Manierismo in letteratura: significato, stile, autori e opere

Manierismo in letteratura: significato, stile, autori e opere A cura di Antonello Ruberto.

Cos'e il manierismo? Storia, caratteristiche e significato dello stile raffinato, formale e moraleggiante che prende piede nei primi decenni del 1500 con autori come Bembo, Tasso e Bruno

1Il Manierismo in letteratura

Laura Battiferri: ritratto della poetessa italiana mentre legge i sonetti di Petrarca. Dipinto di Bronzino, artista del Manierismo fiorentino
Laura Battiferri: ritratto della poetessa italiana mentre legge i sonetti di Petrarca. Dipinto di Bronzino, artista del Manierismo fiorentino — Fonte: getty-images

Il termine manierismo, mutuato dalla storia dell’arte, è usato per descrivere una corrente letteraria che si forma negli anni ‘30 del XVI secolo e si sviluppa lungo tutto il secolo prima di cedere il posto alle forme barocche del secolo successivo, da cui si distingue sotto vari aspetti.   

Le caratteristiche del manierismo si colgono in relazione al modello classicista definito dalle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo, che indica i canoni da imitare nel fiorentino trecentesco, ed in Petrarca e Boccaccio in particolare; rispetto a questo modello i manieristi non si pongono in atteggiamento critico o oppositivo, ma tendono ad esasperarne i tratti riproducendo all’infinito, immobilizzandole, le forme classicistiche e riproducendo nella forma letteraria gli atteggiamenti di una cultura cortigiana chiusa ed estraniata dalla realtà

I maggiori rappresentanti di questa corrente letteraria, infatti, sono strettamente legati all’ambiente cortigiano, ricercano i favori dei prìncipi e dipendono dal loro sostegno economico. Inoltre sono spesso membri di accademie come quella della Crusca di Firenze o quella degli Eterei legata alla corte padovana, ed infatti si ritrovano impegnati in maniera più o meno indiretta nel dibattito attorno alla cosiddetta Questione della lingua.  

2Torquato Tasso e le due Gerusalemme

A lungo attivo presso la corte di Ferrara, Torquato Tasso dedica quasi tutta la sua vita alla scrittura di un poema epico cavalleresco ambientato al tempo della prima crociata, un lavoro difficile che rispecchia i travagli della sua vita. Ossessionato dall’idea di scrivere un’opera che rispettasse sia i princìpi religiosi della Controriforma che i suoi ideali linguistici sottopone i suoi scritti a continue revisioni e al giudizio di un consiglio di ecclesiastici romani che devono valutarne la correttezza teologica. 

Tasso in prigione: dipinto di Eugène Delacroix
Tasso in prigione: dipinto di Eugène Delacroix — Fonte: getty-images

La prima edizione della Gerusalemme Liberata viene pubblicata nel 1581 durante un periodo di reclusione del poeta e all’insaputa dello stesso; i suoi modelli letterari, oltre a quelli bembiani, sono autori epici come Omero, Virgilio e Dante ma anche moderni come il Della Casa, ed è caratterizzata da uno stile ricercato e magnifico finalizzato a produrre meraviglia nel lettore.

L’opera scatena accese polemiche tra i linguisti, soprattutto perché viene confrontata con l’Orlando furioso dell’Ariosto, tanto da spingere il Tasso a rimettere mano all’opera: si giunge così al 1593, anno in cui la Gerusalemme conquistata viene data alle stampe.  

Questa nuova versione è il frutto di un processo di rivisitazione del poema precedente sia sotto il punto di vista linguistico che, in tono minore, sotto quello del racconto. Tasso procede ad una generale ripulitura del testo, privandolo delle parti che potevano essere considerate sensuali e quindi inadatte al clima controriformistico, e procedendo ad un innalzamento in senso aulico del linguaggio allo scopo di accentuarne l’artificiosità e l’oscurità necessarie a rendere il testo solenne e magnifico: sotto questo punto di vista quest’opera si pone come un modello per la successiva letteratura barocca.    

