Martin Lutero e la Riforma protestante: riassunto degli eventi

Di Redazione Studenti.

Martin Lutero e la Riforma protestante: chi era il monaco delle 95 tesi e quali aventi hanno portato alla scissione dalla chiesa cattolica

La chiesa cattolica prima della Riforma Protestante

Martin Lutero e la Dieta di Worms
Martin Lutero e la Dieta di Worms — Fonte: getty-images

Nel XV secolo tra i segni evidenti della crisi della chiesa erano gli abusi ecclesiastici, ovvero comportamenti scorretti da parte dei religiosi, che utilizzavano il proprio potere per perseguire unicamente i propri guadagni. Non è un caso che molte famiglie puntassero a un futuro nella chiesa, proprio per potersi garantire un futuro prestigioso. Giovanni de’ Medici, che divenne cardinale a 13 anni, ne è un esempio concreto.

Ciascun cardinale non era tenuto a risiedere nel luogo dove doveva esercitare il suo ministero: questo naturalmente gli consentiva di avere più incarichi e di conseguenza più rendite. I cardinali non erano lontani dai lussi, che anzi, ostentavano: la chiesa, per molti, iniziò ad essere guardata con sospetto, come associazione rapace interessata solo alla propria ricchezza.

Il riformismo cattolico

Fin dalla fine del '400, nella chiesa emersero iniziative di riforma per ricondurre il clero ai suoi doveri. Le singole congregazioni  ripristinavano le regole degli ordini religiosi: ne nacquero diverse, composte da sacerdoti impegnati a vivere secondo una regola comune; si costituirono le congregazioni di chierici regolari dei Teatini, dei Somaschi e dei Barnabiti.

Questo movimento fu definito riforma personale, ovvero la riforma fu avviata partendo da se stessi. Fu questa a provocare la riforma cattolica, un moto di riforma interno alla chiesa.

L'umanesimo cristiano ed Erasmo da Rotterdam

Erasmo da Rotterdam
Erasmo da Rotterdam — Fonte: ansa

L’umanesimo cristiano fu un componente importante del riformismo cattolico.

I protagonisti dell’umanesimo cristiano volevano promuovere una riforma della chiesa che si attuasse attraverso l’educazione dei fedeli. Protagonista di questo movimento fu Erasmo da Rotterdam (1466), figlio di un prete. Erasmo frequentò la scuola di Deventer, uno dei centri dei Paesi Bassi da cui si diffuse il movimento del cristianesimo. Nel 1487 entrò in un convento agostiniano e cinque anni dopo divenne sacerdote.

L’opera più importante di Erasmo fu l’Elogio della Follia, attraverso cui denunciò il malcostume del clero. I più folli, in quest'opera, appaiono i teologi, che interpretano a loro piacimento i misteri della fede. Seguono i monaci, che recitano i salmi senza capirli e infine i cattivi papi.

Erasmo tradusse anche le scritture dal greco per riportarle all’interpretazione originale, e malgrado l’operazione abbia scatenato molte reazioni, fu infine accettata da papa Leone X.

La Riforma protestante

Agli inizi del Cinquecento in Europa vi erano solo due chiese cristiane: quella cattolica e quella ortodossa. Alla metà del secolo molti abbandonarono la chiesa cattolica per aderire a nuove chiese.

La principale rivoluzione religiosa fu però la riforma protestante, che nacque da cause economiche, politiche, sociali e soprattutto religiose (su tutte, lo scandalo delle indulgenze).

Le cause

Tornato a Roma il papato si era impegnato a rafforzare il proprio potere, e questo trasformò la chiesa di Roma in un principato moderno. I monasteri maschili avevano il monopolio della predicazione e dei tributi, mentre quelli femminili accoglievano la prole femminile delle famiglie nobili, quella che non era destinata ad andare in sposa.

Spesso la diffusione del protestantesimo coincise con l’affermazione del potere laico sulla chiesa locale. In ultimo, i contadini rivendicarono una più equa distribuzione della ricchezza.

