Il Miracolo economico italiano (1958-1963): storia, origini e conseguenze

Il Miracolo economico italiano (1958-1963): storia, origini e conseguenze A cura di Michele Tommasi.

Storia del miracolo economico italiano, ovvero la forte crescita economica e tecnologica avvenuta tra il 1950 ed il 1960 grazie alla ricostruzione del secondo dopoguerra

1Introduzione

1.1L’età dell’oro dell’economia italiana

La Fiat 500, un simbolo del miracolo economico italiano
La Fiat 500, un simbolo del miracolo economico italiano — Fonte: getty-images

Tra il 1958 e il 1963 l’Italia conobbe un periodo di cambiamenti economici e sociali senza pari nella sua Storia. Nel giro di pochi anni il paese uscito in rovine dalla guerra divenne una tra le maggiori potenze industriali del pianeta: gli italiani in questo periodo sperimentarono grandi cambiamenti nel loro stile di vita e nei loro consumi, le città modificarono il loro aspetto, trasformandosi in affollate metropoli, mentre il sistema delle comunicazioni e dei trasporti venne rivoluzionato.  

Un paese legato alla cultura contadina e all’agricoltura entrò di colpo nella modernità industriale: un processo che per intensità e rapidità, e per l’essere in parte inaspettato, ha preso il nome di “Miracolo economico”.  

1.2Le contraddizioni del boom economico

Tuttavia, nonostante i molti aspetti positivi, il rapido sviluppo economico italiano ebbe anche un’altra faccia: quello dello spopolamento delle campagne e della crescita del divario tra Nord e Sud del paese, l’aumento dei fenomeni di speculazione e il prodursi, più generale, di numerosi squilibri di carattere sociale. Quella che è definibile come un’età dell’oro dell’economia italiana conteneva in sé i germi di una crisi che non avrebbe tardato a manifestarsi tra gli anni ‘60 e ‘70.   

2Le origini del Miracolo economico italiano

2.1La situazione economica italiana nel 1945

Analogamente al resto d’Europa l’Italia, nel 1945, appariva come un paese fortemente segnato dalle devastazioni della guerra: la produzione industriale del paese era scesa a meno di un terzo rispetto all’inizio del mentre quella agricola era dimezzata; il sistema dei trasporti era collassato e la condizione degli edifici pubblici e privati gravemente compromessa. La forte disoccupazione e le numerose tensioni sociali completavano il quadro delle tante difficoltà che il nuovo sistema democratico si trovava ad affrontare. 

2.2Gli aiuti americani e il piano Marshall

Il primo consistente aiuto alla ripresa economica italiana venne dall’estero: l’inserimento dell’Italia nel blocco capitalista dei paesi occidentali a guida USA consentì l’inizio dell’intervento statunitense finalizzato a favorire la ripresa dell’intera economia europea. 

L'European Recovery Program, meglio noto come “piano Marshalldal nome del suo ideatore, venne varato nel giugno del 1947 e nel corso del triennio successivo, fino al 1951, riversò 13 miliardi di dollari, più aiuti materiali d’ogni genere, sulle economie europee e su quella italiana. 

2.3Il processo di integrazione economica europea

Un altro consistente incentivo alla crescita economica italiana venne dal parallelo avvio del processo di integrazione europea: nel 1951 nasceva la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), con il compito di coordinare la produzione e i prezzi dei settori ritenuti strategici per la produzione industriale.

Il successo della CECA incoraggiò i paesi fondatori a proseguire su questa strada: nel 1957 veniva fondata la Comunità economica europea (CEE), con il compito di creare un mercato comune mediante l’abbassamento delle tariffe doganali e il principio della libera circolazione di capitali e forza lavoro. 

2.4La ripresa economica italiana tra gli anni ‘40 e ‘50

Luigi Einaudi, secondo presidente della Repubblica Italiana
Luigi Einaudi, secondo presidente della Repubblica Italiana — Fonte: getty-images

Grazie a questi interventi il periodo più critico per l’economia italiana poteva dirsi superato già all’inizio degli anni ‘50 con il recupero dei livelli produttivi precedenti il conflitto. Nell’immediato dopoguerra, la politica economica venne guidata dall’economista liberale Luigi Einaudi, che riuscì a far recuperare potere d’acquisto alla Lira riportando la fiducia degli investitori, anche attraverso l’adozione di misure energiche. 

