Marianna de Leyva: vita e processo della donna che ha ispirato la Monaca di Monza

Marianna de Leyva: vita e processo della donna che ha ispirato la Monaca di Monza A cura di Laura Morazzini.

Biografia e storia di Marianna de Leyva, la Contessa di Monza tristemente famosa per una delle vicende più cupe e scandalose mai accadute e nota per aver ispirato la Monaca di Monza de I promessi sposi di Manzoni.

1Marianna de Leyva: una vicenda cupa e scandalosa

Monaca di Monza, olio su tela di Giuseppe Molteni. Castello Visconteo di Pavia
Monaca di Monza, olio su tela di Giuseppe Molteni. Castello Visconteo di Pavia — Fonte: getty-images

Marianna de Leyva, conosciuta come suor Virginia Maria, è passata alla storia per una delle vicende più cupe e scandalose mai accadute. Vicaria del convento di Santa Margherita di Monza, intreccia una lunga relazione con un conte, proprietario del palazzo adiacente al convento; per coprire le tracce di questo rapporto decennale, i due insieme ad altri complici sono coinvolti in una serie di delitti di inaudita ferocia. Le azioni commesse sono giudicate talmente crudeli, che gli atti del processo sono tenuti segreti per quasi due secoli. 

2La precaria fortuna della famiglia de Leyva

La casata spagnola dei De Leyva deve la sua nascita ad Antonio de Leyva, condottiero militare per conto di Carlo V e, in riconoscimento della sua abilità, conte di Monza dal 1531, e a don Luigi, primo governatore spagnolo del ducato di Milano. Una nobiltà recente quindi, legata ai fragili equilibri politici lombardi e bisognosa di affermarsi nel panorama nobiliare italiano, mediante alleanze strategiche, da ottenere grazie a vittorie sul campo militare o a matrimoni con famiglie facoltose.

Don Martino de Leyva, nipote di Antonio, sposa la ricca Virginia Marino, vedova di Ercole Pio di Savoia e madre di 5 figli; nel 1575 nasce la loro unica figlia, Marianna.

Virginia muore di peste appena un anno dopo, lasciando un enorme patrimonio in parti uguali fra due dei suoi figli, Marco e Marianna, ma il testamento viene impugnato e don Martino riuscirà ad ottenere solo l’usufrutto di 5 parti dell’eredità, quella destinata a sua figlia (7 vanno a Marco Pio di Savoia).

3Marianna de Leyva diventa monaca: ma è una vocazione decisa dall’alto

Il padre continua a cercare punti fermi per la propria casata e si risposa quasi subito, in Spagna con Anna Viquez de Monchada; la neonata Marianna, vera erede della fortuna della madre, viene affidata a una zia paterna ed allevata secondo rigidi principi religiosi.

Le vicissitudini familiari e testamentarie relegano la bambina al ruolo di pedina: il padre intrattiene una fitta corrispondenza con Filippo II di Spagna, dove fra le altre cose chiede una dote matrimoniale per la figlia, ma appena la legge lo consente, porta Marianna in convento; a 13 anni diventa novizia presso il monastero di Santa Margherita a Monza e il 22 settembre 1591 prende i voti con il nome di suor Virginia Maria. Così facendo, il padre la priva:

  • di disporre del proprio denaro;
  • della possibilità di sposarsi rischiando di disperdere il patrimonio familiare.

4La Monaca di Monza e l’incontro con il conte Osio

Attiguo al monastero di Santa Margherita, c’è il palazzo dei conti Osio, una potente famiglia originaria del bergamasco famosa per i propri componenti, sregolati e abituati a gestire la politica dei propri territori con la forza. Il palazzo è abitato dal conte Gian Paolo Osio, un giovane di bell’aspetto e dai modi raffinati, ma che ha l’abitudine di allacciare rapporti con le educande del convento, usando come scusa il fatto che il proprio palazzo si affaccia sul giardino delle ragazzine.

Nel 1597 Gian Paolo uccide per motivi economici o ritorsione privata Giuseppe Molteno, fiduciario della famiglia de Leyva; abituato a far valere le proprie ragioni per semplice autorità familiare, ha il coraggio di chiedere un colloquio con suor Virginia ma lei lo denuncia per omicidio. Rimane lontano da Monza per un anno per sfuggire all’arresto, poi grazie alla mediazione della superiora del convento, fedele alla famiglia Osio, ottiene il perdono da suor Virginia e può rientrare nel proprio palazzo.