Le cause religiose della Riforma Protestante furono:

  • Sensibilità religiosa: la religiosità era segnata dall’angoscia per la fine del mondo e molti temevano la salvezza della propria anima e trovavano consolazione nelle pratiche espiatorie.
  • Corruzione del clero: Sacerdoti ignoranti e vescovi interessati al potere temporale non erano il migliore esempio per i fedeli.
  • Confusione teologica: I teologi spesso sostenevano dottrine in contrasto tra loro, causando confusione nei fedeli.

La vendita delle indulgenze

La situazione precipitò con lo scandalo della vendita delle indulgenze.

Innanzi tutto, una definizone. Cosa si intende per indulgenza? L’indulgenza è la diminuzione della pena da subire in Purgatorio in proporzione ai peccati commessi. Viene concessa dalla chiesa in particolari circostanze ed è necessario che il peccatore si penta, si confessi e offra del denaro alla chiesa per redimere i suoi peccati.

Nel 1517 Papa Leone X, per raccogliere denaro per la cupola di San Pietro, promosse la raccolta di elemosine in cambio di indulgenze.

Martin Lutero e le 95 tesi

Lutero affigge le 95 tesi
Lutero affigge le 95 tesi — Fonte: getty-images

Martin Lutero fu un monaco tedesco, docente di teologia all’università di Wittenberg. La scoperta del Vangelo fu per lui il superamento del dramma interiore: pur temendo il giudizio, capì che l’uomo non era costretto a compiere opere per salvarsi, ma un cristiano poteva trovare la fine della sua angoscia solo con la fede nella misericordia di Dio.

Il 31 ottobre 1517 Lutero affisse alla porta della chiesa di Wittenberg 95 tesi in latino con cui condannava l’operato della chiesa. Non negava il valore delle indulgenze, ma ne affermava un'efficacia ristretta.

Il papa invitò Lutero a Roma perché chiedesse perdono e il 15 giugno 1520 emanò una bolla con la quale dava a Lutero 60 giorni per ritrattare. Lutero non accettò e il 10 dicembre diede fuoco ad alcuni testi tra cui anche la bolla papale.

Secondo Lutero, la chesa aveva tradito il vangelo e il cristianesimo andava riformato secondo 3 principi:

  • Il libero esame:IL testo sacro, per Lutero, deve essere letto e interpretato dal fedele senza tramite esterno. Lutero, inoltre, riconosce come sacramenti solo il battesimo e la comunione.
  • La giustificazione per sola fede: l’uomo, portato al male, si salva solo se Dio gli dona la fede. La salvezza nasce dalla predestinazione.
  • Il sacerdozio universale: Per Lutero la distinzione tra sacerdoti e laici non esisteva davanti a Dio: se i credenti sono sacerdoti di se stessi, anche i preti possono sposarsi.

In base a questo Lutero non riconobbe l’autorità della chiesa e dopo circa un mese venne scomunicato.

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Le lotte religiose in Germania

Dopo la scomunica spettava all’imperatore arrestare l’eretico e consegnarlo a Roma. Convocato da Carlo V Lutero giunse a Worms il 16 aprile 1521 e quando gli venne chiesto se era disposto a ritrattare lui chiese un giorno per riflettere. Carlo V concesse a Lutero di allontanarsi, ma decise di agire contro di lui. In assenza di Carlo V nessun nobile però arrestò Lutero: Federico di Sassonia, anzi, ne organizzò un falso rapimento e il 4 maggio Lutero venne posto in salvo nel castello di Wartburg dove intraprese la traduzione in tedesco della bibbia.

Espresse in seguito la dottrina dei due regni, secondo la quale il cristiano interiormente riconosce solo la legge evangelica (regno della chiesa) ed esteriormente deve ubbidire all’autorità politica voluta da Dio per garantire l’ordine nel mondo (regno dello stato).

I primi a prendere l’iniziativa furono i cavalieri. La piccola nobiltà cercò di impadronirsi dei principati ecclesiastici (fenomeno della secolarizazzione), i contadini aderirono a movimenti riformatori più estremisti, ribellandosi contro nobiltà e clero. I principi tedeschi spinti dal Lutero, repressero duramente le rivolte.

