Mappa concettuale sul ruolo dell'intellettuale nell'Italia post-unitaria

Di Redazione Studenti.

Storia del ruolo dell’intellettuale italiano in un paese che cambia da un punto di vista economico, sociale, politico, culturale, artistico

RUOLO DELL'INTELLETTUALE

Emilio Praga, esponente della Scapigliatura
Emilio Praga, esponente della Scapigliatura — Fonte: ansa

Formatosi il Regno d’Italia l’intellettuale italiano si trova di fronte ad un panorama cambiato e in continua, rapida evoluzione (scarica qui la Mappa concettuale).

Anche il ruolo dell’intellettuale – artista, scrittore, poeta, musicista, etc. – deve fare i conti con le leggi dell’utile e non può più permettersi di contare su importanti mecenati, come accadeva al tempo delle corti.

Né gli è ben chiaro cosa dire a un mondo che non guarda più al bello, perché sta facendo i conti con la più travolgente delle rivoluzioni: quella industriale.

Ben presto si verifica il fenomeno della disoccupazione intellettuale poiché il mercato del lavoro non era in grado di assorbire laureati e diplomati.

Era un fenomeno grave e potenzialmente pericoloso: si temeva che i giovani intellettuali frustrati nelle loro aspirazioni dessero sfogo alla rabbia ponendosi a capo dei movimenti di protesta popolari. E in effetti ciò avvenne: molti laureati piccolo borghesi si avvicinarono prima all’anarchismo e poi al socialismo.

INTELLETTUALE E LEGGI DEL MERCATO

Nel Regno d’Italia era stata introdotta la scuola elementare obbligatoria e quindi l’istruzione era molto più diffusa e serviva anche ad amalgamare la società italiana.

Il mercato culturale diventa presto un fenomeno su larga scala, giornali, libri e periodici si diffondono rapidamente.

Lo scrittore ha bisogno di guadagnare e c’è tutta l’industria editoriale pronta a collaborare perché il pubblico borghese si va ampliando sempre di più.

Nasce la letteratura di consumo: libri che devono essere comprati a frotte e gli editori sono dei veri e propri uomini d’affari. Di pari passo viene riconosciuto il diritto d’autore: 23 aprile 1882 nasce a Milano la SIAE, società italiana per autori ed editori.

INTELLETTUALI E RINNOVAMENTO LINGUISTICO

Dopo l’Unità d’Italia fu necessario trovare una lingua comune che potesse definirsi italiana e nella miriade di dialetti la scelta cadde appunto sul fiorentino, così come su Firenze cadde la scelta della prima capitale d’Italia.

Il processo che portò all’affermazione dell’italiano fu favorito dalla scuola dell’obbligo, dall’istituzione della leva militare obbligatoria e dall’industrializzazione, che spinse masse di lavoratori e le loro famiglie dalle campagne verso le città, e dal Sud al Nord obbligandoli a imparare la lingua comune.

La scelta pressoché comune di riprendere la lingua manzoniana in tutta la prosa favorì inoltre l’unificazione letteraria della lingua. In poesia lo stesso processo venne attuato da Pascoli con la sua raccolta Myricae, con la quale irrompeva nella poesia il lessico della prosa (cioè del fiorentino parlato moderno).

INTELLETTUALI E POSIZIONI DIVERSE

Nei decenni immediatamente successivi all’Unità d’Italia (tra gli anni ‘70 e ‘80) gli intellettuali reagiscono sostanzialmente in questo modo di fronte alla modernizzazione:

  • ci sono i fervidi sostenitori del mito del progresso;
  • ci sono i nostalgici del Romanticismo, che guardano al passato come età da rimpiangere ed esecrano il presente;
  • ci sono i distaccati, i quali non esaltano e non condannano, ma cercano di conoscere e analizzare questo fenomeno.

L'INTELLETTUALE NELL'ITALIA POST-UNITARIA: MAPPA CONCETTUALE

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Mappa concettuale sul ruolo dell'intellettuale nell'Italia post-unitaria
Mappa concettuale sul ruolo dell'intellettuale nell'Italia post-unitaria — Fonte: redazione

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