Marco Anneo Lucano: vita e opere

Marco Anneo Lucano: vita e opere A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Vita e opere di Lucano, poeta romano autore delle Pharsalia o Bellum civile, opera composta da 10 libri e 8.000 esametri.

1Marco Anneo Lucano (39-65 d.C.)

Pharsalia di Lucano
Pharsalia di Lucano — Fonte: getty-images

Bella per Emathios plus quam ciuilia campos
iusque datum sceleri canimus, populumque potentem
in sua uictrici conuersum uiscera dextra
cognatasque acies, et rupto foedere regni
certatum totis concussi uiribus orbis
in commune nefas, infestisque obuia signis
signa, pares aquilas et pila minantia pilis.

[Guerre più atroci di quelle civili sui campi d’Emazia cantiamo
e il diritto trasformato in crimine, e il popolo potente
che si rivolse contro le sue stesse viscere con la destra vittoriosa,
e gli eserciti di consanguinei, e, infranto il patto sui cui si fondava il regno,
la lotta con tutte le forze del mondo sconvolto
per compiere un comune misfatto, e le insegne avverse
a ostili insegne, aquile contro aquile, armi minacciose contro armi.]

Comincia con questi versi solenni e cupi il Bellum civile o Pharsalia di Marco Anneo Lucano, talento incredibile per la poesia, con una facilità di scrittura che avrebbe fatto invidia a chiunque e che forse – dicono le voci – fece invidia proprio al sedicente poeta Nerone. Questi versi così tumultuosi e tragici offrono il giusto tono alla sua figura affascinante e sfortunata che soffrì più di altre il clima di cambiamento che il Principato – ormai Impero – imponeva agli intellettuali.

Infatti anche il nome di Lucano si lega in modo drammatico alla congiura dei Pisoni, insieme a quello di Petronio e, soprattutto, di Seneca, che era suo zio. Nessuno di questi tre intellettuali sopravvisse alla furia del Principe.

2Vita di Lucano

La morte di Marco Anneo Lucano (39-65 d.C.). Incisione di Waloy
La morte di Marco Anneo Lucano (39-65 d.C.). Incisione di Waloy — Fonte: getty-images

Marco Anneo Lucano nasce a Cordova nel 39 d. C., figlio di Marco Anneo Mela, che fratello di Lucio Anneo Seneca. Lucano era quindi nipote di Seneca. Fu condotto giovanissimo a Roma perché potesse ricevere un’accurata e raffinata educazione: fu allievo del filosofo stoico Anneo Cornuto e condiscepolo di Persio, altro grande scrittore latino. Come era consuetudine per i rampolli dell’aristocrazia romana, andò ad Atene per completare la sua formazione e al suo ritorno, divenne subito intimo amico di Nerone con cui condivideva la passione per la poesia. 

Gli si aprirono le porte del successo: Nerone fece sì che il suo amico ottenesse, prima dell'età legale, la carica di questore e l'ingresso nel collegio degli auguri, una carica molto prestigiosa. Nel 60 d. C., in occasione dei Neronia, gare poetiche a cadenza quinquennale, Lucano ottenne la palma del vincitore con una Laudes Neronis

Nerone
Nerone — Fonte: getty-images

Ma il potere è capriccioso e Nerone cominciò a sentirsi minacciato da tutti. Terminarono rapidamente gli anni in cui Nerone aspirava a comportarsi da sovrano illuminato e con altrettanta rapidità Lucano cadde in disgrazia presso il principe. Lasciò la corte di Nerone negli stessi anni in cui anche lo zio fu costretto a farlo.

Le cause di questa interruzione sono da ricercarsi in più aspetti, ma la parola gelosia non sembra sbagliata. Gli antichi parlavano di una gelosia letteraria e potrebbe essere, ma è anche probabile che a Nerone non piacesse la nostalgia della repubblica che appariva nel poema di Lucano. Inoltre Nerone soffriva la presenza del suo maestro Seneca, che caduto in disgrazia trascinò con sé tutta la sua cerchia, compresi amici e parenti.