Nel 1955 venne poi varato il “piano Vanoni”, un primo tentativo, mai tentato fino a quel momento in Italia, di programmazione economica sotto la guida dello Stato. 

3Il Miracolo economico: nuovi consumi e stili di vita

3.1L’eta dell’oro del capitalismo internazionale

La ''Lambretta'', icona del made in Italy ed un simbolo del miracolo economico italiano
La ''Lambretta'', icona del made in Italy ed un simbolo del miracolo economico italiano — Fonte: ansa

Tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ‘60, l’economia capitalistica mondiale attraversò una vera e propria “età dell’oro”, con il raggiungimento di livelli di crescita mai sperimentati fino a quel momento per intensità ed ampiezza. Sostenuto da un forte incremento demografico, questo processo di grande espansione economica industriale aveva preso avvio negli Stati Uniti subito dopo la fine del conflitto, per coinvolgere il resto d’Europa nel decennio successivo, fino a garantire per quasi 25 anni una fase quasi ininterrotta di benessere.

3.2Il Miracolo economico italiano

Pienamente inserita in questo processo di espansione economica mondiale, l’Italia alla fine degli anni ‘50 iniziò a crescere in maniera vertiginosa: tra il 1958 e il 1963 il prodotto interno lordo italiano si attestò su un incremento del 6,3% annuo, inferiore solamente a quello tedesco, ottenendo un record mai ottenuto prima nella storia dello Stato unitario.

Nello stesso periodo la produzione industriale risultò più che raddoppiata, mentre le esportazioni aumentarono mediamente di circa il 14% all’anno. Nell’ambito dell’economia europea, l’Italia nel 1965 giungeva a coprire il 12% della produzione continentale, appena sotto Francia, Inghilterra e Germania.

3.3L’economia italiana durante il boom

Infrastruttura stradale per le Olimpiadi di Roma, 1960
Infrastruttura stradale per le Olimpiadi di Roma, 1960 — Fonte: getty-images

A rendere l’Italia una delle locomotive del processo di espansione economica europea, oltre ai fattori internazionali, contribuirono anche alcune condizioni specifiche dell’economia italiana. In particolare il basso costo dei salari e la grande disponibilità di manodopera permise alle aziende italiane di essere estremamente competitive sul mercato mondiale, esportando facilmente i loro prodotti.

A favorire la grande crescita fu anche un ruolo diverso dello Stato in ambito economico, che pur non arrivando a pianificare completamente la fase di sviluppo vi contribuì in numerosi modi.

3.4Il ruolo delle aziende di Stato

Sotto l’egida dell’intervento statale i primo settori industriali ad essere trainanti per l’economia italiana furono quello delle fonti energetiche e delle materie prime: l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) divenne il centro strategico per l’approvvigionamento del paese, con lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi presenti in Italia e l’acquisto di combustibili dall’estero; a sua volta l’IRI - Istituto per la ricostruzione industriale - si impegnò nella creazione di una moderna industria siderurgica, rifornendo le industrie di acciaio a costi contenuti per favorire la produzione di infrastrutture e di nuovi beni di consumo su larga scala. 

3.5I simboli del boom: l’automobile

Un'automobile Fiat che fu donata a Benito Mussolini
Un'automobile Fiat che fu donata a Benito Mussolini — Fonte: getty-images

Uno dei simboli del Miracolo economico fu certamente l’automobile, diventata in quegli anni un autentico “status symbol”: la FIAT aveva già messo in commercio nel 1955 la Fiat 600, mentre poco più tardi (1957) arriverà sul mercato la più piccola ed economica Fiat 500, due modelli destinati ad avere un ampio successo e a rivoluzionare il modo di spostarsi degli italiani.

Tra il 1956 e il 1965 il numero di automobili possedute in Italia passerà infatti da 1 a 5 milioni; la nuova motorizzazione di massa si avvaleva anche della realizzazione di nuove e importanti infrastrutture, con l’avvio dei lavori per la realizzazione della autostrada Milano-Napoli nel 1956, primo tassello dello sviluppo di una moderna rete autostradale.

3.6Gli elettrodomestici

Operai della Olivetti, 1955
Operai della Olivetti, 1955 — Fonte: getty-images

Il più convincente settore di espansione economica e di cambiamento nello stile di vita negli anni del boom fu certamente quello legato agli elettrodomestici: le aziende italiane del settore (come la Candy e la Ignis) diventarono nel giro di pochi anni leader in questo campo, facendo entrare frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie nelle case degli Italiani ed esportando in tutto il mondo i loro prodotti.

