Marchese de Sade: biografia e opere

Marchese de Sade: biografia e opere A cura di Elisabetta Garieri.

Vita e libri del Marchese de Sade, autore di classici della letteratura erotica, drammi teatrali e testi filosofici, scritti soprattutto quando si trovava in carcere

1Biografia del Marchese de Sade

Donatien Alphonse François de Sade, noto come il Marchese de Sade
Donatien Alphonse François de Sade, noto come il Marchese de Sade — Fonte: getty-images

Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio noto come il Marchese de Sade, o il “divino marchese”, nacque nel 1740 a Parigi, da una famiglia dell’aristocrazia provenzale. Pare che lo scrittore più controverso e scandaloso della letteratura francese fosse un bel ragazzo biondo dagli occhi azzurri: una figura angelica, ben distante dall’aura torbida che la sua reputazione lasciava immaginare. 

Il figlio del conte de Sade trascorse ben ventisette anni di vita in prigione; troppi per la sua condotta, per quanto dissoluta: è probabile che le sue incarcerazioni siano servite, in diversi momenti, a fare sfoggio di rigore morale da parte dei poteri forti. Dietro le sbarre iniziò a scrivere: da rinchiuso si descriveva come un “vulcano in eruzione”, che usava l’inchiostro simpatico per aggirare la censura e si scontrava spesso e volentieri con le guardie. 

Era cresciuto nel dipartimento del Vaucluse, con uno zio, storico di Petrarca, che gli aveva impartito un’educazione eclettica. Amava raccontare di essere un discendente della Laura amata dal poeta italiano

Marchese de Sade in prigione
Marchese de Sade in prigione — Fonte: getty-images

Dopo aver partecipato alla guerra dei Sette anni, nel 1763 si sposò con una ragazza della piccola nobiltà parigina, ma, pochi mesi dopo il matrimonio, venne imprigionato per la prima volta, a causa dei comportamenti oltraggiosi tenuti in una casa chiusa. Venne liberato solo grazie all’intervento del padre. Morto il padre, nei successivi affaires che lo coinvolsero fu meno fortunato, trovando anzi nella suocera una nemica giurata, che tentò sempre di prolungare i suoi soggiorni in prigione. 

D’altronde, de Sade si dilettava nel rapire giovani fanciulle, che rinchiudeva in casa, per disporne a suo piacimento. Il caso delle quattro prostitute della rue d’Aubagne, a Marsiglia, fu uno dei più famosi: Sade e il suo valletto furono condannati a morte per avvelenamento (avevano drogato le ragazze per renderle più docili) e fuggirono in Italia

Il marchese finì per essere imprigionato a Parigi, dove la Rivoluzione lo colse tra le mura della Bastiglia: pare che il 14 luglio arringasse la folla con un tubo di scarico a mo’ di megafono.    

Liberato nel 1790, si impegnò come rivoluzionario nella sezione delle Piques, per poi essere di nuovo incarcerato durante il Terrore, con l’accusa di moderatismo.    

Dopo l’ultima avventura con una ragazza appena sedicenne, nel 1814 morì sommerso dai debiti e malato, in un manicomio criminale. Il testamento dava indicazioni ben precise: nessuna autopsia doveva svolgersi sulle sue spoglie, e sulla sua tomba bisognava far crescere piante che l’avrebbero cancellata per sempre dalla faccia della terra.    

2Opere del Marchese de Sade

Lo scandalo di Sade sta nell’aver messo al centro delle sue opere la sessualità, raccontata in modo esplicito in tutte le sue varianti, e accostata a quanto di più distante da essa si poteva fino ad allora immaginare: la filosofia.  

All’incirca lo stesso schema narrativo viene riproposto da un libro all’altro, senza particolari tratti di stile. La ripetizione ossessiva e rituale di atti sessuali è alternata a lunghe dissertazioni filosofiche.  

L’autore gioca con un doppio registro: da un lato presenta, estremizzandoli in modo provocatorio, i dogmi della morale della sua epoca, dall’altro li sconfessa, esaltando il male, che secondo lui è proprio della natura dell’uomo, violenta e crudele, e non, come professava Rousseau, buona e innocente.  

Frontespizio di "Justine o le disavventure della virtù" del Marchese de Sade. Illustrazione di Gaston Barret
Frontespizio di "Justine o le disavventure della virtù" del Marchese de Sade. Illustrazione di Gaston Barret — Fonte: getty-images

Tra le sue opere più famose: 

Justine ou les Malheurs de la vertu (Justine o le disavventure della virtù). A questo romanzo rimise mano per tre volte: nel 1787, nel 1791 e nel 1797. Juliette e Justine sono due sorelle che, rimaste orfane, vengono scacciate dal convento dove vivevano. Juliette, l’immorale, decide di arricchirsi e diventare una gran dama – le sue vicende saranno raccontate in un romanzo successivo e parallelo – Justine, la virtuosa, sarà condannata a vivere nella miseria, insidiata di continuo da sevizie e abusi sessuali: la sua virtù non riesce a salvarla. Nella lotta tra vizio e virtù è quest’ultima a soccombere, perché gli istinti della natura umana sono crudeli, e, secondo Sade, è necessario lasciar loro libero corso. 

