Cos'è la memoria? Definizione e tipi di memoria

Di Redazione Studenti.

Cos'è la memoria e come si classifica: definizione dei tipi di memoria e spiegazione. Le varie tipologie di memoria e il fenomeno dell'oblio

La memoria

Cos'è la memoria?
Cos'è la memoria? — Fonte: getty-images

Per gli psicologi la memoria è il processo con cui si codificano, si immagazzinano e si recuperano le informazioni. Ciascuna di queste tre parti rappresenta un differente processo, ma sono tutte ugualmente fondamentali, infatti soltanto se hanno operato tutti la rievocazione delle informazioni è possibile:

  • Codifica: processo con cui le informazioni vengono registrate inizialmente in una forma utilizzabile per essere conservate in memoria;
  • Immagazzinamento: è il mantenimento delle informazioni nel sistema mnestico e se le informazioni non vengono immagazzinate nel modo adeguato, queste non possono essere rievocate successivamente;
  • Recupero: consiste nella localizzazione delle informazioni e nella loro rievocazione.

Tuttavia si devono tenere in considerazione anche i fallimenti della memoria, come l’oblio che è essenziale per il funzionamento appropriato della memoria, la capacità di dimenticare particolari inessenziali aiuta a non essere distratti da dati non significativi e permette di formare impressioni e ricordi.

Magazzini di memoria

Secondo la teoria dei tre sistemi di memoria esistono differenti stadi di memoria che le informazioni devono attraversare affinché questa vengano ricordate. Questa teoria propone l’esistenza di tre distinti magazzini di memoria:

  • Memoria sensoriale: è il magazzino di memoria iniziale e temporaneo che immagazzina le informazioni solo per qualche secondo come una replica esatta dello stimolo;
  • Memoria a breve termine: la quale conserva le informazioni per 15-25 secondi e vengono immagazzinate secondo il loro significato;
  • Memoria a lungo termine: le informazioni vengono immagazzinate in modo relativamente permanente, ma può essere difficile recuperarle.

Memoria sensoriale

La memoria sensoriale è il primo magazzino, ma al suo interno comprende vari tipi di memorie sensoriali, come la:

  • Memoria iconica: la quale immagazzina le informazioni che provengono dal sistema visivo e dura meno di 1 secondo;
  • Memoria ecoica: la quale immagazzina le informazioni che provengono dal sistema acustico e dura 1 o 2 secondi.
    Nonostante la sua breve durata, questa memoria, ha un’elevatissima precisione, infatti è in grado di fare una replica esatta di ciascuno stimolo a cui viene esposto.

La memoria è stata compresa bene solo dopo che lo psicologo George Sperling condusse nel 1960 una serie di studi. L’esperimento consisteva nel esporre ad alcuni soggetti per brevi intervalli una serie di dodici lettere disposte così:

Fonte: photo-courtesy

Quando i soggetti erano esposti per 1/20 di secondo, la maggior parte era in grado di ricordare solo quattro o cinque lettere, mentre la memoria delle altre lettere era scomparsa nel momento in cui riferivano le prime lettere. Per verificare questa possibilità, Sperling condusse un altro studio in cui in cui veniva emesso un suono alto, un suono intermedio e un suono basso subito dopo aver esposto la configurazione di lettere.

Successivamente i soggetti erano invitati a riferire le lettere della prima riga se veniva emesso un suono alto, della seconda riga se veniva emesso un suono intermedio e della terza riga se veniva emesso un suono basso. i risultati di questo studio mostrarono che i soggetti avevano immagazzinato la configurazione completa in memoria, quindi nonostante la loro rapita perdita, le informazioni immagazzinate nella memoria sensoriale erano una rappresentazione accurata di ciò che avevano visto.

Allungando gradualmente l’intervallo di tempo fra la visione della configurazione di lettere e l’emissione del suono, Sperling riuscì a determinare con una certa accuratezza quanto le informazioni rimanevano nella memoria sensoriale. Infatti la capacità di rievocare una particolare riga della configurazione quando veniva emesso un suono diminuiva progressivamente all’aumento dell’intervallo di tempo che era intercorso fra l’esposizione visiva e l’emissione del suono e diminuzione proseguiva finché l’intervallo di tempo non raggiungeva circa 1 secondo, istante in cui la riga non poteva più essere rievocata accuratamente.

