Manifesto degli intellettuali fascisti e l'Antimanifesto: spiegazione, principi e confronto

Manifesto degli intellettuali fascisti e l'Antimanifesto: spiegazione, principi e confronto A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Spiegazione del Manifesto degli intellettuali fascisti e dell'Antimanifesto. Il pensiero di Gentile e Croce, concetti e principi a confronto.

1Manifesto degli intellettuali fascisti: il contesto storico

Giovanni Gentile
Giovanni Gentile — Fonte: ansa

L’Italia è tra le due guerre, in un momento cruciale: c’è odore di polvere da sparo ovunque, i totalitarismi stanno per affermarsi in modo drammatico preparandosi alla grande battaglia contro le democrazie dell’Occidente, i fascisti hanno preso il potere e cercano di legittimarlo per avere carta bianca su tutto.

Gli intellettuali si trovano presi nel mezzo e devono scegliere perché l’intellettuale ha sempre quell’ingrato compito di sostenere l’ideologia dominante. Immaginiamo adesso di essere ne Il signore degli anelli (The lord of rings) quando i due stregoni più potenti Gandalf e Sauron devono scegliere da che parte stare nella lotta tra bene e male. Sauron sceglie il male e Gandalf il bene: prima erano collaboratori e amici, poi diventano nemici giurati.

Ecco i due potenti stregoni sono due filosofi che nascono colleghi e che poi diventano accesi nemici: Giovanni Gentile (1875-1944) e Benedetto Croce (1886-1952). Loro dominano la riflessione filosofica in Italia in quegli anni. Su cosa collaboravano? Sull’opposizione allo strapotere della filosofia positivista e alla supremazia della scienza, recuperando l’aspirazione a valori “ideali” e “spirituali”, che superavano il mero dato pragmatico.

Come dicevo con il paragone tra i due stregoni inventati da Tolkien, i due si separarono presto per le divergenze politiche seguite all’avvento del Fascismo. Gentile divenne l’intellettuale più autorevole del regime, a sostegno del quale scrisse il Manifesto degli intellettuali fascisti.  

Croce rispose con un Manifesto degli intellettuali antifascisti, nel quale esponeva le ragioni del suo dissenso al Fascismo. Si schierano i due eserciti di intellettuali, da una parte e dall’altra. La scelta di intellettuali come Pirandello e Ungaretti di firmare quel manifesto non cessa ancora oggi di far parlare di sé. 

2Manifesto degli intellettuali fascisti agli intellettuali di tutte le nazioni: il contenuto

«Il Fascismo è un movimento recente ed antico dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana, ma non privo di significato e interesse per tutte le altre» (Incipit del Manifesto degli intellettuali fascisti agli intellettuali di tutte le nazioni). 

Era il 21 aprile del 1925 – il Natale di Roma – quando apparve su tutti i principali quotidiani d’Italia il Manifesto degli intellettuali fascisti agli intellettuali di tutte le nazioni, redatto da Giovanni Gentile, allora Ministro dell’Istruzione. Questo manifesto nasce come una sorta di atto del convegno del 29 e il 30 marzo del 1925, tenutosi a Bologna e organizzato da Franco Ciarlantini.

Il manifesto si conclude con queste perentorie parole: «Gli intellettuali italiani aderenti al Fascismo convenuti a Bologna per la prima volta a congresso (29-30 marzo) hanno voluto formulare questi concetti e ne vogliono rendere testimonianza a quanti, in Italia e fuori d’Italia, desiderino rendersi conto della dottrina e dell’azione del P.N.F.».

Di base questo testo riprendeva un intervento proprio di Giovanni Gentile e serviva a porre le basi politico-ideologiche del Fascismo nonché giustificare, secondo una pretesa chiave liberale, tutti gli atteggiamenti oppressivi, i soprusi, le violenze del movimento fascista volute dal suo leader, Benito Mussolini.

3I firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti

Firmarono questo manifesto ben 250 intellettuali, di cui i più famosi sono Gabriele D’Annunzio, e non ci stupisce perché fu l’ispiratore ideologico del Fascismo, spettacolarizzatore della sua vita in ogni modo e quindi incline al militarismo, lo scrittore Curzio Malaparte, il filosofo Giovanni Gentile, come detto, redattore del manifesto, Filippo Tommaso Marinetti, autore del famoso manifesto del Futurismo, che già difendeva il militarismo e l’interventismo, Salvatore Pincherle, il grande scrittore Luigi Pirandello, sebbene più per una scelta di comodo perché così diventò direttore dell’Opera di Roma, Ardengo Soffici e, anche se potrebbe sembrare strano, data la sua anima nobile e sensibile, Giuseppe Ungaretti: anche lui dovette ricevere pressioni perché rivestiva ormai un ruolo ufficiale all’interno della cultura italiana. Il famoso poeta de Il porto sepolto comunque conosceva bene Mussolini che addirittura scrisse per lui la prefazione della sua prima raccolta poetica.

