Narrativa storica e realista: caratteristiche e storia del genere

Storia e caratteristiche della narrativa storica e realista. Gli autori italiani e stranieri e le opere più importanti del genere
Narrativa storica e realista: caratteristiche e storia del genere
getty-images

1Le caratteristiche della narrativa storica e realista

Narrativa storica e realista: caratteristiche e storia del genere.
Fonte: getty-images

Quando parliamo di narrativa storica e realista ci riferiamo alla tendenza di rappresentare, nella letteratura di ogni tempo, la realtà.  

Per gli autori di romanzi storici, essa sarà una realtà ambientata in un passato, lontano o vicino; il loro scopo sarà quello di riproporre al lettore periodi storici di particolare importanza e di mostrare il modo di agire e di pensare degli uomini vissuti in essi. 

Per quanto riguarda le opere degli autori realisti, invece, esse rappresenteranno una realtà ambientata nella contemporaneità, con un intento pedagogico e, spesso, uno spirito di denuncia. In questo tipo di romanzi la realtà può avere due funzioni: 

  • può essere lo sfondo della vicenda narrata, così da creare un contesto di verosimiglianza degli episodi romanzeschi raccontati;
  • può essere la vera protagonista del racconto, con l’intento da parte dell’autore di ricostruire un fatto realmente accaduto per mostrarne al lettore cause, conseguenze e – talvolta – contraddizioni.
Narrativa storica e realista
Fonte: getty-images

Nella narrativa storica e realista anche i personaggi storici possono essere realmente esistiti oppure essere il frutto della fantasia. Nel primo caso essi sono soprattutto personaggi di rilievo, di spicco, le cui vite sono state in qualche modo rilevanti da lasciare memoria di sé. Nel secondo caso si tratta di personaggi solitamente umili, non rilevanti, ma che per caratteristiche e modo di comportarsi possono plausibilmente essere esistiti oppure esistere; l’autore se ne serve per dare voce alle persone comuni che non lasciano traccia nella storia.  

Alla base di questa letteratura c’è, quindi, una ricostruzione fedele del periodo che si intende descrivere; una ricostruzione che non si basi non tanto sui grandi eventi, quanto sulle abitudini, sui modi di vivere, sul contesto culturale, sui luoghi, sui modi di vestire, etc. 

1.1Lo scopo della narrativa storica secondo Alessandro Manzoni

Ci si potrebbe chiedere quale sia lo scopo della narrativa storica e realista e cosa aggiunga alla storiografia ufficiale. A questa domanda rispose magistralmente Alessandro Manzoni (1785-1873) nella Lettre à Monsieur Chauvet sur l’unité de temps et de lieu dans la tragedie, con cui rispondeva alla recensione al Conte di Carmagnola apparsa sulla rivista «Lyceé Français».

Alessandro Manzoni (1785 - 1873).
Fonte: getty-images

In essa leggiamo: «Ma, si dirà forse, se si toglie al poeta ciò che lo distingue dallo storico, cioè il diritto di inventare i fatti, che cosa gli resta? Che cosa gli resta? La poesia; sì, la poesia. Perché infine che cosa ci dà la storia? Degli eventi che non sono, per così dire, conosciuti che dall’esterno; ciò che gli uomini hanno fatto; ma ciò che hanno pensato, i sentimenti che hanno accompagnato le loro decisioni e i loro progetti, i loro risultati fortunati e sfortunati, i discorsi coi quali hanno fatto o cercato di fare prevalere la loro passione e la loro volontà su altre passioni o altre volontà, per mezzo dei quali hanno espresso la loro collera, effuso la loro tristezza, in una parola hanno rivelato la loro individualità: tutto questo e qualcos’altro ancora è passato sotto silenzio dagli storici; e tutto questo è dominio della poesia.[…] Tutto ciò che la volontà umana ha di forte e misterioso, tutto ciò che la sventura ha di religioso e di profondo, il poeta può indovinarlo, o, per dir meglio, può vederlo, comprenderlo ed esprimerlo».

Secondo Manzoni il compito del poeta – e, per estensione, dello scrittore – non è tanto quello di descrivere la storia, bensì di entrare nell’animo dell’umanità che l’ha abitata e la abita.