Lucano decise di partecipare alla congiura dei Pisoni, ma la congiura fallì. Fu arrestato e, pur di salvarsi, si macchiò dell’infamia di denunciare gli altri cospiratori e, tra questi, sua madre. Inutilmente. L’ordine del suicidio arrivò e nel 65 d. C., a soli ventisei anni, come lo zio si aprì le vene e si lasciò morire.

3Le opere di Lucano

Poeta dalla vena facile, Lucano incominciò fino dall'adolescenza a comporre scritti di vario genere; l'unico rimasto è il poema epico-storico Bellum civile, dal momento che tratta della guerra civile tra Cesare e Pompeo, ma è anche noto come Pharsalia (Farsaglia), per via del momento culminante che è appunto la battaglia di Farsalo, momento drammatico di quella guerra.  

È composto di circa 8.000 esametri, diviso in 10 libri. L'opera si interrompe bruscamente probabilmente per la morte dell'autore, al verso 546 del libro X, con Cesare assediato nel palazzo di Alessandria. Un’altra opera compiuta, ma questa volta non per colpa della tradizione lacunosa. I primi tre libri sono stati pubblicati nel periodo in cui Lucano era intimo di Nerone, gli altri postumi.  

Delle opere minori rimangono solo i titoli: Iliacon, poemetto sulla guerra di Troia; Catachtonion, "Discesa agli Inferi" di qualche eroe; Orpheus, epillio su Orfeo; Silvae, 10 libri di liriche varie; Medea, una tragedia incompiuta; 14 Fabulae salticae, libretti per pantomimi.  

4Bellum civile o Pharsalia: temi e personaggi

Pharsalia di Lucano
Pharsalia di Lucano — Fonte: getty-images

Dobbiamo capire che il trapasso dalla Repubblica all’Impero fu un trauma per i Romani e che la nostalgia per quei tempi di libertà era onnipresente. Si vedeva in Cesare l’innesco del meccanismo di cambiamento, il responsabile della fine della libertas romana, lui che aveva dato il via alle guerre civili più sanguinose di Roma. Il soggetto è quindi non solo un fatto storico, la guerra tra Cesare e Pompeo, ma la ricerca di una causa e di un responsabile alle inquietudini del presente e all’ascesa di imperatori sanguinari come Nerone. Ecco la descrizione dei due contendenti: 

nec coiere pares. alter uergentibus annis
in senium longoque togae tranquillior usu
dedidicit iam pace ducem, famaeque petitor
multa dare in uolgus, totus popularibus auris
inpelli (I, 129-133) 

sed non in Caesare tantum
nomen erat nec fama ducis, sed nescia uirtus
stare loco, solusque pudor non uincere bello.
acer et indomitus, quo spes quoque ira uocasset,
ferre manum et numquam temerando parcere ferro,
successus urguere suos, instare fauori
numinis, inpellens quidquid sibi summa petenti
obstaret gaudensque uiam fecisse ruina… (I, 143-150) 

[Non fu uno scontro alla pari. L’uno al declinare degli anni, verso la vecchiaia, infiacchito dal lungo uso della toga, in tempo di pace aveva disappreso il ruolo di condottiero e, assetato di gloria, molto concedeva alle masse e si lasciava interamente trascinare dal volubile favore popolare (…)
In Cesare non c’era solo il nome celebre e la fama di condottiero, ma un valore incapace di stare fermo nello stesso luogo, la cui unica vergogna era di vincere senza combattere; fiero e indomito, dovunque la speranza o l’ira lo chiamassero interveniva, e mai faceva risparmio del ferro per colpire, incalzava i suoi stessi successi, forzava il favore divino, scagliandosi contro tutto ciò che ostacolasse i suoi progetti grandiosi, godendo di essersi aperto la strada tra le macerie.] 

Lucano si pone così nella linea di Nevio ed Ennio che avevano creato un’epica della storia romana, ma non con l’intento di glorificare, ma quasi di condannare la hybris di questa città in declino irreversibile… Inoltre quasi come uno storico vero e proprio, Lucano non trascura nulla di quel che accadde e di cui ha prova: ogni avvenimento principale è narrato con dovizia di particolari. Tutto è scelto con cura seguendo il filo cronologico degli eventi. Si pensi che l’autore, addirittura, è stato pure citato come unica fonte storica per certi particolari.