Il riferimento diretto alla bibbia diede una base comune alle richieste dei contadini: il “diritto divino” era uguale per tutti.

Il manifesto di questa rivoluzione furono i 12 articoli del marzo 1525, all'interno dei quali si trovavano molte innovazioni dell’ordinamento politico, sociale e religioso.

Tra i partecipanti vi furono anche nobili, minatori e borghesi, che si allearono con i contadini per contrastare i governi delle loro città.

Thomas Muntzer rifiutò la teoria dei due regni, predicando invece l’avvento in terra del regno di Cristo. Lutero prese le distanze da questo movimento che usava la scrittura per esercitare violenza e definì Muntzer come un diavolo.

Ad Augusta fu redatto un documento, la Confessio Augustana, che cercava di conciliare cattolici e luterani, ma il documento risultò troppo duro per i primi e troppo conciliante per i secondi. Carlo V si schierò dalla parte dei cattolici e contro di lui nacque la Lega di Smalcalda formata da principi protestanti e da undici città imperiali, appoggiata da Francia Inghilterra e Danimarca.

Il protestantesimo era ormai una grande potenza politica.

La Riforma in Svizzera

La riforma in Svizzera si diffuse a partire da Zurigo. Nel 1519 Zwingli, che condivideva la polemica per la chiesa romana, la giustificazione per la sola fede e la predestinazione, non accettava la dottrina eucaristica e riteneva l’eucarestia un semplice ricordo dell’ultima cena, mise fra i suoi principi cardini quello del patriottismo. Zwingli auspicava che la Svizzera cessasse di inviare mercenari negli eserciti e attuasse una politica pacifica.

Nel 1522 Zwingli si mise al servizio della città di Zurigo riformando la chiesa locale: i riti cattolici vennero vietati, le forme del culto rinnovate e furono abolite le immagini sacre e la messa.

Sul piano politico, la riforma acquisì l’adesione di Berna, ma i cantoni cattolici si opposero per non essere costretti a rinunciare ai redditizi arruolamenti mercenari. Scoppiò così una guerra civile.

Gli anabattisti

Per gli anabattisti la chiesa doveva essere limitata alla cerchia dei veri credenti: rifiutavano il battesimo infantile, dal momento che per loro il sacramento aveva valore solo da adulti.

Elemento distintivo era il rifiuto assoluto della violenza. Apparentemente erano innocui ma costituivano una grave minaccia politica. Il consiglio cittadino di Zurigo cominciò ben presto a perseguitarli e condannarli. Le persecuzioni favorirono però il diffondersi di comunità anabattiste.

Giovanni Calvino

Giovanni Calvino
Giovanni Calvino — Fonte: getty-images

Giovanni Calvino nacque in Francia. Il padre, notaio, gli fece assegnare un beneficio ecclesiastico fin dall’età di 12 anni, grazie a questo potè seguire i corsi di filosofia dove dominava l’influenza dell’umanesimo cristiano. Si avvicinò al protestantesimo per ragioni ancora ignote, e nel 1536 pubblicò a Basilea la sua opera fondamentale: Istituzione della religione cristiana, la più completa e chiara esposizione della teologia protestante.

Nel 1537 Calvino scrisse un catechismo cui allegò una professione di fede che tutti i cittadini di Ginevra erano tenuti a seguire sotto giuramento, pena l’esilio. Calvino condivideva la giustificazione per la sola fede di Lutero ma radicalizzava il tema della predestinazione, secondo cui solo gli eletti potevano salvarsi.

Calvino sostenne che il ben operare (inteso come agire virtuoso) si manifestasse nel lavoro, perciò il successo economico sarebbe stato il segno più tangibile della predestinazione. La fede doveva essere testimoniata di fronte a tutti, e per questa ragione non condivideva atteggiamenti di coloro che praticavano di nascosto la propria fede.

Calvino considerava sacramenti validi solo il battesimo e la comunione, anche se per quest'ultima non ammetteva la vera presenza di Cristo.