4I punti del Manifesto e parti del suo testo

  • Le Origini.
  • Il Fascismo e lo Stato.
  • Gioventù e squadrismo.
  • Il governo fascista.
  • Stato e sindacato.
  • L’opposizione al Fascismo.

Il Manifesto è organizzato in modo puntuale e affronta una per una le critiche che erano state mosse al Fascismo e al suo modo di imporsi sulla scena politica nel segno della violenza e dello squadrismo, ammessi perché necessità storica della rivoluzione in atto e della presa di potere necessaria per cambiare le cose.

Dunque si procede a una proclamazione dell’idea di Stato insita nel Fascismo, con il suo ideale di Patria – entità sublime, ideale per cui si può vivere e morire sacrificandosi per un bene superiore (ideologia militarista) – spiegando poi in che modo questo ideale colpisca e richiami soprattutto i giovani che possono così dare la loro vita per questo progetto.

Il governo fascista mostra quindi in che modo si debba procedere, eliminando in odo ineluttabile quelle libertà nocive alla libera espressione che creano disordine e paralizzano lo Stato (libertà di stampa e suffragio universale). Infine i nemici giurati: la stampa e i sindacati, espressioni più evidenti della democrazia vengono assorbiti nel totalitarismo fascista e qualunque opposizione sarà destinata al fallimento in quanto idea inferiore rispetto all’ideale fascista.

È evidente che ci troviamo davanti a una vera e propria religione dello Stato che vede nel Duce, Benito Mussolini, una sorta di sommo sacerdote plenipotenziario. Viene prospettata una nuova guerra per vendicare la “vittoria mutilata” della prima guerra mondiale e per dare così sfogo alla vocazione militarista del movimento (nato, si ricordi, in buona parte dai reduci della prima guerra mondiale).

5Chi era Giovanni Gentile

Giovanni Gentile (1875-1944), nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, fu filosofo, storico della filosofia e uomo politico. Fu il Ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo Mussolini (dal 1922 al 1924) e realizzò una delle più famose riforme della scuola, nota come “Riforma Gentile” la quale stabiliva il primato delle discipline umanistiche nei confronti di quelle tecnico-scientifiche (un primato che in qualche modo è rimasto a lungo nella memoria collettiva).

Inizialmente fu amico e collaboratore di Benedetto Croce, salvo poi distaccarsene per i sopraggiunti motivi politici che li vollero accesi avversari. Fu sempre un accesissimo sostenitore del regime fascista.

Nel 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana (Repubblica di Salò) e l’anno seguente, condannato a morte dai partigiani per aver approvato la fucilazione di cinque giovani renitenti alla leva, venne ucciso davanti alla sua casa di Firenze.

6La risposta: il Manifesto degli intellettuali antifascisti

Illustrazione satirica della reazione di Giovanni Gentile al Manifesto degli intellettuali antifascisti scritto da Benedetto Croce
Illustrazione satirica della reazione di Giovanni Gentile al Manifesto degli intellettuali antifascisti scritto da Benedetto Croce — Fonte: ansa

La risposta non tardò ad arrivare attraverso il Manifesto degli intellettuali antifascisti.

«E, veramente, gl'intellettuali, ossia i cultori della scienza e dell'arte, se, come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'iscriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno il solo dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica e le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale affinché con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie» (Benedetto Croce, Manifesto degli intellettuali antifascisti o Antimanifesto).

Al Manifesto degli intellettuali fascisti risposero gli intellettuali antifascisti con il loro manifesto pubblicato il 1 maggio del 1925 sui quotidiani il Mondo e il Popolo. I titoli erano rispettivamente La protesta contro il “Manifesto degli intellettuali fascisti” e La replica degli intellettuali non fascisti al manifesto di Giovanni Gentile. In modo assai significativo fu Benedetto Croce, ex collega di Giovanni Gentile, a redigere l’importante documento. 

Era stato Giovanni Amendola, giornalista e accademico italiano, a spronare Croce a un Contromanifesto. Infatti gli aveva scritto: «Caro Croce, avete letto il manifesto fascista agli intellettuali stranieri?...oggi ho incontrato varie persone le quali pensano che, dopo l'indirizzo fascista, noi abbiamo il diritto di parlare e il dovere di rispondere. Che ne pensate voi? Sareste disposto a firmare un documento di risposta che potesse avere la vostra approvazione? E, in caso, vi sentireste di scriverlo voi?». 

La risposta di Benedetto Croce non si era fatta attendere e il giorno dopo rispondeva così: «Mio caro Amendola… l'idea mi pare opportuna. Abbozzerò oggi stesso una risposta, che a mio parere, dovrebbe essere breve, per non far dell'accademia e non annoiare la gente».