Non si sa quanta materia dovesse abbracciare il poema, forse dodici libri. Comunque, l’evento capitale, che dà il titolo all'opera, è la battaglia di Farsalo, collocata nel VII libro.

Un’altra importante divergenza da Ennio e Nevio, ma anche il Virgilio dell’Eneide, s’intende, è nel fatto che Lucano elimina il tradizionale repertorio mitico, con dei e divinità che intervengono e interferiscono con le vicende umane per adeguarsi al Fato: ogni concezione provvidenzialistica della storia è abolita, tutto è nel caos, tutto è in una tremenda metamorfosi; gli dei non intervengono nelle vicende umane, ma non manca l'elemento fantastico e meraviglioso: incontriamo prodigi, sogni, leggende, magia, astrologia, gli oracoli con i loro responsi misteriosi e scene macabre se non proprio horror.

Ritratto di Sesto Pompeo Magno (65-35 d.C.)
Ritratto di Sesto Pompeo Magno (65-35 d.C.) — Fonte: getty-images

Sulla scena si alternano personaggi ben delineati, quasi sbozzati dal legno a colpi d’accetta, a personaggi che sono quasi fantasmatici tanto sono lievi.

Abbiamo poi numerosi discorsi e orazioni che contribuiscono ad esaltare la drammaticità della scena e c’è l’autore, il quale, naturalmente, secondo la sua ideologia anti-imperialistica, commenta l’azione e condanna.

Se il poema si apre con l'elogio di Nerone, tuttavia esso assume il tono di una denuncia del potere imperiale. Cesare è considerato il perfido antesignano, «genio del male», «eroe nero», malevolo, tirannico, contrapposto alla grandezza ormai puramente ideale di Pompeo. Eppure chi sa gestire il potere emana un fascino sinistro: Lucano si lascia anche suggestionare dal fascino di Cesare. Entrambi sono visti negativamente: l’avvento del potere imperiale è il suggello di una decadenza inarrestabile, di declino senza speranza, di smarrimento etico. 

La figura più nobile, positiva, eroica è infatti quella di Catone l’Uticense, che trova nel suicidio l'unico margine di libertà consentitogli dalla rovina ormai imminente dei valori dello Stato repubblicano: infatti Victrix causa deis placuit, sed victa Catoni, «la causa dei vinti piacque agli dei, quella dei vincitori a Catone» (I, 128). Se Virgilio aveva esaltato l’impero, pur in modo problematico, pur sapendo il prezzo che era stato pagato per ottenerlo, Lucano non fa sconti al potere. 

4.1La struttura dell’opera

Dell’opera ci restano dieci libri con questa trama. Di ognuno puoi leggere brevemente il contenuto.