1.2La verosimiglianza

Narrativa storica e realista: caratteristiche e storia del genere.
Fonte: getty-images

Alla base della narrativa storica e realista c’è la cosiddetta verosimiglianza: la capacità che ha uno scrittore di farci sembrare una storia realistica o credibile, pur essendo frutto della sua immaginazione. Fu nella stessa lettera che abbiamo pocanzi citato che Manzoni sintetizzò gli elementi contraddistintivi di questa verosimiglianza.

Leggiamo infatti: «In genere i critici hanno ammesso i due principii: che non bisogna falsare la storia, e che si può, anzi spesso si deve, per dare drammaticità all’azione, aggiungere ai dati storici circostanze che non si trovano nella storia. Hanno poi cercato una regola che conciliasse questi due principii, e si sono sostanzialmente accordati su questa: che gli avvenimenti inventati non devono contraddire i fatti più noti e più importanti dell’azione rappresentata». 

Ritratto di Alessandro Manzoni  (Milano, 1785 - Milano, 1873). Olio su tela di Giuseppe Molteni.
Fonte: getty-images

Dopo aver dato queste due regole, Manzoni sintetizzò le motivazioni che si nascondono dietro al fascino che una narrazione basata su eventi reali esercita sul lettore. «I fatti – scrive l’autore dei Promessi sposi –, perché più conformi alla verità, per così dire, concreta, possiedono nel più alto grado quel carattere di verità poetica che si cerca nella tragedia. Qual è infatti l’attrazione che la mente prova per questo genere di opere? Quella che si prova nel conoscere l’uomo, nello scoprire quello che vi è di autentico e di intimo nella sua natura, nel vedere l’effetto dei fenomeni esterni sulla sua anima, il fondo dei pensieri dai quali è spinto ad agire; nello scoprire, in un altro uomo, sentimenti che possano suscitare in noi un’autentica consonanza. Quando a un bambino si racconta una storia, egli non manca mai di chiedere: È vero? E non è una tendenza particolare dell’infanzia; il bisogno della verità è l’unica cosa che possa farci attribuire importanza a tutto ciò che apprendiamo». 

Narrativa storica e realista: caratteristiche e storia del genere.
Fonte: istock

Insomma, sempre secondo Manzoni ciò che deve fare l’autore di questa narrativa storica e realista è «Trovare in una serie di fatti l’elemento che li costituisce in vera e propria azione, cogliere i caratteri di coloro che vi agiscono, dare a questa azione e a questi caratteri uno sviluppo armonico, integrare la storia, ricostruirne, per così dire, la parte che è andata perduta, immaginare, anche, dei fatti là dove la storia non dà che delle indicazioni, inventare, se occorre, dei personaggi per rappresentare i costumi di una determinata epoca, costumi di cui si è a conoscenza, prendere insomma tutto quello che esiste e aggiungere quello che manca, ma in modo che l’invenzione si accordi con la realtà, sia un mezzo in più per evidenziare la realtà». 

2La narrativa storica e realista: storia del genere

2.1Walter Scott, l’ideatore del romanzo storico

Poeta scozzese e romanziere Sir Walter Scott (1771 - 1832).
Fonte: getty-images

I due grandi prodotti della narrativa storica e realista sono, rispettivamente, il romanzo storico e il romanzo realista. Entrambi affondano le loro radici nell’Ottocento, il secolo della definitiva affermazione storica, politica e culturale della borghesia.  

L’iniziatore del romanzo storico dell’Ottocento fu lo scozzese Walter Scott (1771-1832); le sue opere Waverley (1814) e, soprattutto, Ivanhoe (1819) sono considerate i capostipiti del genere. Ivanhoe è ambientato nell’Inghilterra del XII secolo, sullo sfondo dei dissidi tra sassoni e normanni.  

Il protagonista è Wilfred di Ivanhoe, figlio di Sir Cedric di Rotherwoof, un nobile della Sassonia, che parte per le crociate al seguito di re Riccardo Cuor di Leone. Il romanzo, seguendo le vicende amorose e belliche dei suoi protagonisti, ripercorre la storia del conflitto tra queste due popolazioni e della loro successiva fusione, alla base della nazione inglese.  

