Moti rivoluzionari in Italia e in Europa nel 1848: cause, protagonisti e conseguenze

Moti rivoluzionari in Italia e in Europa nel 1848: cause, protagonisti e conseguenze A cura di Federico Goddi.

Storia della primavera dei popoli, i moti rivoluzionari del 1848. Le cause e le conseguenze, le società segrete, il 1848 in Italia e perchè fallirono le rivolte liberali

1La primavera dei popoli

Rivoluzione siciliana del 1848
Rivoluzione siciliana del 1848 — Fonte: getty-images

Nell’Europa di metà Ottocento gli equilibri garantiti dalla Restaurazione crollarono come un castello di carte. Alla base del mutamento sono individuabili ragioni economiche: la carestia successiva alla crisi agraria del 1846-47 generò una caduta della domanda dei beni di consumo, che incise negativamente sul settore industriale.

La depressione della produzione che seguì la caduta della domanda rese precaria la condizione di migliaia di lavoratori, mentre la crescita economica e l’interdipendenza dei mercati favoriva il contagio e la diffusione della crisi nel settore finanziario.

Nei suoi studi Ernest Labrousse (in particolare Come nascono le rivoluzioni, 1948) ha mostrato quanto la congiuntura economica negativa avesse inciso sul ciclo rivoluzionario, contribuendo ad accelerare i processi rivoluzionari in Francia, Germania, Austria, Ungheria e Italia che furono percorse da uno stravolgimento epocale nello spazio di un mese. 

D’altra parte, l’intervento dei mezzi di comunicazione rendeva possibile l’estensione della protesta. Ne rimasero estranei dei paesi “periferici”, economicamente o geograficamente, come la Grecia, le penisole iberica e scandinava, oltre alla Russia, ancora troppo arretrata. Esclusione di ben altra natura per nazioni come Inghilterra e Belgio, nelle quali lo sviluppo istituzione e socioeconomico rappresentavano il miglior argine al sommovimento. 

Alcuni contemporanei raccontavano quella tempesta come la prosecuzione della Rivoluzione francese, aggiornando il perfettibile paradigma del concetto di “rivoluzione”: il ’48, con suo portato di spontaneismo e unitarietà, sembrava quindi un degno erede dell’89.

Il carattere sociale era dato dalla massiccia presenza di operai e lavoratori poveri della città, con tutto il portato descritto da un illustre osservatore: ‹‹Uomini di frenetica eloquenza arringavano la folla agli angoli della strada; altri, nelle chiese, suonavano le campane a martello; si fondeva il piombo, si confezionavan cartucce; alberi dei boulevards, vespasiani, panchine, cancellate, lampioni, tutto fu sradicato, rovesciato; all’alba Parigi era coperta di barricate›› (Gustave Flaubert, L'Éducation Sentimentale, 1869). 

Louis Blanc: membro del governo provvisorio francese (febbraio, 1848)
Louis Blanc: membro del governo provvisorio francese (febbraio, 1848) — Fonte: getty-images

In parte, la paura generata da quella frenetica anticamera della rivoluzione portò al fallimento dei moti. Non a caso, la “primavera dei popoli” resisté più a lungo in paesi come Italia e Ungheria, dove le istanze d’indipendenza nazionale e unificazione avevano prevalso sui progetti di mutamento radicale della società.  

Tuttavia, anche in quei paesi le forze nazionaliste erano troppo divise per resistere allo strapotere degli stati assoluti. Quando le differenti nature delle forze progressiste furono sconfitte, tutte le conquiste sociali furono spazzate via, salvo una: l’abolizione della servitù della gleba nell’impero asburgico.  

2In Francia: una riedizione del 1789?

Rivoluzione a Parigi, 1848
Rivoluzione a Parigi, 1848 — Fonte: getty-images

L’epicentro della rivolta fu nuovamente Parigi, pur spettando alla Sicilia la prima manifestazione dei moti. In Francia, il primo ministro François Guizot, aveva proibito un banchetto delle opposizioni a conclusione di una campagna per la riforma elettorale (22 febbraio del 1848).

I tumulti che seguirono costrinsero Luigi Filippo ad abdicare, mentre veniva costituito un governo provvisorio che annoverava il socialista Louis Blanc e l’operaio Alexandre Martin detto Albert.