La diffusione della Riforma Protestante

La riforma luterana si diffuse in tutta l’Europa del nord: in Inghilterra Enrico VIII inizialmente promosse una riforma della chiesa ispirata alle concezioni dell’Umanesimo cristiano, componendo inizialmente uno scritto polemico contro Lutero e ottenendo da Leone X il titolo di defensor fidei. Questa situazione mutò radicalmente alla fine del secolo, quando la regione inglese divenne prevalentemente protestante.

La rottura di Enrico VIII con Roma avvenne quando il monarca non ottenne dal papa l’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona per sposare Anna Bolena.

Nel 1532 Enrico VIII fece proclamare nullo il matrimonio e reagì alla minaccia di scomunica del papa con l’atto di supremazia con il quale il Parlamento lo riconosceva come unico e supremo capo della chiesa d’Inghilterra.

La chiesa anglicana si mantenne sostanzialmente fedele al cattolicesimo anche se si presentava come un incrocio di diverse concezioni teologiche.

Nei paesi bassi il calvinismo si diffuse invece nonostante i severi provvedimenti assunti da Carlo V per imporre il rispetto della fede cattolica e nonostante le persecuzioni si diffuse anche in Francia.

A partire dal 1534, nonostante le politiche di persecuzioni, gli ugonotti si dimostrarono pronti alla difesa della fede come aveva insegnato Calvino. In Prussia fu imposta la fede luterana.

La Controriforma cattolica

Occorsero diversi anni prima che la chiesa cattolica riprendesse il potere dopo la dura sferzata inflittale dalla Riforma protestante.

Già da tempo erano presenti elementi di rinnovamento spirituale e presto a questo si aggiunsero altre esperienze come la Compagnia di Gesù, cioè una riforma cattolica che precedette e accompagnò la controriforma.

La Compagnia di Gesù

La Compagnia di Gesù fu uno strumento prezioso per la controriforma e fu fondata nel 1534 da Ignazio di Loyola.

Oltre ai voti ordinari, la Compagnia di Gesù prevedeva un altro voto: l’obbedienza al papa. Questo impegnava i gesuiti a svolgere il proprio ministero dove il papa avesse voluto. La compagnia era consacrata all’apostolato, cioè alla diffusione della fede. Il gesuita doveva ricercare la propria santità attraverso la santificazione dei fedeli, e questo portava alla piena disponibilità nell’attività missionaria. Al vertice della struttura c’era il Preposto generale cui ogni gesuita doveva una rigida obbedienza.

Questo ordine religioso si impegnò soprattutto nel campo dell’istruzione, al fine di controllare la formazione della classe dirigente e orientarla in senso cattolico.

Il Concilio di Trento

I vertici della chiesa non compresero subito la portata della Riforma protestante, al punto che la convocazione di un concilio fu sollecitata dai sovrani cattolici. Fu papa Paolo III a dar loro ascolto.

Il concilio si aprì a Trento (metà tra Roma e Germania) nel 1545 alla presenza di trenta vescovi, e dopo varie interruzioni ebbe la sua ultima sessione a partire dal 1562.

I provvedimenti adottati possono essere raggruppati in decreti dottrinali relativi alle verità religiose e decreti di riforma relativi all’organizzazione della chiesa e del clero.

Il concilio volle riaffermare tutte le verità di fede che erano state contestate dalle nuove dottrine:

  • Il libero esame della Bibbia venne dichiarato illegittimo, respingendo l’individualismo protestante;
  • La dottrine della giustificazione per la sola fede venne respinta, e accanto alla fede infatti venne ribadita la necessità di opere buone;
  • Si ribadì il valore di tutti e sette i sacramenti, effettivi strumenti di grazia;
  • Si sottolineò l’importanza dell’ordine sacerdotale e si mise in evidenza l’eucarestia;
  • Vennero ribadite l’esistenza del Purgatorio e la validità delle indulgenze, del culto dei santi e della Vergine, delle reliquie e delle immagini sacre;
  • Venne stabilito che la liturgia dovesse essere celebrata in latino.