Tema su Marie Curie e le donne nella scienza per la maturità 2018

Di Vincenzo Lisciani Petrini.

Marie Curie e le donne nella scienza: leggi il tema svolto che potrebbe essere traccia per la prima prova di maturità 2018

Fase 1 – Marie Curie e le donne nella scienza: storie e scoperte scientifiche

Quest’anno ricorrono i 150 anni dalla nascita di Marie Curie, due volte premio Nobel per la Fisica e la Chimica. Ma per le donne la strada nel mondo della scienza è stato tutto in salita e molti pregiudizi fanno ancora fatica a morire. Ecco la storia di donne eccezionali che hanno dedicato la loro vita alla scienza e, nonostante gli ostacoli, ce l’hanno fatta.

Marie Curie: la biografia

Marie Sklodowska (Varsavia 1867- Sancellemoz 1934) è una leggenda della scienza: fu la prima donna a vincere il premio Nobel e l’unica alla quale fu assegnato in due diverse categorie: per la fisica (nel 1903) e per la chimica (nel 1911). Sono passati 150 anni dalla sua nascita e la sua vicenda è ancora attuale. La Curie vinse i Nobel in un periodo in cui la Scienza era ancora territorio tutto maschile; colpevolmente, occorre dire, e si dirà meglio anche più avanti. Si tratta di una delle più grandi scienziate mai vissute, una donna che ha saputo credere con coraggio nei suoi talenti, appassionandosi alla sfida della conoscenza.

Marie Curie (1967-1934)
Marie Curie (1967-1934) — Fonte: ansa

È interessante notare che quando la sua connazionale poetessa Wislawa Szymborska venne insignita del Nobel per la letteratura, nel discorso tenuto a Stoccolma, volle omaggiare la sua connazionale scienziata. La Szymborska cercò di spiegare che cosa fosse l’ispirazione e di come essa non fosse prerogativa unica del poeta, dal momento che poeticamente possiamo viverla in ogni nostra professione. Vale la pena citare questo stralcio poiché, ci aiuta a capire che cosa sia la vocazione alla conoscenza e alla scoperta e di come essa appartenga, o possa appartenere, a tutti. Il discorso sulla letteratura abbraccia anche la scienza, come a ricordarci che il poeta è uno scienziato di ogni fenomenologia. Davvero, però, importante più di tutto è ricordarci la forza dell’ispirazione: essere persone ispirate nel proprio lavoro, in quello che facciamo, in chi amiamo. 

Marie Curie nel discorso di Wislawa Szymborska

"Ho menzionato l'ispirazione. Alla domanda su cosa essa sia, ammesso che esista, i poeti contemporanei danno risposte evasive. Non perché non abbiano mai sentito il beneficio di tale impulso interiore. Il motivo è un altro. Non è facile spiegare a qualcuno qualcosa che noi stessi non capiamo. Anch'io talvolta, di fronte a questa domanda, eludo la sostanza della cosa. Ma rispondo così: l'ispirazione non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. C'è, c'è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall'ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia. Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Il loro lavoro può costituire un'incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte, la loro curiosità non viene meno. Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro un profluvio di nuovi interrogativi".

Wislawa Szymborska. Nobel per la letteratura nel 1996
Wislawa Szymborska. Nobel per la letteratura nel 1996 — Fonte: ansa

"L'ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”. Di persone così non ce ne sono molte. La maggioranza degli abitanti di questa terra lavora per procurasi da vivere, lavora perché deve. Non sono essi a scegliersi il lavoro per passione, sono le circostanze della vita che scelgono per loro. Un lavoro non amato, un lavoro che annoia, apprezzato solo perché comunque non a tutti accessibile, è una delle più grandi sventure umane. E nulla lascia presagire che i prossimi secoli apporteranno in questo campo un qualche felice cambiamento. Posso dire pertanto che se è vero che tolgo ai poeti il monopolio dell'ispirazione, li colloco comunque nel ristretto gruppo degli eletti dalla sorte. A questo punto possono sorgere dei dubbi in chi mi ascolta. Allora anche carnefici, dittatori, fanatici, demagoghi in lotta per il potere con l'aiuto di qualche slogan, purché gridato forte, amano il proprio lavoro e lo svolgono altresì con zelante inventiva. D'accordo, loro “sanno”. Sanno, e ciò che sanno gli basta una volta per tutte. Non provano curiosità per nient'altro, perché ciò potrebbe indebolire la forza dei loro argomenti. E ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande, diventa in breve morto, perde la temperatura che favorisce la vita. Nei casi più estremi, come ben ci insegna la storia antica e contemporanea, può addirittura essere un pericolo mortale per la società."