In conclusione Sperling arrivò ad affermare che l’intera immagine visiva veniva immagazzinata nella memoria sensoriale per meno di 1 secondo.

Quindi questa memoria opera come una specie di ‘fotografia istantanea’, le quali vengono subito dopo distrutte e sostituite con delle nuove se le informazioni non vengono trasferite ad un altro tipo di memoria.

La memoria a breve termine

La memoria a breve termine è il magazzino in cui le informazioni acquistano significato, anche se la durata della reiterazione è relativamente breve. Il processo con cui le memorie sensoriali diventano memorie brevi non è del tutto chiaro, infatti alcuni teorici ipotizzano che le informazioni vengano prima tradotte in rappresentazioni grafiche o immagini, altri ipotizzano che il trasferimento avviene quando gli stimoli sensoriali vengono convertiti in parole.

Ciò che differenza le due memorie è che la memoria sensoriale conserva una rappresentazione del mondo completa e particolareggiata, mentre la memoria a breve termine ha una capacità di rappresentazione incompleta. Specificamente le informazioni che possono essere contenute nella memoria a breve termine è stata identificata in sette insiemi, detti chunk, ognuno dei quali è un raggruppamento significativo di stimoli che possono essere immagazzinati come unità di memoria, che secondo George Miller (1956) può essere costituito da una singola lettera o numero, ma può essere costituito anche da categorie più ampie, come parole o unità significative.

Infatti, se si considera una configurazione di 21 lettere:

P B S F O X C N N A B C C B S M T V N B C

Dato che la lista supera i sette chunk, è difficile rievocare le lettere dopo un’unica esposizione, ma se vengono rappresentate nel seguente modo, si dovrebbe essere in grado di immagazzinarle in quanto costituite da sette chunck.

PBS FOX CNN ABC CBS MTV NBC

La reiterazione è la ripetizione di informazioni che sono entrare nella memoria a breve termine e svolge due funzioni:

  • Conserva le informazioni nella memoria a breve termine per consentire la ripetizione
  • Permette di trasferire le informazioni nella memoria a lungo termine.

Se le informazioni vengono ripetute più volte esse vengono mantenute nella memoria a breve termine, senza essere trasferite però nella memoria a lungo termine. Se le informazioni immagazzinate nella memoria a breve termine vengono reiterate mediante un processo denominato reiterazione elaborativa, è molto probabile che queste vengano trasferite nella memoria a lungo termine e ha luogo quando le informazioni vengo considerate ed organizzate. L’organizzazione potrebbe comprendere l’espansione delle informazioni per adattarle in un’impalcatura logica, il collegamento ad un’altra memoria, la trasformazione in un immagine o la loro
trasformazione.

L’impiego di strategie organizzative, note come mnemotecniche, permette di migliorare la ritenzione delle informazioni.

La memoria a lungo termine

Anche nello studio è importante capire la differenza fra memoria a breve e a lungo termine
Anche nello studio è importante capire la differenza fra memoria a breve e a lungo termine — Fonte: istock

La memoria a lungo termine è un magazzino che dispone di una capacità illimitata, e le prove a favore della sua esistenza provengono da numerose fonti. Per esempio, i soggetti affetti da certi tipi di danni cerebrali sono incapaci di rievocare in modo durevole le nuove informazioni acquisite dopo il danno, anche se tutte le informazioni immagazzinate prima del danno rimangono intatte (Milner, 1966).

La differenza fra la memoria a breve termine e quella a lungo termine consiste nell’effetto di posizione seriale, in cui la capacità di rievocare le informazioni contenute in una lista dipende dalla posizione occupata da un item nella lista. Si produce molto spesso un effetto di priorità, in cui gli elementi presentati prima nella lista vengono ricordati meglio, ma esiste anche un effetto di recenza, in cui gli item presentati tardi in una lista vengono ricordati meglio. Questi effetti sono legati al funzionamento del buffer di reiterazione, il meccanismo che sovraintende le operazioni di reiterazione subvocalica.

Approcci attuali alla memoria

Molti approcci contemporanei indicano che questo modello tradizionale non offre una descrizione completa della memoria. Infatti, dati sempre più numerosi indicano che invece dell’elaborazioni sequenziale, l’encefalo è in grado di elaborare più informazioni contemporaneamente facendo un processo parallelo.

