Montale: le 10 cose che devi sapere per superare l'interrogazione

Quali sono le 10 cose che devi tenere a mente per superare un'interrogazione su Eugenio Montale? Ecco cosa sapere

Montale: le 10 cose che devi sapere per superare l'interrogazione
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Eugenio Montale

Eugenio Montale e James Joyce
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Il Novecento, il secolo che dà i natali a Eugenio Montale, è un periodo molto turbolento: due guerre mondiali, le nuove scoperte della fisica e della tecnologia, una società che cambia perdendo le sue certezze. Insomma: il secolo in cui vive il protagonista della pillola di oggi è un secolo di inquietudini. E Montale è indubbiamente uno dei poeti che ha saputo dare meglio forma a questa sensazione.

Vediamo quali sono le principali cose da tenere a mente quando si parla di Montale. Intanto, ti consigliamo di recuperare anche questi due contenuti:

10 cose da sapere su Eugenio Montale

Ecco 10 cose da tenere a mente su Eugenio Montale:

  1. La poesia e il linguaggio poetico sono ormai in decadenza, ci sono troppi poeti e troppi componimenti in circolazione. La poesia deve parlare proprio di questo: serve per dichiarare che la Poesia stessa sta morendo.
  2. Montale sviluppa quella che viene chiamata dagli studiosi poetica dell’oggetto, ripresa dal poeta e scrittore inglese Thomas S. Eliot, che aveva teorizzato la poetica del “correlativo oggettivo”. In cosa consiste? Nell’avvicinare oggetti e figure che fra loro hanno delle analogie e che, letti uno accanto all’altro suscitano direttamente un’emozione senza bisogno di aggiungere altro. Usare uno stratagemma del genere fa in modo che il linguaggio poetico risulti molto diretto e schietto eppure tanto carico di significati.
  3. La poesia di Eugenio Montale è caratterizzata da rassegnazione e negatività: la vita appare priva di un senso profondo, c’è una grande disillusione verso la realtà.
  4. Montale è distante dagli eccessi delle Avanguardie che in quel periodo sperimentavano una nuova poesia, a volte con immagini e linguaggi anche aggressivi ed esuberanti. Montale è molto più pacato ma non c’è meno forza nei suoi versi.
  5. Ossi di seppia compare nel 1925, comprende ventitré poesie suddivise in cinque sezioni tematiche, e mostra un poeta maturo e pienamente consapevole delle sue idee.
    La visione della vita che traspare in questa raccolta ci fa subito capire che Montale vede l’esistenza come dolorosa e priva di senso. Forte è la rappresentazione del paesaggio ligure, secco, abbandonato, battuto dal vento, e in estate fermo, assolato e quasi morto. Tra i componimenti più famosi di questa raccolta ricordiamo Non chiederci la parola: il verso è libero con alternanza di endecasillabi, decasillabi e novenari, la rappresentazione del paesaggio è inquieta, la vita è rappresentata da un muro che ha sopra dei cocci rotti di bottiglia, a simboleggiare che nel nostro affrontarla non possiamo che ferirci.
  6. Le occasioni è la seconda raccolta di poesie di Montale, viene pubblicata nel 1939 e comprende cinquanta componimenti. Qui ci si concentra qui su una figura femminile, chiamata Clizia, che simboleggia una figura amata e lontana. A lei il poeta si affida per essere sollevato dal vuoto dell’esistenza. 
    In questa seconda raccolta si fa ancora più essenziale e soprattutto qui viene espressa per la prima volta la poetica del “correlativo oggettivo”, che da ora in poi caratterizzerà il linguaggio poetico di Montale, e che tra l’altro in questa raccolta si avvicina sempre di più all’atteggiamento poetico criptico tipico dell’ermetismo.
  7. La bufera e altro è la raccolta pubblicata nel 1956 e divisa in sette sezioni: la sensazione del male di vivere qui, dopo la guerra, si fa ancora più forte. La prima sezione della raccolta riporta proprio gli scritti che il poeta compone nei primi anni della Guerra. È una sezione che più delle altre si avvicina a un racconto quasi romanzesco: le poesie si susseguono come un racconto, mentre nelle sezioni successive si avverte un’angoscia indeterminata. Clizia esiste ancora, ma ricorda la “donna-angelo” tipica dello Stilnovo, ed è affiancata da un’altra figura, quella della moglie di Montale, che serve al poeta per confrontarsi con il mondo terreno. I temi continuano ad essere focalizzati sulla sofferenza e l’inquietudine.
  8. Satura compare dopo un lungo periodo di silenzio. Esce infatti nel 1971 e le idee di Eugenio Montale risultano radicalmente cambiate, influenzate maggiormente dalla cultura europea. Diventano in effetti ancora più pessimiste, il linguaggio si fa sempre più semplice e cerca di eliminare ogni ambiguità.
  9. Ho sceso dandoti il braccio è una poesia contenuta nella sezione Xenia della raccolta poetica Satura: e uno dei componimenti più famosi di Montale, scritto in memoria della moglie Drusilla Tanzi. Qui troviamo rappresentato benissimo il suo stile, semplice e sempre concentrato sulle piccole cose concrete della vita. Tutto questo si fonde, in questo componimento, con un grande dolore e un grande amore. È scritta in versi liberi, ma contiene anche endecasillabi sciolti. Nel contenuto, si fa cenno al problema alla vista della donna, che non le permetteva di muoversi senza una guida. Montale era appunto la sua guida materiale. Ma - e questo emerge nel corso del componimento - la guida spirituale resta comunque la donna: senza di lei, il poeta sente un enorme vuoto.
  10. Montale non si è mai definito un poeta ermetico, al contrario: ha preso sempre le distanze dal gruppo dell'Ermetismo. Tuttavia, essendo le sue parole spesso difficili da decifrare, in molti hanno visto in Montale quell'atteggiamento poetico proprio dell'Ermetismo.

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