  1. Enunciazione dell’argomento ed elencazione delle cause della guerra tra Cesare e Pompeo.
  2. Cesare marcia su Roma e nel frattempo si rievoca la guerra civile tra Mario e Silla. Catone e Bruto si schierano con Pompeo, che si imbarca per la Grecia.
  3. Durante il viaggio Pompeo sogna Giulia (figlia di Cesare e sua prima moglie, morta anni prima di parto) che gli rivela oscure profezie. Cesare entra a Roma e si impadronisce del tesoro pubblico. L’Oriente si schiera con Pompeo; Cesare assedia Marsiglia.
  4. Scontro tra Petreio (luogotenente di Pompeo) e Cesare. Pompeiani sconfitti. Cesare in Illiria e in Africa subisce alcuni rovesci; excursus mitologico sulla lotta fra Ercole e il gigante Anteo.
  5. Il Senato conferisce pieni poteri a Pompeo in Oriente; Cesare assume la carica di dittatore e trasferisce parte dell’esercito in quella direzione. L’oracolo di Delfi interrogato da Appio (pompeiano) sull’esito della guerra dà un responso ambiguo. Cesare si salva in una tempesta di mare. Pompeo si separa dalla seconda moglie, per evitare che sia coinvolta nella disputa.
  6. I due eserciti si trasferiscono da Durazzo – a seguito di un combattimento strenuo – in Tessaglia, terra di sortilegi e di magie. Sesto Pompeo, figlio del condottiero, interroga la maga Eritto, la quale, affida la risposta a un soldato morto riportato in vita.
  7. Esortato dai suoi sostenitori, tra cui Cicerone, e da un sogno, Pompeo attacca battaglia a Farsalo ma viene sconfitto e fugge a Larissa.
  8. Pompeo si rifugia da Tolomeo, re dell’Egitto, ma viene fatto assassinare. Il suo corpo decapitato e lasciato sulla spiaggia all’incuria viene sepolto da un suo soldato. Uno zombie, insomma.
  9. L’anima di Pompeo trasmigra in Bruto e Catone. Catone assume il comando e affronta una dura marcia attraverso il deserto libico, infestato dai serpenti. Cesare si reca in Egitto e scopre che Pompeo è stato ucciso. Piange sulla sua testa.
  10. Giunto ad Alessandria, Cesare reca visita alla tomba di Alessandro. È ospite di Cleopatra, la quale ne chiede l’aiuto per sconfiggere il fratello Tolomeo. C’è un banchetto in onore di Cesare e intanto l’esercito d Tolomeo assedia il palazzo dove Cesare si è barricato.

4.2Un passo scelto: una scena horror: la negromante Eritto resuscita il cadavere di un soldato (Phar., VI, 750-774)

In questa scena siamo in pieno horror alla The Walking Dead, quindi preparati. È una scena di negromanzia, una magia nera capace di richiamare in vita i morti. La maga Eritto svela il futuro a Sesto Pompeo attraverso la profezia resa da un cadavere, cui viene provvisoriamente restituita la vita.  

È una scena che dovrebbe suonarti familiare perché nel VI libro dell’Eneide, Enea incontro negli Inferi Anchise che gli rivela il futuro glorioso di Roma; ma ahimè nella Pharsalia il soldato-zombie rivela la rovina della città. Le profezie sono opposte così come sono opposti i personaggi. Alla venerabile sacerdotessa di Apollo, la Sibilla cumana, si sostituisce un’orrida maga, ai placidi Campi Elisi un abominevole antro di streghe. Questo passo comincia quando le parole magiche sono state appena pronunciate dalla maga ed ecco che il cadavere prende vita…  

Protinus astrictus caluit cruor atraque fouit 750
uolnera et in uenas extremaque membra cucurrit.
percussae gelido trepidant sub pectore fibrae,
et noua desuetis subrepens uita medullis
miscetur morti. tunc omnis palpitat artus,
tenduntur nerui; nec se tellure cadauer 755
paulatim per membra leuat, terraque repulsum est
erectumque semel. distento lumina rictu
nudantur. nondum facies uiuentis in illo,
iam morientis erat: remanet pallorque rigorque,
et stupet inlatus mundo. set murmure nullo 760
ora astricta sonant: uox illi linguaque tantum
responsura datur. 'dic' inquit Thessala 'magna,
quod iubeo, mercede mihi; nam uera locutum
inmunem toto mundi praestabimus aeuo
artibus Haemoniis: tali tua membra sepulchro, 765
talibus exuram Stygio cum carmine siluis,
ut nullos cantata magos exaudiat umbra.
sit tanti uixisse iterum: nec uerba nec herbae
audebunt longae somnum tibi soluere Lethes
a me morte data. tripodas uatesque deorum 770
sors obscura decet: certus discedat, ab umbris
quisquis uera petit duraeque oracula mortis
fortis adit. ne parce, precor: da nomina rebus,
da loca; da uocem qua mecum fata loquantur.'