La memoria di lavoro, che fa parte della memoria a breve termine, è un insieme di magazzini temporanei di memoria che manipolano o reiterano le informazioni attivamente. Si pensa che questa contenga un esecutivo centrale che interviene nel ragionamento e nel processo decisionale e coordina tre distinti sistemi di immagazzinamento e reiterazione:

  • Magazzino visivo: specializzato in informazioni visive e spaziali;
  • Magazzino verbale: responsabile della ritenzione e nella manipolazione delle informazioni attinenti al linguaggio, alle parole e ai numeri;
  • Buffer episodico: il quale contiene informazioni che rappresentano episodi o eventi.

Questa memoria viene usata per esempio quando si svolge mentalmente un problema aritmetico in più passaggi, immagazzinando il risultato per effettuare il calcolo successivo.

Molti ricercatori sostengono che la memoria lungo termine è composta da più componenti, o moduli di memoria, ciascuno dei quali è correlato da un sistema mnestico distinto nell’encefalo, che sono:

  • Memoria dichiarativa: è la memoria per i nomi, i volti, dati e i fatti e contiene le informazioni relative alle cose e a sua volta è suddivisa in:
    - memoria semantica: è la memoria per i fatti generali e le conoscenze riguardanti il mondo, ma anche le regole logiche per dedurre altri fatti;
    - memoria episodica: è la memoria per i particolari biografici della propria vita, costituita dai fatti e dalle esperienze, sono ricche di particolari e sono in grado di fornire informazioni rispetto a eventi molto lontani in termini di tempo;
  • Memoria procedurale: detta anche memoria non dichiarativa, è la memoria per le abilità e le abitudini e contiene le informazioni su come fare le cose.

I modelli associativi di memoria affermano che la memoria è costituita da rappresentazioni mentali di gruppi di informazione interconnessi fra loro. Il pensiero di un concetto particolare attiva la rievocazione di concetti correlati, infatti l’attivazione di una memoria correlata è un processo chiamato diffusione dell’attivazione.

Questi modelli aiutano a spiegare il priming, ovvero il fenomeno in cui l’esposizione a una parola o ad un concetto facilita la rievocazione di informazioni correlate. Negli esperimenti di priming, i soggetti, vengono esposti rapidamente ad uno stimolo come una parola, un oggetto e successivamente, nella seconda fase che viene eseguita dopo un certo intervallo di tempo, i soggetti vengono esposti ad informazioni percettive incomplete che sono correlate con il primo stimolo e vengono invitati a dire se lo riconoscono. Se i soggetti riescono ad identificare lo stimolo più facilmente rispetto a quando identificano stimoli che non sono stati presentati precedentemente, si verifica il priming.

Ma avviene anche quando i soggetti non riferiscono nessuna consapevolezza conscia di essere stati esposti precedentemente ad uno stimolo, infatti alcuni studi hanno dimostrato che le persone che vengono anestetizzate sono spesso in grado di rievocare frammenti di conversazioni che hanno ascoltato durante l’intervento.

La scoperta del fatto che le persone hanno delle memorie inconsapevoli ha portato alla scoperta di altre due memorie:

  • Memoria esplicita: è composta dai ricordi consci e intenzionali;
  • Memoria implicita: ricordi di cui non si ha la consapevolezza, ma che possono però influenzare le prestazioni e i comportamenti successivi.

Rievocazione dei ricordi a lungo termine

Capita molte volte di essere incapaci di rievocare un ricordo, come il famosissimo fenomeno ‘sulla punta della lingua’ che esemplifica le difficoltà ce si possono riscontrare nel recuperare le informazioni nella memoria a lungo termine.

Cue di recupero

La quantità di ricordi presenti nella memoria a lungo termine può costituire un problema nella rievocazione dei ricordo, anche se secondo molti psicologi, fra cui Tulving, ipotizzano che le informazioni che riescono a trasferirsi nella memoria a lungo termine siano illimitate e relativamente permanenti.

Uno dei metodi principali per ordinare, gestire e rievocare le informazioni appropriate nel momento giusto è il cue di recupero, ovvero uno stimolo che permette di rievocare le informazioni nella memoria a lungo termine come una parola, un’emozione, un suono che verrà alla mente all’improvviso un ricordo.