I resti del castello del Marchese de Sade a Lacoste, in Provenza (Francia)
I resti del castello del Marchese de Sade a Lacoste, in Provenza (Francia) — Fonte: getty-images

La philosophie dans le boudoir (La filosofia nel boudoir), del 1795, è un dialogo filosofico in sette parti. La protagonista è una ragazza giovane e innocente, Eugénie. In un salotto – il boudoir appunto – Eugénie riceve un’iniziazione fisica e intellettuale, come accadeva nell’antica Grecia, da parte di due uomini e una donna, che la subissano di ogni tipo di pratica sessuale. La sua “educazione” culmina quando lei stessa infligge quel genere di torture a sua madre. Nella quinta parte, l’educazione morale avviene tramite la lettura di un pamphlet dal titolo Français, encore un effort si vous voulez être républicains (Francesi, ancora uno sforzo se volete essere repubblicani), che chiama a radicalizzare la Rivoluzione in corso, in senso morale e anticlericale: la Repubblica è insurrezionale per natura ed è dovere dei cittadini mantenerla in uno stato di ebollizione permanente. 

Les Cent Vingt Journées de Sodome sottotitolo L’école du libertinage (Le 120 giornate di Sodoma - La scuola del libertinaggio). Scritto nel 1785, andò perso durante il saccheggio della Bastiglia e venne pubblicato postumo, una volta ritrovato: si discute ancora se il romanzo sia o meno incompiuto. Verso la fine del regno di Luigi XIV, quattro ricchi libertini si rinchiudono in un castello, in pieno inverno, con quarantadue vittime sottomesse al loro potere assoluto, mentre quattro donne sono incaricate di raccontare quanto si svolge. Il romanzo è diviso in quattro parti: ciascuna corrisponde a un mese (120 giorni in tutto). 

3Temi dell’opera di de Sade

Il “mito Sade” – nato dallo scandalo provocato dai suoi libri, alimentato dalla loro circolazione clandestina e dalla vita poco ortodossa dell’autore – divide da sempre lettori e critici, tra chi cerca di ridimensionarne e chi di esaltarne l’originalità.  

Sade fu letto con attenzione da Flaubert e Baudelaire, dai surrealisti, dai filosofi Foucault, Blanchot e Bataille, da Simone de Beauvoir (che gli dedicò il titolo del saggio Faut-il brûler Sade?/Dobbiamo bruciare Sade?) e da Pier Paolo Pasolini, che con la riscrittura cinematografica delle 120 giornate di Sodoma, ambientata nel fascismo italiano, ne ha reso l’opera definitivamente immortale.  

Certo è che i temi affrontati dal marchese, pur in modo singolare, erano in linea con lo spirito dell’epoca dei lumi:    

  • ateismo militante in campo religioso;
  • approccio materialista in filosofia;
  • erotismo, che era piuttosto diffuso in un periodo in cui si approfittava della rinnovata libertà di costumi: anche Montesquieu, Diderot e Voltaire scrissero opere licenziose, ma nessuno lo fece con la veemenza e “l’aggressività” nei confronti del lettore di Sade;
  • prevalenza di eroine femminili, per lo più nel ruolo di vittime: ricorrenti in tutta la letteratura del ‘700, quasi a fare da contraltare, tramite un’immagine rovesciata, all’influenza che avevano allora le donne sul sistema culturale, con i loro salotti.

4Sade misogino?

Una cella del castello di Vincennes, dove fu imprigionato il Marchese de Sade
Una cella del castello di Vincennes, dove fu imprigionato il Marchese de Sade — Fonte: getty-images

La ripetizione ossessiva di scene di donne, che subiscono sevizie di ogni genere, solleva da sempre un dubbio: Sade odiava profondamente il genere femminile? Protagonisti illustri della storia della letteratura hanno sostenuto che non era così: da Guillaume Apollinaire fino a una delle più importanti figure del femminismo, Simone de Beauvoir. 

Secondo le loro analisi, dando la parola a eroine che parlano in prima persona delle violenze subite, spesso con voce neutra e distaccata, Sade dimostrerebbe la forza e la capacità delle donne di ritrovare la dignità, raccontando la propria storia, e riprendendo il controllo della propria vita nonostante tutto. A supporto di quest’idea, Sade stesso affermava di voler rappresentare «tutti i vizi possibili e immaginabili […] per farli detestare agli uomini». Ciò non toglie che la lettura di Sade può risultare indigesta al punto da essere insopportabile, per l’alto tasso di violenza che contiene. 

5Editare Sade: pubblicazione e censura

Le opere di Sade vennero pubblicate ufficialmente solo nel ventesimo secolo, grazie all’intrepido editore Jean-Jacques Pauvert, che lo scoprì nel 1942, leggendo, su consiglio di André Breton, Le 120 giornate di Sodoma. Nel 1954 Pauvert concluse l’edizione, in ben venticinque volumi, delle Opere complete, ma fu oggetto di una lunga serie di processi peroltraggio ai costumi”, culminati nel 1957 con una multa di 120000 franchi, più la confisca e la distruzione dei libri. 

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