Louis Eugène Cavaignac, 1848
Louis Eugène Cavaignac, 1848 — Fonte: getty-images

I primi provvedimenti riguardarono la limitazione della giornata lavorativa a 10 ore e l’istituzione di opifici pubblici che diedero lavoro alla massa di disoccupati. Pur con una attività produttiva non molto rilevante, questi istituiti occuparono circa 100 mila cittadini. La prevalenza del mondo socialista nelle nuove attività governative creò però una spaccatura con la Francia moderata e l’imprenditoria. 

A differenza della prima esperienza repubblicana (1792), le nuove istituzioni non seppero conquistare il consenso della Francia rurale che osteggiava oltremodo il provvedimento dell’aumento dell’imposta diretta. La politica dei socialisti non fu ripagata con le elezioni per la costituente in aprile. La maggioranza dei seggi andò ai repubblicani moderati ed i socialisti si videro sopravanzati perfino dalla destra monarchica.  

I cortei di protesta che seguirono ai risultati elettorali, portarono all’arresto di Albert e Blanc. Decine di migliaia di manifestanti si contrapposero alla forza pubblica comandata da Louis Cavaignac. La repressione di massa che seguì stravolse totalmente i principi della seconda repubblica francese: non c’era più spazio per i diritti sociali. Era una situazione ideale per provocare una guerra di potere nello schieramento liberal-conservatore dal quale emerse la figura di Luigi Napoleone Bonaparte, nipote dell’‹‹uom fatale››. 

Luigi Bonaparte seppe parlare alle masse e si guadagnò ampi consensi tra i contadini e gli operai parigini a cui aggiungeva una solida base elettorale di monarchici, bonapartisti, cattolici e repubblicani moderati. Con la sua Union èlectorale trionfò alle elezioni dell’assemblea legislativa nelle primavera del 1849.  

3La questione nazionale tedesca

Moti rivoluzionari a Berlino nel 1848
Moti rivoluzionari a Berlino nel 1848 — Fonte: getty-images

Sull’esempio rivoluzionario francese anche in Germania erano avvenute delle proteste contro il governo illiberale del re di Prussia Federico Guglielmo IV che ebbe però vita semplice nel ristabilire l’ordine.  

La questione nazionale restava il problema chiave. Sulla soluzione “grande tedesca” che includeva i territori governati dagli Asburgo prevalse quella “piccolo tedesca” che escludeva i territori di Vienna e faceva della Prussia il motore principale del processo unitario. Le contraddizioni del processo unitario tedesco apparivano lampanti, testimoniate dall’appoggio militare offerto alle regioni a maggioranza tedesca e dalla repressione che avveniva invece in regioni indipendentiste a maggioranza polacca, come nel caso delle rivolte in Posnania.  

Lajos Kossuth (1802-1894): patriota e statista ungherese che guidò un'insurrezione nel 1848
Lajos Kossuth (1802-1894): patriota e statista ungherese che guidò un'insurrezione nel 1848 — Fonte: getty-images

Dopo tre giorni delle rivolte a Berlino, la rivoluzione divampò anche a Vienna nel cuore dell’impero a asburgico. Due giorni dopo la rivolta si estese a Budapest e successivamente a Venezia e Milano. La rivolta ebbe l’effetto di abbattere il sistema creato da Metternich, indebolendo il potere imperiale e favorendo le nazionalità assoggettate all’Austria. 

La cordata rivoluzionaria in Ungheria fu guidata da Lajos Kossuth. Il risultato fu l’abolizione dei vincoli feudali e la conquista del governo autonomo sollecitando radicali cambiamenti anche in Boemia, Moravia e Slovacchia. La politica indipendentista delle nazionalità slave assoggettate a Vienna non si sposò con la politica accentratrice magiara. Quando le forze austriache passarono al contrattacco poterono contare sull’appoggio dei croati che si erano ribellati agli ungheresi, comunque capaci di sconfiggere a più riprese le forze congiunte.  

Solo con l’intervento delle truppe russe e all’aiuto dello zar Nicola I, il giovane imperatore Francesco Giuseppe riuscì ad avere la meglio. La questione delle nazionalità covava sotto le ceneri e avrebbe continuato ad agitare per decenni l’impero. 

4Le specificità del caso italiano

Prima ancora che esplodere a Parigi, la rivoluzione del 1848 aveva mostrato, come accennato, il suo volto nell’arretrata Sicilia. La rivolta siciliana ebbe un’eco nel resto della penisola, tra febbraio e marzo dello stesso anno, anche i sovrani della Toscana, Piemonte e degli Stati pontifici furono costretti a promulgare una costituzione sul modello francese sotto le continue pressioni. 