Isacc Newton
Isacc Newton — Fonte: ansa

"Per questo apprezzo tanto due piccole paroline: “non so”. Piccole, ma alate. Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta Terra. Se Isaak Newton non si fosse detto “non so”, le mele nel giardino sarebbero potute cadere davanti ai suoi occhi come grandine e lui, nel migliore dei casi, si sarebbe chinato a raccoglierle, mangiandole con gusto. Se la mia connazionale Maria Sklodowska Curie non si fosse detta “non so”  sarebbe sicuramente diventata insegnante di chimica per un convitto di signorine di buona famiglia, e avrebbe trascorso la vita svolgendo questa attività, peraltro onesta. Ma si ripeteva “non so” e proprio queste parole la condussero, e per due volte, a Stoccolma, dove vengono insignite del premio Nobel le persone di animo inquieto ed eternamente alla ricerca". (W. Szymborska, in occasione del premio Nobel del 1996)

Le scoperte di Marie Curie

Torniamo a Marie Curie. Nel 1891 si trasferì a Parigi dove si laureò in fisica e in matematica e iniziò a lavorare sulle proprietà magnetiche degli acciai temperati sotto la supervisione del fisico francese Pierre Curie che presto divenne suo marito. La fisica moderna nasce alla fine del XIX secolo con la scoperta da parte del fisico francese Henry Bequerel della radioattività dell’uranio (la stessa Curie coniò questo termine per indicare la capacità dell'uranio di produrre radiazioni). Da questa scoperta si aprì un filone di ricerca finalizzato a individuare altri elementi dalle stesse proprietà dell’uranio. Marie Curie iniziò a misurare la radiazione dell'uranio mediante la piezoelettricità, scoperta dal marito Pierre in collaborazione con il fratello Jacques. I coniugi Curie individuarono in alcuni minerali, in particolare la torbernite e la pechblenda (entrambi ricchi di uranio) una radioattività più forte sia rispetto ad altri minerali che rispetto a quanto previsto sulla base del contenuto di uranio. Da questa osservazione derivò l’ipotesi della presenza in questi minerali di altri elementi radioattivi.

Henri Becquerel, scoprì la radioattività dell'uranio
Henri Becquerel, scoprì la radioattività dell'uranio — Fonte: ansa

Questa ipotesi fu avvalorata anche dalla dimostrazione che la radioattività di un campione preparato in laboratorio era molto inferiore rispetto a quella dello stesso minerale presente in natura, che evidentemente conteneva un elemento dalla radioattività molto elevata. La giovane scienziata cercò di estrarlo da grandi quantità di minerali naturali e grazie anche all’aiuto del marito Pierre, nel 1898 annunciò la scoperta di un nuovo elemento, che propose di chiamare polonio in onore della sua patria. Disse: «Crediamo che la sostanza che abbiamo tratto dalla pechblenda contenga un metallo non ancora segnalato, vicino al bismuto. Se l’esistenza di questo metallo verrà confermata noi proponiamo di chiamarlo Polonio».