5Vizio e pentimento di Marianna de Leyva, la Monaca di Monza

Palazzo Marino a Milano: qui nacque Marianna de Leyva
Palazzo Marino a Milano: qui nacque Marianna de Leyva — Fonte: getty-images

Una volta tornato signore delle proprie terre, con particolare sfrontatezza cerca e ottiene di poter parlare con la monaca, grazie anche alla buona parola del parroco della vicina chiesa di San Maurizio, Paolo Arrigone. Questo prete anche a distanza di secoli risalta come una figura ambigua e maligna, che vede nel convento una fonte di svago, esattamente come il suo signore; probabilmente respinto come spasimante dalla nobile spagnola, si pone volontariamente come intermediario fra i due e, allo stesso tempo, intreccia una relazione sessuale con un’altra monaca del convento, Candida Colomba.

Dopo una fitta corrispondenza e una serie di colloqui in parlatorio, iniziano gli incontri all'interno del monastero con la silenziosa collaborazione di suor Ottavia e suor Benedetta e la conoscenza diventa una vera e propria relazione. 

Nel 1602 Virginia partorisce un bambino morto, evento che le scatena un forte esaurimento nervoso e una crisi religiosa ai limiti della superstizione: si dedica con fervore al culto della Madonna di Loreto e compie riti magici disgustosi pur di liberarsi dalla sua ossessione per l’amante. Gli incontri però continuano e nel 1604 suor Virginia partorisce una seconda volta con l’assistenza di due suore: la neonata viene chiamata Francesca e affidata subito al conte Osio, che dopo due anni la fa legittimare e che accompagna regolarmente a trovare la madre in convento.

6Le prime vittime della Monaca di Monza e di Osio: il silenzio viene spezzato

La relazione è sulla bocca di tutti ma le due famiglie coinvolte sono troppo in alto e troppo potenti per far girare impunemente un pettegolezzo. Nel 1606 si trova in convento una conversa, tale Caterina da Meda, molto irrequieta e di carattere forte: ripresa per una mancanza, viene chiusa per punizione in un lavatoio. Il giorno dopo è atteso l’arrivo del vicario moniale monsignor Pietro Barca e Caterina minaccia di raccontare l’intera vicenda facendo i nomi di tutte le persone coinvolte. 

Nel corso della notte, suor Benedetta fa entrare Osio nel convento e questo uccide Caterina; il corpo è nascosto in un pollaio e viene praticato un foro nel muro di cinta, facendo girare la voce che la conversa fosse scappata. La notte successiva il corpo viene portato nel palazzo di Osio, fatto a pezzi e nascosto (tranne la testa, in modo da non essere identificabile) nella neviera dell’edificio

7Sangue chiama sangue

Verso la fine del 1606, il fabbro Cesare Ferrari viene trovato ucciso a coltellate in un vicolo vicino alla bottega; molti pensano a Gian Paolo come mandante, perché pare avessero litigato per questioni economiche e il fabbro, che nel corso degli anni aveva forgiato molte copie delle chiavi del convento, ama sparlare degli intrallazzi del conte con le suore. Il 6 ottobre 1607 Osio si macchia anche dell’omicidio dello speziale Rainerio Roncino, proprietario della farmacia vicino al convento e testimone importante della relazione: uno dei suoi bravi, Camillo il Rosso, è visto allontanarsi da un vicolo, in cui viene trovato il corpo ucciso a schioppettate.

Il prestigio delle due nobili famiglie non basta più a proteggere i due amanti dalle conseguenze di tutti questi omicidi. Gian Paolo Osio si reca a Pavia per visitare una mostra di armi (in realtà vuole far calmare le acque), ma il governatore di Milano Fuentes lo fa arrestare e rinchiudere nel castello della stessa città.

8Una fuga assurda

Federico Borromeo (1564-1631), cardinale dal 1587 e arcivescovo di Milano dal 1595. Incisione, 1628
Federico Borromeo (1564-1631), cardinale dal 1587 e arcivescovo di Milano dal 1595. Incisione, 1628 — Fonte: getty-images

Suor Virginia, forte del suo ruolo di feudataria, ha il coraggio di scrivere direttamente a Fuentes, affermando che le “voci” relative ad atti illeciti avvenuti nel suo monastero, a causa delle quali il conte Osio è trattenuto nel castello di Pavia, sono false e irrispettose per la sua persona e la sua casata.

Osio riesce a fuggire dal castello dopo qualche mese, torna a Monza e costringe il prete Pietro Arrigone ad ospitarlo; poi si rifugia per qualche giorno nel palazzo di un suo amico, fino al 31 ottobre quadro si nasconde addirittura nel convento dell’amante.

