Monarchie nazionali: significato e caratteristiche

Di Redazione Studenti.

Tema storico svolto sulle monarchie nazionali. Significato, caratteristiche, protagonisti e come si è formata la monarchia nazionale

LA MONARCHIA NAZIONALE

Monarchie nazionali: significato e caratteristiche
Monarchie nazionali: significato e caratteristiche — Fonte: getty-images

Tema storico svolto su questa traccia: i fattori che hanno favorito la formazione delle monarchie nazionali e gli ostacoli che hanno impedito, in alcune aree, il processo di accentramento del potere sovrano.

Nelle monarchie feudali, uno dei grandi proprietari terrieri controlla varie funzioni e prende il titolo di re-magistrato. La sua carica, comunque, rimane debole per molto tempo, anche se è in uso tra i regnanti approfittare dei periodi di guerra per prendere decisioni personalmente, ponendosi in contrasto con le assemblee rappresentative. Tra il XV e il XVI secolo, complici le numerose guerre, si avvia la formazione delle monarchie nazionali, caratterizzate da un potere centrale con il monarca che, pur controllando la vita politica dello Stato, ha un potere circoscritto a un determinato territorio. La carica, inoltre, è vista come un bene patrimoniale e quindi ereditabile. Nel porsi da sovrano assoluto, il monarca si trova in contrasto con i nobili, e quindi cerca il consenso dei ceti popolari, oppressi dalla schiavitù, e borghesi, che vedono possibilità di successo sociale.

Ma questo processo che si avvia intorno al XV secolo non coinvolge omogeneamente tutte le aree dell'Europa. La guerra dei cent'anni, che tra il 1337 e il 1453 tiene impegnate Francia e Inghilterra, comincia come una rivendicazione feudale, per poi mutare in un conflitto nazionale, con la Francia che non accetterà la presenza di feudi inglesi sul suo territorio. Al termine della disputa, la Francia raggiunge l'unità geografica con Luigi XI che istituisce anche un esercito permanente e rafforza l'apparato amministrativo, oltre a tentare la costituzione di una Chiesa nazionale. L'altro lato della medaglia della guerra dei cent'anni è l'Inghilterra che, sconfitta, si appresta a vivere una crisi dinastica e una guerra civile detta "delle Due Rose", dai simboli delle famiglie che si contendono il potere a partire dal 1455, i Lancaster e gli York. Sarà un matrimonio tra due esponenti delle diverse famiglie a dare origine alla dinastia Tudor, nella persona di Enrico VII. Egli rinuncia a un'espansione territoriale e si concentra sull'apparato burocratico. La sua politica di accentramento del potere è favorita dall'isolamento e dall'assenza di autonomie feudali. In Spagna, l'unificazione è riconducibile alla Reconquista, un lento processo di allontanamento del potere arabo dalla penisola, che, cominciato intorno all'anno 1000, terminerà nel 1492 con la conquista del regno di Granada, dopo il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona (1469). Il Portogallo, invece, si era separato già nel XII secolo e in questo periodo si prepara a sfruttare la propria posizione di predominio sull'oceano Atlantico. La frontiera dell'impero romano d'oriente, nel XV secolo, è minacciata dall'espansione ottomana. Nel 1453 Costantinopoli è costretta alla resa diventando una città araba, con il nome di Istanbul. L'espansione dei turchi è favorita dall'unità religiosa e dall'imponente esercito formato dai giannizzeri, giovani reclutati da famiglie cristiane e convertiti all'islamismo e alla vita militare. In Russia, i principati di Mosca, la terza Roma, si sottraggono al controllo mongolo, riscuotendo i tributi dei piccoli stati confinanti. Nella figura di Ivan III il grande si raggiungerà l'unità nazionale russa, incentivata sia dalla forza dello zar, sia dalla Chiesa ortodossa nazionale.

Ciò che rimane del Sacro Romano Impero, invece, è ora diviso territorialmente in varie zone, tutte formalmente sottoposte al dominio asburgico. Questo controllo non diventa assoluto per vari motivi: primo su tutti la difficoltà nel mantenere un esercito in grado di controllare un territorio di simili dimensioni, la difficoltà nella riscossione dei tributi, oltre alla Bolla d'oro che impedisce un passaggio di consegne al potere ereditario. In Italia si assiste a una frantumazione del potere e a una discrepanza economica notevole tra nord e sud. A nord ricordiamo i ducati di Savoia e Milano e le repubbliche di Firenze e Venezia, unica zona a possedere poteri economici tali da impensierire le grandi monarchie europee. Nel XV secolo Milano prova ad espandersi a danno degli altri regni ma dopo circa ottant'anni di guerre viene firmata la pace di Lodi (1454). I continui conflitti interni tra gli stati del nord Italia non costituiranno certo un incentivo alla formazione di una monarchia unitaria. A sud dello Stato della Chiesa, invece, il territorio era suddiviso tra il Regno di Napoli e gli aragonesi in Sicilia. In questi stati, l'economia era ancora basata sul latifondo e i baroni contrastavano il potere centrale. Il ceto borghese è inesistente. Dopo un periodo di guerre dinastiche, i due regni saranno uniti sotto il controllo di Alfonso V d'Aragona, ma si tratterà di un'unione formale e di scarso potere.

TEMA STORICO SULLE MONARCHIE NAZIONALI: CONCLUSIONE

Riassumendo, a partire dalla nascita delle monarchie feudali si formano dei presupposti utili per la formazione delle monarchie nazionali. In molte zone, tra cui la Francia, l'espansione territoriale è condotta mediante matrimoni combinati ma risultano più efficaci le soluzioni militari adottate, tra gli altri, dagli ottomani. Una volta raggiunta l'unità territoriale, il regnante deve riformare l'apparato burocratico e amministrativo per garantire entrate alla corona capillari, nonché istituire un esercito permanente in grado di respingere le minacce esterne, a meno che non sia necessario, come in Inghilterra. Particolare importanza assume il ceto borghese che, si pone in contrasto con i nobili e gli ecclesiastici. Il XV secolo sarà la data cardine per la nascita delle monarchie moderne che troveranno il loro culmine con l'assolutismo del XVII-XVIII secolo. Nell'Italia del nord, nonostante la forza della borghesia, l'influenza dello Stato della Chiesa impedisce ogni tentativo di unione della penisola. A sud, infine, il sistema feudale non permette l'accentramento del potere. In Italia bisognerà attendere il XIX secolo per avere un'unità territoriale, e in seguito politica, tra i piccoli regni nati nel Basso Medioevo.

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