3Battista Guarini e Il pastor fido

Il matrimonio, scena tratta da Il pastor fido di Battista Guarini. Affresco di Jacopo Guarana
Il matrimonio, scena tratta da Il pastor fido di Battista Guarini. Affresco di Jacopo Guarana — Fonte: ansa

Le vicende umane di Battista Guarini sono senz’altro meno drammatiche di quelle del Tasso, ma la sua vita movimentata illustra comunque in maniera significativa le modalità di dipendenza degli intellettuali cinquecenteschi dall’ambiente di corte.

Guarini è al servizio degli estensi fino al 1583, quando decide di ritirarsi a vita privata, ma la necessità di una corte che lo sostenga lo spinge a ricercare i favori dei Medici di Firenze, dei Della Rovere di Urbino e dei Savoia di Torino, e proprio a questi ultimi dedica la sua opera principale, Il pastor fido, con l’intenzione di guadagnarne i favori.     

Si tratta di un dramma pastorale che s’inserisce nella tradizione bucolica propria della corte estense e in cui si racconta che la dea Diana, a seguito di un’offesa ricevuta, impone agli abitanti di Arcadia di sacrificarle una ragazza l’anno finché due giovani di stirpe divina non si sposino. La maledizione potrebbe essere rotta dal matrimonio tra il cacciatore Silvio e la giovane Amarilli, ma questa è a sua volta innamorata di Mirtillo, mentre la giovane Corsica fa di tutto per sedurre Silvio, interessato solo alla caccia; dopo molti intrighi la storia finisce con un colpo di scena e il matrimonio tra Amarilli e Mirtillo. 

Giovanni Battista Guarini: poeta, drammaturgo e diplomatico italiano dell'epoca rinascimentale
Giovanni Battista Guarini: poeta, drammaturgo e diplomatico italiano dell'epoca rinascimentale — Fonte: getty-images

Cominciato nel 1580 e pubblicato dieci anni dopo viene da sempre considerato come una sorta di continuazione dell’Aminta di Tasso, un confronto che lo stesso Guarini si premura di alimentare. Con piglio manierista Guarini prende i modelli dell’opera tassiana e li complica e moltiplica: dove il dramma del Tasso racconta le vicende amorose di una coppia, Guarini sceglie di narrare le vicende di due coppie, le cui storie creano un intreccio ancora più tortuoso. 

Anche nella ricerca dei modelli Guarini si muove in maniera più spregiudicata, attingendo a piene mani non solo da autori latini come Catullo, Virgilio e Ovidio, ma anche dai greci come Sofocle e Euripide, costruendo un testo ricco di allegorie in cui si colgono allusioni ai classici, alla Bibbia e all’attualità politica, di cui Guarini, in virtù delle sue esperienze da diplomatico, ha una visione ben chiara.   

4Giordano Bruno e Il candelaio

Frontespizio del Candelaio (1582) di Giordano Bruno
Frontespizio del Candelaio (1582) di Giordano Bruno — Fonte: ansa

Il candelaio, commedia scritta da Giordano Bruno, è contraddistinto da un’articolazione degli intrecci narrativi ancora più accentuata rispetto alle opere precedenti.  

Bruno caratterizza ogni personaggio facendolo parlare con un linguaggio specifico: uno di essi segue il modello petrarchista, un altro quello latino delle scuole, altri parlano secondo i codici della filosofia e delle scienze naturali, e da tutto ciò emerge come il vero protagonista dell’opera sia il linguaggio, ma si tratta di uno stile di linguaggio deformato da accumulazioni verbali, termini tecnici, ossimori ed una continua contaminazione tra registri linguistici differenti, tutti elementi che costruiscono una vera e propria parodia del linguaggio stesso cui non sfuggono nemmeno i registri usati nelle funzioni religiose.  

Se è vero che il manierismo assume il modello classico estremizzandone i tratti caratteristici fino ad agire come un elemento corrosivo dello stesso classicismo, allora questa commedia del Bruno merita un’attenzione particolare. I codici linguistici tradizionali, parodiati e demoliti, sono il modulo espressivo di personaggi che si muovono sullo sfondo di una realtà cruda e violenta, un mondo preda di una crisi che si riflette nel linguaggio. Al netto dell’evidente intento moralistico, la decostruzione dei registri comunicativi fa del Candelaio un’opera cupamente manierista

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