Maturità in anticipo con i Licei quadriennali. Ma funzionano?

Di Redazione Studenti.

I licei quadriennali funzionano davvero? Pro e contro della scuola superiore in quattro anni, con una maturità anticipata

LICEI QUADRIENNALI

I licei quadriennali funzionano davvero?
I licei quadriennali funzionano davvero? — Fonte: getty-images

Una scuola superiore in quattro anni anziché cinque. Sono i licei quadriennali, novità introdotta da tempo, in verità, di cui si discute ciclicamente da anni. I licei brevi, di cui si è tornato a parlare nelle scorse settimane dopo la proposta di Bianchi di reintrodurli, continuano a suscitare polemiche e discussioni.

Da un lato ci sono i fautori, che ritengono che questo tipo di percorso possa finalmente portare gli studenti italiani al diploma alla stessa età dei loro corrispettivi europei. Dall'altro i detrattori, che invece ritengono impossibile procedere (fra questi il CSPI).

LICEI QUADRIENNALI E MATURITÀ ANTICIPATA

Il punto fondamentale su cui si insiste quando si parla di licei quadriennali è la possibilità di finire gli studi con un anno di anticipo, nei fatti anticipando anche la maturità. Il vantaggio? Entrare prima all'università, allineando quindi l'età di ingresso nel mondo del lavoro a quella degli altri studenti europei, generalmente in anticipo sugli italiani di un anno.

Ma c'è chi si mostra scettico: è il caso del preside del Liceo Scientifico Statale “Vittorio Veneto” di Milano, Michele d'Elia, che, intervistato da Orizzonte scuola, si è dimostrato estremamente scettico. Ecco cosa ricorda nella sua intervista:

  • Nel resto d'Europa si guarda in realtà con estremo favore alle scelte italiane in termini di didattica;
  • Le scuole magistrali sono state portate da 4 a 5 anni proprio di recente: perché invertire la rotta?
  • Esiste un precedente illustre: la Legge Gentile, che sperimentò la scuola in 4 anni, ma fallì già nel 1923;
  • Proprio pochi anni fa la riforma universitaria del 3+2 fu fatta in accordo col resto d'Europa proprio per abolire il gap col resto dei paesi;
  • Per ridurre i tempi da cinque a quattro anni è necessario tagliare i programmi o comprimerli, magari aumentando le ore giornaliere.
    Ma questo va contro qualsiasi principio didattico e non tiene conto del calo di attenzione fisiologico degli studenti.

D'Elia in particolare parla di come l'accorciamento della didattica sia un tema caldo anche all'università, pur non rappresentando una buona idea né per gli studenti né per i docenti: "Quale vantaggio può trarre la società italiana da questo accorciare continuo?" chiede. "Le motivazioni sono soltanto una superficiale demagogia. Tenga conto che la Bocconi anni fa propose la laurea biennale e gli stessi studenti si sono ribellati".

E prosegue: "Questi stessi studenti che parlano con me mi dicono: accorciamo ma poi alla fine io devo per forza fare la laurea quinquennale, perché le aziende non accettano la laurea triennale". A chi potrebbe mai servire quindi un percorso del genere?

In un'altra intervista di Orizzonte scuola il prof. Domenico Ciccone, Dirigente Scolastico all’Istituto Statale Secondario Superiore Montalcini-Ferraris di Saviano (NA), parla di come si comporrebbero i nuovi programmi - un esempio è il PCTO che partirebbe dal secondo anno, ad esempio - e ricorda poi come il percorso quadriennale sia ancora oggi destinato agli studenti eccellenti, che possono chiedere di prendere il diploma con un anno di anticipo.