I coniugi Marie e Pierre Curie
I coniugi Marie e Pierre Curie — Fonte: ansa

La presenza del polonio e dell’uranio non spiegava però l’elevata radioattività dei campioni e venne pertanto ipotizzata l’esistenza di un altro elemento, denominato Radio a causa della sua elevata radioattività. Ecco: questo è il “non so” di cui parlava la Szymborska. Le ricerche continuarono e nel 1902 Marie Curie annotava nel suo quaderno «RA = 225,93. Peso atomico di Radio». Questa scoperta fu importantissima e l’utilizzo di essa decisivo soprattutto nelle scienze mediche (la radioterapia, ad esempio, ma anche le macchine a raggi X). Durante la Prima Guerra Mondiale decide di attrezzare con apparecchiature a raggi X delle automobili, le Petit Curie. Insieme alla figlia Irène si reca sul fronte di battaglia della Marna per insegnare personalmente ai medici e agli infermieri come usare i nuovi strumenti che permettono di individuare le pallottole nei corpi dei soldati feriti. I coniugi Curie riuscirono, infatti, a isolare il radio puro da grandi quantità di residui di lavorazione della pechblenda in quantità sufficiente per misurarne il peso atomico e studiarne le proprietà

Coniugi Curie, foto d'epoca
Coniugi Curie, foto d'epoca — Fonte: ansa

La strada in salita delle donne nel mondo della scienza

La scoperta e la messa a punto di metodi efficaci per l’isolamento del polonio e del radio, elementi molto più radioattivi dell’uranio, furono i maggiori meriti dei coniugi Curie e valsero il premio Nobel per la chimica nel 1911, un anno per lei torbido poiché intrattenne una relazione con il fisico Paul Langevin, già sposato. Uno scandalo che rischiava di pesare anche sulla sua carriera accademica.

Proprio nel 1911 era stata la protagonista vilipesa dello "scandalo del secolo" come raccontano Susan Quinn in Marie Curie (Bollati Boringhieri, 1998) e Barbara Goldsmith in Obsessive Genius (Norton, 2004). Per la stampa che otto anni prima l'aveva descritta come una madre devota e solerte aiutante di Pierre, l'esemplare e severa Madame Curie era diventata la "veuve Sklodowska", la "polacca" e... non aveva mica difeso l'innocenza del colonnello Dreyfus? Magari ebrea. Le polemiche iniziano in gennaio, a proposito della sua candidatura all'Accademia delle scienze di cui il marito aveva fatto parte. Da quando era morto nel 1906, era lei a dirigerne il laboratorio, a tenerne i corsi in Sorbona e le sue pubblicazioni erano eccezionali, ma come osava? I quotidiani clericali, monarchici e nazionalisti attaccano la straniera che aspira a una poltrona riservata a maschi eccelsi e francesi veri. Se passa una donna «il rivolo diverrà un torrente e porterà via anche gli argini», scrive «L'Intransigeant». Madame Curie faccia "un beau geste" e ritiri quella candidatura. Lei non lo fa. Le accademie riunite votano a maggioranza l'inammissibilità di una donna, tanto più una già accolta dell'accademia delle scienze svedese, russa, ceca, polacca e americana. (Sylvie Coyaud su ilsole24ore.com, 1 maggio 2011)  

Marie Curie e la “grande bellezza” della scienza

Tornando al più consono ambito scientifico, lasciamo che sia proprio la Curie a far capire cosa era per lei stare in un laboratorio alla ricerca delle risposte davanti a quel “non so”. Era come un gioco. Dice:

I coniugi Curie
I coniugi Curie — Fonte: ansa

«Sono fra coloro che pensano che la scienza abbia una grande bellezza. Uno studioso nel suo laboratorio non è solo un tecnico, è anche un bambino messo di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come una fiaba. Non dobbiamo lasciar credere che ogni progresso scientifico si riduca a dei meccanismi, a delle macchine, degli ingranaggi, che pure hanno anch'essi una loro bellezza. Io non credo che nel nostro mondo lo spirito d'avventura rischi di scomparire. Se vedo attorno a me qualcosa di vitale, è proprio questo spirito d'avventura che mi sembra impossibile da sradicare, e che ha molto in comune con la curiosità» (Marie Curie - Dal diario, 1934; citato nel documentario Marie Curie: al di là del mito, Rai 3, 8 aprile 2013).