Newstead Abbey and Park, residenza del poeta romantico Lord Byron.
Fonte: getty-images

Walter Scott si riallacciò così alla tradizione del Romanticismo, che riscoprì un nuovo interesse per lo studio della storia. Se, infatti, nell’Illuminismo la storia era vista come un progresso meccanico e incessante in cui ogni epoca supera la precedente, è proprio con i Romantici che si inizia a diffondere un vero interesse per la storia nella sua complessità ed eterogeneità. 

Essa era vista non più come il frutto della volontà dell’uomo, ma di quello di una Provvidenza più alta, divina, capace di indirizzare l’umanità verso mete a questa sconosciute. In quest’ottica ogni epoca, anche la più buia, ha un suo ruolo e una sua funzione nella grande storia dell’umanità e non può quindi essere svalutata o ignorata. 

Durante il Romanticismo c'è la rivalutazione delle varie epoche storiche, tra cui l'epoca medievale.
Fonte: getty-images

Da questo punto di vista, il Romanticismo punta a dare grande rilevanza a quei periodi storici che sono state oggetto di svilimento, primo tra tutti il Medioevo, da sempre considerato un’epoca oscura, caratterizzata dalla mancanza di lume e dalle superstizioni di stampo religioso al punto da minare la libertà degli esseri umani. Nel Medioevo – secondo i Romantici – si possono invece rinvenire elementi di pace e di splendore capaci di condurre l’arte a una sua rinascita. In più è proprio nell’Età di Mezzo che hanno iniziato a formarsi le coscienze nazionali e le diversità culturali europee.   

2.2Il romanzo storico nel resto d’Europa

Battaglia di Goito, Prima guerra d'Indipendenza. Vincenzo Giacomelli.
Fonte: getty-images

Il romanzo storico, ideato da Walter Scott, ottenne un grandioso successo al punto tale da far nascere un vero e proprio genere della narrazione storica e realista imitatissimo in tutta Europa. In Italia, ad esempio il romanzo storico iniziò a diffondersi negli anni del Risorgimento e, sulla spinta del fermento politico che contraddistinse quest’epoca, fu caratterizzato da una vena fortemente patriottica.  

Il modello di Scott venne ripreso innanzitutto da Alessandro Manzoni, che nel 1827 pubblicò la prima edizione del suo capolavoro, I promessi sposi. Il romanzo, ambientato nella zona della Lombardia nel Seicento, riesce a offrire un quadro della cultura dell’epoca e, al contempo, a parlare di temi di grande attualità nell’Ottocento.  

Ritratto in uniforme garibaldina di Ippolito Nievo (1831-1861), scrittore e patriota italiano.
Fonte: ansa

Sulla scia di Manzoni, altri autori si cimentarono con questo genere della narrativa storica e realista. Tra questi vale la pena ricordare Ippolito Nievo (1831-1861), autore di Le confessioni di un italiano (1858), in cui ricostruì le vicende storiche che caratterizzarono l’Italia a partire dagli anni della Rivoluzione francese fino all’età a lui contemporanea.  

In Russia, lo scrittore Lev Tolstoj (1828-1910) pubblicò, in un periodo compreso tra il 1865 e il 1869, Guerra e pace. Si tratta di un romanzo storico monumentale, una delle più importanti opere della narrativa di tutti i tempi: in esso, vengono narrate le vicende di due famiglie, i Bolkonskij e i Rostov, nel periodo storico compreso tra il 1805 e il 1812, quello cioè del conflitto tra la Francia, guidata da Napoleone Bonaparte, e la Russia.  

2.3La nascita del romanzo realista

Nello stesso secolo in cui nacque il romanzo storico, vide la luce anche il romanzo realista. La sua diffusione in Europa avvenne con tempi diversi a seconda dello Stato di riferimento e, in particolare, dello stadio di sviluppo dell’industrializzazione di quest’ultimo. In particolare, gli Stati pionieri di questo genere della narrazione storica e realista furono la Francia e l’Inghilterra.  

