Momenti filosofici de Il fu Mattia Pascal

Di Veronica Adriani.

Quali sono i momenti filosofici all'interno del Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello: riassunto e spiegazione

IL FU MATTIA PASCAL

Momenti filosofici de Il fu Mattia Pascal: quali sono?
Momenti filosofici de Il fu Mattia Pascal: quali sono? — Fonte: getty-images

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello è una delle opere più impotanti dello scrittore siciliano. La storia del protagonista comincia dalla fine della vicenda vissuta: ormai estraneo alla vita, il “fu Mattia” racconta in prima persona la propria storia.

All'interno del libro sono presenti molti momenti che potremmo definire filosofici: vediamo quali sono.

MALEDETTO SIA COPERNICO

Pirandello afferma: “Non è più tempo di scrivere nemmeno per scherzo”; poi argomenta dicendo: “Maledetto sia Copernico”. Lo scrittore siciliano fa chiaro riferimento alla crisi segnata dopo dalle teorie copernicane spesso denominata “perdita del centro”, ovvero perdita di quella certezza fondamentale, che aveva sostenuto l’uomo antico e soprattutto rinascimentale, di essere al centro dell’universo e di avere pertanto una dignità incontestabile, dignità che dava senso e fondatezza a tutte le imprese umane.

Ma per Pirandello ormai l’uomo non è più niente, è solo un puntino smarrito nell’immensità non misurabile dell’universo, una nullità che non può vantare pretese, una nullità le cui gesta ed azioni perdono il loro significato se commensurate con il resto della realtà.

La narrazione di tali azioni è quindi del tutto priva di senso e di utilità. Se la vita di un uomo è nulla, la letteratura non serve a nulla. L’atto più onesto sarebbe non scrivere perché, scrivendo, l’uomo continua ad illudersi e illudendosi si distrae e allora la letteratura ha senso come momento di distrazione.

Allora perché si scrive? Perché l’uomo non può smettere di illudersi e i suoi sforzi di consapevolezza non impediscono la ricerca delle maschere. Dimentichiamo il nostro essere nulla per aggrapparci a sentimenti che sappiamo essere vuoti ma che ci danno illusione. In virtù di questa distrazione è ancora possibile scrivere. Chi legge deve sapere che quello che sta leggendo è falso, deve avere un atteggiamento umoristico di fronte al libro, come di fronte alla realtà.

LO STRAPPO NEL CIELO DI CARTA

Questo brano è importante per capire la filosofia di Pirandello: è una discussione fra Anselmo Paleari, portavoce di Pirandello, e Mattia-Adriano.

Paleari invita Adriano ad uno spettacolo di marionette automatiche, l’Elettra e chiede a Mattia cosa pensa succederebbe se nel cielo di carta del teatrino comparisse un buco. La risposta è che “Oreste rimarrebbe sconcertato da quel buco nel cielo…diverrebbe Amleto”.

Il teatrino è simbolo evidente della nostra condizione esistenziale di uomini insignificanti, che si muovono nella vita come in un teatro, inconsapevoli della propria reale condizione, perché convinti della propria dignità, della propria centralità e della non vanità del proprio agire. Lo strappo nel cielo di carta rappresenta il nostro comprendere di non essere al centro dell’universo, e la consapevolezza della propria piccolezza insignificante nell’economia della storia e dell’universo. Se il cielo si strappasse Oreste rimarrebbe incapace di agire, e diverrebbe Amleto: all’uomo alimentato da grandi valori si sostituirebbe l’uomo contemporaneo pensoso, diviso, contradditorio ed incapace di decisioni e azioni quale è Amleto.

LA LANTERNINOSOFIA

“A noi uomini, nascendo, è toccato un tristo privilegio: quello di sentirci vivere, con la bella illusione che ne risulta: di prendere cioè come realtà fuori di noi questo nostro interno sentimento della vita mutabile e vario, secondo i tempi, i casi e la fortuna”. E questo sentimento della vita per il signor Anselmo era appunto come un lanternino che ciascuno di noi porta con sé acceso; un lanternino che ci fa vedere sperduti sulla terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che proietta tutt’intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l’ombra nera…”.

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In queste righe Pirandello spiega il suo pensiero sull’inconsistenza dell’io con un’immagine, quella del lanternino: il nostro io è appunto inconsistente, così come la realtà oggettiva, che prende senso solo in relazione al nostro lanternino, essendone la necessaria proiezione.

Oltre al lanternino esistono poi, secondo il Paleari-Pirandello, dei lanternoni molto più grossi, che prendono vita dal sentimento comune di tutti gli uomini. I lanternoni sono i termini astratti, come la verità, la virtù, la bellezza e l’amore, e quindi sono ciò da cui derivano naturalmente tutte le ideologie ed i sistemi di valori a cui la gente crede. Questi lanternoni però, talvolta si spengono, e si cade così in un periodo di crisi, in cui gli uomini, non essendo illuminati da alcun lanternone che indichi loro la strada, sono smarriti e confusi. Secondi il Paleari poi, il momento che stanno vivendo è proprio uno di quei momenti di crisi in cui mancano i lanternoni,  “gran buio e gran confusione” .

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