La malattia e la morte

In seguito alle lunghe esposizioni alle sostanze radioattive Marie Curie si ammalò di un’anemia aplastica gravissima e morì il 4 luglio 1934. Ancora oggi molti degli oggetti e dei libri da lei toccati sono ancora radioattivi. Per quanto riguarda la sua casa, essa dovette essere decontaminata:

«Dopo la morte della scienziata e fino al 1978, la sua casa divenne la sede dell'Istituto di Fisica Nucleare della Facoltà di Scienze di Parigi e della Fondazione Curie. Ma forse non si era valutata la reale contaminazione dell'edificio se, come denunciò il quotidiano Le Parisien, molti abitanti del quartiere cominciarono misteriosamente ad ammalarsi di cancro. Dopo le valutazioni del caso, quelle stanze furono bonificate nel 1991» (Elisabetta Intini, focus.it).

Donne e scienza nella storia

In una recente sondaggio, si chiedeva agli intervistati di dire il nome del primo scienziato che veniva loro in mente. In generale rispondevano tutti quanti dei nomi maschili, senza sapere che l’apporto delle donne nella scienza è stato più che decisivo; e dimenticando, inoltre, come la scienza, campo di scoperta del mondo, è l’ultima sede in cui una discriminazione sessista possa essere anche incidentalmente contemplata: è il luogo dell’intelligenza e l’intelligenza è propria dell’umanità. La situazione tuttavia è complessa e anche oggi il ménage tra donne e scienza è ingiustamente accusato di essere infelice. Cito da un articolo:

Gli stereotipi sono ancora straordinariamente forti", osserva Hugues Cazenave, presidente di OpinionWay. L'indagine condotta in cinque paesi europei, tra cui l'Italia, ha dimostrato che solo il 10% degli intervistati pensa che le donne abbiano particolari attitudini per la scienza e ben il 67% è convinto che non abbiano le capacità necessarie per una carriera scientifica di alto livello. Nel nostro paese il pregiudizio è superiore alla media europea e arriva al 70% del campione. Per la stragrande maggioranza degli intervistati le donne sono più portate per le le scienze sociali (38%), la comunicazione (20%), le lingue (13%), l'arte (8%). Le scienze vengono alla fine (10%) seguite da management e politica (5%). (da un articolo di Anais Ginor i su repubblica.it)

Donne e scienza: il caso di Elizabeth Blackburn

A questo proposito possiamo prendere in esame il caso incorso a Elizabeth Blackburn, premio Nobel per la Medicina nel 2009 contenuta nello stesso articolo.

Elizabeth Blackburn, premio Nobel per la Medicina nel 2009
Elizabeth Blackburn, premio Nobel per la Medicina nel 2009 — Fonte: ansa

Quando Elizabeth Blackburn era ancora al liceo, un professore le chiese: "Perché una ragazza carina come te studia materie scientifiche?". Blackburn rispose con un mezzo sorriso. "Come tante", ricorda, "avevo poca fiducia in me stessa e non sono riuscita a rispondere con una battuta". La sua rivincita sui pregiudizi è stata conquistare nel 2009 il premio Nobel della Medicina grazie alla scoperta del meccanismo di protezione molecolare dei cromosomi. "Eppure è passato mezzo secolo da quando il professore mi fece quella battuta sessista e i pregiudizi sono ancora molti", commenta la scienziata australiana, 66 anni, durante la presentazione del nuovo rapporto su Donne e Scienze realizzato da OpinionWay per la fondazione L'Oréal. Blackburn sa di appartenere a una piccolissima nicchia: il 97% dei premi Nobel scientifici sono stati finora assegnati solo a uomini. E in Occidente, tra il 2000 e il 2010 la proporzione di donne con incarichi di ricerca scientifica è rimasta bassa, meno di un terzo dei posti, aumentando di soli tre punti: dal 26 al 29%. Il caso di Blackburn che ha diretto per anni il dipartimento di microbiologia e immunologia dell'Università della California non è così diffuso. Solo l'11% degli alti incarichi accademici in Occidente è occupato da scienziate. (Anais Ginori)