Questi sono particolarmente importanti nel momento in cui si cerca di rievocare informazioni, rispetto a quando viene chiesto di riconoscere materiale presente nella memoria o nella rievocazione di informazioni specifiche, come rispondere a quesiti di completamento. A differenza avviene il riconoscimento quando si presenta uno stimolo ad un soggetto e gli si chiede se sia stato esposto già in precedenza o gli si chiede di riconoscerlo in una lista di alternative e costituisce un compito molto più facile della rievocazione.

La rievocazione, infatti, è costituita da una serie di processi molto complessi, ovvero una ricerca attraverso la memoria, il recupero delle informazioni che possono essere pertinenti e una selezione delle informazioni trovate e se le informazioni sembrano essere corrette la ricerca è terminata, in caso contrario la ricerca prosegue.

Livelli di elaborazione

La teoria dei livelli di elaborazione mette in risalto il grado a cui il nuovo materiale viene analizzato mentalmente, in quanto la quantità di elaborazione delle informazioni che avviene quando si incontra un materiale per la prima volta è fondamentale affinché questo venga ricordato alla fine.

Sempre secondo questa teoria è molto importante la profondità di elaborazione delle informazioni durante l’esposizione al materiale, più è profonda più possibilità ci sono che esso venga ricordato in quanto le informazioni vengono analizzate e tradotte in forme significative. Infatti le informazioni a cui prestiamo più attenzione vengono elaborate più completamente, mentre a livelli poco profondi le informazioni vengono elaborate solo in base ai loro aspetti fisici e sensoriali, mentre ad un livello intermedio vengono tradotte in unità significative.

Memorie fotografiche

Le memorie fotografiche sono memorie incentrate su un evento specifico, che ha avuto una valenza importante, sorprendente che possono portare ad avere un’istantanea virtuale vivida dell’evento. Queste memorie non contengono tutti i particolare di una scena originale, anzi questi spesso sono inaccurati e illustrano un fenomeno più generale: le memorie eccezionali sono più facili da rievocare rispetto a quelle attinenti a eventi frequenti, quindi uno stimolo più è distintivo, maggiore è la possibilità che esso venga ricordato.

In queste memorie si può verificare una amnesia della fonte, quando un individuo ha in memoria un certo materiale ma è in grado di rievocare dove lo abbia incontrato e analizzato.

Processi costruttivi nella memoria: ricostruzione del passato

I processi costruttivi sono i processi in cui le memorie sono influenzate dal significato che attribuiamo agli eventi. L’ipotesi che la memoria si basi su processi costruttivi fu proposto per la prima volta dallo psicologo Frederic Charles Barlett, il quale ipotizzò che le persone tendono a ricordare le informazioni in termini di schemi, ovvero corpi organizzati di informazioni presenti nella memoria che distorcono il modo in cui le nuove informazioni vengono interpretate, infatti le aspettative e le conoscenze influenzano molto l’attendibilità dei ricordi.

Un esempio diventato classico è quello in cui ad un soggetto veniva sottoposto un disegno che doveva osservare e successivamente doveva descriverlo ad un’altra persona senza guardarlo che doveva poi descriverlo ad un’altra persona ancora. Il disegno raffigurava persone di diversa provenienza su un vagone della metropolitana, una delle quali - un bianco - aveva un rasoio in mano. Il resoconto dell’ultima persona differiva in modi rilevanti, ma sistematici, dal disegno iniziale, infatti molte persone descrivevano il disegno dicendo che rappresentava un afroamericano con in meno un coltello quando in realtà il disegno rappresentava un caucasico con in mano un rasoio. La trasformazione del rasoio di un caucasico in un coltello di un afroamericano indica chiaramente che i soggetti avevano uno schema che comprendeva il pregiudizio, infondato, che gli afroamericani siano più violenti dei caucasici e quindi siano più inclini a brandire un coltello.

La memoria in tribunale: il testimone oculare nel processo

Vi sono moltissimi casi di scambio legale che hanno condotto ad azioni legali ingiustificate, infatti la ricerca sull’identificazione dei sospetti da pare dei testimoni, ma anche la memoria sui particolari dei delitti, ha mostrato che i testimoni tendono a commettere molti errori quando cercano di rievocare i particolari di un delitto, anche se ripongono moltissima fiducia nei loro ricordi.

Un motivo di questi errori è l’impatto delle armi: quando viene mostrata un’arma da fuoco o da taglio questa agisce sulla percezione attraendo l’attenzione dei testimoni e quindi sono meno capaci di rievocare quanto successo realmente. Un altro motivo che può portare i testimoni all’errore è la formazione specifica delle domande che gli vengono poste in quanto influenzano notevolmente la rievocazione dei loro ricordi.

Nelle deposizioni in tribunale la memoria può essere fallace
Nelle deposizioni in tribunale la memoria può essere fallace — Fonte: getty-images

A questo proposito è stato fatto uno studio in cui è stato presentato un film a dei soggetti in cui veniva posta una scena in cui due automobili di scontravano l’una contro l’altra: ad alcuni è stata posta la domanda ‘All’incirca a che velocità viaggiavano le automobili quando si sono scontrate?’ e in base alla loro risposte è stata stimata una velocità media pari a 65,6 km/h; per contro, ad un altro gruppo è stata posta la seguente domanda ‘A che velocità viaggiavano le automobili quando si sono scontrate?’ e la velocità media stimata è stata di 51,2 km/h.

Il problema di affidamento della memoria dei testimoni diventa ancor più difficile quando i testimoni sono dei bambini, in quanto i ricordi di questi sono altamente vulnerabili dall’influenza degli altri soprattutto quando la loro situazione è fortemente emotiva e stressante.

Memorie represse

I ricordi repressi sono i ricordi degli eventi che inizialmente sono così scioccanti che la mente respinge nell’inconscio. I sostenitori di questa memoria che si rifanno a Freud ipotizzano che questi ricordi possono rimanere nascosti anche per tutta la vita nell’inconscio di una persona, salvo che non vengano evocate in circostante particolari, come nell’indagine effettuata durante la terapia psicoanalitica.

Però Elizabeth Loftus, ricercatrice nel campo della memoria, sostiene che queste memorie talvolta possono essere inaccurate e possono portare alla falsa memoria, che si possono sviluppare per esempio quando le persone non sono in grado di rievocare la fonte del ricordo di cui hanno solo un ricordo vago.

Infatti quando le fonti del ricordo diventano oscure e ambigue, le persone possono iniziare a non essere sicure di aver vissuto realmente l’evento o se lo abbiano semplicemente immaginato.

Memorie autobiografiche

Le memorie autobiografiche contengono i ricordi di circostanze ed episodi della vita di un soggetto e comprendono quindi anche le memorie episodiche. Molto spesso le persone tendono a dimenticare le informazioni del loro passato che sono incompatibili con il modo in cui vivono attualmente, infatti uno studio ha dimostrato che gli adulti che erano ben adattati ma che erano stati sottoposti in precedenza a trattamento per problemi emotivi nei primi anni della loro vita tendevano a dimenticare eventi importanti che avevano disturbato la loro infanzia, come per esempio l’affidamento. Questo non avviene solo per eventi particolari ma anche per interi periodi della loro vita perché quando i soggetti raggiungono l’età adulta avanzata, questi ricordano periodi della loro vita in cui hanno sperimentato importanti transizioni meglio di quanto ricordino l’età media.

Esistono differenze interculturali nella memoria?

Nelle società preletterate le persone sviluppano un sistema di memoria diverso rispetto alle persone appartenenti a culture che fanno largo uso della lingua scritta, ma questo non vuol dire che le persone preletterate hanno un diritto esclusivo a mnemotecniche stupefacenti. I ricercatori ipotizzano che nella memoria esistano sia delle similarità che delle differenze fra le varie culture, in fatti i processi mnestici fondamentali come la capacità di memoria a breve termine e la struttura della memoria a lungo termine sono universali e operano in modo simile su tutti i soggetti. La cultura determina il modo in cui le persone formulano le persone inizialmente e l’attività pratica, l’apprendimento e le strategie che usa ogni soggetto faccia la differenza.

L’oblio: quando la memoria fallisce

I vuoti di memoria non sono caratteristici esclusivamente dell'età avanzata
I vuoti di memoria non sono caratteristici esclusivamente dell'età avanzata — Fonte: shutterstock

I primi studi riguardanti l’oblio furono affrontati dallo psicologo tedesco Hermann Ebbinghaus che, usando se stesso come unico partecipante al proprio studio, memorizzava liste di sillabe senza senso, una serie di tre lettere composte da due consonanti in cui era interposta una vocale.

Misurando la facilità con la quale apprendeva la lista di parole dopo essere trascorsi vari intervalli di tempo, scoprì che l’oblio subentrava sistematicamente.

Nonostante questa sua metodologia primitiva, questo studio ebbe un’influenza molto importante negli studi successivi e le sue conclusioni fondamentali nel tempo sono state confermate. Infatti si osserva una quasi sempre una forte diminuzione iniziale della memoria, seguita da una diminuzione graduale nel corso del tempo. Inoltre il riapprendimento del materiale appreso precedentemente è quasi sempre più rapido dell’apprendimento di un materiale che si visiona per la prima volta.

Un motivo per cui possiamo dimenticare delle informazioni è non aver prestato particolarmente attenzione al materiale, quindi un fallimento della codifica e ovviamente se queste non sono state codificate nella memoria a lungo termine è impossibile rievocarle.
I fallimenti inoltre sono spiegati anche da vari processi, come:

  • Decadimento: è la perdita delle informazioni a causa del non uso, questa spiegazione dell’oblio presuppone che quando viene appreso un nuovo materiale avviene una traccia mnestica, una modificazione fisica dell’encefalo e con il decadimento questa traccia scompare con il trascorrere del tempo. Se il decadimento spiegasse tutto l’oblio ci si aspetterà che più lungo è l’intervallo di tempo fra l’apprendimento e la rievocazione più difficile sarà ricordare in quanto la traccia mnestica decade;
  • Interferenza: fenomeno per cui le informazioni immagazzinate nella memoria disturbano la rievocazione delle altre informazioni;
  • Oblio dipendente dai cue: oblio che avviene quando i cue di recupero sono insufficienti per rievocare le informazioni in memoria.

Molte ricerche pongono in evidenza che l’interferenza e l’oblio dipendente dai cue sono dei processi essenziali per l’oblio, infatti si dimenticano le cose perché i nuovi ricordi interferiscono con quelli vecchi e perché non sono disponibili i cue di recupero.

Interferenza proattiva e retroattiva

Esistono due tipi di interferenza che influenzano l’oblio: l’interferenza proattiva, in cui le informazioni apprese precedentemente disturbano la rievocazione del materiale più recente e progredisce nel tempo, mentre l’interferenza retroattiva è la difficoltà che si incontra nella rievocazione di informazioni a causa dell’esposizione successiva a materiale differente e regredisce nel tempo.

Anche l’interferenza però non spiega a pieno l’oblio, infatti molti studi indica che il materiale che sembra essere perduto in realtà può essere rievocato se vengono presentati gli stimoli appropriati. Nel tentativo di risolvere questa cosa, alcuni psicologi hanno iniziato a studiare le basi biologiche della memoria.

Le basi biologiche della memoria

Le basi biologiche della memoria sono state effettuate sul potenziamento a lungo termine, il quale indica che certe vie neurali si eccitano facilmente mentre viene appresa una nuova informazione e contemporaneamente avvengono variazioni del numero di sinapsi interneuroniche mentre i dentriti si ramificano per ricevere i messaggi. Queste modificazioni costituiscono un processo detto consolidamento, secondo cui tutti i ricordi si fissano e si stabilizzano nella memoria a lungo termine.

La posizione delle tracce mnestiche dipende dal tipo di materiale che viene appreso e dal sistema neurale specifico che elabora le informazioni quando vengono apprese inizialmente. L’immagazzinamento delle informazioni a quanto pare è collegato ai siti in cui avviene l’elaborazione, e quindi è localizzato in aree particolari che hanno elaborato inizialmente le informazioni in termini di stimoli visivi e auditivi e di altri stimoli sensoriali.

I ricercatori, usano la tomografia a emissione di positroni per misurare l’attività biochimica encefalica, hanno trovato che le tracce mnestiche sono altamente specializzate.

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Nella produzione delle parole avviene una particolare area encefalica, ma ne subentra un’altra quando il processo diventa abitudinario. Certe aree e strutture dell’encefalo sono specializzate anche in differenti tipi di attività correlate con la memoria.

L’ippocampo è una parte del sistema limbico dell’encefalo che svolge un ruolo fondamentale nel consolidamento delle informazioni ed è localizzato entro i lobi temporali mediali, subito dietro agli occhi. Queste informazioni successivamente vengono trasmesse alla corteccia cerebrale dell’encefalo. Anche l’amigdala, un’altra parte del sistema limbico, svolge un ruolo molto importante, ovvero interviene specialmente nei ricordi che implicano l’emozione.

Le disfunzioni della memoria: le afflizioni dell’oblio

Il morbo di Alzheimer, una malattia degenerativa che comprende nella sua sintomatologia problemi di memoria di grado elevato. Nei suoi stadi iniziali si manifesta come delle semplici dimenticanze, ma con l’avanzare del tempo la malattia progredisce e la memoria diventa sempre meno profonda e alla fine le persone affette da questa malattia perdono la capacità di parlare, di comprendere il linguaggio e subentra il deterioramento fisico.

Le cause di questa malattia non sono ancora state comprese anche se molti dati indicano che deriva da una suscettibilità ereditaria ad un difetto della peptide β-amiloide, la quale è necessaria per il mantenimento della connessione neurale e quando questa viene a mancare si formano grandi aggregati di cellule che provocano l’infiammazione e il deterioramento dei neuroni dell’encefalo.

L’amnesia è la perdita di memoria in assenza di altre difficoltà mentali, e nello specifico viene chiamata amnesia retrograda, che è piuttosto rara e va persa la memoria per gli eventi accaduti prima di un certo evento. Generalmente i ricordi persi ricompaiono gradualmente e in certi casi alcune memorie vanno perdute per sempre, ma anche in casi gravi la perdita di memoria è selettiva. Un altro tipo di amnesia è l’amnesia anterograda, caratterizzata dalla perdita della memoria di eventi ce seguono una lesione, in cui le informazioni non vengono trasferite dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine.

Soffrono di amnesia anche i soggetti affetti dalla sindrome di Korsakoff, una malattia che si presenta negli alcolisti a lungo termine e presentano una strana sintomatologia che comprende allucinazioni e il ripetere più volte lo stesso racconto.

Memoria e invecchiamento

Lo sfoltimento neurale inizia fin dalla nascita: infatti ogni giorno un numero sempre maggiore dei nostri neuroni muore e solo una parte di essa viene sostituita da nuovi neuroni. L’avanzare dell’età, in particolare, produce dei cambiamenti sostanziali a livello neuronale. Oltre allo sfoltimento neurale si aggiunge una diminuzione della velocità con cui le informazioni viaggiano nel sistema nervoso. Le dimenticanze della vita quotidiana non sono solo una cosa esclusiva dell’età avanzata: si attribuiscono cause diverse allo stesso sintomo, come persone nel pieno della propria attività professionale attribuiscono i fallimenti della memoria allo stress, ai troppi impegni, ma non ad una malattia.

L’ipotesi più probabile è che i cambiamenti fisiologici legati all’invecchiamento rendano meno efficienti le fasi iniziali dell’elaborazione dell’informazione a cui si aggiunge una ridotta capacità di inibire le informazioni irrilevanti. Il fatto che i ricordi molto lontani siano ben conservati anche in età avanzata rispetto a quelli più recenti avviene perché il deficit mnestico negli anziani è legato alla fase di acquisizione e successivamente alla codifica piuttosto che nel recupero.

Come si può migliorare la memoria

Vi sono dei metodi pratici che possono migliorare la rievocazione delle informazioni, e si possono classificare in:

  • Tecnica della parola chiave: consiste nell’abbinare una parola ad un’altra simile o che abbia un significato simile;
  • Specificità della codifica: alcune ricerche indicano che si ricordano meglio le informazioni in un ambiente che sia identico o simile a quello in cui si apprendono inizialmente;
  • Cue di organizzazione: consiste nel memorizzare il materiale nella memoria come se lo si leggesse per la prima volta;
  • Prendere appunti efficaci: annotando i punti principali di un discorso di modo che si possa riflettere sui concetti ed elaborarli in modo più profondo;
  • Pratica e reiterazione: studiando e reiterando il materiale;
  • Mnemotecnica dei loci: tecnica antica utilizzata anche da Cicerone e consiste nel collocare gli elementi da ricordare all’interno dei luoghi fisici e per rievocare il materiale basterà ripercorrere mentalmente i luoghi fisici, necessità però un periodo di apprendimento.

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