Lo stesso giorno a Milano divampò una rivolta (le “cinque giornate”) che si concluse vittoriosamente con l’evacuazione dalla città delle truppe del feldmaresciallo Joseph Radetzky attestate nelle fortezze del quadrilatero (Legnago, Verona, Peschiera e Mantova). 

Rivoluzioni del 1848 nell'Impero austriaco
Rivoluzioni del 1848 nell'Impero austriaco — Fonte: getty-images

Intanto insorgevano altri centri del lombardo-veneto. A quel punto Carlo Alberto decise di muovere guerra contro l’Austria. Dopo una serie di successi iniziali, la forza degli insorsi fu arrestata dalla condotta esitante di Carlo Aberto che, preoccupato dalla possibilità dell’intervento francese, permise Radetzky di attendere rinforzi riuscendo a recuperare quasi tutto il Veneto. 

La controffensiva austriaca culminò in estate nella battaglia di Custoza (24 luglio 1848), quando i piemontesi subirono una grave sconfitta. Poco dopo il re di Sardegna firmò un armistizio che ristabilì i vecchi confini (9 agosto 1848). Nata da un’insurrezione popolare, la rivolta divenne una guerra democratica e di unificazione nazionale

Il campo di coloro che combattevano per l’unità nazionale comprendeva federalisti come Cattaneo e fautori di una soluzione unitaria. Di quest’ultima componente era leader Mazzini, che mise da parte la pregiudiziale repubblicana difronte alla prospettiva di una guerra all’Austria. Lo stesso patriota ben sapeva che all’interno del conflitto esisteva un carattere di guerra dinastica d’espansione. 

Il progetto moderato di espansionismo sabaudo venne però affossato dalla sconfitta militare delle truppe di Carlo Alberto, che ebbe esiti diversi nel Mezzogiorno e nel resto della penisola. La fase di stallo fu interrotta il 15 novembre 1848, con l’assassinio politico del giurista moderato Pellegrino Rossi, ucciso da un fanatico repubblicano. 

Nel febbraio 1849 un’assemblea costituente eletta a suffragio universale decretò la fine del potere temporale, istituì la repubblica e ne affidò il governo a un triunvirato formato da Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. La repubblica romana rappresentò l’esperienza più avanzata di governo democratico scaturita dal ’48 italiano. La nuova costituzione promulgata il 3 luglio 1849 proclamò il principio di sovranità popolare, la libertà religiosa, il suffragio universale e l’esercito su base volontaria. 

In Piemonte il patriota Vincenzo Gioberti dovette dimettersi perché il suo progetto di intervento militare a Firenze e Roma per restaurarvi i sovrani legittimi gli alienò il consenso dei democratici. 

Sotto la pressione dell’opinione pubblica Carlo Alberto riprese quindi la guerra contro l’Austria, ma nello spazio di tre giorni fu nuovamente battuto da Radetzky, abdicando a favore del figlio Vittorio Emanuele II. Il destino della rivoluzione italiana era ormai segnato. 

Contro la Repubblica romana si mossero Austria e la Francia di Luigi Napoleone. La difesa di Roma fu diretta dall’ex ufficiale napoletano Carlo Pisacane e Giuseppe Garibaldi. Le vittorie riportate da quest’ultimo non valsero a salvare l’istituto repubblicano. 

Giuseppe Garibaldi: patriota italiano e soldato del Risorgimento
Giuseppe Garibaldi: patriota italiano e soldato del Risorgimento — Fonte: getty-images

A poche settimane dagli eventi le truppe francesi infransero la resistenza della repubblica di Venezia, animata da Manin, che si arrese nell’agosto 1849. Con la capitolazione dell’Ungheria e di una Venezia fiaccata da fame e colera, la rivoluzione europea poteva dirsi conclusa

Come osservato da Eric Hobsbawm ne Le rivoluzioni borghesi (1962) la borghesia cessò di essere rivoluzionaria col ’48. Nello stesso tempo fecero il loro ingresso alcune nuove manifestazione di conflittualità sociale: cortei, manifestazioni che sarebbero divenute espressioni del dissenso o strumento delle rivendicazioni sociali. 

Chi ha diritto, non ringrazia. Carlo Cattaneo