[Subito il sangue coagulato si scalda, ravviva le nere ferite e scorre nelle vene fino all’estremità delle membra. Trepidano le fibre percosse nel gelido petto, e la nuova vita insinuandosi nelle midolla disavvezze si mischia alla morte. Palpitano tutti gli arti, si tendono i nervi. Il cadavere non si solleva lentamente membro per membro, dalla terra, ma ne viene respinto d’un colpo solo. Allentatesi le palpebre riappaiono gli occhi. Non ha ancora l’aspetto di un vivo, bensì d’un morente, permangono la rigidezza e il pallore, è attonito al ritorno nel mondo. Ma ancora la bocca serrata non risuona d’un murmure: ha riavuto la lingua e la voce solo per rispondere: «Dimmi ciò che ti ordino» esclama la Tessala «e ne avrai un grande compenso: se dici il vero, t’affrancherò dai sortilegi emonii per tutta la durata del mondo; brucerò le tue membra su un tale rogo e con tale legna a formule stigie, che la tua ombra non dovrà ascoltare più scongiuri di maghi. Questo il premio della resurrezione: né parole, né erbe – con la morte data da me – oseranno interrompere il sonno del tuo lungo Lete». (Trad. L. Canali)]

5Lucano: stile e fortuna

Lucano è uno scrittore anti-classico, come abbiamo visto con il confronto con Virgilio: questo autore così talentuoso si esprime nella predilezione per uno stile drammatico ed espressivo, con la ricerca di effetti sublimi o patetici, con frequenti aperture al gusto dell'orrido e del macabro; uno stile che Quintiliano avrebbe definito magis oratoribus quam poetis imitandus («degno d’essere imitato più dagli oratori che dai poeti», X 1, 90), cioè non adatto alla poesia, troppo declamatorio. 

Eppure il suo meraviglioso talento unito alla sua sorte sventurata ne fanno un successo editoriale tale da rendere vana la questione orator an poeta?, come afferma Lucano stesso in un epigramma di Marziale: «C’è chi dice che non sono un poeta: ma il libraio che mi vende pensa di sì» (XIV 194). Lucano non è solo dramma sul modello delle tragedie di Seneca, sangue, horror, enfasi barocca: sa anche essere tagliente come una lama nelle sentenze: Multos in summa pericula misit | venturi timor ipse mali, «La paura del male futuro ha spinto molti nei rischi più gravi». (VII, 104-105); Scire mori sors prima viris, set proxima cogi, «saper morire (darsi la morte) è la sorte migliore per un uomo, ma la seconda è esserne costretto» (IX, 211); Nullum est sine nomine saxum, «Non vi è sasso che non abbia il suo nome. (IX, 973).  

La lingua presenta numerose antitesi, iperboli, nessi verbali arditi e oscuri e periodi complessi, che rendono difficile la lettura diretta. Ammirato dagli autori cristiani, Agostino e Prudenzio in particolare, fu nel Medioevo considerato maestro di stile tragico e posto da Dante tra i massimi poeti del Limbo insieme a Omero, Orazio, Ovidio, Virgilio nel meraviglioso quarto canto dell’Inferno.  

Invece Petrarca si rifece a Lucano per il poema Africa. L’esaltazione dell’individualismo, il disprezzo verso il potere, il fascino verso i tiranni e quindi il titanismo, l’impulso a essere liberi, l’esaltazione del suicidio come estrema sfida rivolta al destino avverso, il nichilismo, lo sdegnoso rifiuto di ogni consolazione e di ogni provvidenzialismo, il gusto dell’orrido e delle rovine erano tratti della poesia e della sensibilità di Lucano che affascinarono moltissimo i Romantici. Amarono la Farsaglia poeti dell'età preromantica, quali Alfieri del Misogallo e il Foscolo Dei sepolcri, nonché il Leopardi della canzone Bruto Minore, ma anche autori stranieri come Goethe, Keats, Shelley, Hölderlin. 

    Domande & Risposte
  • Chi è stato Marco Anneo Lucano?

    Un poeta romano nato a Cordova nel 39 d.C., nipote del filosofo Seneca, amico e poi avversario di Nerone che criticò nelle sue opere.

  • Quando è morto Lucano?

    Nel 65 d.C.

  • Qual è l'opera più importante di Lucano?

    Bellum civile o Pharsalia.