia della Strategia della tensione, la scrittrice chiede verità sulla Strage di Piazza Fontana e sulla morte misteriosa dell’anarchico Giuseppe Pinelli e, in generale, si schiera a favore degli esponenti della sinistra radicale.   

Il suo impegno culturale e politico prosegue anche dopo questa stagione, e rimane famoso, ad esempio, il suo articolo apparso sulle colonne de l’Unità dal titolo esplicito Non togliete quel crocefisso: è il segno del dolore umano, in cui difende la presenza del simbolo religioso nelle scuole italiane. Muore a Roma il 7 ottobre del 1991.   

2Le piccole virtù: trama e analisi

Si tratta di una raccolta divisa in due parti contenente in totale undici testi tra memorie, brevi racconti e riflessioni scritti tra il 1944 ed il 1960, che viene pubblicato per la prima volta nel 1962

Il testo che dà il nome alla raccolta, Le piccole virtù, appunto, contiene le riflessioni della Ginzburg sull’essere genitori, e su quale debba essere l’educazione etica migliore da impartire ai figli; contrariamente a quello che farebbe pensare il titolo, sono le grandi virtù ad essere individuate come quelle meritevoli di essere insegnate: come la generosità contrapposta all’avidità e alla ricerca del denaro, il coraggio invece della paura o la ricerca del sapere invece della ricerca della fama. 

Federico Fellini, Rosetta Loy e Natalia Ginzburg
Federico Fellini, Rosetta Loy e Natalia Ginzburg — Fonte: getty-images

Da questi racconti emerge come ogni momento, ogni avvenimento della vita della Ginzburg ha saputo suscitare in lei osservazioni penetranti e riflessioni, ne è testimonianza l’Elogio e compianto dell’Inghilterra, un testo in cui l’acume della giornalista si concentra sul Paese in cui, per un breve periodo, si è trasferita insieme al secondo marito Gabriele Baldini, individuandone i pregi e le differenze rispetto all’Italia.  

In Ritratto di un amico possiamo invece leggere il ricordo scritto per Cesare Pavese, piemontese anche lui e grande esponente della letteratura italiana del secondo dopoguerra morto suicida nel 1950. 

Pesante è anche la memoria della guerra, che si presenta sia nel racconto di stampo neorealista Le scarpe rotte, scritto a Roma nel 1945 e pubblicato in un primo momento sulle pagine de Il Politecnico diretto da Elio Vittorini che nel breve saggio dal titolo Il figlio dell’uomo, in cui la Ginzburg riflette sul trauma che il fascismo e la guerra hanno lasciato nella memoria degli italiani sopravvissuti.

3Lessico famigliare: trama e analisi

Pubblicato per la prima volta nel 1963, anno in cui le viene assegnato il Premio Strega, Lessico famigliare è un romanzo di stampo autobiografico che racconta l’infanzia dell’autrice e le vicende della famiglia Levi

Attraverso episodi della sua infanzia, dalle vacanze estive passate in montagna, dove soffre il peso delle scarpe chiodate, alle abitudini che il padre porta avanti con meticolosità, come quella di preparare il “mezzorado” un particolare tipo di yogurt sardo, all’affetto della madre che vorrebbe passare più tempo con i suoi figli ormai diventati adulti e sposati, la Ginzburg ricostruisce e descrive il carattere dei suoi famigliari facendone un ritratto tenero e ironico

Naturalmente, a questo racconto non sono estranei gli avvenimenti storici, e il peso che questi hanno avuto su una famiglia dichiaratamente antifascista: dalle perquisizioni alla prigionia subita sia dal padre che dai tre fratelli, tuttavia il romanzo non segue una linea temporale definita, né ha una qualche pretesa cronachistica, al contrario gli eventi vengono narrati in maniera libera e senza legami predefiniti tra loro

Natalia Ginzburg e Giulio Einaudi, 1988
Natalia Ginzburg e Giulio Einaudi, 1988 — Fonte: getty-images

Non bisogna dimenticare che il padre della scrittrice è un professore universitario di fama nazionale, in diretto contatto con i personaggi più importanti ed attivi della comunità culturale e scientifica italiana, cosa che diventa anche un modo per l’autrice per far conoscere da vicino, e con un occhio più attento al lato umano che a quello pubblico, personaggi come Felice Casorati, Giulio Einaudi, Elio Vittorini e Leone Ginzburg, il suo primo marito. 

L’attenzione che la Ginzburg dedica alla descrizione emotiva dei diversi membri della sua famiglia si lega ad un altro elemento, di tipo diverso, che è appunto una particolare ricerca linguistica, lessicale, che richiama alla ragione del titolo stesso e cioè quella di rendere l’unità e la complicità emotiva interna della famiglia Levi, in modo da ricavarne un ritratto intimo efficace. La narrazione si ferma nel 1950 con la tragica scomparsa di Cesare Pavese

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