Donne nella scienza e pregiudizi contemporanei

La scuola è in parte ancora responsabile di questa discriminazione frutto di un luogo comune duro a morire, poiché frutto dell’ignoranza. È grazie all’esempio di donne come Marie Curie, Elizabeth Blackburn, Rosalind Franklin, Rita Levi Montalcini e tante altre che possiamo vedere i segni di un cambiamento necessario per tutta la nostra società. Proviamo anche solo a ipotizzare quante menti geniali tra le donne ci sono state e ci saranno che non sceglieranno la carriera scientifica perché non incoraggiate o perché, semplicemente, non hanno avuto la possibilità di accedere agli studi… Intanto, un importante evento annuale è dedicato alle donne della scienza: l’Ada Lovelace Day. Ada Lovelace viene comunemente riconosciuta come la prima “programmatrice di computer” al mondo.

Rita Levi Montalcini, Nobel per la Medicina nel 1986
Rita Levi Montalcini, Nobel per la Medicina nel 1986 — Fonte: ansa

Da alcuni anni, il secondo martedì di ottobre si celebra l’Ada Lovelace Day, giornata internazionale dedicata ai successi ottenuti dalle donne in ambito scientifico, ingegneristico, matematico e tecnologico. L’iniziativa prende il nome da Ada Lovelace, importante matematica del XIX Secolo, divenuta famosa per aver contribuito allo sviluppo della cosiddetta “macchina analitica” di Charles Babbage, il primo prototipo di computer della storia. Lo scopo dell’Ada Lovelace Day è quello di supportare e incoraggiare le ragazze che decidono di studiare e lavorare in ambito STEM, acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics. Ancora oggi, infatti, le donne che vogliono intraprendere la carriera scientifica devono affrontare molte più difficoltà rispetto ai loro colleghi maschi; il mondo della ricerca non è esente dal glass ceiling (formula che ben lascia intendere come l’apparenza e la realtà dei fatti siano in contraddizione), cioè soffitto di vetro, quell’invisibile barriera fatta di sessismo e pregiudizi difficili da estirpare che impedisce a molte donne di veder riconosciuti i loro meriti.

La strada da fare è ancora molta, quindi, ma il sentiero è tracciato.

Fase 2 – La scaletta

Disponiamo la nostra scaletta sfruttando tutti gli elementi finora emersi (comprese le tue riflessioni preliminari). Parti sempre con l’introdurre l’argomento per poi sviluppare il resto. Quindi:

  1. Introduzione
  2. Presentazione dell’argomento
  3. Elaborazione dell’argomento
  4. Conclusioni

Fase 3 – La stesura

Una volta scelto l'argomento e impostata la scaletta, per la stesura segui la piccola guida di seguito.

Introduzione

L’introduzione ti aiuta ad avvicinarti gradualmente all’argomento. Puoi scegliere perciò di partire da uno dei documenti (è un espediente molto usato), oppure da alcune immagini o situazioni connesse al tema che stai trattando per poi arrivare a delinearlo completamente nel punto successivo. Se riprendi in mano i tuoi appunti preliminari, puoi scegliere anche una delle tue risposte per cominciare a scrivere.

Presentazione dell’argomento

Sono molti i punti da toccare per un tema del genere, quindi devi necessariamente ordinarli. Non avere fretta parti da quello che ti sembra più opportuno. L’argomento deve essere chiaramente elaborato in funzione della tua visione del problema. Ricordati di citare i documenti, di commentarli, di analizzare. Non fare mai dei copia-incolla troppo lunghi: non servono. Tocca a te scendere nel profondo della questione. Questo rende l’elaborazione del tema il momento più delicato, ma anche il più bello, del tuo lavoro.

Conclusioni

Una volta terminato il punto 3.3, devi concludere. Se hai svolto un tema argomentativo è il momento in cui devi riconfermare la tua tesi (ossia l’idea di fondo che volevi dimostrare). Cerca, inoltre, di dare prospettiva al problema, facendo intendere che ci sarebbe ancora molto da dire.

TRACCE SVOLTE PER LA MATURITA'

Preparati alla prima prova della maturità con le nostre tracce svolte: