Nascita dello Stato di Israele: storia, cronologia e protagonisti

Nascita dello Stato di Israele: storia, cronologia e protagonisti A cura di Francesco Gallo.

Storia della nascita dello Stato di Israele. Cronologia e protagonisti dell’ evento che ha segnato la spartizione della Palestina in due Stati, arabo ed ebraico

1Prima di Israele: Il fronte Orientale della Prima guerra mondiale

La città di Gerusalemme
La città di Gerusalemme — Fonte: istock

Mentre accadeva Niente di nuovo sul fronte Occidentale, con la guerra combattuta dalle trincee che stava provocando una situazione di stallo, il fronte Orientale restava in movimento.

All’inizio del 1915, il governo inglese, soprattutto su pressione di Winston Churchill, decise di organizzare un corpo di spedizione anglo-francese, con la partecipazione di truppe australiane e neozelandesi, per occupare lo stretto dei Dardanelli mirando alla conquista di Costantinopoli. Il corpo di spedizione sbarcò il 25 aprile sulla penisola di Gallipoli, ma l’esercito turco, coadiuvato da esperti militari tedeschi, e trincerato sulle colline sovrastanti la spiaggia, riuscì a bloccare gli anglo-francesi per molti mesi, infliggendo forti perdite, fino a costringere gli alleati ad abbandonare l’impresa e ritirarsi dalla penisola all’inizio del 1916. 

Al comando dei turchi si distinse per capacità un giovane generale, Mustafa Kemal Atatürk. La guerra contro i turchi in Medio Oriente fu poi ripresa nel giugno del 1916 con la rivolta araba iniziata dallo Sharif della Mecca Hussein ibn Ali contro l’impero ottomano, dopo accordi segreti con gli inglesi, che gli fecero credere di assecondare la nascita di un grande Stato arabo indipendente. I figli di Hussein, Abdullah e Faysal, furono coadiuvati da alcuni consiglieri britannici, fra i quali il capitano Thomas E. Lawrence, che divenne poi famoso con l’appellativo di “Lawrence d’Arabia”.

Quest’ultimo aiutò la formazione di una armata araba di circa 50.000 uomini appartenenti a varie tribù, che combatterono contro i turchi in Arabia e in Palestina con tattiche di guerriglia, affiancando efficacemente le operazioni dell’armata britannica al comando del generale Allenby. Fu un successo. Nel luglio 1917, gli arabi occuparono il porto di Aqaba sul Mar Rosso, mentre l’offensiva di Allenby portò alla conquista di Gerusalemme il 9 dicembre 1917.

Anche per questo motivo, in quei giorni il Regno Unito si impegnò, con una lettera del Segretario per gli Affari Esteri Arthur James Balfour (la cosiddetta Dichiarazione Balfour) a Lord Lionel Walter Rothschild (banchiere svizzero ed attivista sionista), membro del movimento sionista inglese, a mettere a disposizione del movimento sionista, in caso di vittoria, dei territori in Palestina per costituire un focolare nazionale.

Parte del merito di questa concessione fu del futuro primo presidente d’Israele Chaim Weizmann. Balfour e Weizmann si erano già incontrati nel 1906, e alla domanda di Balfour sul perché i sionisti desiderassero costruire un focolare nazionale in Palestina Weizmann rispose con una domanda: «Signor Balfour, se io le proponessi di lasciare Londra per Parigi, cosa mi risponderebbe?» e Balfour rispose: «Ma noi abbiamo Londra!» e Weizmann concluse: «Vero, ma noi avevamo Gerusalemme quando Londra era una palude».

Durante i secoli precedenti, infatti, si erano già verificati numerosi casi di ebrei europei che emigravano verso la città santa dell’ebraismo in cerca di una patria nei territori della Palestina dove poter professare il proprio credo. Ma nella regione era quasi sempre esistita una minoranza ebraica, anche se i sionisti non vedevano un problema in questo fatto, sostenendo che l’arretrata popolazione araba, senza una propria identità nazionale, avrebbe tratto solo giovamento dall’immigrazione di europei di religione ebraica.

2Medio Oriente tra prima e seconda guerra mondiale: l’epoca dei Mandati

Bombardamento del villaggio di Miar durante l'epoca del mandato britannico
Bombardamento del villaggio di Miar durante l'epoca del mandato britannico — Fonte: getty-images

Dopo la fine del conflitto, gli inglesi sostennero la nascita di un territorio ebraico in Palestina, terra di dissidi e divisioni, per continuare la sua antica politica estera di controllo basata sul concetto di divide et impera. Avevano già avuto ampio modo di perpetrarla in India dove alimentavano le diatribe tra le tribù che combattendosi l’una contro l’altra semplificavano il governo e il dominio dei britannici. 

Un maggiore controllo del Medio Oriente, di matrice britannica, fu possibile a cominciare dal 1920 quando si stipulò un trattato di pace con l’Impero ottomano il 10 agosto 1920 presso la città francese di Sèvres. Con il Trattato di Sèvres il Regno Unito acquisì l’Iraq, la Transgiordania e la Palestina. Tutti questi Paesi, da quel momento, furono soggetti al controllo tramite dei Mandati trasmessi dalla Società delle Nazioni.

Nonostante il pensiero democratico di fondo, basato anche sul principio di autodeterminazione tanto voluto da Woodrow Wilson, i Mandati erano per lo più visti come delle colonie de facto. Vennero poi divisi in tre diversi gruppi a seconda del livello di sviluppo conseguito da ciascuna popolazione locale.

  • Il primo gruppo, o anche mandati di classe A, era costituito dalle aree prima controllate dall'Impero ottomano che si riteneva avessero «raggiunto uno stadio di sviluppo in cui la loro esistenza come Nazioni indipendenti poteva essere riconosciuta» (Iraq, Palestina e Siria);
  • Il secondo gruppo, detti anche mandati di classe B, era formato da tutti i precedenti Schutzgebiete (territori tedeschi) nelle regioni sub-sahariane dell’Africa centro-occidentale, che si riteneva richiedessero un maggiore livello di controllo da parte della potenza mandataria (Ruanda, Tanzania);
  • Un ultimo gruppo, i mandati di classe C, che includeva l’Africa sud-occidentale e alcune isole del Pacifico meridionale, furono considerati da amministrare «secondo le leggi della Potenza mandataria come parte integrante del suo territorio».

Il primo mandato fu consegnato all’Impero Britannico il 24 luglio 1922 per il controllo sulla Palestina. Nel periodo in cui questo mandato divenne efficace l’immigrazione ebraica nella zona subì una netta accelerazione. Questa forte immigrazione, in una terra dalle risorse limitate, portò a numerosi scontri tra la maggioranza araba e i coloni, scontri che colpirono anche insediamenti ebraici. Questi episodi aprirono un’altra crisi all’interno della comunità ebraica emigrante che portò alla nascita del movimento noto con il nome di territorialismo, ovverosia il movimento politico ebraico che reclamava la creazione di un territorio (o di territori) sufficientemente grande per accoglierli, non necessariamente in Palestina. 

La storia della Palestina fu da quel momento in poi caratterizzata da divisioni, discordie, da episodi di violenza e di reciproca intolleranza. Queste drammatiche tensioni sfociarono in diverse rivolte. Nel biennio 1920-21 gli arabi cominciarono a manifestare il proprio dissenso, non solo per il problema dell’occupazione territoriale, ma soprattutto per la presenza religiosa sciita. La maggior parte del mondo islamico, infatti, era ed è di fede sunnita, e si differenzia dalla comunità sciita per la questione della successione alla guida della comunità islamica: i sunniti erano convinti che alla propria guida potesse accedere un qualunque musulmano, purché dotato di buona moralità, di sufficiente dottrina e sano di corpo e di mente; gli sciiti, invece, pretendevano che la guida della comunità islamica dovesse essere riservata alla discendenza del profeta.

3Gli Anni Trenta: un difficile equilibrio tra arabi ed ebrei

1920: rifugiati ebrei in marcia verso la Palestina
1920: rifugiati ebrei in marcia verso la Palestina — Fonte: getty-images

Gli anni Trenta continuarono dunque in una condizione di elevata tensione dovuta agli strascichi dei moti dell’aprile 1920 e maggio 1921 e soprattutto dei moti dell'agosto 1929, durante i quali era stata massacrata ed espulsa la secolare comunità ebraica di Hebron. Inoltre, gli arabi soffrivano l'incremento della disoccupazione tra la loro popolazione, dovuto principalmente alle politiche di assegnazione di numerose terre fertili ai coloni ebrei e ai regolamenti voluti dai movimenti sionisti che vietavano ai non-ebrei di lavorare su queste terre.

Il 19 aprile 1936 scoppiò la Grande rivolta araba, una ribellione che si allargò all’intero Paese. Solo dopo sei mesi, nell’ottobre del 1936, la violenza diminuì per circa un anno, finché nel 1937 la Commissione Peel deliberò di raccomandare la spartizione della Palestina fra ebrei e arabi, con un cambiamento rispetto alla linea politica fino ad allora seguita dai governi britannici.

Gli arabi, che erano la maggioranza nella regione, rifiutarono, anche con azioni violente, mentre tra gli ebrei le reazioni furono diversificate, dal rifiuto da parte dei sionisti più integralisti all’accettazione come primo passo verso uno stato ebraico da parte dei più moderati. Uno dei motivi principali del rifiuto era che questa operazione calata dall’alto avrebbe comportato il trasferimento dei circa 225.000 arabi presenti nel territorio assegnato agli ebrei e dei 1.250 ebrei al tempo residenti nell’area assegnata agli arabi.

La commissione prese allora atto che questo trasferimento avrebbe creato molti problemi, soprattutto nella parte araba a causa della scarsità di territorio coltivabile disponibile che si sarebbe rivelato poi insufficiente a ricevere un così gran numero di nuovi residenti. Ma la questione sarebbe stata presto rimandata perché nel 1939 scoppiò la Seconda guerra mondiale.  

4L’arrivo degli USA in Medio Oriente e la Risoluzione 181

Alla fine del secondo conflitto mondiale un nuovo attore occidentale entrò a far parte della storia del medio oriente: gli Stati Uniti. I motivi erano sostanzialmente tre:  

  • La politica del contenimento sovietico all’interno della Guerra fredda
  • La questione della nascita dello Stato di Israele
  • I giacimenti di petrolio presenti nell’area geografica

Gli Stati Uniti si ritrovarono dunque all’interno della commissione per la risoluzione del problema della ripartizione della Palestina.

Checkpoint israeliano ad Hebron
Checkpoint israeliano ad Hebron — Fonte: getty-images

In realtà, un primo tentativo statunitense di normalizzare la situazione geopolitica mediorientale c’era già stato alla fine del primo conflitto, nel 1919, quando una commissione d’inchiesta del governo statunitense stabilì che il Medio Oriente non era pronto per l’indipendenza e raccomandò che venissero stabiliti su quei territori dei mandati il cui scopo era accompagnare un processo di transizione verso per l’autodeterminazione, così come voleva Woodrow Wilson nei suoi 14 punti. Il nome di questa commissione era King-Crane dai nomi dei due politici e teologi statunitensi che ne fecero parte.

Nel febbraio 1947, il governo di Sua Maestà, guidato da Clement Attlee, non essendo più in grado di mantenere l’ordine in Palestina, decise di rimettere il mandato britannico alle Nazioni Unite.  

L’ONU considerò due opzioni. La prima era la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo indipendenti, con la città di Gerusalemme posta sotto controllo internazionale (sulla falsariga del piano di spartizione proposto nel 1937 dalla Commissione Peel). La seconda consisteva nella creazione di un unico Stato, di tipo federale, che avrebbe compreso sia uno Stato ebraico, sia uno Stato arabo. Era la Risoluzione 181.

La gran maggioranza degli arabi che vivevano in Palestina e la totalità degli Stati arabi già indipendenti respinsero il Piano. Da principio essi rifiutarono qualsiasi divisione della Palestina mandataria, e reclamarono il paese intero. La maggioranza degli ebrei di Palestina accettò la partizione poiché si rallegrò tuttavia del fatto che si sarebbe ottenuta la nascita di un loro Stato indipendente. Si giunse, però, alla conclusione che era «manifestamente impossibile» giungere ad un accordo, in quanto le posizioni di entrambi i gruppi erano incompatibili, ma che era anche «indifendibile» accettare di appoggiare solo una delle due posizioni. Dopodiché fu la guerra.

5Nascita dello Stato d’Israele

Gerusalemme, ebrei in preghiera al Muro del pianto
Gerusalemme, ebrei in preghiera al Muro del pianto — Fonte: istock

Il 14 maggio 1948 entrò in vigore la Risoluzione e fu proclamato lo Stato indipendente di Israele, guidato dall'ex capo della Jewish Agency David Ben-Gurion. Contestualmente, quel giorno iniziò il ritiro delle truppe britanniche dal territorio del nuovo Stato, immediatamente riconosciuto da USA e URSS. All'annuncio della risoluzione, accanto alla gioia della popolazione ebraica, scoppiarono gravi tumulti per la reazione degli Arabi di Palestina. Gli eserciti di Egitto, Siria, Transgiordania, Iraq e Libano, riuniti nella Lega Araba, invasero il territorio del nuovo Stato dando vita alla prima delle guerre arabo-israeliane.

Malgrado le ancora deboli strutture del proprio esercito, le forze del neonato IDF (Israeli Defense Forces) supportate dalla capacità produttiva di armi e munizioni (oltre all'apporto di mezzi ed aerei importati clandestinamente da Usa e altre nazioni tra il 1946 e il 1947) respinsero quelle nemiche e invasero la penisola del Sinai.

Dopo alcune tregue, Israele si trovò con delle fette di territori in più originariamente spettanti ai Palestinesi (compreso il settore occidentale di Gerusalemme). Nel 1949 arrivò il cessate il fuoco sotto l’egida delle Nazioni Unite, le quali, attraverso la Risoluzione 194, riconosceranno definitivamente i limiti territoriali di Israele e dichiarando fra l'altro che nel contesto di un accordo generale di pace «ai rifugiati che avessero voluto tornare alle proprie case e vivere in pace coi loro vicini, sarebbe stato permesso di farlo». Questa situazione di stallo rimase tale fino alla Guerra dei Sei Giorni del 1967.

Io sono convinto che Israele va difeso, credo nella dolorosa necessità di un esercito efficiente. Ma sono convinto che anche al governo israeliano faccia bene confrontarsi con un nostro appoggio sempre condizionato.

Primo Levi