Un’altra azienda particolarmente attiva fu la Olivetti, attraverso un modello di fabbrica particolarmente innovativo e all’avanguardia nel settore delle macchine da scrivere. Con l’ingresso di questi nuovi strumenti veniva modificato il concetto di tempo libero, rendendo più libere dai lavori domestici soprattutto le donne.

3.7La televisione

Una famiglia che guarda un incontro di boxe in televisione,  1950
Una famiglia che guarda un incontro di boxe in televisione, 1950 — Fonte: getty-images

Il maggiore tempo libero era dedicato ad un nuovo hobby, destinato a modificare i rapporti sociali: già comparse alla metà degli anni ‘50, durante il boom economico le televisioni diventarono un oggetto di largo consumo.

Sotto il monopolio dell’emittente pubblica statale, (RAI) la televisione divenne un potente strumento di diffusione della nuova civiltà dei consumi e di unificazione nazionale, utile a diffondere la lingua italiana in un paese ancora fortemente legato alle espressioni dialettali e a creare un universo culturale comune, diventando un momento di ritrovo collettivo dentro e fuori le abitazioni.

4Gli effetti del Miracolo economico: grandi trasformazioni e squilibri sociali

4.1Il divario tra Nord e Sud del paese

Come accennato, la crescita economica non riguardò solo il cambiamento dei consumi privati ma determinò anche altri profondi cambiamenti. Anzitutto la grande maggioranza dell’espansione economica non riguardò tutto il paese, e a beneficiarne furono le grandi aree industriali del centro-nord e in particolare il triangolo industriale del nord-ovest.

Il Meridione, salvo alcune eccezioni, rimase escluso da questo processo: le regioni del Sud, pur vivendo un momento di crescita, restarono ben lontane dallo sviluppo delle aree del Nord; inoltre le imprese esistenti nel Meridione spesso non riuscirono a reggere la concorrenza, aumentando il divario già esistente tra le diverse zone del paese.

4.2La grande migrazione interna

Il principale effetto delle differenze geografiche nella crescita fu un enorme processo di trasferimento della popolazione dal Sud al Nord: attratti dalle possibilità di lavoro offerti dalle industrie del centro-nord in espansione, tra il 1951 e il 1961 quasi due milioni di persone abbandonarono il Mezzogiorno. Un enorme rimescolamento della popolazione, che recandosi verso le nuove realtà industriali affrontava stili di vita completamente nuovi, situazioni lavorative spesso dure e condizioni abitative precarie, sperimentando un difficile inserimento sociale e un’integrazione problematica.

4.3Le nuove dimensioni urbane

A beneficiare dei processi innescati dal boom economico furono soprattutto le realtà urbane: le grandi città italiane come Roma, Milano e Torino vissero un periodo di forte espansione, mentre le campagne subirono un inverso fenomeno di spopolamento e di abbandono delle tradizionali attività agricole. Tuttavia nelle città investite dai flussi migratori la rapida crescita spesso divenne sinonimo di disordine e speculazione edilizia, con la nascita di nuove aree urbane non regolate.

Inoltre l’edilizia privata prese il sopravvento su quella pubblica, e la costruzione di ospedali, scuole e servizi raramente fu al passo con il processo di espansione delle città.

4.4La fine dell’espansione economica

Una linea di produzione di televisori in una fabbrica di Plymouth in Inghilterra, 1954
Una linea di produzione di televisori in una fabbrica di Plymouth in Inghilterra, 1954 — Fonte: getty-images

Dopo aver vissuto un periodo di crescita ininterrotta, già nel 1965 l’economia italiana accusò una prima battuta d’arresto, e i livelli produttivi del paese gradualmente si assestarono su ritmi di crescita più contenuti rispetto al passato. Le fine del boom economico lasciò un paese profondamente trasformato sotto tutti i profili, certamente più ricco e moderno, ma segnato dall’esplosione di nuovi conflitti sociali e politici legati alle distorsioni di un modello di sviluppo non adeguatamente pianificato.

Nei fatti, con la fine del boom, iniziarono a manifestarsi i primi segnali di una crisi che si sarebbe rivelata in tutta la sua ampiezza nel decennio successivo.