Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar: trama e analisi

Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar: trama e analisi A cura di Elisabetta Garieri.

Trama, personaggi e analisi delle Memorie di Adriano, romanzo della scrittrice francese Marguerite Yourcenar

1Le Memorie di Adriano, il capolavoro di una vita

Marguerite Yourcenar nella sua casa a Northeast Harbor, Maine, USA
Marguerite Yourcenar nella sua casa a Northeast Harbor, Maine, USA — Fonte: getty-images

Marguerite Yourcenar fu una scrittrice singolare, unica nel suo genere perché non ascrivibile alle correnti in voga all’epoca in cui visse. In un momento di rottura dei codici e di trasgressione delle norme della creazione letteraria, lei si attenne a una scrittura classica, rivoluzionando però dall’interno la forma del romanzo storico. Le Memorie di Adriano costituiscono, in questo senso, l’apice della sua produzione: non a caso, la impegnarono per quasi trent’anni

2Genesi e composizione de Le memorie di Adriano

Busto di Adriano (76-138). Galleria degli Uffizi, Firenze
Busto di Adriano (76-138). Galleria degli Uffizi, Firenze — Fonte: getty-images

La figura di Adriano affascinava Yourcenar da sempre: aveva imparato il greco e il latino da giovanissima e così familiarizzato con l’antichità classica. La prima volta che si interessò ad Adriano fu nel corso di una visita al British Museum, quando vide la copia di un suo busto, che era stato ritrovato nel Tamigi. La relazione tra Adriano e Antìnoo la intrigò al punto che a quindici anni scrisse una poesia dal titolo Apparition (Apparizione), in cui immaginava Antinoo apparire all’interno di Villa Adriana.  

L’idea vera e propria di dedicare un libro all’imperatore le venne nel 1924, quando, ventunenne, visitò Villa Adriana assieme al padre. All’inizio pensò di adottare come voce narrante quella di Antinoo, poi immaginò una serie di dialoghi; fece diversi tentativi di scrittura, distruggendo molti manoscritti. Il progetto fu interrotto dalla Seconda guerra mondiale. Nel 1948 ritrovò alcuni appunti di dieci anni prima, che iniziavano con «Mio caro Marco», e si convinse a adottare la forma epistolare.

Pubblicato infine nel 1951, il libro in breve tempo divenne un best-seller, consacrando Yourcenar, che era già un’autrice conosciuta e rispettata, ma non ancora dal grande pubblico: da allora è stato tradotto in quaranta lingue.

3Metodo, fonti e un po’ di storia

Villa Adriana, Tivoli (Roma)
Villa Adriana, Tivoli (Roma) — Fonte: getty-images

Nel taccuino di appunti per Memorie di Adriano, Yourcenar scrive che il romanzo storico è, per lei, la ricostruzione di mondi interiori e modi di pensare passati. Per ricostruire, si appoggia sulle fonti a sua disposizione e, immergendosi nel passato, ricrea la voce dell’imperatore con gli strumenti dell’invenzione letteraria. Il risultato è un mix tra verità storica e immaginazione storicamente verosimile.

Le fonti principali sono la Storia romana di Dione Cassio, la Historia Augusta, le opere autentiche dello stesso Adriano (burocrazia varia, discorsi, componimenti poetici) e le fonti archeologiche (come le statue di Antinoo o la Villa Adriana).

L’imperatore regnò tra il 117 e il 138 d.C. Rispetto al suo predecessore, il conquistatore e bellicoso Traiano, rinunciò a nuove annessioni e si adoperò nella difesa dell’impero. Perciò viaggiò molto, approfondendo le sue conoscenze di raffinato intellettuale. Ma era pur sempre un comandante di eserciti, e non esitò a sedare con le armi la rivolta ebraica scoppiata nel 132 d.C.

4Le memorie di Adriano: trama

Il romanzo è concepito come una lettera di Adriano a Marco Aurelio, che non fu il suo successore immediato, perché preceduto da Antonino Pio. Yourcenar lo scelse come destinatario, perché le interessava la comunanza d’anime tra questi due imperatori intellettuali, entrambi influenzati dallo stoicismo

Adriano, sentendo la morte prossima, ripercorre le tappe della sua vita di uomo e di politico, allo scopo di istruire il giovane che prenderà il suo posto. La lettera si articola in quattro capitoli, più un prologo e un epilogo, ciascuno con un titolo latino, costruiti secondo i principi della retorica antica. Il titolo del prologo è tratto da una poesia dello stesso Adriano, che torna alla fine, chiudendo il libro. 

4.1Animula Vagula Blandula (Piccola anima smarrita e soave)

Il prologo è una sorta di dichiarazione di intenti e di poetica. Adriano, affetto da un’idropisia del cuore, esordisce raccontando la visita medica mattutina. A partire dal corpo malato e spogliato davanti al medico, fa un parallelo con la sua anima, che vuole mettere a nudo di fronte a Marco, e spiega in cosa consiste, per lui, la conoscenza degli uomini e delle cose del mondo: la ricerca del contatto con il mistero e la dignità dell’Altro.