Nel frattempo al convento è cambiata la madre superiora e suor Virginia viene sostituita come vicaria; la nuova priora capisce che lo scandalo è ormai inevitabile e occorre limitare i danni: nonostante le minacce di suor Virginia, il 10 novembre viene inviato un rapporto segreto al cardinale di Milano, Federico Borromeo. Il vicario criminale, appositamente mandato a Monza, è monsignor Gerolamo Saracino che fa prelevare la de Leyva nottetempo e la fa rinchiudere a Milano nel monastero delle benedettine di Sant’Ulderico, dette monache del Bocchetto, in attesa di giudizio.

9Il processo a Marianna de Leyva, la Monaca di Monza

Il 27 novembre del 1607 inizia il processo contro gli imputati, tutti rinchiusi in istituti religiosi diversi dal luogo dei delitti. L’unico latitante è il conte Osio che sfugge cambiando continuamente domicilio, presso i suoi possedimenti e quelli dei suoi seguaci; per eliminare due testimoni scomode, architetta azioni ancora più immorali di quanto già commesso: il 29 novembre convince suor Ottavia e suor Benedetta a fuggire con lui.

Suor Ottavia Ricci viene gettata nel Lambro e colpita più volte in testa con il calcio dell’archibugio, arma che Osio le tende per salvarla, fingendo un pentimento improvviso. Suor Ottavia si fa credere morta e riemerge molto più a valle, salvata da un uomo che sta lavorando i campi, ma le ferite sono troppo profonde: in punto di morte confessa i propri peccati accusando Gian Paolo Osio

A suor Benedetta Honorati, anche se testimone dell’aggressione alla complice, per calmarla viene prospettata la fuga insieme e una nuova vita da qualche altra parte; il giorno dopo Osio la getta in un pozzo nel Velate, buttando dentro anche rocce e terra; quando rinviene, con una gamba fratturata, la donna inizia a urlare per avere soccorso, la trovano dopo due giorni.  

10La condanna e la redenzione di Marianna de Leyva

Giovan Paolo Osio latitante, è condannato alla forca e alla confisca di tutti i suoi beni: il palazzo e gli edifici, situati vicino al monastero di Santa Margherita, vengono abbattuti e al loro posto viene eretta una colonna infame. Il governatore Fuentes mette sulla sua testa una taglia di 1.000 scudi e promette la liberazione di 4 banditi minori, se consegnato vivo.

Paolo Arrigone, colpevole come il suo signore di violazione di luogo sacro e di atti impuri, viene condannato a 3 anni di lavori forzati come rematore di triremi ed esiliato per sempre da Monza.

Monaca di Monza, Marianna de Leyva
Monaca di Monza, Marianna de Leyva — Fonte: getty-images

Tutte le suore coinvolte son condannate ad essere murate vive in monasteri differenti: la cella misura a malapena 2 metri per 3, nel muro tirato su dopo l’ingresso della prigioniera vengono praticate due aperture, uno per la luce e l'aria, l’altro per passare acqua e cibo.

Con sentenza del 18 ottobre 1608 suor Virginia viene murata viva nella casa delle convertite di Santa Valeria, destinato alla prostitute pentite, come massima punizione per la sua condotta immorale e per il disonore gettato sulla sua famiglia. Durante tutta la sua reclusione intrattiene diversi colloqui con il cardinale Borromeo, che a distanza di anni si convince del profondo pentimento della donna: la fa liberare nel 1622 per farne uno strumento di ammonimento morale presso la comunità cristiana.

Marianna de Leyva, conosciuta come la Signora o suor Virginia Maria, muore nel gennaio del 1650, dopo aver dedicato gli ultimi anni di vita all’assistenza spirituale delle religiose.

11Monaca di Monza: tra vita reale e finzione letteraria

Alessandro Manzoni trova traccia di questa vicenda in un’opera del Ripamonti e nel 1827, pubblicando I promessi sposi, di fatto rende la vicenda famosa, anche se la riduce a due soli capitoli (mentre nella prima versione intitolata Fermo e Lucia la figura della monaca occupa molto più spazio con ben sei capitoli). Affascinato dal contrasto tra la vita dissoluta e il finale pentimento e redenzione della monaca, ne fa un simbolo morale e ispirandosi alla realtà crea un personaggio di incredibile spessore e verosimiglianza

L’autore però non consulta direttamente gli atti del processo e non può riportare con esattezza alcuni dei particolari più importanti: i fatti realmente avvenuti sono a lungo considerati talmente scabrosi che la Curia di Milano ne consente la trascrizione completa, e la lettura, solo nel 1957

12Guarda il video: chi era la Monaca di Monza?

    Domande & Risposte
  • Quando è nata Marianna de Leyva, la monaca di Monza?

    Marianna nasce a Milano nel 1575, il 4 o il 5 dicembre.

  • Qual è il nome che Manzoni dà del suo I promessi sposi a Marianna de Leyva?

    Gertrude.

  • Quando è morta Marianna de Leyva?

    Gennaio del 1650.