Maturità 2016: tema storico svolto. Traccia sulle donne al voto

Di Marta Ferrucci.

Traccia svolta della prima prova maturità 2016. Tema svolto sul voto delle donne in occasione del referendum tra monarchia e repubblica del 2 giugno 1946

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Settant'anni fa, nel marzo del 1946 in occasione delle elezioni amministrative e il 2 giugno 1945 in occasione del referendum tra monarchia e repubblica, in Italia le donne votavano per la prima prova. E' questo lo spunto proposto dal Miur per la traccia della tipologia C - Tema di argomento storico, da un brano di Patrizia Gabrielli: "2 giugno 1946: una giornata memorabile", saggio contenuto nel quadrimestrale Storia e problemi contemporanei.

Tracce svolte

TEMA STORICO SVOLTO: TRACCIA PRIMA PROVA SU DONNE AL VOTO

In Italia, la storia del diritto di voto alle donne è un fatto piuttosto recente. Difatti nel nostro paese, le donne poterono andare alle urne solamente nel 1946: la prima volta il 10 marzo -lo stesso giorno delle prime elezioni amministrative dopo la caduta del regime fascista-, e la seconda il 2 giugno per scegliere fra Monarchia e Repubblica. Trattasi pertanto, di due date di capitale importanza per la storia del nostro paese, giorni storici in cui per la prima volta anche le donne poterono esercitare il loro potere legislativo nell’ambito di quello che poi diventerà un sistema di democrazia diretta.

Il suffragio femminile arrivò dopo non poche battaglie da parte delle cittadine italiane. Anche l’unificazione, avvenuta solo nel 1861, contribuì non poco a ritardare il processo di diritto di voto alle donne. Una delle prime a porre il problema del voto fu Anna Maria Mozzoni che, ispirandosi alle Suffragette degli altri paesi, presentò una petizione al governo, la quale ovviamente fu bocciata. Qualche anno dopo, la stessa Mozzoni insieme a Paolina Schiff, fondò una lega promotrice degli interessi femminili, alla quale seguì poi la creazione di diverse associazioni femministe che rivendicavano il loro diritto di voto. Ai primi del ‘900, la Mozzoni presentò nuovamente una petizione –stavolta sotto forma legislativa-, la quale fu per l’ennesima volta respinta. Nel 1908 ci fu il primo Congresso delle donne italiane, il quale cercò di dare spazio alle richieste dei gruppi femministi: l’impegno fu quello di cercare di tradurre, per quanto possibile, le mozioni delle donne in veri e propri progetti da presentare al Governo, con l’auspicio dell’ottenimento del diritto di voto.

Tuttavia la prima guerra mondiale interruppe la questione sul suffragio femminile; con l’avvento del regime fascista, molte femministe e militanti del Congresso, furono addirittura costrette a fuggire all’estero.

DONNE AL VOTO PER LA PRIMA VOLTA

La questione si riaprì solo con la fine della II Guerra Mondiale. Fu difatti col decreto Bonomi, emanato il 31 gennaio del 1945, che si sancì Il diritto di voto per le donne che avessero compiuto almeno 21 anni di età. Esso constava di soli tre articoli, uno dei quali precisava però di come le prostitute che avessero esercitato la loro attività al di fuori dei luoghi a loro adibiti, non sarebbero state autorizzate a votare. Il decreto Bonomi tuttavia, non garantì alle donne la possibilità di essere elette; quest’ultima grande conquista arrivò per l’appunto nel marzo dell’anno successivo, quando a tutte le donne al di sopra dei 25 anni fu conferito il diritto di suffragio passivo.

Nel corso del tempo, sono state numerose le scrittrici e le intellettuali che si sono dedicate all’analisi della questione del diritto di voto femminile in Italia. Due di queste, sono state citate da Patrizia Gabrielli in un suo saggio del 2006 intitolato 2 giugno 1946: una data memorabile. Fra le scrittrici prese in esame dalla Gabrielli vi è Alba de Cèspedes, la quale descrisse il momento del suo primo voto. E’ chiaro, nel passo citato, come l’esperienza del suffragio femminile fu a lungo desiderata dalla Cèspedes, tanto da definirla come un’avventura incominciata molti anni fa. La scrittrice, dapprima narrando di come -per l’ottenimento di questo diritto-, fu addirittura arrestata, designò quel momento di voto come uno di quelli in cui si mette la parola “fine” a qualcosa che troppo a lungo si è protratta.

Un’altra intellettuale presa in esame dalla Gabrielli è Anna Banti, la quale parlò di come quel due giugno, all’interno della cabina elettorale, si sentisse col cuore in gola per l’emozione. E’ la narrazione di una sensazione di libertà a lungo perseguita e, fino ad allora, mai vissuta.

DONNE AL VOTO 1946

Dai documenti qui menzionati, sembra dunque chiaro come lo stato d’animo comune fosse quello di una percezione liberatoria, arricchita peraltro dalla sicurezza di una conquista di dignità avvenuta dopo non poche fatiche. Il solo fatto che entrambe le intellettuali parlarono di una vera e propria emozione provata all’interno del seggio, permette di comprendere quanto le donne desiderassero fortemente esercitare il loro diritto elettorale. Le loro parole inoltre, consentono di avere la percezione delle lotte sostenute –si pensi all’arresto della Cèspedes-, e di quanto fino a poco tempo prima, non fosse per nulla ovvio che le donne prima o poi avrebbero potuto votare.

Sono trascorsi settant’anni da questo straordinario traguardo raggiunto dalle donne. Settant’anni in cui forse troppo spesso ci si è dimenticati di celebrare e ricordare straordinari personaggi come la Mozzoni o la Schiff, o anche come la Cèspedes e la Banti. Forse anche i programmi scolastici dovrebbero dare più spazio a queste figure, le quali hanno scritto una delle pagine più importanti della storia non solo delle donne, ma dell’Italia intera.

L’auspicio quindi, potrebbe essere quello di un degno riconoscimento per queste straordinarie figure femminili, le quali rappresentano significativi esempi di dignità femminile che ogni cittadina italiana non dovrebbe dimenticare mai.