Marsilio Ficino: biografia, pensiero e libri

Marsilio Ficino: biografia, pensiero e libri A cura di Giulia Guadagni.

Vita, filosofia e opere di Marsilio Ficino, grande umanista fiorentino, fondatore dell’Accademia platonica

1Marsilio Ficino e l’Accademia platonica

Ritratto di Marsilio Ficino (1433-1499), filosofo, scrittore e teologo italiano. Incisione di Francesco Allegrini
Ritratto di Marsilio Ficino (1433-1499), filosofo, scrittore e teologo italiano. Incisione di Francesco Allegrini — Fonte: getty-images

Marsilio Ficino è il principale rappresentante del platonismo rinascimentale italiano. Medico e filosofo fiorentino, tradusse in latino i dialoghi di Platone e il Corpus hermeticum e fondò a Firenze l’Accademia platonica.    

Il padre di Ficino era il medico personale di Cosimo de’ Medici e avviò suo figlio allo studio della medicina. Marsilio studiò a Firenze, a Pisa e a Bologna fino circa ai trent’anni, quando Cosimo gli donò la villa di Careggi a Firenze, perché potesse portarvi avanti i suoi studi platonici e ridare lustro alla vita filosofica della città.    

Ficino trasformò la villa in un’Accademia, un luogo in cui incontrarsi con altri intellettuali (filosofi, poeti, umanisti in genere, politici e giuristi) a discutere, seguire lezioni e recitare orazioni.    

L’Accademia platonica di Ficino è stata un modello per altre Accademie, fondate successivamente in diverse città. Le più famose sono l’alfonsina a Napoli, la romana e l’aldina di Venezia. A differenza delle Accademie del Cinquecento, organizzate e regolate, istituite a volte dagli stessi principi, quelle del Quattrocento erano più informali, sorte dal desiderio degli umanisti di incontrarsi e dialogare.  

Una delle novità dell’Umanesimo e del Rinascimento fu proprio lo spostamento dei luoghi di cultura dai monasteri e dalle Università nelle città e nelle corti signorili. Gli intellettuali si inserivano così nella vita politica delle corti e delle città, spesso partecipandovi attivamente.  

2Ficino e il platonismo umanistico

Nel Quattrocento l’opera di Platone fu riscoperta e il platonismo si diffuse fra i filosofi e gli umanisti che lo consideravano come l’unico fondamento possibile di una filosofia veramente cristiana.    

Il platonismo si diffuse anche e soprattutto grazie a Ficino che, dopo avere imparato il greco, tradusse in latino tutti i dialoghi di Platone (pubblicati a Firenze nel 1484) e ne commento alcuni.    

Si trattava, però, di un platonismo particolare, fortemente mediato dal neoplatonismo e dunque più interessato a descrivere l’ordine metafisico dell’universo, che l’ascesi dell’anima e il suo rapporto con Dio (su cui invece si erano concentrati i platonici medievali). 

Inoltre, il platonismo umanistico considerava l’opera di Platone come una specie di rivelazione filosofica, un antecedente della rivelazione cristiana, in cui si era manifestata anzitempo la parola divina. 

Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano ritratti negli affreschi di Cosimo Roselli nella Cappella del Miracolo in Sant'Ambrogio a Firenze
Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano ritratti negli affreschi di Cosimo Roselli nella Cappella del Miracolo in Sant'Ambrogio a Firenze — Fonte: ansa

Ficino credeva che una rivelazione perenne si dispiegasse nei secoli, attraverso la filosofia e la religione insieme: dalla sapienza ermetica dell’antico Egitto, alla filosofia di Platone e di Plotino, fino al cristianesimo.  

Ficino non tradusse solo Platone, ma anche le Enneadi di Plotino, gli inni attribuiti a Orfeo e a Omero, la Teogonia di Esiodo, gli inni di Proclo e soprattutto gli scritti ermetici.  

Il Corpus hermeticum era un manoscritto attribuito a un autore leggendario, Ermete Trismegisto. Un filologo del Seicento ha poi scoperto che il Corpus hermeticum risale al II secolo d. C., ma al tempo di Ficino si credeva che fosse un testo antichissimo, precedente a Platone e a tutta la filosofia antica. Gli umanisti ritenevano che il Corpus contenesse una rivelazione divina originaria, di cui si potevano seguire le tracce in tutta la filosofia successiva. 