4.2Varius Multiplex Multiformis (Eclettico, versatile, multiforme)

Nato in provincia e non a Roma, come avrebbe dovuto essere per tradizione ogni imperatore, Adriano dichiara che la sua prima vera patria sono i libri. Formato da un’educazione greca, nella sua carriera politica ha sempre lottato in favore della pace, vedendo la continua espansione dell’impero come un grande organismo malato di cancro. Narra quindi il percorso che, tra ambizioni e paure, l’ha portato al potere, ingraziandosi Traiano, che, in punte di morte, lo ha adottato.

4.3Tellus Stabilita (La terra ritrova il suo equilibrio)

Ottenuto il potere agognato, Adriano vuole stabilizzare l’impero che rischia il caos. Per anni lo attraversa in lungo e in largo, assentandosi da Roma: pacifica i disordini alle frontiere, germaniche e orientali, promuove un generale miglioramento delle condizioni di vita con le riforme, fa in modo che ogni singolo schiavo o barbaro abbia a cuore la stabilità di Roma.

4.4Saeculum Aureum (Secolo d’oro)

Dettaglio della statua di Antinoo. Museo archeologico di Delfi (Grecia)
Dettaglio della statua di Antinoo. Museo archeologico di Delfi (Grecia) — Fonte: getty-images

In Bitinia conosce l’efebo Antinoo e se ne innamora: diventa il suo favorito. È un’epoca d’oro: piacere e potere convivono, l’amore accompagna il lavoro incessante dell’imperatore in viaggio per l’Africa. Non ancora ventenne però, Antinoo in Egitto si toglie la vita: il suo suicidio sembra un rito sacrificale. Adriano teme di non averlo amato abbastanza; fa istituire un culto in suo onore e fonda la città di Antinopoli.

4.5Disciplina Augusta (Disciplina Augusta)

Adriano torna finalmente a Roma e promuove innovazioni culturali e politiche. Ripartito per sedare la rivolta ebraica, si rende conto di essere malato: è giunto il momento di fare i conti con la morte e con la sua successione. Dopo lunghe riflessioni, intessute di intrighi e sofferenze, nomina Antonino Pio e gli fa anche adottare Marco Aurelio. Soddisfatto delle sue decisioni, si ritira nella villa di Tivoli.

4.6Patientia (Pazienza)

Adriano vorrebbe accelerare la morte, ma gli viene reso impossibile da quanti lo circondano; si risolve così ad aspettarla con pazienza. Appagato dalle opere compiute in vita, consapevole che ciò che più conta non figurerà nelle biografie ufficiali, cerca di «entrare nella morte a occhi aperti».

5Le memorie di Adriano: analisi

Statua dell'imperatore Adriano. Collezione dell'Hermitage, San Pietroburgo
Statua dell'imperatore Adriano. Collezione dell'Hermitage, San Pietroburgo — Fonte: getty-images

Memorie di Adriano è una profonda meditazione in prima persona sul tempo, sulla morte, sul potere, sul divino; ma nel contempo è anche un libro di memorie, e un romanzo storico: in questo sta il suo carattere innovativo. La scrittura mescola narrazione e riflessione filosofica, ed esclude discorsi diretti e impressioni immediate.

Tracciando il profilo di un uomo saggio ed equilibrato, per il quale il governo è dovere, e non ricerca di interessi personali, il romanzo tratteggia l’affresco di un’epoca di relativa pace e tranquillità, nel corso della quale però si preparano gli sconvolgimenti socioculturali a venire: le nuove credenze prodotte dal sincretismo religioso, poi il cristianesimo.

Di Adriano Yourcenar cerca di ricostruire:

  • Le idee filosofiche. Citando le letture che hanno forgiato il suo pensiero, improntandolo allo stoicismo, restituisce parte della temperie culturale del tempo.
  • La concezione del potere. I viaggi sono presentati come un’esperienza conoscitiva, perché, per lui, governare un impero tanto vasto e vario significa conoscerlo. La saggezza, che lo porta ad andare incontro alla diversità, proviene anche dalla riflessione su sé stesso: un romano di provincia, un “altro”.
  • L’approccio al divino. L’imperatore lo ricerca di continuo, sperimentando ogni sorta di culti e rituali – come i misteri di Eleusi o il culto di Mitra – ma si rende conto che la sua totalità resta inafferrabile.
  • Il rapporto con il tempo. L’esperienza da imperatore gli insegna che il solo modo per accogliere con serenità lo scorrere del tempo è la realizzazione di sé, che si compie a partire dalla saggia accettazione della morte.
  • Il modo di vivere le passioni. L’imperatore coltiva il contatto sincero, che sia fisico o intellettivo, come valore alla base di ogni relazione umana, non solo di amore e amicizia.