Infatti il Contro-manifesto è molto più breve, pur rispondendo in modo piuttosto puntuale a ogni affermazione del manifesto avversario. È una scelta voluta, come ammette lo stesso Croce, per non fare accademia: si doveva percepire che quel manifesto era una questione di primaria importanza e che il pericolo era grandissimo.

7I firmatari del Contromanifesto

Questi sono alcuni dei più importanti firmatari del documento: la scrittrice e poetessa Sibilla Aleramo, Corrado Alvaro, Giovanni Amendola che ne fu l’ispiratore, Antonio Banfi, il drammaturgo Roberto Bracco, Piero Calamandrei, il filologo Mario Casella, lo storico della letteratura italiana Emilio Cecchi (in seguito Accademico d’Italia), Giuseppe Chiovenda, Benedetto Croce che appunto ne fu il promotore, Cesare De Lollis, Luigi Einaudi, lo storico della letteratura Attilio Momigliano, il poeta Eugenio Montale, che fu di conseguenza allontanato da prestigiosi incarichi culturali, il poeta crepuscolare Marino Moretti, lo storico Gaetano Salvemini, la scrittrice Matilde Serao.

8I punti dell’Antimanifesto

  • L’autonomia della cultura – arte e scienza – dalla politica.
  • L’inutilità di sottoporre il Manifesto degli intellettuali fascisti agli intellettuali stranieri.
  • Confutazione del carattere fideistico e insieme irrazionale del Fascismo.
  • Confutazione dello Stato totalitario.
  • Rievocazione del passato risorgimentale.

Il manifesto è scritto con uno stile molto più semplice, che sfrutta il catalogo di immagini. È enfatico, ma senza scadere nel retorico e nell’iperbolico, dove invece era caduto – secondo Croce – il Manifesto degli intellettuali fascisti, che ostentava quasi il tripudio della vittoria di una nuova religione.

Croce rivendica in primo luogo l’autonomia della cultura (dell’arte e della scienza) dalla politica ed esecra le forzature filosofiche che sostengono l’ideologia fascista, definendole «un incoerente e bizzarro miscuglio di appelli all'autorità e di demagogismo», «un’assai lugubre facezia», «un imparaticcio scolaresco». Sono definizioni nette che servono a mettere in risalto il carattere contraddittorio e fazioso del manifesto degli intellettuali fascisti e lasciano così emergere, nel finale, il vero valore della patria, che sarebbe quello del Risorgimento.

Croce in modo perentorio sostiene che «come intellettuali hanno il solo dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica e le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale affinché con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie». Viene implicitamente stabilita come inviolabile la libertà creativa e viene difesa la missione di ogni artista che è quella di elevare l’uomo al di sopra della mera contingenza del presente, quando invece il Fascismo vuole assoggettare il bello ai suoi scopi.

9Chi era Benedetto Croce?

Benedetto Croce
Benedetto Croce — Fonte: getty-images

Benedetto Croce (1866-1952) nacque a Pescasseroli (L’Aquila) da una famiglia napoletana della ricca borghesia terriera. Visse sempre nella sua amata Napoli, dedicandosi interamente agli studi. Tra gli incarichi pubblici, è importante ricordare che tra il 1920 e il 1921 fu Ministro della Pubblica Istruzione nell’ultimo governo Giolitti (Ministero che sarebbe stato in seguito preso proprio da Giovanni Gentile).

Nel 1925, davanti al grande cambiamento in atto e al manifesto degli intellettuali fascisti, Croce si oppose al regime con grande determinazione, sapendo di poter contare sulla sua statura intellettuale e sulla sua notorietà internazionale. Fu lui a redigere il 1° maggio 1925, come «risposta di scrittori, professori e pubblicisti italiani al manifesto degli intellettuali fascisti» il Manifesto degli intellettuali antifascisti.

Croce fu uno storico della cultura, del pensiero e dell’arte, e si occupò in particolare di riflessione estetica, di critica letteraria (La letteratura della nuova Italia, 1914-1940; La poesia di Dante e Ariosto, 1920; Saggi sulla letteratura italiana del Seicento, 1911-1931) e di storia (Storia d’Italia dal 1871 al 1915, 1928; Storia d’Europa nel secolo XIX, 1932) che hanno lasciato un’impronta profonda in ogni campo della cultura per tutta la prima metà del Novecento.

    Domande & Risposte
  • Quando viene pubblicato il Manifesto degli intellettuali fascisti?

    Il 21 aprile del 1925.

  • Quali sono gli intellettuali tra i firmatari del Manifesto?

    I firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti furono 250, i più famosi sono: Gabriele D’Annunzio, Curzio Malaparte, Giovanni Gentile, Filippo Tommaso Marinetti, Salvatore Pincherle, Luigi Pirandello, Ardengo Soffici e Giuseppe Ungaretti.

  • Chi scrive l'Antimanifesto?

    Benedetto Croce.

  • Quando viene pubblicato l'Antimanifesto degli intellettuali antifascisti?

    1 maggio 1925.