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STEM - ragazze e scienza

Maria, dal liceo classico al mondo delle STEM

Di Veronica Adriani.

Maria Pozzi fa parte del team del SIRSLab di Siena, dove progetta robot pensati per l’interazione con l’uomo. Una passione per le STEM nata sui banchi del liceo classico

STEM E UNIVERSITÀ

Maria Pozzi, dottoranda in Ingegneria e Scienza dell'Informazione, collabora con il SIRSLab di Siena
Maria Pozzi, dottoranda in Ingegneria e Scienza dell'Informazione, collabora con il SIRSLab di Siena — Fonte: photo-courtesy

Maria Pozzi è Dottoranda in Ingegneria e Scienza dell'Informazione a Siena, dove collabora con il team del SIRSLab. Prima del dottorato, nella sua formazione ci sono una triennale in Ingegneria Informatica e dell'Informazione e una magistrale in Computer and Automation Engineering. Una vita dedicata alla robotica? Solo in parte: “La matematica mi è sempre piaciuta, ma mai avrei pensato di trovarmi a programmare robot” confessa. “La passione per la robotica è nata al terzo anno della triennale” spiega “anche grazie all'incontro con Monica Malvezzi e Domenico Prattichizzo, con i quali ho fatto entrambe le mie tesi”.

PROGETTI STEM

Programmare robot per Maria significa trovarsi ogni giorno ad affrontare nuove sfide: “Riuscire a far funzionare bene i robot negli ambienti dove si muovono gli esseri umani, come le case, le strade, i negozi, è una grande sfida tecnologica, ma pone anche delle domande di tipo etico ed economico. Far sì che i robot afferrino e manipolino oggetti come facciamo noi umani è molto difficile” spiega. “Lavorando con i robot la mente resta sempre attiva e non smette mai di farsi domande”.

L’amore per la matematica e la scelta di intraprendere un percorso di tipo STEM è nato sì sui banchi di scuola, ma in maniera piuttosto inusuale: “Volevo esplorare altri campi del sapere, dopo aver studiato per i cinque anni del liceo soprattutto la cultura umanistica” racconta. Un passo non facile, ma ben ponderato: “Iniziare ingegneria senza passione implica non godersi appieno tutte le opportunità che una facoltà del genere può offrire, e può anche portare a non finirla. La mia è stata una scelta per assecondare la mia curiosità: volevo approfondire lo studio della matematica e della fisica e poi vederle applicate a problemi reali”.

STEM PREGIUDIZI

Uno dei limiti di un percorso scientifico per la maggior parte delle donne è rappresentato dall’ambiente di apprendimento e lavoro, generalmente a maggioranza maschile. Una cosa che intimorisce molte studentesse, ma che a Maria non ha mai creato alcun tipo di difficoltà: “Non ho mai sentito addosso il peso dei pregiudizi, mi sono sempre trovata bene con i miei colleghi uomini” spiega Maria. “Inoltre, le poche ragazze con cui ho affrontato le sfide di ingegneria sono diventate delle mie grandi amiche. Per arrivare in fondo ad Ingegneria la collaborazione con gli altri studenti è fondamentale, il genere non conta”.

Certo, nessun successo arriva completamente da solo: “Avere qualcuno che ti incoraggia e crede in te è fondamentale in molti aspetti della vita, non solo durante un corso di laurea” confessa Maria. “Io ho avuto al mio fianco tanti buoni amici, la mia famiglia, e soprattutto il mio ragazzo, che non si è (quasi) mai arrabbiato sentendo la frase Oggi non esco, devo studiare”.

STEM INGEGNERIA

A chi voglia iniziare un percorso in questo settore sente di dare un’indicazione: “Servono passione e metodo di studio. Le materie scientifiche e tecnologiche non sono fredde come sembrano da fuori”. Il successo in questo settore lo determinano aspetti ben precisi, come “la capacità di schematizzare un problema reale e riuscire ad esprimerlo in termini matematici e logici. Formulare bene un problema è il primo passo per risolverlo”. Ma non basta: “Servono una grande dose di creatività e un efficace metodo di studio per trovare soluzioni davvero innovative”.

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