Ritratto dello scrittore francese Honore de Balzac (1799-1850). Incisione di Lassore (La Chatre, Musee George Sand Et De La Vallee Noire).
Fonte: ansa

In Francia il principale autore fu Honoré de Balzac (1799-1850), autore della Commedia umana, un’opera monumentale articolata in altre 137 sotto-opere (di cui 96 romanzi) e scritta a partire dal 1830. In essa, Balzac tentò con grande successo di rappresentare l’intera società dell’epoca, inserendo personaggi verosimili che rappresentassero la mentalità e l’estrazione culturale dei diversi ceti sociali che la componevano, primo fra tutti quello della borghesia.  

A Balzac seguì, nella seconda metà dell’Ottocento, Gustave Flaubert (1821-1880). Il suo capolavoro fu Madame Bovary, romanzo del 1857 che suscitò grande scandalo nella società contemporanea all’autore non solo per la trama – che segue i continui adulteri della protagonista femminile dell’opera, Emma – ma anche per l’estremo realismo con cui l’autore riuscì a rappresentare i costumi e i modelli comportamentali dell’epoca, in particolare quelli della popolazione di provincia. 

Ritratto del celebre scrittore Stendhal (1783-1842).
Fonte: getty-images

La contemporaneità dell’autore fa da sfondo anche ai romanzi di Stendhal (1783-1842), e in particolare ai suoi due capolavori, Il rosso e il nero (1830) e La certosa di Parma (1839). 

In Inghilterra, invece, tra gli esponenti maggiori della narrativa storica e realista non possiamo che menzionare Charles Dickens (1812-1870), i cui romanzi – in particolare Oliver Twist (1838) e David Copperfield (1850) – si fecero portavoce di una vera e propria denuncia nei confronti delle precarie condizioni di vita del sottoproletariato urbano.   

2.4La nascita del Naturalismo e del Verismo

Alla fine dell’Ottocento e sulla scia del Realismo nacque, in Francia, un altro movimento culturale, che ne estremizzava le caratteristiche. Stiamo parlando del Naturalismo, il cui massimo esponente fu Émile Zola (1840-1902), autore del ciclo dei Rougon-Macquart. Il Naturalismo diede vita a narrazioni in cui la realtà veniva rappresentata nel modo più oggettivo possibile, con un’impostazione quasi scientifica, e in cui l’autore scompariva dietro al velo dell’impersonalità. 

Lo scrittore Giovanni Verga (1840-1922).
Fonte: getty-images

Questa corrente di matrice francese ne influenzò un’altra, tutta italiana: il Verismo. Essa diede vita a una narrazione storica a realista in cui venivano rappresentati gli ambienti e i personaggi delle classi più povere e misere della società. L’autore di spicco di questa corrente fu Giovanni Verga (1840-1922), che scrisse – tra le altre cose – del romanzo I Malavoglia.  

Abbracciarono questa corrente anche numerosi altri scrittori, tra cui non possiamo non menzionare Federico De Roberto (1861-1927) e Luigi Capuana (1839-1915).

2.5La narrativa storica e realista nell’Italia del Novecento

Resistenza italiana.
Fonte: getty-images

Nel Novecento la narrativa storica e realista diede spazio agli eventi che segnarono indelebilmente il secolo, in particolar modo la prima e la seconda guerra mondiale e, in Italia, i venti anni di dittatura fascista e la successiva Resistenza.

Questi temi furono il nucleo attorno a cui vennero composti alcuni dei romanzi italiani più significativi del XX secolo e confluirono in quel movimento culturale che i critici chiamarono Neorealismo, che si proponeva di raccontare la realtà con oggettività e di riscoprire i piccoli mondi regionali e locali. 

Primo Levi  (1919 – 1987), a Como nel 1944.
Fonte: getty-images

Come non pensare, ad esempio, a Se questo è un uomo (1947) romanzo di Primo Levi (1919-1987) in cui l’autore raccontò la propria esperienza di prigioniero nel lager di Auschwitz.  

Autori come Beppe Fenoglio (1922-1963) e Italo Calvino (1923-1985), invece, raccontarono nei loro romanzi – rispettivamente Il partigiano Johnny (1968) e Il sentiero dei nidi di ragno (1947) – la storia della Resistenza