3Opere di Marsilio Ficino

Dettaglio di Cristoforo Landino, Angelo Poliziano e Marsilio Ficino nelle "Storie della Vergine Maria": Annunciazione a Zaccaria di Domenico Ghirlandaio, affresco
Dettaglio di Cristoforo Landino, Angelo Poliziano e Marsilio Ficino nelle "Storie della Vergine Maria": Annunciazione a Zaccaria di Domenico Ghirlandaio, affresco — Fonte: getty-images

L’opera più celebre di Ficino è la Theologia platonica de immortalitate animorum, pubblicata nel 1482. 

Nell’opera – che ben rappresenta le posizioni più diffuse tra i platonici del tempo – l’uomo è il centro del cosmo. Non nel senso che è l’elemento più importante, ma nel senso che occupa una posizione centrale nella gerarchia ontologica

Da Dio scaturisce la molteplicità della realtà. Il cosmo di Ficino è gerarchicamente ordinato in una scala discendente di cinque gradi di perfezione. Dopo Dio vengono gli angeli, l’anima, le qualità e infine il corpo

«Dio e il corpo sono estremi in natura e diversissimi l’uno dall’altro» (Theologia platonica)

Il Dio di Ficino assomiglia all’Uno del neoplatonismo, ma a differenza di quest’ultimo non è un principio impersonale da cui deriva necessariamente il molteplice, bensì crea l’universo volontariamente

Nella cosmologia di Ficino, l’amore è l’elemento che permette e spiega il movimento discendente e ascendente lungo la scala degli esseri, da Dio al corpo e viceversa. All’amore è dedicato il suo Commento al Simposio di Platone

L’anima, che è l’essenza dell’uomo, è mediatrice fra Dio e i corpi, cioè fra ciò che è immutabile per l’eternità e ciò che diviene e si corrompe. L’anima si trova dunque al centro del cosmo e svolge una necessaria funzione di mediazione. Pur appartenendo al novero degli esseri finiti e mutevoli, l’anima è sempre inquieta e insoddisfatta di fronte alla finitudine. Cerca quindi di accedere al divino e così partecipa dell’infinito

«l’anima è tale che afferra le cose superiori senza lasciare le inferiori; e così in essa si collegano le cose superiori con le inferiori» (Theologia platonica)

L’altra grande opera di Ficino è il De vita, un libro di medicina. Se la Theologia era dedicata alla salute dell’anima e ispirata a Platone – scrive Ficino nel proemio – il De vita è dedicato alla salute del corpo ed è ispirato a Galeno.  

Piazza Marsilio Ficino a Figline Valdarno, Firenze.
Piazza Marsilio Ficino a Figline Valdarno, Firenze. — Fonte: ansa

Ai consigli medici, ai rimedi per le malattie e alle indicazioni sulla corretta dieta da seguire Ficino intreccia considerazioni sull’influenza degli astri sul corpo, sulla salute e sulla vita in generale. Medicina e astrologia sono strettamente legate nella sua opera. 

Se nella Theologia Ficino si era dedicato all’anima umana, nel De vita parla invece dell’anima del mondo (anima mundi) che «presente ovunque diffonde da ogni parte […] la sua virtù di dar vita a tutti gli esseri». L’idea che il cosmo sia una totalità animata è antica.  Riprendendo sia il Timeo di Platone sia le Enneadi di Plotino, Ficino descrive il mondo come un grande animale, «il più perfetto», nel quale «c’è più unità che in qualsiasi altro animale». 

La magia, l’astrologia e l’alchimia occupano un posto importante nella cultura rinascimentale e Ficino contribuì alla loro diffusione e alla loro declinazione in senso platonico-ermetico. La cultura magica del Quattro e Cinquecento concepisce il mondo come tutto vivente animato, in cui tutte le cose sono in relazione fra loro e la materia è impregnata di divino. La magia è nella natura e della natura e il mago è colui che la conosce e sa penetrarne i segreti